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14 febbraio 2016 - 5 Adar 5776
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il report ocse 2016 racconta di una società sempre più diseguale

La forza degli israeliani: felici nonostante tutto

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Avete imboccato la strada giusta ma la meta è ancora lontana. È quanto scrivono gli economisti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse, ente internazionale basato a Parigi) nel report pubblicato a fine gennaio in cui fotografano la situazione socioeconomica di Israele. Dall'indagine arriva la conferma che i tasti dolenti del Paese sono quelli noti da tempo – conflitto a parte – ovvero un costo della vita troppo alto, una forbice delle diseguaglianze sempre più ampia e una bassa produttività. Il livello di povertà, seppur da interpretare, suona come un campanello di allarme: Israele, ribadisce il report, è seconda nelle classifiche che valutano il tasso di povertà all'interno dei paesi Ocse (il calcolo fa riferimento alle famiglie con reddito inferiore alla metà del reddito mediano della popolazione totale, che in Israele corrisponde a 18mila dollari). Anche il divario tra ricchi e poveri è molto elevato: il 10 per cento dei più ricchi del paese guadagna quindici volte di più del 10 per cento più povero, ben oltre la media Ocse che si attesta su un più basso 9.6. Detto questo, gli israeliani rimangono soddisfatti della propria vita, in particolare rispetto ai servizi sanitari e scolastici erogati dallo Stato. Anzi, se prendiamo un'altra classifica, quella dei Paesi più felici del mondo (stilata nel 2015 dal Sustainable Development Solutions Network), Israele è addirittura all'undicesimo posto, andando a braccetto con Paesi come Nuova Zelanda, Danimarca, Svizzera (la prima in assoluto). Questo nonostante il conflitto in corso con i palestinesi, nonostante i vicini non siano esattamente paragonabili a Francia, Italia o Austria, e nonostante la critica analisi dell'Ocse.

Daniel Reichel

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le corti islamiche dello stato

I giudici della Sharia

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Le corti religiose islamiche riflettono “l'importanza della vitalità delle diverse comunità, delle culture e tradizioni per la vita di uno stato moderno”. Con queste parole il Presidente d'Israele Reuven Rivlin ha salutato, durante la cerimonia tenutasi a Gerusalemme, i sette nuovi cadi – giudici musulmani – che siederanno nei tribunali della sharia d'Israele. “Queste autorità – ha continuato il presidente – rispecchiano il principio essenziale che il legame con la fede, con le tradizioni, con la cultura e con la comunità, non sono solo una questione del singolo. Queste istituzioni sono un diritto fondamentale per ogni cittadino in una democrazia e perciò è dovere dello Stato supportarle”.
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bruxelles riammessa ai negoziati

Bibi-Mogherini, pace fatta

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I rapporti con l'Unione Europea sono di nuovo “stretti e amichevoli”. La dichiarazione distensiva arrivata da Gerusalemme nel corso del fine settimana. Una riapertura dei rapporti dopo le tensioni tra le due diplomazie dovute alla decisione di Bruxelles di promuovere l'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon, parlando con la stampa, ha affermato che “la crisi è stata superata” dopo che il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con il rappresentante degli Affari esteri dell'Ue Federica Mogherini.


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in fuga dalla guerra civile

Da Damasco, oltreconfine.
Siriani in cerca di aiuto

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“Se vuoi salvare tuo figlio, dovresti portarlo in Israele”. È il consiglio di un medico a una madre che ha appena portato il suo bambino di otto anni nel più vicino ospedale della cittadina in cui vive, in Siria. Un missile è caduto nel giardino davanti alla loro casa. Il bimbo stava giocando con il fratellino più grande, quando l’esplosione li ha investiti. Lui è rimasto gravemente ferito mentre il fratello è stato decapitato davanti ai suoi occhi. Dopo qualche giorno di viaggio è arrivato assieme alla madre al centro medico di Galilea, a Nahariya, dove è stato preso in cura dai medici israeliani. Come questo bambino di otto anni – di cui ha raccontato la giornalista Isabel Kershner sulle pagine del New York Times – sono centinaia i siriani che dall’inizio della guerra civile hanno attraversato il confine per entrare in una paese storicamente nemico e chiedere di essere ricoverati nei suoi ospedali.

 
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il centro medico di ziv a safed

Nell'ospedale in Galilea
dove si curano i nemici

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Ha lo sguardo risoluto e i lineamenti maschili di un giovane uomo con aria da atleta. Capelli castani ricci e corti. Spalle e braccia muscolose, levigate come se frequentasse regolarmente una palestra. Inquadrato a mezzobusto potrebbe essere su un rotocalco, fotografato in una pubblicità di un profumo. Invece è seduto in un letto di ospedale, i muscoli se li è fatti lavorando da fabbro. Il ricovero si deve al suo mestiere successivo: soldato nell’Esercito libero siriano, quello rivale di Bashar el Assad. La guerra gli ha troncato la gamba sinistra e ferito la destra, coperta dalle lenzuola. E l’ospedale nel quale si trova non è nel suo Paese, ma in Israele. Lo Stato considerato da decenni in Siria un regno del male.

Maurizio Caprara

Corriere della Sera, 9 febbraio 2016

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i controlli a kerem shalom

Oltre il valico, i tir per Gaza

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“I controlli israeliani al valico di Kerem Shalom, da dove entrano tutte le merci destinate alla Striscia di Gaza Kerem Shalom, Israele. “A volte faccio così”: Ami Shaked fa il gesto di intingere il pollice e se lo passa sulla lingua, per mostrare come a volte scopre che quello che ha davanti è il carburante speciale che Hamas usa per i razzi e non carburante normale. “Assaggiandolo”. Coda di cavallo, berretto da baseball, maniche della giacca di pile tirate su, è il capo israeliano della sicurezza a Kerem Shalom, 900 Tir al giorno, un intrico di barriere di cemento e reticolati, l’unico valico attraverso cui le merci passano dal mondo esterno alla Striscia di Gaza – eccetto quelle che transitano attraverso i tunnel segreti sotto il confine egiziano, che però sono stati quasi tutti distrutti. Nel 2014 i suoi uomini hanno controllato 64 mila Tir e ne hanno bloccati 250  – arrestando i guidatori – perché contrabbandavano carichi pericolosi verso Hamas. Nel 2015 hanno controllato 153 mila Tir e ne hanno bloccati 754.

Daniele Raineri, Il Foglio, 10 Febbraio 2016
 
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il software della start-up nation

Scommesse, imperi online

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Cosa accomuna gli imprenditori miliardari israeliani Teddy Sagi e Avi Shaked? Il fatto che le "software house" da loro fondate sono leader mondiali nel settore delle scommesse e dei giochi d'azzardo online: il primo dei due, che oggi ha appena 42 anni, ha fondato la Playtech, che nel 2012 è stata quotata alla borsa di Londra (nell'immagine il momento della quotazione) con una valutazione di 550 milioni di sterline; Avi Shaked, che si definisce "miliardario socialista" per il suo impegno politico a favore del fronte pacifista israeliano (è tra gli animatori della "Iniziativa di Ginevra", che da anni si batte a favore di un accordo di pace israelo-palestinese basato su un compromesso territoriale), è stato il fondatore della società 888, quotata sempre a Londra nel 2006 per un valore di 700 milioni di sterline.

Aviram Levy


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