Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

17 settembre 2015 - 4 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
L’ultima mitzwà che compare nella Torah è quella che stabilisce l’obbligo di ognuno di scrivere un Séfer Torah per se stesso. Delle regole relative a questa mitzwah fanno parte due aspetti: il primo, che non si ‘esce d’obbligo’ possedendo un Séfer Torah ereditato; il secondo, che chi vedesse – mai sia – bruciare un Séfer Torah dovrebbe fare due strappi all’indumento in segno di lutto, uno per la pergamena ed uno per lo scritto. Questo dettaglio è un po’ strano. Di primo acchito, diremmo che in un Séfer la cosa più importante siano le parole, e non tanto la pergamena. D’altro canto, se facciamo riferimento al racconto del Talmùd nel quale è descritto il martirio di Rabbì Chaninà’ ben Teradyòn, che fu bruciato vivo avvolto in un Séfer Torah, che alla domanda dei suoi allievi rispose di vedere che le pergamene bruciavano ma le lettere volavano in cielo, dovremmo dire che per la scrittura non c’è motivo di lutto, dato che ‘non viene bruciata’. E se è così, che senso ha fare lutto “per la scrittura”?
 
Leggi

Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
Dopo diversi anni, l’Eurobasket in Francia ci ha riproposto quell’incontro diretto Italia-Israele che rappresenta il paradigma quintessenziale del dilemma identitario. Alla domanda infinite volte ripetuta con un tono fra il sornione e il molesto: “Ma tu fai il tifo per l’Italia o per Israele?”, c’è chi con risoluta fede patria risponde l’Italia; chi risponde Israele rischiando l’accusa di Israelolatria sollevata dal sociologo Enrico Finzi; chi usa dare una risposta opportunamente diversa a seconda del paese in cui si trova e della persona con cui sta parlando in quel momento; e chi pensa di schivare l’ostacolo rispondendo: “Non mi interesso di sport”. E poi se nel calcio esiste la scappatoia del pareggio, nella pallacanestro il pareggio non esiste e quindi è più difficile sfuggire. Il momento di minima razionalità e di massima doppia lealtà creato dal confronto fra le due squadre azzurre poteva comunque stimolare una riflessione più profonda sulla complessità delle opzioni identitarie e riproporre la questione se sia proprio necessario possedere una sola identità o se non sia più attuale e legittimo portarne avanti più di una. Tanto più in un mondo di crescenti mobilità geografiche, di esperienze complesse e di residenze multiple nel lavoro, nella cultura, e nelle reti familiari. Poi domenica al Palasport di Lilla, l’Italia ha battuto Israele col punteggio di 82 a 52 e si è qualificata per i quarti di finale. Difficile giornata per i cultori dell’Israelolatria e forse (anche se non ne sono del tutto convinto) un pallido raggio di luce per i loro omologhi e complementari cultori della Diasporalatria. Ma alla fine ricordiamoci il motto del barone de Coubertin: “Nello sport l’importante è partecipare”. Anche nelle identità.
Benjamin Netanyahu
e l'incontro con Putin 
Garanzie sulla gestione del flusso delle armi in Siria. È quanto chiederà il Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu al presidente russo Vladimir Putin nell’imminente incontro fissato tra i due al Cremlino. La Russia, come spiega La Stampa, è schierata al fianco del regime di Bashar al-Assad nel conflitto che sta dilaniando da anni la Siria. Nelle ultime settimane Mosca ha aumentato la sua presenza sul territorio siriano e i suoi aiuti militari ad Assad, rivendicando una posizione da protagonista nello scacchiere mediorientale. Israele, per parte sua, teme che le sofisticate armi russe cadano nelle mani di Hezbollah ed altri gruppi terroristici, che da sempre minacciano la sicurezza dello Stato ebraico e che hanno potuto contare sul sostegno di Assad e dell’Iran. Ma mentre Gerusalemme si preoccupa per i nuovi sviluppi in Siria, da Mosca Putin ribadisce il suo sostegno al regime di Damasco in chiave anti-Isis e invita altre nazioni a seguire la Russia. “L’emergenza profughi è colpa vostra”, l’accusa di Assad all’Europa, che cerca di estorcere all’Occidente il sostegno militare, ribadendo – come già in passato – di essere l’unico argine al terrorismo del Califfato e, di conseguenza, alla fuga di massa verso il Vecchio Continente dalle zone coinvolte nel conflitto con i jihadisti. Come spiega il Messaggero, l’obiettivo – sia di Assad sia della Russia – è creare una grande coalizione anti-Isis, che coinvolga anche gli Stati Uniti, e la telefonata delle scorse ore tra il presidente Usa Barack Obama e il presidente Putin potrebbe aprire le porte a questa soluzione.

