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23 luglio 2014 - 25 Tamuz 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Allora il sacerdote Aharòn salì sul monte Hor, secondo l’ordine dell’Eterno, e lì vi morì ... il primo giorno del quinto mese.” (Bemidbàr 33, 38). Ci fa notare Rabbì Naftalì Tzwì Yehudà Berlin, conosciuto come il Natziw di Wològìn, che la Torà non ci ha dato grandi informazioni né della morte di Moshè (Devarìm 34, 5) né della morte di Miriam (Bemidbàr 20,1).  Né per ciò che riguarda il mese ne per ciò che riguarda il giorno in cui sono morti. Mentre per ciò che riguarda Aharòn è stata più precisa. Questo per insegnarci che quello stesso mese, il mese di ‘Av,  è divenuto per il popolo d’Israele un periodo di avversità sopratutto verso il servizio del Mishkàn - Tabernacolo. Poiché a questo servizio era stato consacrato Aharòn come grande sacerdote. Da ciò i Maestri vedono il segno nefasto che nel mese di ‘Av verrà distrutto il Bet ha-Mikdash - Santuario di Gerusalemme.
 
David
Assael,
ricercatore
A Parigi, in contrasto con gli organi comunitari, la Ligue de Défense Juive organizza in modo autonomo squadre di protezione delle sinagoghe per difendere, dicono, gli ebrei dall’intifada francese. Un classico esempio di importazione del conflitto. Bene, al netto della guerra civile che sta sconvolgendo il mondo islamico, credo sia doveroso ricordare che il conflitto non è fra Islam e Ebraismo e dire che l’Islam non è certo riducibile a organizzazioni criminali che utilizzano le vite dei propri bambini come strumento di propaganda. La tradizione musulmana è un grande percorso spirituale, che tanto ha dato alla cultura occidentale. L’Islam non è Hamas o Boko Haram. Non credo che estendere il conflitto ad ogni zona del pianeta possa essere di alcun aiuto ad Israele.
 
Voli bloccati su Israele, "Un premio al terrorismo"
Ha cominciato la Delta, seguita dalle altre compagnie statunitensi. Poi è toccato ad Air France e Lufthansa. E infine ad Alitalia, che si è mossa cancellando i voli previsti per la serata di ieri e posticipando quello di questa mattina alle 19. Voli sospesi, da e per Tel Aviv: questo l’effetto del razzo lanciato ieri da Gaza e caduto a meno di due chilometri dall’aeroporto Ben Gurion. Yisrael Katz, il ministro dei Trasporti israeliani, ha definito il blocco “un premio al terrorismo” (Davide Frattini sul Corriere della sera). La diplomazia è intanto al lavoro per un cessate il fuoco. Ban Ki-Moon ha invitato israeliani e palestinesi a “smettere di spararsi” e a “cominciare a parlarsi”. All’invito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto chiedendo come condizione per la tregua che la Striscia venga smilitarizzata. “Hamas è come Al Qaeda, come Isis, come Boko Haram”, ha commentato Netanyahu.
Sul Giornale Fiamma Nirenstein racconta intanto l’angoscia di Israele per la sorte del soldato che Hamas ha annunciato di aver rapito (ma potrebbe trattarsi di un bluff) e la commozione di tutto un paese per i suoi caduti. “Un paese che nasce con 600mila abitanti nel 1948 e oggi ne ha poco più di sette milioni – scrive Nirenstein – considera ognuno dei suoi ragazzi un gioiello: averne persi circa 23mila, esclusi gli attentati, racconta tutta la sua determinazione. In queste ore, le foto di 27 ragazzi che hanno lasciato per sempre le loro famiglie, le loro ragazze, i loro compagni, invadono i giornali e la mente”.
Bloccato in ospedale, lo scrittore israeliano Amos Oz – tramite la figlia Fania – rilascia intanto alcune valutazioni sul conflitto a Elena Loewenthal (La Stampa). “Ho sempre cercato la pace, ora cadono missili tutto intorno a me: un paradosso”, afferma Oz. Lo scrittore, celebre per i suoi richiami alla politica del compromesso, dice inoltre di sentirsi stretto “tra l’odio palestinese” e “l’oltranzismo della destra”.
 
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
Domande chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora. L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede, dichiarazioni  sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
 
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  davar
#israeledifendelapace - allarmi ingiustificati
Rotta sul Ben Gurion, nervi saldi El Al vola verso il tutto esaurito

