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15 novembre 2015 - 3 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
Siamo tutti francesi. Per solidarietà. E perché, realmente, siamo tutti nella stessa condizione di potenziali obiettivi. Noi ebrei già da un bel po’.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Il 20 novembre 1945, si apriva a Norimberga il processo che da allora ha fatto da prototipo a tutti i processi per crimini contro l’umanità. Settant’anni dopo proviamo a riprendere il filo a partire da quella scena. Al centro non sta mai il pentimento dei carnefici, ma la voglia di chi era minacciato dai carnefici di riprendersi la storia e tornare protagonista. Secondo due principi: dalle sfide globali che minacciano la libertà non si esce da soli; e si esce, per davvero, solo con un’idea universalistica di futuro.
 
'Vinceremo sulla barbarie'
Nuovo messaggio del presidente francese Hollande alla nazione. “Quello che è accaduto venerdì sera è un atto di guerra e di fronte alla guerra – le sue parole – il Paese deve prendere le decisioni appropriate. È un atto di guerra commesso da un esercito terrorista, Daesh, un esercito jihadista contro la Francia e i valori che difendiamo ovunque nel mondo, contro quel che siamo: un paese libero che parla a tutto il pianeta. È un atto di guerra che è stato preparato, organizzato, pianificato dall’esterno, e con complicità all’interno. La Francia sarà spietata. La Francia è forte, anche se può essere ferita si rialza e niente può fermarla, anche se il dolore ci assale. La Francia è forte, è valorosa e trionferà sulla barbarie”. Tutti i leader del mondo libero al fianco di Parigi e contro la barbarie. “I terroristi stanno attaccando il nostro modo di vivere, ma stamattina anche io ho riscoperto il dono dell’Europa che i nostri padri ci hanno lasciato. Hanno conosciuto la guerra, e ci hanno lasciato la pace”, dice il primo ministro italiano Matteo Renzi. La lunga giornata del premier si conclude a Palazzo Chigi, dove chiede ai capigruppo dei diversi partiti “il massimo senso di responsabilità” affinché l’opinione pubblica senta l’Italia “unita”. All’unità invita anche il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, le cui dichiarazioni sono riportate dal Sole 24 Ore. “Sulle nostre società democratiche – spiega Gattegna – grava una minaccia terribile, troppo a lungo sottovalutata. Una minaccia di fronte alla quale non sono possibili esitazioni, ma è anzi fondamentale unire gli sforzi per tutelare il bene più prezioso di cui disponiamo: la libertà. Oggi più che mai è importante ritrovarsi uniti per affrontare quella che è una vera propria guerra di civiltà. Oggi più che mai è importante dire ‘Je suis Paris’, ma soprattutto tradurre queste parole in un impegno concreto”. Sui fatti di Parigi, nuovi dettagli emergono sui quotidiani riguardo le inquietanti minacce già ricevute in passato dai proprietari del Bataclan, colpevoli di essere ebrei e troppo vicini a Israele (“Bataclan a rischio dal 2011″, titola il Fatto Quotidiano). Minacce che abbiamo ampiamente documentato sul nostro notiziario speciale pubblicato nella serata di ieri.
 
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  davar
je suis paris - sicurezza
"All'odio si risponde con l'unità"
“Nessun paese è a rischio zero”. Lo ha ricordato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, annunciando in conferenza stampa l’innalzamento delle misure di sicurezza nei luoghi maggiormente esposti. “La guerra al terrore un giorno finirà, è una certezza. Quel che non sappiamo – ha detto il ministro – è quanto durerà, quali costi avrà in termini di vite umane, cosa sarà delle nostre abitudini e della nostra libertà di oggi e di ieri”.