Un ricordo di Saba. In una lettera al Corriere della sera lo scrittore Antonio Debenedetti ricorda il suo Umberto Saba e risponde alla recensione di Paolo Mieli legata al libro “Via San Nicolò 30 – Traditori e traditi nella Trieste nazista” (Il Mulino), di cui nelle scorse ore Pagine Ebraiche ha pubblicato analisi e impressioni degli storici italiani Anna Foa e Simon Levis Sullam, affiancate da una nota del direttore del giornale dell’ebraismo italiano Guido Vitale. Debenedetti sottolinea nella sua lettera il gusto per la provocazione “tipicamente sabiano” per poi intervenire sulla sua percezione dell’ebraismo e su quanto scritto da Mieli sull’argomento. “L’ebraicità è un privilegio che si sconta vivendo. – scrive Debenedetti – A proposito dei mezzi ebrei, come lo era Saba e lo sei anche tu, posso anche aggiungerti, caro Paolo, che Umberto diceva: ‘I mezzi ebrei sono due volte ebrei perché si vedono essere ebrei’. Io, in queste parole che ho trascritto nel mio Giacomino, mi ci riconosco. E tu? Spero di sì. Con affetto”.

La camicia nera. “Lazio in camicia nera. Una squadra fascista”. È l’accusa che arriva dalle pagine del quotidiano francese Le Monde alla società biancoceleste, per la maglietta color antracite con il simbolo dell’aquila stilizzata che la squadra indosserà nelle partite di trasferta di Europa League, debuttando stasera in Ucraina. “Il club laziale – scrive Le Monde – ha una cattiva reputazione soprattutto per i suoi sostenitori neofascisti della Curva Nord, che si sono distinti più volte”. Il Corriere dello sport riporta la replica del responsabile della comunicazione della Lazio Stefano De Martino, che afferma che il quotidiano francese si sarebbe lasciato andare a “derive imbarazzanti”. “La società – sottolinea – ha sempre dimostrato di essere presente con valori importanti, così come i propri tifosi. Non permetteremo certi giudizi”.
 
Leggi

  davar
la visita del premier israeliano a mosca
Bibi e le domande per Putin
Il rafforzamento del sostegno militare al regime siriano sarà al centro dell'incontro fissato per lunedì a Mosca tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente russo Vladimir Putin (nell'immagine un precedente incontro tra i due leader nella Capitale russa). Nelle sale del Cremlino, Netanyahu esporrà personalmente i timori di Israele rispetto a quanto sta accadendo in Siria: Mosca ha dichiarato di voler intensificare il suo supporto ad Assad in chiave anti-Isis e sembra abbia dislocato alcune unità russe sul territorio siriano. Di fronte a questo scenario, Gerusalemme è preoccupata della direzione che possono prendere i flussi di armi provenienti dalla Russia, in particolare vuole garanzie dal Cremlino che non cadano nelle mani di Hezbollah e di altri movimenti terroristici impegnati da anni in un conflitto contro Israele. Netanyahu, affermano i media israeliani, vuole inoltre evitare uno scenario in cui le forze militari russe presenti in Siria possano scontrarsi con eventuali azioni di Tsahal (l'esercito israeliano), dirette a colpire rifornimenti ai terroristi. Per questo, spiegano gli analisti, il capo del governo di Gerusalemme chiederà a Putin di chiarire come si svolgeranno le operazioni russe sul suolo siriano, per quanto tempo e in quali aree.
Leggi

pordenonelegge
La sfida della cultura 
Centinaia di persone in coda al Teatro Verdi, nella speranza di assistere all’inaugurazione ufficiale dell’edizione 2015 di Pordenonelegge, che per moltissimi è rimasta solo una speranza, tutto esaurito agli incontri per le scuole che già da ieri mattina hanno riempito le numerose sale che in tutta la città offrono per cinque giorni una grande scelta di incontri, letture, presentazioni e spettacoli anche musicali, e il sito in tilt. Pordenone ha scelto con decisione come rilanciare la propria identità, e ormai da anni punta in maniera forte e strutturata sulla cultura: la presidente della Regione Debora Serracchiani durante l’inaugurazione che ha visto protagonista lo scrittore francese Daniel Pennac era visibilmente soddisfatta: “Presentiamo insieme una realtà consolidata per tutta la regione, uno degli eventi più significativi del Friuli Venezia Giulia, e credo che questa sia l’occasione per ribadire l’importanza della cultura legata al territorio. Si parla molto di crisi e dietro ogni crisi c’è anche la sfida, culturale, di affrontare il cambiamento.”
Leggi

memoria - via san nicolò 30
Debenedetti su Umberto Saba:
"L'identità si sconta vivendo" 

