
Elia Richetti,
rabbino
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L’atteggiamento
di Yosèf verso i suoi fratelli ci può apparire sconcertante: dopo tanti
anni di forzata distanza, sembra faccia di tutto per umiliarli e
terrorizzarli. Perfino ‘Esàv si era comportato meglio nei confronti di
Ya‘aqòv: dopo ciò che era successo fra di loro, a ventott’anni di
distanza, gli era corso incontro e lo aveva abbracciato. Perché Yosèf,
sempre definito ‘tzaddìq’, si comporta in maniera così
riprovevole?
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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La
profonda crisi della politica americana emerge in modo emblematico in
questa fase iniziale delle elezioni primarie. Al vertice, Barack Obama
all’inizio del suo ultimo anno di presidenza sembra aver tirato i remi
in barca. La sua velleitaria, contraddittoria o addirittura
anacronistica politica medio-orientale ha lasciato un enorme vuoto che
altri – capeggiati da Vladimir Putin – tentano di riempire.
Va detto, a parziale vantaggio di Obama, che l’economia americana si è
notevolmente ripresa dopo il collasso del 2008-2009, e questa è la cosa
che maggiormente interesserà agli elettori il giorno del voto. Fra i
democratici il solo oppositore di Hillary Clinton – brillante donna
politica che però sembra aver superato la vetta delle sue capacità,
sembrando oggi un po’ stantia e fumosa – è il populista, radicale e
anticonformista Bernie Sanders. I 15 candidati repubblicani guidati da
Donald Trump formano una processione per lo più di lunatici,
ciarlatani, ignoranti, eccentrici, estremisti, con qualche eccezione di
esperienza manageriale, equilibrio e moderazione.
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Parigi, l'identikit mancante |
Fino
a due anni fa passava il tempo a guardare partite di calcio al bar,
navigare su Facebook e sognare macchine fiammanti. Poi, nel 2014, si è
fatto ritrarre con indosso una bandana dell’Isis. Il terzo uomo che ha
compiuto la strage al Bataclan di Parigi è Foued Mohamed Aggad,
francese di 23 anni già noto ai servizi segreti. A rivelare l’identità
mancante del terrorista, la madre residente in Marocco, che ha ricevuto
un messaggio nel quale le si comunicava che il figlio “era morto da
martire”. “Anche lui – scrive il Corriere – era stato etichettato dalle
autorità con la ‘S’ che indica i soggetti radicalizzati in odore di
jihad”. E mentre il commando degli attentatori viene ricomposto, dalla
Francia il primo ministro Manuel Valls propone di aprire un centro nel
quale confinare i sospetti jihadisti.
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NOSTRA AETATE, NUOVO DOCUMENTO VATICANO
“Tra Ebraismo e Cristianesimo
un rapporto di stretta parentela”
Non
un documento ufficiale del magistero della Chiesa, ma un documento di
studio il cui intento è quello di approfondire la dimensione teologica
del dialogo ebraico-cattolico.
Si presenta così Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili,
il nuovo testo prodotto dalla commissione per i rapporti religiosi con
l’ebraismo della Santa Sede in occasione del cinquantenario della
dichiarazione Nostra Aetate. Molteplici i temi affrontati nel
documento: dall’impatto della dichiarazione conciliare allo statuto
teologico del dialogo ebraico-cattolico; dalla relazione tra Antico e
Nuovo Testamento al mandato evangelizzatore della Chiesa in relazione
all’ebraismo. Il documento riprende un concetto non nuovo, ovvero il
fatto che il cristianesimo deriva dall’ebraismo, ha radici ebraiche e
può essere compreso adeguatamente soltanto tenendo presente tale
contesto. In quest’ottica significativa appare però un’annotazione:
“Anche se l’ebreo Gesù è percepito in maniera diversa da cristiani e da
ebrei – ha rilevato il presidente della commissione Kurt Koch,
intervenendo oggi in conferenza stampa – da un punto di vista teologico
si può tuttavia parlare di un legame di parentela strettissimo e
imprescindibile”.