Consapevolezza della minaccia, ma anche impegno ad andare avanti nella propria quotidianità. È l’invito che arriva dal premier Matteo Renzi, che ha chiesto al paese la massima coesione e unità. “Stanno attaccando il nostro modo di vivere. Anche io, come tutti gli italiani, ho riscoperto quanto grande sia il dono dell’Europa che i nostri padri ci hanno lasciato. Hanno conosciuto la guerra e per questo hanno costruito la pace. Ma come tutti gli italiani anche io so che i terroristi non vinceranno, che la libertà è più forte della barbarie, che il coraggio è più forte della paura”. Sul tema della sicurezza, significativo l’incontro avvenuto nelle scorse ore al Viminale tra il ministro Alfano e una delegazione ebraica guidata dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, accompagnato nell’occasione dal consigliere speciale del Congresso ebraico europeo Alessandro Ruben. “Un incontro proficuo – spiega Gattegna – nel corso del quale è stata confermata l’assoluta priorità che le istituzioni italiane riservano al tema della sicurezza. Uno sforzo, capillarmente diffuso su tutto il territorio, che sarà ulteriormente rafforzato. Anche a tutela di scuole, luoghi di culto, istituzioni ebraiche”.
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je suis paris - le analisi da israele
Terrorismo, le strategie europee
e il dilemma delle frontiere

Non solo la Francia ma l’Europa intera deve cambiare rotta sulla sicurezza se vuole prevenire ulteriori attacchi terroristici, che comunque continueranno.

Dovendo sintetizzare il pensiero delle diverse analisti pubblicate in queste ore dai media israeliani riguardo ai fatti di Parigi, si potrebbero parlare di appelli e al contempo moniti al Vecchio Continente di cambiare strategia. “L’Europa dovrà prendere il pieno controllo dei suoi confini e dovrà affrontare in modo coraggioso il dilemma che contrappone la tutela dei diritti umani e individuali a una generalizzata necessità di sicurezza – scrive su Yedioth Ahronoth l’analista Ron Ben-Yishai – Finora i paesi dell’Unione Europea hanno preferito, e non possono essere condannati per questo, la libertà individuale dei propri cittadini rispetto alla difesa contro il terrorismo”. “Ora l’Europa – spiega Ben-Yishai – e in particolare la Francia dovranno comprendere che il più importante diritto individuale è il diritto alla vita”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(Nell’immagine, la manifestazione tenutasi a Tel Aviv in solidarietà alle vittime di Parigi)
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je suis paris - melamed
Come lo diciamo ai bambini?
E adesso, come lo diciamo ai bambini? Come si può parlare ai piccoli, come dire quello che sta succedendo, come raccontare quello che già è successo? È questo un altro elemento da prendere in considerazione nel turbinare di pensieri, notizie, immagini che si affollano in questo fine settimana di straniamento e di dolore.

Esposti al turbamento degli adulti, intanto, e spesso anche al rincorrersi di telefonate, messaggi, scambi che magari si interrompono al loro entrare nella stanza. Bambini che hanno in casa una televisione che propone immagini orribili a tutte le ore, che sentono i discorsi degli adulti, magari anche solo a brandelli, che si accorgono che i giornali vengono fatti sparire…
È tutto un rincorrersi di notizie, e fra i tanti messaggi gira anche la preoccupazione dei genitori, che spesso non si sentono attrezzati per far fronte alle domande di bambini.
Un problema sentito al punto che Le Parisien, quotidiano francese di grandissima tiratura, ha pubblicato in tempi brevissimi un articolo intitolato proprio “Attentats de Paris: comment en parler aux enfants”, Attentati di Parigi, come parlarne ai bambini. Un articolo molto ripreso, e che non è l’unico tentativo di aiutare gli adulti in un compito delicato quanto importante. Particolarmente rilevante per i bambini che vivono a Parigi, che si sono svegliati sabato in una città traumatizzata in cui sicuramente non sarà semplice vivere serenamente per lo meno nei prossimi giorni, il problema però si pone ovunque. Le Monde – di cui riprendiamo l’immagine, scattata da Dmitri Lovetsky – ha preparato una sorta di piccolo prontuario con le domande più frequenti, a cui risponde lo psicologo Jean-Luc Aubert. E anche il Time ha pubblicato un articolo che porta come sottotitolo “Don’t dismiss their fears, but be reassuring”, ossia Non sminuite le loro paure, ma siate rassicuranti. Ed è proprio in questo modo che gli esperti consigliano di affrontare il problema, ovviamente con un approccio differenziato a seconda dell’età.