Mostra le prime crepe l’operazione editoriale intorno al libro del giornalista Roberto Curci “Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista” (Il Mulino). Come già annunciato il saggio ripercorre la vicenda del delatore ebreo triestino Mauro Grini, accusato di essersi reso complice dell’arresto di centinaia di perseguitati, ed era stato presentato sul Corriere della sera da Paolo Mieli sotto il titolo “Ebrei nemici degli ebrei” nel quale la fosca figura di Grini veniva accostata a quella del poeta Umberto Saba, la cui libreria antiquaria si trova ancora in via San Nicolò 30, lo stesso indirizzo della sartoria della famiglia Grini e che viene dipinto come prototipo dell’ebreo che odia la propria identità.
A intervenire sulla vicenda con una lettera al Corriere è oggi il critico e scrittore Antonio Debenedetti, figlio di uno dei massimi esponenti della critica letteraria del Novecento Giacomo Debenedetti, che dipinge un intimo e affettuoso ritratto del grande poeta.
Di questo libro controverso, abbiamo annunciato, si parlerà diffusamente nel numero di Pagine Ebraiche di ottobre, in distribuzione nelle prossime settimane, mentre ieri proprio su questo canale sono state anticipate due recensioni degli storici Anna Foa (“L’enigma non si scioglie”) e Simon Levis Sullam (“Le responsabilità italiane”) e una nota del direttore del giornale dell’ebraismo italiano Guido Vitale che portava il titolo “Traditori cercansi, meglio se ebrei. Quando una storia non fa la Storia”.
Debenedetti ricorda Umberto Saba, legato a suo padre da un profondo rapporto di stima e amicizia (proprio al critico, Saba confiderà la malattia nervosa che lo porterà sul lettino dello psicanalista Edoardo Weiss), come se fosse stato suo nonno – complice la lunga permanenza del poeta in casa loro – descrivendolo con un uomo irriverente che amava le provocazioni: “Sapendo che mio padre Giacomo, cui è dedicata la Storia e cronistoria del Canzoniere – racconta – aveva scritto una serie di conferenze sui profeti, un giorno gli disse, anzi gli sparò in pieno petto queste parole: «I profeti portano sciagura». Era quello il modo, tipicamente sabiano, di provocare per essere poi perdonato e sentirsi dunque nel perdono più amato”.
Antonio Debenedetti rimarca poi la profonda avversione del poeta al fascismo. “Di personale – scrive – posso aggiungere che venendomi a prendere a scuola, nell’immediato dopoguerra, un giorno Saba mi disse: «Ricordati, stupidello, tutto ciò che è nero è cattivo. I preti, i fascisti»”.
Nella lettera si fa infine riferimento ai figli nati da un matrimonio misto, figli come Antonio Debenedetti e lo stesso Saba, ebreo da parte di madre, rilevandone un elemento caratterizzante.
“Umberto diceva: i mezzi ebrei sono due volte ebrei perché si vedono essere ebrei”, la specificità permette dunque di vedere se stessi e di analizzare la propria identità multipla sia da dentro che uscendo da se stessi. Perché, conclude Antonio Debenedetti: “L’ebraicità è un privilegio che si sconta vivendo”
j-ciak
Amy & Amy
Amy vi straccerà il cuore, un’altra Amy ve lo rimetterà in sesto. Le due sono Amy Winehouse ed Amy Schumer, che oltre al nome condividono un comune background ebraico e una doppia uscita nelle sale italiane. Da oggi sul grande schermo ci sono “Amy – The Girl Behind the Name” di Asif Kapadia, documentario dedicato alla triste parabola della Winehouse, cantante di talento strepitoso morta a soli 27 anni, e “Un disastro di ragazza”, commedia firmata dal regista ebreo-americano Judd Apatow in cui, tra molto sesso e altrettante risate, Amy Schumer ci racconta com’è oggi vivere da single.