Giornate intense negli uffici di El Al, la compagnia di bandiera israeliana. Voli per Israele pieni e massimo impegno per assistere tutti coloro che in queste ore cercano di raggiungere lo Stato ebraico, come comunica a Pagine Ebraiche la Direzione generale El Al per il Centro-Sud Europa e Africa, mentre prosegue l’accordo strategico stipulato negli scorsi mesi che prevede la distribuzione del giornale edito dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane su tutti i voli dall’Italia verso Israele.
Ha suscitato infatti allarmismi e creato problemi a migliaia di passeggeri nelle scorse ore la scelta di tante linee aree internazionali di sospendere i voli per Israele. Una decisione presa “per ragioni di sicurezza” dopo che un razzo sparato da Gaza è caduto a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Lod dedicato a David Ben Gurion. Ma l’aeroporto continua a operare regolarmente, con la situazione di crisi che ha avuto un impatto minimo sulle sue funzionalità. Così come continuano a operare regolarmente diverse linee, israeliane e non, prima fra tutte proprio El Al.
“Stiamo lavorando al massimo per garantire a tutti coloro che si sono ritrovati bloccati in seguito alla cancellazione dei voli il modo per raggiungere Israele. I nostri voli sono pieni e anche il nostro personale sta dando tutto il possibile per offrire assistenza. Se sarà necessario siamo pronti ad aumentare il numero di collegamenti, come già abbiamo fatto in varie destinazioni, come la Turchia – spiega la Direzione generale – D’altronde l’aeroporto di Ben Gurion è aperto e la situazione è completamente sotto controllo, come risulta chiaro anche dal fatto che sono pochi coloro che si trovano in Israele e vogliono andarsene, turisti compresi. La vita prosegue e chi è lì se ne rende conto. Per noi il punto è garantire a tutti, israeliani, membri delle Comunità ebraiche, uomini d’affari, visitatori, la possibilità di volare in Israele. È la nostra missione”.
El Al rimane comunque in costante contatto con tutte le autorità rilevanti e monitora la situazione ora per ora.
“In generale possiamo dire che in questi giorni ci sono state alcune cancellazioni, o persone che hanno deciso di posticipare i viaggi, ma non è stato un fenomeno particolarmente massiccio. Invece va sottolineato che abbiamo avuto nuove prenotazioni, persone che per Israele continuano a voler partire”.
“Sono molto dispiaciuto del fatto che le linee aeree abbiano sospeso i voli – aveva sottolineato in mattinata il presidente d’Israele Shimon Peres - La risposta reale non è fermare i voli, è fermare i razzi”.
Nel frattempo il ministro dei Trasporti Yisrael Katz ha dato istruzioni di rendere operativo l’aeroporto di Ovda 60 chilometri a Nord di Eilat e oltre 150 chilometri dalla Striscia di Gaza come scalo alternativo per Ben Gurion.


Rossella Tercatin
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#israeledifendelapace
Alla ricerca di una tregua
È atterrato all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv il segretario di Stato Usa John Kerry. A poche ore dalla decisione dell'americana Federal Aviation Administration, l'agenzia governativa che regola il traffico aereo statunitense, di sospendere i voli verso Tel Aviv per paura dei razzi provenienti da Gaza, Kerry e il suo jet militare sono sbarcati proprio nell'aeroporto principale d'Israele. La missione del segretario Usa è nota, cercare di far firmare a Israele e Hamas una tregua dal conflitto che si protrae ormai da più di due settimane. Come ha ricordato il premier  Benjamin Netanyahu, incontrando il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, una proposta di cessate il fuoco era già sul tavolo e Israele per parte sua l'aveva accettata. Al sì israeliano era invece seguito il rifiuto di Hamas, con le autorità egiziane – firmatarie della proposta di tregua – infuriate con i vertici del movimento terroristico che controlla la Striscia. 
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progetto meridione
Calabria, un cedro per l'incontro
“Nel segno del cedro tra sacro e profano”. Questo il filo conduttore della conferenza svoltasi nella sala consiliare di Santa Maria del Cedro, località nota per i suoi splendidi frutti utilizzati per la festività di Sukkot, con la partecipazione del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. L'incontro è avvenuto nell'ambito delle iniziative del Progetto Meridione promosso dall'UCEI e si è svolto alla presenza di varie autorità locali.
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qui rodi
Ritrovarsi nel ricordo
Un momento molto speciale. Non solo per ricordare, ma anche per ritrovarsi. Così lo storico Marcello Pezzetti, direttore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, descrive le iniziative organizzate in occasione del settantesimo anniversario dalla deportazione degli ebrei di Rodi nei campi di sterminio nazisti, avvenuta tra il 18 e il 23 luglio 1944 (in programma tra l’altro un grande convegno cui prendono parte anche Liliana Picciotto, storica della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea e Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Sara Berger della Fondazione Museo della Shoah di Roma).
“Tanti sopravvissuti arrivano da tutto il mondo per la commemorazione, dall’Italia, dal Sud Africa, da Israele, dal Belgio. Per molti è un viaggio estremamente faticoso - spiega Pezzetti - ma è uno sforzo che hanno scelto di fare per ritrovarsi tutti”.
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qui rodi
La ricerca dei nomi
Tra il 18 e il 23 luglio 1944, esattamente 70 anni fa, si consumò la tragedia della deportazione dell’intera comunità ebraica di Rodi da parte tedesca. Per commemorarne il ricordo, l’università irlandese di Limerick e l’università dell’Egeo, assieme all’archivio di stato del Dodecaneso e la comunità ebraica di Rodi hanno organizzato un importante simposio cui parteciperanno anche chi scrive e la studiosa Ester Menascè. Nei prossimi giorni, Rodi si riempirà di parenti e discendenti delle vittime venuti da tutto il mondo: si tratta dei figli i cui genitori avevano lasciato l’isola, negli Anni Trenta, prima della sciagura, per cercare migliore fortuna all’estero, soprattutto in Africa; sono anche i discendenti di coloro che furono soggetti ad espulsione da parte del governo centrale fascista. Con una specifica cerimonia, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea consegnerà alla presidente della comunità ebraica di Rodi, Bella Restis, l’elenco dei nomi dei deportati dall’Isola di Rodi e di Cos. Un primo elenco era già stato pubblicato nel 1991 ne Il libro della Memoria, ma, allora, molti nomi mancavano mentre altri erano privi di date di nascita, di paternità e maternità, sicché era difficile rendersi conto se un tale nome appartenesse ad un adulto, ad un bambino, ad un vecchio. Veniva meno anche la possibilità di ricostruire le famiglie, cosa molto importante dato che a Rodi, un po’ come a Roma, scomparvero interi nuclei famigliari.