Ada Treves twitter @atrevesmoked
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je suis paris - creatività
Joann Sfar e il segno della sfida
Le matite di nuovo in trincea

Parigi fatica ancora a riprendersi dal trauma, ma il grande disegnatore Joann Sfar, il creatore del celebre gatto del rabbino e della serie Kletzmer, non tradisce la sua passione febbrile per il lavoro. Negli scorsi giorni, come anticipa Pagine Ebraiche di novembre attualmente in distribuzione, sono arrivati in libreria molti suoi libri. In uno in particolare, un fiume in piena di centinaia di pagine di appunti grafici, mette a disposizione del lettore le sue riflessioni grafiche e testuali sull’anno che abbiamo appena trascorso, dopo il massacro nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo.

Ora, in una reazione istantanea a quanto sta avvenendo, Sfar interviene a caldo e rende noti disegni memorabili, dettati dall’urgenza di queste ore terribili. Una testimonianza d’eccezione per farsi coraggio, ma anche per avvertire i manovali della morte e dire loro che Parigi non si lascerà intimidire. Il messaggio è chiaro: “Amici da tutto il mondo, grazie per il vostro #prayforparis, ma non sentiamo il bisogno di una dose supplementare di religione! La nostra fede è rivolta alla musica, ai baci, alla vita! Gioia e champagne! #parisisaboutlife”. Le matite, simbolo della grande, libera creatività che i terroristi islamici hanno preso di mira assieme alla presenza ebraica, sono tornate in trincea.

gv twitter @gvitalemoked

je suis paris - informazione
Libertà, un destino comune
"Nous sommes Paris”. Siamo Parigi: ieri, oggi, domani. Perché essere Parigi significa essere dalla parte della civiltà e della democrazia, contro ogni barbarie. Questo il messaggio che la redazione ha voluto diffondere realizzando in tempi strettissimi un’edizione straordinaria del proprio notiziario quotidiano, pubblicata ieri sera a poche ore dal termine dello Shabbat.
Un ragionamento approfondito sviluppato a partire da un simbolo del legame indissolubile tra Italia e Francia, il il monumento romano che riprende la nave presente nello stemma parigino e che veleggia in cima a una colonna là dove si apre il Castro Pretorio, "per lambire verso il cielo le finestre dell’Ordine nazionale dei giornalisti, la fiancata del Grand Hotel, il mattonato della chiesa di Maria degli angeli".

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global day of jewish learning
Studiare, con il cuore a Parigi
Sarà dedicata alle vittime degli attacchi terroristici a Parigi la conferenza del rabbino, giornalista e attore parigino Yeshaya Dalsace nell’ambito del Global Day of Jewish Learning, la giornata di studio internazionale promossa dal rav Adin Steinsaltz. Sono ancora forti il dolore e la paura per la notte di barbarie che ha colpito la capitale francese, ma la città oggi sceglie di lanciare un messaggio fortissimo e di rispondere anche parlando di sentimenti positivi. È infatti proprio l’amore, analizzato in tutti i suoi aspetti, il tema dell’edizione di quest’anno, che coinvolge in simultanea centinaia di comunità, tra cui quelle di numerose città statunitensi ed europee, e poi Israele, Brasile e Russia, ma anche Australia, India e Sudafrica. Lo scopo è quello di consolidare momenti di studio comune “promuovendo l’unità del popolo ebraico, rafforzando gli individui grazie a una maggiore conoscenza e creando profonde esperienze condivise”.
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qui roma - al via gusto kosher
Il cibo, ponte tra i popoli
Nonostante il dolore e il cordoglio per la strage di Parigi e la feroce aggressione milanese ai danni di Nathan Graff, la vita ebraica va avanti e in tanti continuano ad affollare ristoranti, incontri culturali e non solo. A Roma, nel cuore del vecchio ghetto, oggi è stata per esempio l’occasione di Gusto Kosher, rassegna che da quindici anni chiama a raccolta un pubblico significativo. Inaugurando l’iniziativa, la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello ha detto: “Non posso non condividere un pensiero rivolto ai nostri fratelli francesi e alle vittime degli attentati di Parigi, ma queste tipologie di incontri sono il segnale migliore per riflettere sulle diverse culture che animano la società e su come esse possano essere riunite intorno a una tavola”.
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la rassegna settimanale di melamed
Se l’arte fa paura agli insegnanti
Melamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed cliccare qui.

