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10 dicembre 2015 - 28 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
L’atteggiamento di Yosèf verso i suoi fratelli ci può apparire sconcertante: dopo tanti anni di forzata distanza, sembra faccia di tutto per umiliarli e terrorizzarli. Perfino ‘Esàv si era comportato meglio nei confronti di Ya‘aqòv: dopo ciò che era successo fra di loro, a ventott’anni di distanza, gli era corso incontro e lo aveva abbracciato. Perché Yosèf, sempre definito ‘tzaddìq’, si comporta in maniera così riprovevole? 
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
La profonda crisi della politica americana emerge in modo emblematico in questa fase iniziale delle elezioni primarie. Al vertice, Barack Obama all’inizio del suo ultimo anno di presidenza sembra aver tirato i remi in barca. La sua velleitaria, contraddittoria o addirittura anacronistica politica medio-orientale ha lasciato un enorme vuoto che altri – capeggiati da Vladimir Putin – tentano di riempire.
Va detto, a parziale vantaggio di Obama, che l’economia americana si è notevolmente ripresa dopo il collasso del 2008-2009, e questa è la cosa che maggiormente interesserà agli elettori il giorno del voto. Fra i democratici il solo oppositore di Hillary Clinton – brillante donna politica che però sembra aver superato la vetta delle sue capacità, sembrando oggi un po’ stantia e fumosa – è il populista, radicale e anticonformista Bernie Sanders. I 15 candidati repubblicani guidati da Donald Trump formano una processione per lo più di lunatici, ciarlatani, ignoranti, eccentrici, estremisti, con qualche eccezione di esperienza manageriale, equilibrio e moderazione.
 
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Parigi, l'identikit mancante
Fino a due anni fa passava il tempo a guardare partite di calcio al bar, navigare su Facebook e sognare macchine fiammanti. Poi, nel 2014, si è fatto ritrarre con indosso una bandana dell’Isis. Il terzo uomo che ha compiuto la strage al Bataclan di Parigi è Foued Mohamed Aggad, francese di 23 anni già noto ai servizi segreti. A rivelare l’identità mancante del terrorista, la madre residente in Marocco, che ha ricevuto un messaggio nel quale le si comunicava che il figlio “era morto da martire”. “Anche lui – scrive il Corriere – era stato etichettato dalle autorità con la ‘S’ che indica i soggetti radicalizzati in odore di jihad”. E mentre il commando degli attentatori viene ricomposto, dalla Francia il primo ministro Manuel Valls propone di aprire un centro nel quale confinare i sospetti jihadisti.
 
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  davar
NOSTRA AETATE, NUOVO DOCUMENTO VATICANO
“Tra Ebraismo e Cristianesimo
un rapporto di stretta parentela”

Non un documento ufficiale del magistero della Chiesa, ma un documento di studio il cui intento è quello di approfondire la dimensione teologica del dialogo ebraico-cattolico.

Si presenta così Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili, il nuovo testo prodotto dalla commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo della Santa Sede in occasione del cinquantenario della dichiarazione Nostra Aetate. Molteplici i temi affrontati nel documento: dall’impatto della dichiarazione conciliare allo statuto teologico del dialogo ebraico-cattolico; dalla relazione tra Antico e Nuovo Testamento al mandato evangelizzatore della Chiesa in relazione all’ebraismo. Il documento riprende un concetto non nuovo, ovvero il fatto che il cristianesimo deriva dall’ebraismo, ha radici ebraiche e può essere compreso adeguatamente soltanto tenendo presente tale contesto. In quest’ottica significativa appare però un’annotazione: “Anche se l’ebreo Gesù è percepito in maniera diversa da cristiani e da ebrei – ha rilevato il presidente della commissione Kurt Koch, intervenendo oggi in conferenza stampa – da un punto di vista teologico si può tuttavia parlare di un legame di parentela strettissimo e imprescindibile”.
Il documento descrive infatti il dialogo tra ebrei e cristiani con le seguenti parole: "Pertanto, solo con le dovute riserve, il dialogo ebraico-cristiano può essere definito dialogo interreligioso’ in senso stretto. Si dovrebbe piuttosto parlare di un tipo di ‘dialogo intrareligioso’ o ‘intra-familiare’ sui generis”. Relativamente al rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, Koch ha poi sottolineato “che può esserci soltanto un’unica storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo” e che il Signore “ha sempre rinnovato l’alleanza con il suo popolo Israele”. In questo quadro s’iscriverebbe anche la nuova alleanza. Seppure, per i cattolici, quest’ultima si ponga “in un rapporto speciale con le precedenti”. Altro tema spinoso l’atteggiamento dei cristiani sulla questione dell’evangelizzazione in relazione agli ebrei. A tal proposito il documento propone le seguenti conclusioni: “La Chiesa deve comprendere l’evangelizzazione rivolta agli ebrei, che credono nell’unico Dio, in maniera diversa rispetto a quella diretta a coloro che appartengono ad altre religioni o hanno altre visioni del mondo”. Ciò concretamente significa che la Chiesa cattolica non “conduce” né “incoraggia” alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei. Fermo restando questo rifiuto, si legge ancora, i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede anche davanti agli ebrei. Ma devono farlo con “umiltà e sensibilità”, riconoscendo che gli ebrei “sono portatori della Parola di Dio” e tenendo presente “la grande tragedia della Shoah”. In ambito dialogico tra gli obiettivi indicati come ineludibili una maggiore collaborazione nel campo dell’esegesi e una lotta comune contro ogni forma di antisemitismo. Soddisfazione è stata espressa nel medesimo contesto dal rabbino David Rosen, direttore degli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee, che ha parlato del documento come di una “pietra miliare” nel dialogo. “Un documento apprezzabile per molte ragioni. In particolare – le sue parole – per l’enfasi che viene posta sulla sfida educativa che investe le istituzioni ecclesiastiche nel fare proprie e integrare nel proprio programma formativo il messaggio della Nostra Aetate e i successivi documenti emessi dalla Santa Sede”.
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LA NOTA DI UN GRUPPO DI RABBINI MODERNISTi
"Cristianesimo nel piano divino"
La nascita del Cristianesimo? Parte di un piano divino affinché ebrei e cristiani possano lavorare insieme per la redenzione del mondo. È quanto sostengono 25 rabbini appartenenti alla corrente Modern Orthodox in un documento congiunto intitolato “Fare la volontà del Padre Nostro nei Cieli: verso una collaborazione tra ebrei e cristiani".

