David
Sciunnach,
rabbino
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“Allora
il sacerdote Aharòn salì sul monte Hor, secondo l’ordine dell’Eterno, e
lì vi morì ... il primo giorno del quinto mese.” (Bemidbàr 33, 38). Ci
fa notare Rabbì Naftalì Tzwì Yehudà Berlin, conosciuto come il Natziw
di Wològìn, che la Torà non ci ha dato grandi informazioni né della
morte di Moshè (Devarìm 34, 5) né della morte di Miriam (Bemidbàr
20,1). Né per ciò che riguarda il mese ne per ciò che riguarda il
giorno in cui sono morti. Mentre per ciò che riguarda Aharòn è stata
più precisa. Questo per insegnarci che quello stesso mese, il mese di
‘Av, è divenuto per il popolo d’Israele un periodo di avversità
sopratutto verso il servizio del Mishkàn - Tabernacolo. Poiché a questo
servizio era stato consacrato Aharòn come grande sacerdote. Da ciò i
Maestri vedono il segno nefasto che nel mese di ‘Av verrà distrutto il
Bet ha-Mikdash - Santuario di Gerusalemme.
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David
Assael,
ricercatore
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A
Parigi, in contrasto con gli organi comunitari, la Ligue de Défense
Juive organizza in modo autonomo squadre di protezione delle sinagoghe
per difendere, dicono, gli ebrei dall’intifada francese. Un classico
esempio di importazione del conflitto. Bene, al netto della guerra
civile che sta sconvolgendo il mondo islamico, credo sia doveroso
ricordare che il conflitto non è fra Islam e Ebraismo e dire che
l’Islam non è certo riducibile a organizzazioni criminali che
utilizzano le vite dei propri bambini come strumento di propaganda. La
tradizione musulmana è un grande percorso spirituale, che tanto ha dato
alla cultura occidentale. L’Islam non è Hamas o Boko Haram. Non credo
che estendere il conflitto ad ogni zona del pianeta possa essere di
alcun aiuto ad Israele.
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Voli bloccati su Israele, "Un premio al terrorismo"
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Ha
cominciato la Delta, seguita dalle altre compagnie statunitensi. Poi è
toccato ad Air France e Lufthansa. E infine ad Alitalia, che si è mossa
cancellando i voli previsti per la serata di ieri e posticipando quello
di questa mattina alle 19. Voli sospesi, da e per Tel Aviv: questo
l’effetto del razzo lanciato ieri da Gaza e caduto a meno di due
chilometri dall’aeroporto Ben Gurion. Yisrael Katz, il ministro dei
Trasporti israeliani, ha definito il blocco “un premio al terrorismo”
(Davide Frattini sul Corriere della sera). La diplomazia è intanto al
lavoro per un cessate il fuoco. Ban Ki-Moon ha invitato israeliani e
palestinesi a “smettere di spararsi” e a “cominciare a parlarsi”.
All’invito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto
chiedendo come condizione per la tregua che la Striscia venga
smilitarizzata. “Hamas è come Al Qaeda, come Isis, come Boko Haram”, ha
commentato Netanyahu.
Sul Giornale Fiamma Nirenstein racconta intanto l’angoscia di Israele
per la sorte del soldato che Hamas ha annunciato di aver rapito (ma
potrebbe trattarsi di un bluff) e la commozione di tutto un paese per i
suoi caduti. “Un paese che nasce con 600mila abitanti nel 1948 e oggi
ne ha poco più di sette milioni – scrive Nirenstein – considera ognuno
dei suoi ragazzi un gioiello: averne persi circa 23mila, esclusi gli
attentati, racconta tutta la sua determinazione. In queste ore, le foto
di 27 ragazzi che hanno lasciato per sempre le loro famiglie, le loro
ragazze, i loro compagni, invadono i giornali e la mente”.
Bloccato in ospedale, lo scrittore israeliano Amos Oz – tramite la
figlia Fania – rilascia intanto alcune valutazioni sul conflitto a
Elena Loewenthal (La Stampa). “Ho sempre cercato la pace, ora cadono
missili tutto intorno a me: un paradosso”, afferma Oz. Lo scrittore,
celebre per i suoi richiami alla politica del compromesso, dice inoltre
di sentirsi stretto “tra l’odio palestinese” e “l’oltranzismo della
destra”.
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
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Domande
chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi
problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora.
L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra
lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova
area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede,
dichiarazioni sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle
forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini
che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire
il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
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#israeledifendelapace - allarmi ingiustificati
Rotta sul Ben Gurion, nervi saldi El Al vola verso il tutto esaurito
Giornate
intense negli uffici di El Al, la compagnia di bandiera israeliana.
Voli per Israele pieni e massimo impegno per assistere tutti coloro che
in queste ore cercano di raggiungere lo Stato ebraico, come comunica a
Pagine Ebraiche la Direzione generale El Al per il Centro-Sud Europa e
Africa, mentre prosegue l’accordo strategico stipulato negli scorsi
mesi che prevede la distribuzione del giornale edito dall’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane su tutti i voli dall’Italia verso Israele.
Ha suscitato infatti allarmismi e creato problemi a migliaia di
passeggeri nelle scorse ore la scelta di tante linee aree
internazionali di sospendere i voli per Israele. Una decisione presa
“per ragioni di sicurezza” dopo che un razzo sparato da Gaza è caduto a
pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Lod dedicato a David
Ben Gurion. Ma l’aeroporto continua a operare regolarmente, con la
situazione di crisi che ha avuto un impatto minimo sulle sue
funzionalità. Così come continuano a operare regolarmente diverse
linee, israeliane e non, prima fra tutte proprio El Al.
