
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Come
è noto, la maggior parte dei paesi nel mondo occidentale è basato su un
governo eletto democraticamente. Con i barbari dell’Is alle porte di
Roma, i valori della giornata del 25 aprile assumono un significato
ancora più importante. Il concetto di democrazia non è cristallizzato
in una sola versione, ma può trovare espressione in diverse
applicazioni, caratterizzate dalla ricerca di una modalità nella quale
il rapporto tra la maggioranza e la minoranza è improntato alla
reciproca tutela.
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Anna
Foa,
storica
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Non
sarebbe un buon modo per festeggiare il settantesimo anniversario della
Liberazione quello di liberarsi di certa zavorra? Parlo di un convitato
di pietre, cioè del busto di Gaetano Azzariti che continua a
troneggiare nei corridoi della Corte Costituzionale.
Liberarci dell'immagine di un uomo, che in altri paesi sarebbe andato
sotto processo per le sua attività durante le Leggi Razziste, che qui è
finito presidente della Corte Costituzionale, sarebbe un buon modo per
festeggiare in letizia il 25 Aprile.
Non è mai troppo tardi.
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"25 Aprile, Milano unita con la Brigata Ebraica"
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Le
contestazioni di alcuni facinorosi alle insegne della Brigata Ebraica
continuano a tenere banco sui giornali. “Chi ha fischiato? I soliti
estremisti che hanno fatto una pessima figura” spiega alla Stampa
Daniele Nahum, che preferisce piuttosto esaltare il forte sostegno
riscosso all’interno del corteo. “Un successo – dice – che ha suscitato
applausi e commozione, mentre le contestazioni sono state minime”. Il
quotidiano raccoglie anche le testimonianze di un giovane dell’Hashomer
Hatzair e dell’editore Guido Guastalla.
“Più grave degli insulti, che non di rado sconfinano in minacce
violente, è l’accusa di immoralità. Gli ebrei sono tacciati di essere
immorali, anzi disumani. Si pretende di espellerli non solo dal corteo,
ma dal consorzio umano” scrive Donatella Di Cesare sul Corriere della
sera.
“Gli antagonisti sono i nuovi fascisti” afferma il presidente
dell’associazione romana degli Amici di Israele in una intervista
concessa al Tempo, che riferisce anche della visita di una delegazione
della Comunità ebraica romana al cimitero di Piangipane (dove riposano
i morti della Brigata).
Sul dorso milanese del Corriere si racconta invece del raduno di 350
naziskin al Campo 10 del cimitero maggiore di Musocco, periferia
nord-occidentale del capoluogo lombardo. Saluti romani, memorialistica
fascista, il vessillo con l’aquila d’argento della Rsi in bella mostra.
“Sono le 10 del 25 aprile. La cerimonia prosegue senza interruzioni,
sotto lo sguardo allibito di molti cittadini”.
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IL NOBEL PATRICK MODIANO A PAGINE EBRAICHE
"Mio padre, radice ebraica"
Non
era presente a Ferrara, Patrick Modiano, dove il suo editore italiano
ha ritirato ieri il premio culturale Pardes, istituito dalla Fondazione
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah per rendere
omaggio a chi valorizza e diffonde la conoscenza della tradizione e dei
valori ebraici nell’opinione pubblica. Troppo schivo, ritroso al punto
che anche convincerlo a ritirare personalmente il Nobel per la
Letteratura conferitogli nel 2014 non è stato semplice. A Modiano,
però, il numero di maggio di Pagine Ebraiche attualmente in
distribuzione ha dedicato due pagine, di cui vi proponiamo i testi, e
che possono essere scaricate cliccando qui.
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iSRAELE - L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE RIVLIN
"Armenia, un dramma su cui
è importante parlare chiaro"
“Il
popolo armeno è stata la prima vittima delle moderne uccisioni di
massa”. Queste le parole scelte dal presidente di Israele Reuven Rivlin
per commemorare il massacro di un milione e mezzo di armeni da parte
dell'esercito ottomano nell'attuale Turchia. Il presidente Rivlin ha
dunque deciso, come sottolineano diversi quotidiani israeliani, di non
usare il termine genocidio per definire il “Metz Yeghern” il Grande
Male, ovvero la campagna di pulizia etnica ai danni della popolazione
armena di cui in questi giorni è stato commemorato il centenario.
“Nessuno
a Gerusalemme nega che il massacro abbia avuto luogo – ha dichiarato
Rivlin, durante la cerimonia tenutasi nella Capitale israeliana – Siamo
moralmente obbligati a portare all'attenzione quei fatti, orribili che
siano, senza ignorarli. Il popolo armeno è stato la prima vittima delle
moderne uccisioni di massa”.
Rivlin ha inoltre ricordato come il governo israeliano abbia inviato
una delegazione ufficiale per le celebrazioni tenutesi a Yerevan.
Proprio dal mondo armeno si sono levate diverse voci, che hanno trovato
sponde anche nella realtà ebraica, che hanno chiesto alle autorità
israeliane di riconoscere ufficialmente come genocidio il massacro
compiuto.
incontro di segni-bergoglio in vaticano
Solidarietà, impegno comune Dai
problemi sociali che affliggono l'Europa all'immigrazione all'emergenza
umanitaria. Questi i principali temi affrontati nel corso di un
incontro, avvenuto oggi in Vaticano, tra il rabbino capo di Roma rav
Riccardo Di Segni e papa Bergoglio. In una nota diffusa a mezzo stampa
la Comunità ebraica romana sottolinea la cordialità del colloquio e
pone l'accento sull'agenda di impegni che le religioni sono chiamate a
condividere per lasciare una traccia.
