Ue-Israele, si parla di pace

.I rapporti con l’Unione Europea sono di nuovo “stretti e amichevoli”. La dichiarazione distensiva arrivata da Gerusalemme nel corso del fine settimana. Una riapertura dei rapporti dopo le tensioni tra le due diplomazie dovute alla decisione di Bruxelles di promuovere l’etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon, parlando con la stampa, ha affermato che “la crisi è stata superata” dopo che il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con il rappresentante degli Affari esteri dell’Ue Federica Mogherini. Se il provvedimento sulle etichette non sembra in discussione e dunque non vi saranno retromarce dell’Unione Europea, Nahshon ha spiegato che Israele ha ricevuto assicurazioni sul fatto che il provvedimento non costituisce un “passo politico per determinare i confini futuri o per boicottare Israele”. A quanto risulta, Mogherini, parlando con Netanyahu, ha ribadito la sua opposizione contro il movimento che chiede il boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni per isolare Israele (Bds) e che le nuove linee guida in materia di etichettatura dell’UE non dovrebbero essere interpretate come tali. L’iniziativa era stata caldeggiata in una lettera firmata da sedici ministri degli Esteri europei – tra cui quello italiano – e definita come “un passo importante per la piena implementazione della politica della Ue in relazione alla difesa della soluzione dei due Stati”. Secondo i diplomatici europei – appoggiati dalla risoluzione approvata lo scorso 11 settembre a larga maggioranza dal Parlamento – la proposta delle etichette sarebbe dovuta alla “continua espansione di insediamenti israeliani illegali nei Territori occupati palestinesi (secondo la definizione usata nella lettera) e negli altri territori occupati da Israele dal 1967, che minacciano la prospettiva di un accordo giusto e definitivo”. “È semplicemente una distorsione della giustizia e della logica che credo faccia male alla pace; non la promuove”, la risposta del primo ministro Benjamin Netanyahu dopo il voto dell’Assemblea di Strasburgo. “Le radici del conflitto non sono i territori, non sono gli insediamenti – aveva ribadito il premier – Sappiamo cosa è accaduto in passato quando l’Europa ha etichettato i prodotti ebraici”. Secondo il ministero degli Esteri israeliano il provvedimento Ue è “discriminatorio e puzza di boicottaggio”. “Sotto le sembianze di un procedimento tecnico, si cerca di forzare una soluzione diplomatica, invece di incoraggiare i palestinesi a tornare ai negoziati”, la posizione del ministero, espressa dal suo portavoce. “L’Europa tratta Israele con bigotta ipocrisia, mentre evita di sollevare questioni in altri casi simili come per il Nord di Cipro o per il Sahara occidentale”.
In risposta al provvedimento di Bruxelles, Gerusalemme aveva deciso di estromettere l’Unione Europea dal quartetto impegnato a riaprire i negoziati di pace con i palestinesi. Un veto che ora sembra caduto. Dopo la conversazione tra Netanyahu e Mogherini. I due, afferma ancora Nahshon, “hanno convenuto che le relazioni tra le due parti dovrebbero essere condotte in un clima di fiducia e di rispetto reciproco … che aiuterà a far progredire il processo di pace in Medio Oriente”.

(14 febbraio 2016)

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