Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Un
bacio è una forma di comunicazione intima ma, secondo il Midrash
(Bershìt Rabbah, 70; 12), anche di potere, pacificazione e separazione.
Quale di questi sentimenti ha voluto comunicare Yaakov a Rachel quando
incontrandola per la prima volta la baciò e… pianse? (Bershìt, 29; 11).
La Torah ritorna spesso sul fatto che Rachel è figlia del fratello di
sua madre non usando mai il termine ‘cugina’, assente nell’ebraico
biblico. La parola ‘dodan’ è di fatto un neologismo dell’ebraico
moderno che deriva da dod/a, zio/a. Perché questo pianto simultaneo al
bacio?
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Dario
Calimani,
anglista
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La
violenza ci sta sconvolgendo il vivere quotidiano, ma soprattutto ci
sta ingarbugliando le certezze. Come nelle cronache calcistiche dove
tutti diventano tecnici, anche in questo caso ciascuno ha la sua la
idea chiara sulle cause e sulle conseguenze e, soprattutto, ciascuno
conosce la soluzione giusta e più sicura per sconfiggere il nemico. Gli
ideologi di professione scaricano tutta la colpa su Israele, qualche
pseudo-giornalista riesce anche a far passare la solita insinuazione
antisemita secondo la quale dietro all’Isis c’è proprio Israele, i
terzomondisti recitano il mea culpa a nome della civiltà occidentale
(che non è mai del tutto ingiustificato), la destra populista si
scaglia scomposta contro tutto l’Islam.
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Il presidente UCEI: "Valeria nel cuore di tutti" |
“Cari
Alberto e Luciana, desidero vi giunga, in queste ore di profondo
dolore, l’affettuoso abbraccio degli ebrei italiani. Partecipiamo al
vostro lutto assieme a tutti i cittadini impegnati a difendere i valori
della Costituzione, del progresso, della tolleranza e della civile
convivenza. Ma siamo accanto a voi, a tutti i cari e a tutti gli amici
di Valeria con la speciale sensibilità suscitata da due millenni di
presenza nelle tormentate vicende del nostro paese, determinati a
reagire e a difendere la sicurezza e la libertà di tutti coloro che
amano la pace e rispettano le società aperte”. Così il presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna si rivolge
ai genitori di Valeria Solesin, la ragazza veneziana colpita a morte al
Bataclan e di cui si svolgeranno questa mattina i funerali. Afferma
ancora Gattegna: “Grazie per il vostro esempio di dignità e di
coraggio, grazie per aver cresciuto una ragazza italiana che ha amato
la vita e grazie per aver aperto oggi, nel vostro dolore, le porte a
tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che sono impegnati
nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani generazioni.
Da oggi, da Venezia, nel nome di Valeria, si rinnova il nostro impegno”.
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il messaggio del presidente ucei
"Valeria nel cuore di tutti noi"
"Cari
Alberto e Luciana, desidero vi giunga, in queste ore di profondo
dolore, l’affettuoso abbraccio degli ebrei italiani. Partecipiamo al
vostro lutto assieme a tutti i cittadini impegnati a difendere i valori
della Costituzione, del progresso, della tolleranza e della civile
convivenza. Ma siamo accanto a voi, a tutti i cari e a tutti gli amici
di Valeria con la speciale sensibilità suscitata da due millenni di
presenza nelle tormentate vicende del nostro paese, determinati a
reagire e a difendere la sicurezza e la libertà di tutti coloro che
amano la pace e rispettano le società aperte". Così il presidente
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna si rivolge
ai genitori di Valeria Solesin, la ragazza veneziana colpita a morte al
Bataclan. Afferma ancora Gattegna: "Grazie per il vostro esempio di
dignità e di coraggio, grazie per aver cresciuto una ragazza italiana
che ha amato la vita e grazie per aver aperto oggi, nel vostro dolore,
le porte a tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che
sono impegnati nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani
generazioni. Da oggi, da Venezia, nel nome di Valeria, si rinnova il
nostro impegno".
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l'intervento del rabbino capo
"Il suo messaggio resta vivo"
Oggi
l’ultimo saluto a Valentina Solesin in una Piazza San Marco gremita e
commossa. Il feretro trasportato in gondola dalla camera ardente
allestita nelle sale del Comune a Ca’ Farsetti fino a piazza San Marco
per l’ultimo abbraccio della città a una delle sue figlie, alla
presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e del ministro della
Difesa Roberta Pinotti che hanno voluto rendere omaggio alla giovane
veneziana, vittima dell’attentato al Bataclan di Parigi.
La
cerimonia si è aperta con l’inno di Mameli e La Marsigliese per
lasciare poi spazio agli interventi del sindaco Luigi Brugnaro; di nove
amici di Valeria e alla lettura di un messaggio inviato del presidente
francese Francois Hollande. Una cerimonia civile per ogni uomo e donna
senza differenza di credo, poiché, ha spiegato la famiglia, questo
momento di cordoglio deve essere comune a tutti. Per rispettare questo
desiderio di comunanza erano presenti in piazza gli esponenti delle tre
grandi religioni monoteiste: il patriarca di Venezia Francesco
Moraglia, l’imam Hamad Mahamed e il rabbino capo Scialom Bahbout, che
ha voluto dedicare una lettera a Valeria.