Un documento estremamente divisivo, che scarsi consensi sembra riscuotere all’interno degli ambienti ortodossi e che lascia immaginare una rottura da parte di alcuni rabbini decisamente aperturisti e modernisti. Scrivono gli autori del documento: “Riconosciamo che dal Concilio Vaticano II l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica sull’ebraismo è cambiato in maniera radicale e irrevocabile. La promulgazione di Nostra Aetate cinquant’anni fa ha dato il via a un processo di riconciliazione tra le nostre due comunità”. Gli ebrei di oggi, viene inoltre sostenuto, hanno ormai sperimentato amore sincero e rispetto da parte di molti cristiani. E questo attraverso iniziative di dialogo, incontri e conferenze “in tutto il mondo”. “Ora che la Chiesa cattolica ha riconosciuto l’Alleanza eterna tra Dio e Israele – si sottolinea – noi ebrei possiamo riconoscere il perdurante valore costruttivo del cristianesimo come nostro partner nella redenzione del mondo, senza nessuna paura che questa comunanza possa essere sfruttata per finalità missionarie”. Tra i firmatari del documento i rabbini Irving Greenberg, Benny Lau e David Rosen. Quest’ultimo è intervenuto poche ore fa in Vaticano alla presentazione del documento sul dialogo prodotto dalla commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo della Santa Sede.

IL CREATORE DI FACEBOOK CONTRO TRUMP
Mark Zuckerberg: "Da ebreo,
difendo la libertà di tutti"

Limitare la libertà di una comunità costituisce un pericolo per tutta la società. In nome di questo principio, il creatore di Facebook Mark Zuckerberg ha deciso di non rimanere in silenzio dopo le ultime dichiarazioni choc del magnate Donald Trump che, in corsa per conquistarsi la poltrona della Casa Bianca, ha prima invitato a non far entrare più musulmani in America e poi suggerito di chiudere il flusso libero del web, “almeno in alcuni paesi”, per arginare il terrorismo.

“In quanto ebreo – scrive Zuckerberg sul proprio profilo del social network – i miei genitori mi hanno insegnato che dobbiamo ribellarci agli attacchi rivolti a tutte la comunità. Anche se oggi l’attacco non è rivolto a te, con il passare del tempo gli attacchi alla libertà di qualcuno nuoceranno tutti”.
L’identità ebraica e il principio della tutela delle minoranze hanno spinto il giovane magnate americano a lanciare il suo messaggio in supporto alla comunità musulmana: “Se sei un musulmano che fa parte di questa community – continua – come proprietario di Facebook, voglio che tu sappia che sarai sempre il benvenuto e che combatteremo per proteggere i tuoi diritti e creare uno spazio di crescita pacifico e sicuro”.
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WASHInGTON - L'INCONTRO CON IL PRESIDENTE USA Rivlin: "Obama? È un amico
impegnato a difendere Israele"

Vigorose strette di mano e tanti sorrisi. Il primo incontro ufficiale tra il Presidente di Israele Reuven Rivlin e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è svolto in un clima di grande sintonia, raccontano i quotidiani israeliani.

