Le corti islamiche israeliane – I giudici della Sharia

rivlin e giudici islamiciLe corti religiose islamiche riflettono “l’importanza della vitalità delle diverse comunità, delle culture e tradizioni per la vita di uno Stato moderno”. Con queste parole il Presidente d’Israele Reuven Rivlin ha salutato, durante la cerimonia tenutasi a Gerusalemme, i sette nuovi cadi – giudici musulmani – che siederanno nei tribunali della Sharia d’Israele. “Queste autorità – ha continuato il presidente – rispecchiano il principio essenziale che il legame con la fede, con le tradizioni, con la cultura e con la comunità non sono solo una questione del singolo. Queste istituzioni sono un diritto fondamentale per ogni cittadino in una democrazia e perciò è dovere dello Stato supportarle”. Le corti islamiche in Israele sono otto e sono ufficialmente riconosciute dal sistema giudiziario del Paese per ciò che riguarda lo status personale dei musulmani. I giudici dei tribunali della sharia sono nominati da una commissione ministeriale parlamentare mista e sono stipendiati dallo Stato. Questa struttura ha origine nella Palestina mandataria, quando il paese era sotto il controllo della Gran Bretagna: dall’impero arrivò la disposizione in base alla quale tutti i gruppi religiosi riconosciuti erano autorizzati a trattare questioni come il matrimonio, il divorzio, l’eredità e l’adozione in propri tribunali. Dopo il 1948 e la creazione d’Israele, il sistema è stato mantenuto.
Se l’esito di una sentenza di un cadi (giudice della sharia) contrasta con la giurisdizione del giudice civile, o se è in conflitto con i diritti umani fondamentali, la Corte Suprema israeliana può sciogliere la decisione: si tratta dei casi in cui il tribunale religioso giudica al di fuori della propria giurisdizione o in violazione dei diritti naturali.

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