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24 novembre 2015 - 12 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Un bacio è una forma di comunicazione intima ma, secondo il Midrash (Bershìt Rabbah, 70; 12), anche di potere, pacificazione e separazione. Quale di questi sentimenti ha voluto comunicare Yaakov a Rachel quando incontrandola per la prima volta la baciò e… pianse? (Bershìt, 29; 11). La Torah ritorna spesso sul fatto che Rachel è figlia del fratello di sua madre non usando mai il termine ‘cugina’, assente nell’ebraico biblico. La parola ‘dodan’ è di fatto un neologismo dell’ebraico moderno che deriva da dod/a, zio/a. Perché questo pianto simultaneo al bacio?
 
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Dario
Calimani,
anglista
La violenza ci sta sconvolgendo il vivere quotidiano, ma soprattutto ci sta ingarbugliando le certezze. Come nelle cronache calcistiche dove tutti diventano tecnici, anche in questo caso ciascuno ha la sua la idea chiara sulle cause e sulle conseguenze e, soprattutto, ciascuno conosce la soluzione giusta e più sicura per sconfiggere il nemico. Gli ideologi di professione scaricano tutta la colpa su Israele, qualche pseudo-giornalista riesce anche a far passare la solita insinuazione antisemita secondo la quale dietro all’Isis c’è proprio Israele, i terzomondisti recitano il mea culpa a nome della civiltà occidentale (che non è mai del tutto ingiustificato), la destra populista si scaglia scomposta contro tutto l’Islam.
 
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Il presidente UCEI: "Valeria nel cuore di tutti"
“Cari Alberto e Luciana, desidero vi giunga, in queste ore di profondo dolore, l’affettuoso abbraccio degli ebrei italiani. Partecipiamo al vostro lutto assieme a tutti i cittadini impegnati a difendere i valori della Costituzione, del progresso, della tolleranza e della civile convivenza. Ma siamo accanto a voi, a tutti i cari e a tutti gli amici di Valeria con la speciale sensibilità suscitata da due millenni di presenza nelle tormentate vicende del nostro paese, determinati a reagire e a difendere la sicurezza e la libertà di tutti coloro che amano la pace e rispettano le società aperte”. Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna si rivolge ai genitori di Valeria Solesin, la ragazza veneziana colpita a morte al Bataclan e di cui si svolgeranno questa mattina i funerali. Afferma ancora Gattegna: “Grazie per il vostro esempio di dignità e di coraggio, grazie per aver cresciuto una ragazza italiana che ha amato la vita e grazie per aver aperto oggi, nel vostro dolore, le porte a tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che sono impegnati nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani generazioni. Da oggi, da Venezia, nel nome di Valeria, si rinnova il nostro impegno”.
 
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  davar
il messaggio del presidente ucei
"Valeria nel cuore di tutti noi"
"Cari Alberto e Luciana, desidero vi giunga, in queste ore di profondo dolore, l’affettuoso abbraccio degli ebrei italiani. Partecipiamo al vostro lutto assieme a tutti i cittadini impegnati a difendere i valori della Costituzione, del progresso, della tolleranza e della civile convivenza. Ma siamo accanto a voi, a tutti i cari e a tutti gli amici di Valeria con la speciale sensibilità suscitata da due millenni di presenza nelle tormentate vicende del nostro paese, determinati a reagire e a difendere la sicurezza e la libertà di tutti coloro che amano la pace e rispettano le società aperte". Così il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna si rivolge ai genitori di Valeria Solesin, la ragazza veneziana colpita a morte al Bataclan. Afferma ancora Gattegna: "Grazie per il vostro esempio di dignità e di coraggio, grazie per aver cresciuto una ragazza italiana che ha amato la vita e grazie per aver aperto oggi, nel vostro dolore, le porte a tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che sono impegnati nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani generazioni. Da oggi, da Venezia, nel nome di Valeria, si rinnova il nostro impegno".

l'intervento del rabbino capo
"Il suo messaggio resta vivo"

Oggi l’ultimo saluto a Valentina Solesin in una Piazza San Marco gremita e commossa. Il feretro trasportato in gondola dalla camera ardente allestita nelle sale del Comune a Ca’ Farsetti fino a piazza San Marco per l’ultimo abbraccio della città a una delle sue figlie, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e del ministro della Difesa Roberta Pinotti che hanno voluto rendere omaggio alla giovane veneziana, vittima dell’attentato al Bataclan di Parigi.

La cerimonia si è aperta con l’inno di Mameli e La Marsigliese per lasciare poi spazio agli interventi del sindaco Luigi Brugnaro; di nove amici di Valeria e alla lettura di un messaggio inviato del presidente francese Francois Hollande. Una cerimonia civile per ogni uomo e donna senza differenza di credo, poiché, ha spiegato la famiglia, questo momento di cordoglio deve essere comune a tutti. Per rispettare questo desiderio di comunanza erano presenti in piazza gli esponenti delle tre grandi religioni monoteiste: il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, l’imam Hamad Mahamed e il rabbino capo Scialom Bahbout, che ha voluto dedicare una lettera a Valeria.
Ha detto rav Bahbout: “Le parole che tu sentirai oggi, cara Valeria, sono le parole che ti accompagneranno alla tua dimora eterna. Quando una persona cara ci lascia, ci si chiede se ci lascia del tutto. Noi pensiamo che i giusti non muoiono mai. Le loro azioni continuano a vivere nelle persone che l’hanno amata e che si sentono legate al suo ricordo. Lasciando questo mondo, tu continuerai a vivere, se ognuno di noi sarà capace di portare avanti gli ideali di solidarietà che ti hanno contraddistinto. In effetti, il problema, cara Valeria, è proprio questo: molto spesso, spinti dalla retorica, facciamo grandi promesse che poi si rivelano vane. Cosa fare affinché il tuo ricordo continui a vivere?".