“Vogliamo ringraziarvi dal profondo del cuore, come popolo d'Israele, per quello che avete fatto negli scorsi sei anni, per l'aiuto finanziario, diplomatico e militare che ci avete dato”, ha dichiarato Rivlin, rivolgendosi all'amministrazione Obama. I due presidenti, che hanno celebrato insieme alla Casa Bianca la festa di Chanukkah, hanno trovato diversi punti di contatto, in particolare sulla necessità di riaprire un fronte del dialogo tra israeliani e palestinesi, al momento in totale stallo. Su questo fronte, ha spiegato Rivlin dopo l'incontro, Obama è apparso poco ottimista, esprimendo la sua preoccupazione per il futuro del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, considerato l'unico interlocutore per un possibile negoziato di pace.
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le critiche di netanyahu e dell'ebraismo usa
Israele, Trump cancella la visita
dopo le sue parole sull'Islam

Donald Trump ha annullato la sua visita, prevista per questo mese, in Israele. Il candidato alla Casa Bianca, al momento in testa ai sondaggi per le primarie del partito Repubblicano, ha comunicato la decisione a distanza di poche ore dalle critiche ricevute dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu per aver chiesto di vietare ai musulmani di entrare negli Stati Uniti. “Ho deciso di rimandare il mio viaggio in Israele e di pianificare il mio incontro con Netanyahu in un secondo momento, quando sarò diventato Presidente degli Stati Uniti”, l'annuncio di Trump sui social network, senza però spiegare il motivo della cancellazione. Il suo appello a chiudere le frontiere ai musulmani è stato in ogni caso rigettato da Netanyahu che ha sottolineato come “lo Stato d'Israele rispetta tutte le religioni e garantisce in modo rigoroso i diritti di tutti i suoi cittadini”. “Allo stesso tempo – ha aggiunto il Premier – Israele sta combattendo contro l'Islam militante che colpisce musulmani, cristiani ed ebrei e minaccia il mondo intero”.
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qui firenze
Memoria, le buone pratiche
Cosa conosciamo della Shoah? Ruotava attorno a questa domanda il programma del convegno internazionale organizzato ieri a Firenze, nell’aula magna del rettorato, dalla docente e formatrice Silvia Guetta. Un’iniziativa promossa in occasione dell’apertura della mostra itinerante “I giovani ricordano la Shoah” (realizzata dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il supporto dell’UCEI) e che ha portato diverse esperienze e voci a confronto.  Studiosi, educatori, mondo accademico. Un dialogo intenso per individuare le migliori pratiche ed elaborare strategie comuni. “È importante che gli educatori lavorino a stretto contatto e in simbiosi con quello che è il loro contesto geografico e sociale. Il territorio deve parlare, far sentire ai ragazzi che è un luogo di Memoria” ha sottolineato la professoressa Guetta dando il via ai lavori.
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grande fratello - oggi la finale
Simone, l'ora della verità
Venticinque anni, studente di matematica, per sua stessa definizione un “nerd” a causa della passione sfrenata per videogiochi e formule algebriche. Tra le quattro mura più spiate d’Italia ha conquistato molti per la simpatia e per la spontaneità.

Qualità che pochi mesi prima gli avevano permesso di diventare uno dei volti più amati del padiglione israeliano all’Expo, dove aveva il compito di accogliere i visitatori e di condurli all’interno del percorso espositivo. Non ci sarà dunque da sorprendersi se sarà il biellese Simone Nicastri ad aggiudicarsi la 14esima edizione del Grande Fratello, il cui epilogo è previsto per stasera. Tra web e social network, sono in tanti a mobilitarsi per lui. “Sosteniamo il nostro cucciolone”, l’invito rivolto dal responsabile delle relazioni esterne del padiglione Menachem Gantz al popolo della rete.
chanukkah 5776 - melamed
Firenze, l'omaggio dei bimbi
Un trionfo di colori, forme e immaginazione. Si presentavano così le Chanukkiot realizzate dai giovani del Talmud Torah fiorentino, da ieri esposte in Comunità. “Il colpo d’occhio era emozionante. La nostra giuria ha scelto tra opere che si sono distinte particolarmente per l’originalità. Ma la verità è che hanno vinto tutti” sottolinea con orgoglio la presidente Sara Cividalli.