Se l’arte fa paura agli insegnanti

“Meglio ignorare, nel senso di non sapere, piuttosto che incappare nel rischio di turbare ‘la sensibilità delle famiglie non cattoliche’. Se a chiudere la contesa sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche ha pensato la Corte di Cassazione, ora la diatriba sembra riproporsi, ancor più pericolosamente, sulla carne viva, scuola italiana: la didattica.” Così la Nazione racconta il 12 novembre quanto successo a Firenze, in una scuola elementare: il consiglio interclasse ha deciso di annullare, una visita già programmata a una mostra – “Bellezza Divina”, in corso a Palazzo Strozzi – “Per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche visto il tema religioso della mostra”. Immediate le reazioni dei genitori, preoccupati che i propri figli non possano più studiare storia dell’arte, o che d’ora in poi le visite alle tante meravigliose opere d’arte della città siano precluse. Il preside dell’Istituto, Alessandro Bussotti, che non era presente alla riunione, spiega: “L’eventuale esclusione della visita non ha motivazioni religiose e non è escluso che la mostra possa essere reinserita nei programmi didattici se non di tutte, almeno di alcune classi”. Ma il problema era già noto, e agli insegnanti era stato consigliato di effettuare comunque la visita lasciando ai genitori la libertà di far partecipare o no i propri figli.
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pilpul
La tolleranza e l'impotenza
In un qualche posto del nostro Paese, ovvero in una sua scuola, segnatamente definita dell’«obbligo», una struttura collegiale di gestione interna, il consiglio interclasse delle terze elementari – anche per chi pratica d’abitudine le patrie istituzioni scolastiche, il districarsi nella loro burocrazia e nelle ramificazioni assembleari non sempre è agevole, divenendo fonte di infinite sorprese – delibera l’inopportunità di una gita d’istruzione ad una mostra di dipinti, la “Bellezza Divina”, nella quale sono esposte un grande numero di bellissime opere, capolavori e incanti del nostro tempo, della più diversa provenienza, dedicate al rapporto tra arte, sacralità e rappresentazione della sfera spirituale.
Non c’è bisogno di tornare ad essere bambini, né l’essere stati genitori o insegnanti, per sapere che le arti visive hanno un fortissimo impatto sulla fantasia dei più giovani, costituendo un moltiplicatore di suggestioni, di idee e di opportunità espressive. In poche parole, l’arte è uno strumento dell’intelligenza creativa. L’artista, d’altro caso, dà sempre corpo all’infante che porta in sé e che riproduce indefinitamente, con il suo tratto peculiare, sulla tela medesima. Del pari, ogni osservatore, a partire dal più piccolo, a modo proprio, vedendo la raffigurazione artistica, ne assorbe non tanto astratti significati bensì concrete impressioni. Che poi provvede a rielaborare. Bene, detto questo, rimane la motivazione del divieto di cui si diceva in esordio. Poiché la ricca esibizione, a detta dei perplessi censori, sarebbe in sé inadatta in virtù proprio del suo tema di fondo, e di ciò che quindi vi è contenuto: il sacro e le sue raffigurazioni.

Claudio Vercelli
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Il settimanAle - Vittime
Vittime a Parigi. Vittime a Beirut. Vittime nel Sinai. Vittime ad Ankara. Terribilmente inflazionata per via dello Stato Islamico, la condizione di vittime impotenti è ormai diventata difficile da smerciare al mercato della comunicazione globale. Anche perché comunque di valore deperibile. Tanto più se dozzinalmente contraffatta grattando via il Made in Germany per scriverci a pennarello Made in Palestine. Così la faccia cupa e rancorosa del suo primo ministro, osserva Carolina Landsmann su Ha'aretz del 5 novembre, con l’aggiunta di una fotografia eloquente, non evoca simpatia per Israele ma solo l’idea di una brutta situazione di stallo. I limiti caratteriali della persona diventano i limiti in cui è rinchiuso l’intero paese.

Alessandro Treves, neuroscienziato
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