Michael Calimani
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UN'ALTRA GIOVANE VITTIMA DEL TERRORISMO
Ziv Mizrachi (1997 - 2015)
“Mi hanno portato via Ziv”. Sono le poche parole, cariche di dolore, di una madre a cui hanno strappato un figlio di soli diciotto anni, un giovane rimasto vittima dell'odio terrorista. Ziv Mizrahi è stato assassinato da un ragazzo palestinese di sedici anni, che lo ha colpito ripetutamente con un coltello mentre si trovava alla stazione di benzina di Dor Alon, sulla strada principale tra Gerusalemme e Tel Aviv. Ziv era al primo anno del servizio militare per Tsahal (l'esercito israeliano), ma al momento dell'attacco non era in servizio. Aveva iniziato i suoi tre anni di leva solo nove mesi fa, e ieri, come tributo a una vita spezzata prematuramente, le autorità militari hanno deciso di promuoverlo simbolicamente dal grado di soldato semplice a quello di caporale.
La famiglia Mizrahi è così costretta a piangere un altro dei suoi figli, dopo aver perso nel 2003 lo zio di Ziv, Alon, morto mentre cercava di proteggere i clienti del Caffe Hillel di Gerusalemme da un attentatore suicida palestinese.
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qui roma - idee
I Quaderni neri di Heidegger
Dopo la pubblicazione postuma dei Quaderni neri, tangibile testimonianza del suo antisemitismo, il filosofo tedesco Martin Heidegger continua a far discutere ed aprire turbolenti polemiche sulla stampa e nei circoli culturali. Una nuova finestra aperta sull’ideologia di uno dei filosofi più oscuri e dibattuti nel Novecento sul quale si concentra la tre giorni romana organizzata sotto la direzione della studiosa Donatella Di Cesare, ex vicepresidente della Martin Heidegger-Gesellschaft, che ha affrontato il tema nei libri Heidegger e gli ebrei e Heidegger & sons, entrambi editi dalla Bollati Boringhieri. Il convegno, apertosi ieri, è patrocinato dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con il sostegno della Fondazione Alexander von Humboldt, dell’Università Sapienza di Roma, dell’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee-CNR e del Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale-CNR. “Nella giornata di ieri – racconta Di Cesare – ci si è focalizzati in particolare sulla relazione di Peter Trawny (autore dell’ultimo Heidegger e il mito della cospirazione ebraica, Bompiani) che si è interrogato sull’antisemitismo come tema imprescindibile e centrale della filosofia di Heidegger”.


(Nell'immagine delle note manoscritte di Martin Heidegger)
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qui roma - segnalibro
Il Califfo e l'ayatollah Khamenei
le radici comuni del Terrore

Quale relazione intercorre tra il sedicente Califfo che, alla guida dello Stato Islamico, minaccia l’Occidente e l’iraniano ayatollah Khamenei, il quale ha invocato e minacciato più volte la distruzione d’Israele? Ad analizzare la questione è il nuovo libro scritto dalla giornalista Fiamma Nirenstein Il Califfo e l’Ayatollah, edito da Mondadori, nel quale torna a trattare numerosi temi di stringente attualità. Il volume verrà presentato oggi alla libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica di Roma (ore 18.30) alla presenza dell’autrice e dei i giornalisti Maurizio Molinari, Pierluigi Battista e Massimo Bordin. “Quello che ho cercato di fare – spiega Nirenstein a Pagine Ebraiche – è stato spiegare come l’integralismo islamico non sia confinato all’Isis come molti vogliono far credere. Esso risiede anche nell’Iran imperialista e in paesi legati a lui dove vengono continuamente violati i diritti umani”.
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pilpul
Il proprio lavoro
Qualche anno fa, Roberto Saviano affermò che nulla è più rivoluzionario che far bene il proprio lavoro. In un mondo così privo di un 'senso' condiviso, impegnarsi può essere decisivo. Del resto, fu Primo Levi a spiegarci quanto le opere umane siano essenziali alla nostra stessa esistenza: perché gli ebrei non si ribellarono nei Lager e addirittura si fecero sfruttare dai loro oppressori? Secondo Levi, perché l’istinto a svolgere il proprio compito con diligenza è intrinseco all’essere umano e fondamentale per percepire un senso nelle nostre vite. Persino in una cava nel campo di sterminio, guardando in faccia la morte violenta.
Ho ripensato a questo negli ultimi giorni, dopo gli attentati di Parigi e la scia di atti terroristici in Israele. Dover convivere con la paura. Una sensazione che gli israeliani conoscono benissimo e che noi europei cominciamo tristemente ad assaporare. Tranne gli europei di religione ebraica: le nostre scuole e sinagoghe sono da sempre fasciate in reti metalliche e protette da uomini armati. Ma per il continente questa è la terribile novità. Ci si affanna a ripetere che non bisogna dargliela vinta e cambiare la propria vita, ma nessuno può reprimere un alito di paura dentro di sé.


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Non luogo a procedere
“Tutta la Storia umana è un raschiamento della coscienza e soprattutto della coscienza di ciò che sparisce”. Lo si legge nello straordinario romanzo di Claudio Magris Non luogo a procedere, appena uscito per i tipi della Garzanti (pagg. 362, euro 20), dedicato in larga parte alla vicenda, per molti aspetti ancora misconosciuta, della Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio in Italia. Qui, in una vecchia fabbrica alla periferia di Trieste, durante l’occupazione nazista fu attivo un forno crematorio dove furono gasati con il Zyklon B migliaia di partigiani italiani e jugoslavi, ebrei e antifascisti. Una “prova generale dell’inferno”.

Mario Avagliano
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