Il
documento descrive infatti il dialogo tra ebrei e cristiani con le
seguenti parole: "Pertanto, solo con le dovute riserve, il dialogo
ebraico-cristiano può essere definito dialogo interreligioso’ in senso
stretto. Si dovrebbe piuttosto parlare di un tipo di ‘dialogo
intrareligioso’ o ‘intra-familiare’ sui generis”. Relativamente al
rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, Koch ha poi sottolineato “che
può esserci soltanto un’unica storia dell’alleanza tra Dio e il suo
popolo” e che il Signore “ha sempre rinnovato l’alleanza con il suo
popolo Israele”. In questo quadro s’iscriverebbe anche la nuova
alleanza. Seppure, per i cattolici, quest’ultima si ponga “in un
rapporto speciale con le precedenti”. Altro tema spinoso
l’atteggiamento dei cristiani sulla questione dell’evangelizzazione in
relazione agli ebrei. A tal proposito il documento propone le seguenti
conclusioni: “La Chiesa deve comprendere l’evangelizzazione rivolta
agli ebrei, che credono nell’unico Dio, in maniera diversa rispetto a
quella diretta a coloro che appartengono ad altre religioni o hanno
altre visioni del mondo”. Ciò concretamente significa che la Chiesa
cattolica non “conduce” né “incoraggia” alcuna missione istituzionale
rivolta specificamente agli ebrei. Fermo restando questo rifiuto, si
legge ancora, i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della
loro fede anche davanti agli ebrei. Ma devono farlo con “umiltà e
sensibilità”, riconoscendo che gli ebrei “sono portatori della Parola
di Dio” e tenendo presente “la grande tragedia della Shoah”. In ambito
dialogico tra gli obiettivi indicati come ineludibili una maggiore
collaborazione nel campo dell’esegesi e una lotta comune contro ogni
forma di antisemitismo. Soddisfazione è stata espressa nel medesimo
contesto dal rabbino David Rosen, direttore degli affari interreligiosi
dell’American Jewish Committee, che ha parlato del documento come di
una “pietra miliare” nel dialogo. “Un documento apprezzabile per molte
ragioni. In particolare – le sue parole – per l’enfasi che viene posta
sulla sfida educativa che investe le istituzioni ecclesiastiche nel
fare proprie e integrare nel proprio programma formativo il messaggio
della Nostra Aetate e i successivi documenti emessi dalla Santa Sede”.
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WASHInGTON - L'INCONTRO CON IL PRESIDENTE USA Rivlin: "Obama? È un amico
impegnato a difendere Israele"
Vigorose
strette di mano e tanti sorrisi. Il primo incontro ufficiale tra il
Presidente di Israele Reuven Rivlin e il Presidente degli Stati Uniti
Barack Obama si è svolto in un clima di grande sintonia, raccontano i
quotidiani israeliani.
“Vogliamo
ringraziarvi dal profondo del cuore, come popolo d'Israele, per quello
che avete fatto negli scorsi sei anni, per l'aiuto finanziario,
diplomatico e militare che ci avete dato”, ha dichiarato Rivlin,
rivolgendosi all'amministrazione Obama. I due presidenti, che hanno
celebrato insieme alla Casa Bianca la festa di Chanukkah, hanno trovato
diversi punti di contatto, in particolare sulla necessità di riaprire
un fronte del dialogo tra israeliani e palestinesi, al momento in
totale stallo. Su questo fronte, ha spiegato Rivlin dopo l'incontro,
Obama è apparso poco ottimista, esprimendo la sua preoccupazione per il
futuro del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas,
considerato l'unico interlocutore per un possibile negoziato di pace.
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spotlight - jciak
Il ritorno di Belle e Sebastien
Se avete amato Belle e Sebastien,
il loro ritorno rischia di deludervi. Le nuove avventure del bambino e
del suo magnifico cane, che un anno fa avevano avuto un incredibile
successo di pubblico e di critica, stavolta toccano corde molto
diverse.