(Nell’immagine il lavoro realizzato da Greta e Noah, studentesse di prima media, dedicato alla grande sinagoga di via Farini)
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chanukkah 5776
Roma, una luce di speranza
“La burocrazia è un elemento che sta sopra a tutti noi, ma la volontà è più forte. C’è una procedura in corso. Spero che questa struttura possa rinascere presto in modo ancora più qualificato”. Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha partecipato alla quarta accensione della Chanukkiah all’Ospedale Israelitico di Roma.
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otto giorni otto luci
Un desiderio da realizzare
L’idea che la Chanukkiah rappresenti la Torah orale deriva dal fatto che essa sia considerata l’erede della Menorah del Tabernacolo del deserto prima e del Tempio di Gerusalemme poi. Rabbenu Bachye (Bechye ben Asher ibn Halawa, XIII sec.) commenta così nella parashà di Terumà (Esodo 25:31): la Menorah, con i suoi sette lumi, allude alla Torah che è chiamata “Or-Luce”.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova
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spotlight - jciak 
Il ritorno di Belle e Sebastien 
Se avete amato Belle e Sebastien, il loro ritorno rischia di deludervi. Le nuove avventure del bambino e del suo magnifico cane, che un anno fa avevano avuto un incredibile successo di pubblico e di critica, stavolta toccano corde molto diverse.

Belle e Sebastien, l’avventura continua, da questa settimana nelle sale italiane, non ha più come sfondo la Francia occupata dei nazisti e il salvataggio di gruppi di ebrei in fuga dalla Shoah, ma racconta la ricerca della madre adottiva del piccolo Sebastien, scomparsa in un incidente aereo nei boschi transalpini. È un soggetto meno forte per il pubblico adulto ma le peripezie dei due eroi, ancor più ricche di ritmo, suspense e fantasia, non mancheranno di conquistare i più piccoli.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Settanta lingue
Nell’introduzione al Pirkei Avot da lui tradotto e commentato, il rav Yoseph Colombo (z.l.) scriveva riguardo all’esistenza di un pensiero ebraico antico almeno quanto quello greco: “(…) Chi non sa che da un popolo ad un altro, cambiando mentalità ed ambiente, i problemi variano e quel che interessa l’un popolo lascia l’altro indifferente, o quel che travaglia l’uno ha già avuto, a volte, in un modo qualsiasi, la sua soluzione per l’altro? Chi non sa che gli stessi problemi poi sono impostati in modo diverso, in termini a volte molto dissimili, dai vari popoli e dalle varie civiltà? (…)”. L’insegnamento, almeno per me, è fondamentale: forte della tua identità e della tua cultura (e per chi vuole si può aggiungere della tua fede), non comportarti come se fosse l’unica ammessa e ammissibile, confrontati e soprattutto cerca di rapportarti con le altre. Non a caso i 71 giudici che sedevano nel Sanhedrìn (Sinedrio) dovevano conoscere settanta ‘lingue’ – leggi culture, popoli.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Il ciclo
Dice rav David Feinstein che quando Giuseppe interpreta i sogni del Faraone spiegando che i sette anni di abbondanza, a cui seguiranno sette anni di carestia, serviranno per immagazzinare cibo e provviste per il periodo successivo, compie una rivoluzione politica.

Daniel Funaro
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In ascolto - Chanukkah
Sono appena tornata da Camaldoli, dove ho tenuto un seminario per i Colloqui ebraico cristiani, a cui quest’anno hanno partecipato 200 persone. Un’esperienza intensa e stimolante, non solo per il programma scientifico ma anche per il contatto umano, lo scambio di idee e di biglietti da visita, con la promessa di “sentirci presto per far qualcosa insieme”. Per quattro giorni i diversi spazi del Monastero si sono riempiti di parole e di musica, di antifone della liturgia cristiana e melodie di Chanukkah, intonate all’accensione dei lumi la sera, nel salone in pietra e legno gremito di gente.

Maria Teresa Milano
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Opera omnia
Di quanti autori ho letto l'Opera Omnia ? Di uno certamente, è Juan Rulfo.
De La pianura in fiamme ho bevuto più e più volte - a sorsi avidi o timidi, fonti inesauste di arsure, sbronze, reminiscenze e oblio - la miscela di dure esistenze e soavissimi incantesimi, di vite perdute e redente, di fiati e risa e umori spazzati dallo stesso vento implacabile che brucia ma accende, e che soffia fra le pagine e le parole, le righe in nero e quelle bianche: racconti di fiato, cioè di spirito, di ruah, di pneuma, di respiro.


Valerio Fiandra
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Madri d'Israele - Alexandra
In linea perfetta con le precedenti Madri d’Israele, ciò che più colpisce di Alexandra Liebermann, è il suo sorriso. Un sorriso sincero, tanto dolce quanto determinato. La incontro in un piccolo ristorante nel centro di Israele, in seguito ad un articolo letto sul noto quotidiano Yediot Hacharonot che raccontava la sua storia con toni entusiasti.

David Zebuloni
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Vivere ancora
Poco più di due settimane prima di Rosh Hashanah 5761, che quell’anno cadeva di Shabbat, mi trovavo seduta ad un caffè viennese ad intervistare Ruth Klüger, eminente germanista nata a Vienna nel 1931 e da qui deportata insieme alla madre a Terezín, Auschwitz e Christianstadt, un campo satellite di Gross-Rosen.

Sara Valentina Di Palma
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