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qui ferrara - la festa del libro ebraico
Ebrei a Ferrara, torna alla luce
l'ultimo dono di Silvio Magrini
Una
preziosa testimonianza storica, ma anche “un atto d’amore”. È quello
compiuto dal presidente della Comunità ebraica di Ferrara Andrea
Pesaro, nelle parole del rabbino capo rav Luciano Caro, con la
pubblicazione di un manoscritto inedito sulla storia degli ebrei
ferraresi del nonno Silvio Magrini, presidente nei mesi più bui fino
alla deportazione e all’uccisione ad Auschwitz-Birkenau.
L’opera, pubblicata sotto il titolo di “Storia degli Ebrei a Ferrara
dalle origini al 1943” dalla casa editrice Salomone Belforte,
costituisce un nuovo fondamentale tassello nella storiografia locale.
Ed oltre a questo, ha sottolineato il coordinatore dei dipartimenti
Informazione e Cultura UCEI Guido Vitale, chiamato a moderare
l’intervento, “racconta dello straordinario attaccamento degli ebrei
italiani alle sorti del paese e ai luoghi della loro vita”. Leggi
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25 aprile - celebrazioni a piangipane Liberazione: Brigata Ebraica,
la parola ai testimoni
"Nella
foto che vi ho portato oggi potete vedere Moshe Sharett, capo
dipartimento dell'Agenzia ebraica e futuro primo ministro d'Israele,
che consegna la bandiera ai combattenti della Brigata Ebraica. Come
vedete è identica a quella che verrà adottata dallo Stato ebraico. Una
bandiera tanto contestata durante le celebrazioni del 25 aprile degli
ultimi anni e che invece nel 1945 per la Romagna rappresentò la
Liberazione e anche la speranza". Così Romano Rossi, presidente
dell’Associazione Nazionale Reduci della Friuli ha aperto la giornata
di ieri dedicata al ricordo dei 37 caduti della Brigata Ebraica
seppelliti nel cimitero di Piangipane, Ravenna.
"Mi ricordo perfettamente la presenza della Brigata Ebraica a Mezzano -
rievoca gioioso Giovanni Basili (nell'immagine a sinistra), testimone che all'epoca aveva 11 anni
- eravamo praticamente vicini di casa. Un soldato in particolare mi
rimase sempre nel cuore: si chiamava Ben-Zion e non mi parlava, ma dai
suoi gesti capivo che mi voleva bene. Ogni volta che mi vedeva,
Ben-Zion, mi faceva salire sulla sua cingoletta e mi portava a fare un
giro. Mi ricordo anche che la Brigata ci portò da mangiare dei fichi
sciroppati. Era la prima volta che li assaggiavo e ne rimasi estasiato.
Ero solo un bambino quando vidi gli alleati e mi fecero un certo
effetto: i canadesi con la foglia d'acero, gli indiani con il grande
cappello bianco, i nepalesi che stavano sempre in silenzio ed erano
serissimi". Leggi
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25 aprile - OMAGGIO A enzo sereni Liberare l'Italia, sognando Israele
L’emozione
di vedere la bandiera italiana e quella europea nella Sala che ha fatto
la storia di Israele, in quel luogo in cui David Ben Gurion, sotto il
grande ritratto del padre del sionismo Teodor Herzl, proclamò la
rinascita dello Stato ebraico. Così nei giorni in cui l’Italia ha
festeggiato i settant’anni della liberazione dal nazi-fascismo e
Israele il sessantasettesimo compleanno, a Tel Aviv la memoria
biancoazzurra e quella tricolore si incontrano, due facce della stessa
storia.
L’occasione è la conferenza “Liberare l’Italia, sognando Israele”
organizzata dall’Ambasciata e dall’Istituto di Cultura. Al centro del
convegno la figura di Enzo Sereni, ebreo italiano e sionista
appassionato, filosofo e pioniere kibbutznik, poeta e paracadutista,
che lasciò l’Italia e una vita agiata per costruire Israele negli anni
Venti e in Italia tornò per combattere nell’ora più buia, pagando il
suo coraggio con la vita. Leggi
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Oltremare
- Sereni a Tel Aviv |
Con
la sua costa verde smeraldo, “Il gioco dei Regni” di Clara Sereni (ed.
Bur Rizzoli) spicca nella mia libreria molto piena di Sellerio, tutti
piccoli e blu scuri. Non sono ancora molti i libri accumulati in questi
anni, o anche se già in doppia fila mi paiono comunque pochi, io
abituata a librerie fino al soffitto, in tutte le case di famiglia. Lui
verdeggia, un po’ sgualcito come è giusto che sia, e lo conservo come
un piccolo trofeo o una madeleine della parola scritta.
I Sereni non erano di famiglia. Beh, si fa presto a dire, con certi
alberi genealogici intrecciati gli uni con gli altri fino a raggiungere
tutt’Italia in un rampicare di generazioni con mille diversi cognomi.
Diciamo che non mi risultano parenti Sereni, eppure Enzo Sereni era un
nome che si pronunciava in casa con quel tipico affetto e rammarico
insieme riservato a chi è morto troppo giovane – non l’unico, purtroppo..
Daniela Fubini, Tel Aviv
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