Belle e Sebastien, l’avventura continua,
da questa settimana nelle sale italiane, non ha più come sfondo la
Francia occupata dei nazisti e il salvataggio di gruppi di ebrei in
fuga dalla Shoah, ma racconta la ricerca della madre adottiva del
piccolo Sebastien, scomparsa in un incidente aereo nei boschi
transalpini. È un soggetto meno forte per il pubblico adulto ma le
peripezie dei due eroi, ancor più ricche di ritmo, suspense e fantasia,
non mancheranno di conquistare i più piccoli.
Daniela Gross
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Setirot
- Settanta lingue |
Nell’introduzione
al Pirkei Avot da lui tradotto e commentato, il rav Yoseph Colombo
(z.l.) scriveva riguardo all’esistenza di un pensiero ebraico antico
almeno quanto quello greco: “(…) Chi non sa che da un popolo ad un
altro, cambiando mentalità ed ambiente, i problemi variano e quel che
interessa l’un popolo lascia l’altro indifferente, o quel che travaglia
l’uno ha già avuto, a volte, in un modo qualsiasi, la sua soluzione per
l’altro? Chi non sa che gli stessi problemi poi sono impostati in modo
diverso, in termini a volte molto dissimili, dai vari popoli e dalle
varie civiltà? (…)”. L’insegnamento, almeno per me, è fondamentale:
forte della tua identità e della tua cultura (e per chi vuole si può
aggiungere della tua fede), non comportarti come se fosse l’unica
ammessa e ammissibile, confrontati e soprattutto cerca di rapportarti
con le altre. Non a caso i 71 giudici che sedevano nel Sanhedrìn
(Sinedrio) dovevano conoscere settanta ‘lingue’ – leggi culture, popoli.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Il ciclo |
Dice
rav David Feinstein che quando Giuseppe interpreta i sogni del Faraone
spiegando che i sette anni di abbondanza, a cui seguiranno sette anni
di carestia, serviranno per immagazzinare cibo e provviste per il
periodo successivo, compie una rivoluzione politica.
Daniel Funaro
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In ascolto - Chanukkah
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Sono
appena tornata da Camaldoli, dove ho tenuto un seminario per i Colloqui
ebraico cristiani, a cui quest’anno hanno partecipato 200 persone.
Un’esperienza intensa e stimolante, non solo per il programma
scientifico ma anche per il contatto umano, lo scambio di idee e di
biglietti da visita, con la promessa di “sentirci presto per far
qualcosa insieme”. Per quattro giorni i diversi spazi del Monastero si
sono riempiti di parole e di musica, di antifone della liturgia
cristiana e melodie di Chanukkah, intonate all’accensione dei lumi la
sera, nel salone in pietra e legno gremito di gente.
Maria Teresa Milano
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Opera omnia |
Di quanti autori ho letto l'Opera Omnia ? Di uno certamente, è Juan Rulfo.
De La pianura in fiamme ho
bevuto più e più volte - a sorsi avidi o timidi, fonti inesauste di
arsure, sbronze, reminiscenze e oblio - la miscela di dure esistenze e
soavissimi incantesimi, di vite perdute e redente, di fiati e risa e
umori spazzati dallo stesso vento implacabile che brucia ma accende, e
che soffia fra le pagine e le parole, le righe in nero e quelle
bianche: racconti di fiato, cioè di spirito, di ruah, di pneuma, di
respiro.
Valerio Fiandra
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Madri d'Israele - Alexandra |
In
linea perfetta con le precedenti Madri d’Israele, ciò che più colpisce
di Alexandra Liebermann, è il suo sorriso. Un sorriso sincero, tanto
dolce quanto determinato. La incontro in un piccolo ristorante nel
centro di Israele, in seguito ad un articolo letto sul noto quotidiano
Yediot Hacharonot che raccontava la sua storia con toni entusiasti.
David Zebuloni
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Vivere ancora |
Poco
più di due settimane prima di Rosh Hashanah 5761, che quell’anno cadeva
di Shabbat, mi trovavo seduta ad un caffè viennese ad intervistare Ruth
Klüger, eminente germanista nata a Vienna nel 1931 e da qui deportata
insieme alla madre a Terezín, Auschwitz e Christianstadt, un campo
satellite di Gross-Rosen.
Sara Valentina Di Palma
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