Daniela Gross
Leggi

qui milano - associazione medica ebraica
L'etica che cura le malattie
Rispondere alle emergenze e alle sfide dell’attualità con un approccio di condivisione e di corresponsabilità. Questo lo scopo del secondo appuntamento della serie di seminari multidisciplinari, inteculturali-interreligiosi “Insieme per prenderci cura”, organizzato da Associazione Medica Ebraica, Biblioteca Ambrosiana, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia e Fondazione IRCCS Ca’ Granda, dedicato a indagare il “Significato di cura e malattia nelle prospettive laica e religiosa”. Interverranno questo pomeriggio alla clinica Mangiagalli di Milano sia di esperti del settore medico sia di leader spirituali in particolare delle tre religioni monoteistiche, tra cui il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib.
Leggi

internazionale a ferrara
Le frontiere d'Europa
“Per tre giorni trasformeremo Ferrara nella redazione più bella del mondo”. Con questo motto oramai collaudato si è aperta la presentazione di Internazionale a Ferrara, il festival organizzato dall'omonimo settimanale che riunirà dal 2 al 4 ottobre giornalisti, vignettisti, cantanti e attori nella città emiliana dando vita a dibattiti, workshop ed esibizioni. Tanti i protagonisti: dal disegnatore Zerocalcare alla presentatrice Serena Dandini, dal senatore Luigi Manconi al blogger bangladese Asif Mohiuddin che verrà insignito del premio dedicato ad Anna Politkovskaja.
“Il tema portante di questo anno – introduce Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale – saranno le frontiere, sia fisiche che ideali, che affliggono l'Europa. Da queste partiremo per affrontare discussioni sulla crisi dei migranti ma anche sui limiti della satira: non dimentichiamo infatti che questo è anche l'anno dell'attentato alla redazione di Charlie Hebdo”.
Leggi

  pilpul
Setirot - Un pugno nello stomaco
Molti mesi fa mi capitò di leggere le bozze del saggio di Roberto Curci di cui ha ampiamente e intelligentemente scritto Paolo Mieli sul “Corriere della Sera” di martedì scorso (“Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista”, in uscita per Il Mulino). Storie di delazione nel mondo ebraico, vittime vendute ai tedeschi, vendette mortali all’interno della stessa famiglia, menzogne e viltà, e poi deportazioni, qualche suicidio, infinito dolore. Un terribile pugno nello stomaco, una lacerazione delle coscienze inaudita. Credo che anche questo serva a non dimenticare.

Stefano Jesurum, giornalista

Madri d'Israele - Sara
“Sono araba, musulmana e sionista, ma sopratutto sono fiera di definirmi tale. Credo profondamente nel diritto del popolo ebraico ad avere un proprio Stato, ovvero lo Stato di Israele, nella Terra Santa. Voglio rivolgermi a tutti gli arabi che abitano in Israele: svegliatevi, viviamo in paradiso! Già, comparati agli altri paesi arabi, viviamo proprio in paradiso”. Questa è Sara Zoabi: un nome, una garanzia. Sara: madre di due figli, uno dei quali ha spopolato sul web la scorsa estate, diventando una vera è propria celebrità in tutto il mondo. Parlo di Muhammad Zoabi, proprio lui, noto per aver pubblicato svariati video in cui difendeva e sosteneva vigorosamente lo Stato ebraico e il suo esercito durante l’ultima guerra con Gaza, ricevendo in cambio ripetute minacce di morte da parte di un gruppo di palestinesi particolarmente rancorosi. Minacce terribili, che l’hanno costretto a nascondersi negli Stati Uniti per un certo periodo. 

David Zebuloni
Leggi

Time out - Accoglienza
Lo abbiamo detto tutti e abbiamo fatto bene: non si può voltare la faccia rispetto al dramma dell’immigrazione. Nelle scorse settimane rispetto alla foto del bambino morto sulla spiaggia turca auspicavo che quella foto potesse risvegliare dal torpore da cui siamo avvolti. Ci siamo dimenticati a lungo del problema, a volte abbiamo fatto finta che non esistesse e se il dramma di quell’immagine servisse almeno a farci riprendere coscienza della situazione non sarebbe che un bene. Il punto ora è capire come affrontare questa situazione. Se prima bastava pensare che il tutto fosse lontano da noi, ora anche grazie al comportamento virtuoso di leader europei come Angela Merkel, sembra che la soluzione sia nell’accoglienza indiscriminata.

Daniel Funaro
Leggi

Ancora ponti 
Lo so, in tanti e autorevoli hanno scritto ed espresso giudizi sull’opportunità di dedicare la Giornata Europea della Cultura Ebraica appena passata al tema dei ponti. Mi trovo più d’accordo con il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il cui intervento in merito ho condiviso sul mio profilo Facebook, e con un mio correligionario e co-contradaiolo senese, che alla tavola rotonda in Tempio a Siena ha ricordato come l’unico ponte che il popolo ebraico potesse eventualmente costruire sarebbe stato sullo Yarden, quindi su un confine, e nessuno costruirebbe un ponte su una frontiera.

Sara Valentina Di Palma, ricercatrice
Leggi




moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.