Ha
detto rav Bahbout: “Le parole che tu sentirai oggi, cara Valeria, sono
le parole che ti accompagneranno alla tua dimora eterna. Quando una
persona cara ci lascia, ci si chiede se ci lascia del tutto. Noi
pensiamo che i giusti non muoiono mai. Le loro azioni continuano a
vivere nelle persone che l’hanno amata e che si sentono legate al suo
ricordo. Lasciando questo mondo, tu continuerai a vivere, se ognuno di
noi sarà capace di portare avanti gli ideali di solidarietà che ti
hanno contraddistinto. In effetti, il problema, cara Valeria, è proprio
questo: molto spesso, spinti dalla retorica, facciamo grandi promesse
che poi si rivelano vane. Cosa fare affinché il tuo ricordo continui a
vivere?".
Michael Calimani
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UN'ALTRA GIOVANE VITTIMA DEL TERRORISMO
Ziv Mizrachi (1997 - 2015)
“Mi
hanno portato via Ziv”. Sono le poche parole, cariche di dolore, di una
madre a cui hanno strappato un figlio di soli diciotto anni, un giovane
rimasto vittima dell'odio terrorista. Ziv Mizrahi è stato assassinato
da un ragazzo palestinese di sedici anni, che lo ha colpito
ripetutamente con un coltello mentre si trovava alla stazione di
benzina di Dor Alon, sulla strada principale tra Gerusalemme e Tel
Aviv. Ziv era al primo anno del servizio militare per Tsahal
(l'esercito israeliano), ma al momento dell'attacco non era in
servizio. Aveva iniziato i suoi tre anni di leva solo nove mesi fa, e
ieri, come tributo a una vita spezzata prematuramente, le autorità
militari hanno deciso di promuoverlo simbolicamente dal grado di
soldato semplice a quello di caporale.
La famiglia Mizrahi è così costretta a piangere un altro dei suoi
figli, dopo aver perso nel 2003 lo zio di Ziv, Alon, morto mentre
cercava di proteggere i clienti del Caffe Hillel di Gerusalemme da un
attentatore suicida palestinese.
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qui roma - idee
I Quaderni neri di Heidegger
Dopo la pubblicazione postuma dei Quaderni neri,
tangibile testimonianza del suo antisemitismo, il filosofo tedesco
Martin Heidegger continua a far discutere ed aprire turbolenti
polemiche sulla stampa e nei circoli culturali. Una nuova finestra
aperta sull’ideologia di uno dei filosofi più oscuri e dibattuti nel
Novecento sul quale si concentra la tre giorni romana organizzata sotto
la direzione della studiosa Donatella Di Cesare, ex vicepresidente
della Martin Heidegger-Gesellschaft, che ha affrontato il tema nei
libri Heidegger e gli ebrei e Heidegger & sons,
entrambi editi dalla Bollati Boringhieri. Il convegno, apertosi ieri, è
patrocinato dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con
il sostegno della Fondazione Alexander von Humboldt, dell’Università
Sapienza di Roma, dell’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e
Storia delle Idee-CNR e del Dipartimento Scienze Umane e Sociali,
Patrimonio Culturale-CNR. “Nella giornata di ieri – racconta Di Cesare
– ci si è focalizzati in particolare sulla relazione di Peter Trawny
(autore dell’ultimo Heidegger e il mito della cospirazione ebraica, Bompiani) che si è interrogato sull’antisemitismo come tema imprescindibile e centrale della filosofia di Heidegger”.
(Nell'immagine delle note manoscritte di Martin Heidegger)
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Il proprio lavoro |
Qualche
anno fa, Roberto Saviano affermò che nulla è più rivoluzionario che far
bene il proprio lavoro. In un mondo così privo di un 'senso' condiviso,
impegnarsi può essere decisivo. Del resto, fu Primo Levi a spiegarci
quanto le opere umane siano essenziali alla nostra stessa esistenza:
perché gli ebrei non si ribellarono nei Lager e addirittura si fecero
sfruttare dai loro oppressori? Secondo Levi, perché l’istinto a
svolgere il proprio compito con diligenza è intrinseco all’essere umano
e fondamentale per percepire un senso nelle nostre vite. Persino in una
cava nel campo di sterminio, guardando in faccia la morte violenta.
Ho ripensato a questo negli ultimi giorni, dopo gli attentati di Parigi
e la scia di atti terroristici in Israele. Dover convivere con la
paura. Una sensazione che gli israeliani conoscono benissimo e che noi
europei cominciamo tristemente ad assaporare. Tranne gli europei di
religione ebraica: le nostre scuole e sinagoghe sono da sempre fasciate
in reti metalliche e protette da uomini armati. Ma per il continente
questa è la terribile novità. Ci si affanna a ripetere che non bisogna
dargliela vinta e cambiare la propria vita, ma nessuno può reprimere un
alito di paura dentro di sé.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Non luogo a procedere |
“Tutta
la Storia umana è un raschiamento della coscienza e soprattutto della
coscienza di ciò che sparisce”. Lo si legge nello straordinario romanzo
di Claudio Magris Non luogo a procedere,
appena uscito per i tipi della Garzanti (pagg. 362, euro 20), dedicato
in larga parte alla vicenda, per molti aspetti ancora misconosciuta,
della Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio in Italia. Qui, in
una vecchia fabbrica alla periferia di Trieste, durante l’occupazione
nazista fu attivo un forno crematorio dove furono gasati con il Zyklon
B migliaia di partigiani italiani e jugoslavi, ebrei e antifascisti.
Una “prova generale dell’inferno”.
Mario Avagliano
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