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report ocse 2016 racconta di una società sempre più diseguale
La forza degli israeliani: felici nonostante tutto
Avete
imboccato la strada giusta ma la meta è ancora lontana. È quanto
scrivono gli economisti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economico (Ocse, ente internazionale basato a Parigi) nel
report pubblicato a fine gennaio in cui fotografano la situazione
socioeconomica di Israele. Dall'indagine arriva la conferma che i tasti
dolenti del Paese sono quelli noti da tempo – conflitto a parte –
ovvero un costo della vita troppo alto, una forbice delle
diseguaglianze sempre più ampia e una bassa produttività. Il livello di
povertà, seppur da interpretare, suona come un campanello di allarme:
Israele, ribadisce il report, è seconda nelle classifiche che valutano
il tasso di povertà all'interno dei paesi Ocse (il calcolo fa
riferimento alle famiglie con reddito inferiore alla metà del reddito
mediano della popolazione totale, che in Israele corrisponde a 18mila
dollari). Anche il divario tra ricchi e poveri è molto elevato: il 10
per cento dei più ricchi del paese guadagna quindici volte di più del
10 per cento più povero, ben oltre la media Ocse che si attesta su un
più basso 9.6. Detto questo, gli israeliani rimangono soddisfatti della
propria vita, in particolare rispetto ai servizi sanitari e scolastici
erogati dallo Stato. Anzi, se prendiamo un'altra classifica, quella dei
Paesi più felici del mondo (stilata nel 2015 dal Sustainable
Development Solutions Network), Israele è addirittura all'undicesimo
posto, andando a braccetto con Paesi come Nuova Zelanda, Danimarca,
Svizzera (la prima in assoluto). Questo nonostante il conflitto in
corso con i palestinesi, nonostante i vicini non siano esattamente
paragonabili a Francia, Italia o Austria, e nonostante la critica
analisi dell'Ocse.
Daniel Reichel
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