“Stiamo lavorando al massimo per garantire a tutti coloro che si sono
ritrovati bloccati in seguito alla cancellazione dei voli il modo per
raggiungere Israele. I nostri voli sono pieni e anche il nostro
personale sta dando tutto il possibile per offrire assistenza. Se sarà
necessario siamo pronti ad aumentare il numero di collegamenti, come
già abbiamo fatto in varie destinazioni, come la Turchia – spiega la
Direzione generale – D’altronde l’aeroporto di Ben Gurion è aperto e la
situazione è completamente sotto controllo, come risulta chiaro anche
dal fatto che sono pochi coloro che si trovano in Israele e vogliono
andarsene, turisti compresi. La vita prosegue e chi è lì se ne rende
conto. Per noi il punto è garantire a tutti, israeliani, membri delle
Comunità ebraiche, uomini d’affari, visitatori, la possibilità di
volare in Israele. È la nostra missione”.
El Al rimane comunque in costante contatto con tutte le autorità rilevanti e monitora la situazione ora per ora.
“In generale possiamo dire che in questi giorni ci sono state alcune
cancellazioni, o persone che hanno deciso di posticipare i viaggi, ma
non è stato un fenomeno particolarmente massiccio. Invece va
sottolineato che abbiamo avuto nuove prenotazioni, persone che per
Israele continuano a voler partire”.
“Sono molto dispiaciuto del fatto che le linee aeree abbiano sospeso i
voli – aveva sottolineato in mattinata il presidente d’Israele Shimon
Peres - La risposta reale non è fermare i voli, è fermare i razzi”.
Nel frattempo il ministro dei Trasporti Yisrael Katz ha dato istruzioni
di rendere operativo l’aeroporto di Ovda 60 chilometri a Nord di Eilat
e oltre 150 chilometri dalla Striscia di Gaza come scalo alternativo
per Ben Gurion.
Rossella Tercatin
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qui rodi
La ricerca dei nomi
Tra
il 18 e il 23 luglio 1944, esattamente 70 anni fa, si consumò la
tragedia della deportazione dell’intera comunità ebraica di Rodi da
parte tedesca. Per commemorarne il ricordo, l’università irlandese di
Limerick e l’università dell’Egeo, assieme all’archivio di stato del
Dodecaneso e la comunità ebraica di Rodi hanno organizzato un
importante simposio cui parteciperanno anche chi scrive e la studiosa
Ester Menascè. Nei prossimi giorni, Rodi si riempirà di parenti e
discendenti delle vittime venuti da tutto il mondo: si tratta dei figli
i cui genitori avevano lasciato l’isola, negli Anni Trenta, prima della
sciagura, per cercare migliore fortuna all’estero, soprattutto in
Africa; sono anche i discendenti di coloro che furono soggetti ad
espulsione da parte del governo centrale fascista. Con una specifica
cerimonia, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea consegnerà
alla presidente della comunità ebraica di Rodi, Bella Restis, l’elenco
dei nomi dei deportati dall’Isola di Rodi e di Cos. Un primo elenco era
già stato pubblicato nel 1991 ne Il libro della Memoria, ma, allora,
molti nomi mancavano mentre altri erano privi di date di nascita, di
paternità e maternità, sicché era difficile rendersi conto se un tale
nome appartenesse ad un adulto, ad un bambino, ad un vecchio. Veniva
meno anche la possibilità di ricostruire le famiglie, cosa molto
importante dato che a Rodi, un po’ come a Roma, scomparvero interi
nuclei famigliari.
Liliana Picciotto
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Ticketless
- Bainsizza |
Il
concerto diretto da Muti davanti al sacrario di Redipuglia, presente
Napolitano, trasmesso in diretta dalla Rai nei giorni scorsi, immagino
sia stato una sorpresa per molti giovani spettatori. Ci si lamenta,
giustamente, dei silenzi su antifascismo e Resistenza; si protesta,
ogni 27 gennaio, altrettanto giustamente, contro le retoriche della
Memoria. Protesto anch’io, ma contro il silenzio sulla Grande Guerra.
Alberto Cavaglion
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Le ferite profonde |
Sean
Carmeli, un ragazzo ebreo del Texas, si è arruolato nell'esercito di
Israele per dare il suo contributo. Era da solo qui in Israele, tutta
la sua famiglia lontana. È rimasto ucciso in uno degli ultimi attacchi
nella Guerra infernale di Gaza. È partito un giro di whatsapp: “La sua
famiglia arriverà domani, non lasciateli soli a seppellirlo!”. Al suo
funerale sono venuti in 20mila.
Angelica Edna Calò Livne
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Periscopio - Solitudini
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Come
prevedibile, in questi giorni tristi e terribili le piazze e le strade
di molte città del mondo si stanno riempiendo di folle anti-Israele e,
ovviamente, pro-Palestina. Ho scritto ‘ovviamente’, perché questa
contrapposizione è sempre rappresentata come una cosa di tutta
evidenza. Se ci sono due contendenti, è normale che, se parteggi per
uno dei due, sei contro l’altro. Ebbene, io credo non solo che questa
rappresentazione sia profondamente errata, ma anche che sintetizzi in
sé tutta la profonda distorsione che del conflitto mediorientale, da
sempre, si tende a dare.
Francesco Lucrezi, storico
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