Liliana Picciotto
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QUI TRIESTE
"Il Consiglio comunale rigetti

le mozioni contro Israele"
Quattro mozioni in discussione domani. La più problematica chiede al governo nazionale il ritorno dell’ambasciatore italiano in Israele e sanzioni da parte dell’Onu nei confronto di un governo, quello israeliano, che viene definito “reo di atroci crimini”. È la situazione che si presenterà nelle prossime ore ai consiglieri del Comune di Trieste e che ha tra le sue anime esponenti di Pd, Sel e Fds. Una provocazione che ha visto il pronto intervento dei vertici della Comunità ebraica triestina e in particolare del presidente Alessandro Salonichio, che ha fatto distribuire a tutti i consiglieri un documento in cui si invitano gli stessi a non cadere vittime della trappola propagandistica palestinese. E se da un canto la lettera è stata consegnata, dall’altro non si è invece voluto procedere a una sua lettura nell’aula.
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#israeledifendelapace - domande e risposte
DIFESA/ Iron Dome
Grande protagonista di queste giornate, il sistema di difesa anti missile Iron Dome sta garantendo alla popolazione civile israeliana la possibilità di continuare a vivere in un modo relativamente normale. Nel grafico prodotto da Tzahal viene schematizzato il funzionamento delle batterie antimissile, che stanno proteggendo il territorio da vari tipi di minaccia.
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#israeledifendelapace - domande e risposte
MEDIA / Quale informazione?
Sapere cosa sta succedendo è in questi giorni una priorità per i civili israeliani, che continuano a dover ricorrere ai rifugi antimissile, con tempi che vanno dai quindici secondi alla manciata di minuti. Comunque troppo poco, e comunque con addosso una pressione che rende l’efficienza del sistema dei media fondamentale. Nell’infografica – che pur pubblicata nel maggio 2012 rende bene la ricchezza del sistema informativo israeliano – vengono mostrate le caratteristiche principali di un “media landscape” che integra televisione, radio, giornali e new media.
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  pilpul
Ticketless - Bainsizza
Il concerto diretto da Muti davanti al sacrario di Redipuglia, presente Napolitano, trasmesso in diretta dalla Rai nei giorni scorsi, immagino sia stato una sorpresa per molti giovani spettatori. Ci si lamenta, giustamente, dei silenzi su antifascismo e Resistenza; si protesta, ogni 27 gennaio, altrettanto giustamente, contro le retoriche della Memoria. Protesto anch’io, ma contro il silenzio sulla Grande Guerra.

Alberto Cavaglion
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Le ferite profonde
Sean Carmeli, un ragazzo ebreo del Texas, si è arruolato nell'esercito di Israele per dare il suo contributo. Era da solo qui in Israele, tutta la sua famiglia lontana. È rimasto ucciso in uno degli ultimi attacchi nella Guerra infernale di Gaza. È partito un giro di whatsapp: “La sua famiglia arriverà domani, non lasciateli soli a seppellirlo!”. Al suo funerale sono venuti in 20mila.

Angelica Edna Calò Livne
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Periscopio - Solitudini
Come prevedibile, in questi giorni tristi e terribili le piazze e le strade di molte città del mondo si stanno riempiendo di folle anti-Israele e, ovviamente, pro-Palestina. Ho scritto ‘ovviamente’, perché questa contrapposizione è sempre rappresentata come una cosa di tutta evidenza. Se ci sono due contendenti, è normale che, se parteggi per uno dei due, sei contro l’altro. Ebbene, io credo non solo che questa rappresentazione sia profondamente errata, ma anche che sintetizzi in sé tutta la profonda distorsione che del conflitto mediorientale, da sempre, si tende a dare.

Francesco Lucrezi, storico
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