Paolo Sciunnach,
insegnante | “In
generale, ci viene comandato di ‘camminare sulla strada di Dio’ e
imitare le sue qualità. ‘Così come Egli è misericordioso e
compassionevole, sii anche tu misericordioso e compassionevole’. Questo
non è però il caso quando si tratta di eseguire punizioni o vendette.
Dio che sa tutto può eseguire una sentenza senza processo, ma noi, che
siamo umani, non possiamo. Ci sono forme di giustizia che sono dominio
di Dio, non nostro“. Jonathan Sacks, rabbino.
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Anna
Foa,
storica | Ieri
mattina sono andata alla messa di Santa Maria in Trastevere, a Roma.
C’erano tre imam che hanno detto parole senza equivoci contro il
terrorismo, e nell’omelia non è stato ricordato solo padre Jacques ma è
stato letto un brano di uno dei monaci trappisti assassinati in Algeria
nel 1996, Christian de Chergé. Quindicimila musulmani sono andati ieri
nelle chiese italiane a partecipare alla messa, per abbattere gli odi e
lottare contro il terrorismo. L’iniziativa, partita dalla Francia, ha
attecchito anche in Italia e, lo leggo in quello che scriveva ieri su
Moked David Bidussa, darà forse vita ad una ricorrenza annuale in
memoria di padre Jacques con i luoghi di culto di tutte le religioni
aperti ai fedeli delle altre religioni.
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L’Islam in chiesa
contro il terrore
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Cerimonie
di solidarietà in Francia, Germania e anche in Italia con la
mobilitazione delle rispettive comunità islamiche per dire no al
terrorismo. Migliaia di musulmani (in Italia 23 mila su una popolazione
di 1milione e 700mila) si sono recati nelle chiese per dimostrare la
loro contrarietà al terrorismo islamista, racconta tra gli altri il
Corriere della Sera. Una mobilitazione nata in Francia su richiesta del
Consiglio islamico del paese dopo l’uccisione di padre Jacques Hamel,
martedì scorso in Normandia, nella chiesa di Saint Etienne-du-Rouvray,
ad opera di due terroristi dell’Isis. Proprio a Saint
Etienne-du-Rouvray, si è tenuta una cerimonia a cui hanno partecipato
cristiani, ebrei e musulmani (Il Messaggero) e a questi ultimi il
premier francese Manuel Valls ha chiesto di impegnarsi casa per casa
per contrastare l’integralismo e chi fomenta l’odio. A Monaco invece i
vertici dello Stato, tra cui la cancelliera Angela Merkel, e
rappresentanti di tutte le confessioni – cristiani, ebrei e musulmani –
, hanno partecipato a una funzione religiosa ecumenica nel Duomo per
commemorare le vittime della strage del 22 luglio nel centro
commerciale Olympia. Anche in Italia c’è stata una certa mobilitazione,
come raccontano Repubblica e il Corriere raccogliendo diverse
testimonianze; seppur, scrive il Giornale, non senza alcune ipocrisie:
“a Roma più d’uno ha notato la presenza, al fianco degli imam, di
Salmeh Ashour, il rappresentante dei palestinesi nella capitale, la
stessa persona che il 25 aprile di due anni fa gridò ai vecchi
partigiani della Brigata ebraica che l’alleanza fra il Mufti di
Gerusalemme e Hitler era solo ‘propaganda sionista’”.
Islam e terrorismo. “Credo non sia giusto identificare l’Islam con la
violenza e il terrorismo. Non è giusto e non è vero. Si può convivere
bene”, le parole di Bergoglio a Gian Guido Vecchi del Corriere della
Sera in merito alla minaccia del terrorismo islamista che ha
ripetutamente colpito l’Europa. Parlando con i giornalisti di ritorno
dalla visita ad Auschwitz, il papa ha affermato che “i fondamentalisti
ci sono dappertutto, anche tra i cattolici” (La Stampa). Su Repubblica,
Alberto Melloni intanto valuta positivamente la manifestazione di
solidarietà di ieri dei musulmani nelle chiese: “Che l’iniziativa –
scrive Melloni – sia stata presa da musulmani promette bene per
l’Europa ( e male per il Regista ): dimostra che la libertà religiosa
che questo continente ha conquistato superando le guerre di religione,
le guerre di irreligione, le guerre mondiali — questa libertà fa bene a
chi la vive ed è più sicura degli screening discriminatori”.
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venezia, gli ebrei, l'europa
L'arte di essere cittadini del testo
Per
raggiungere “Divided Waters” bisogna seguire le candele accese nella
piccola Calle: all’imbrunire indicano agli invitati il percorso
seminascosto che porta all’ingresso della servitù. E da lì l’incanto:
il tramonto sul Canal Grande attira immediatamente tutti sulle
balconate mentre gli artisti del collettivo OTT – Citizens Of The Text,
girano fra gli ospiti. Ispirati dal cinquecentenario dell’istituzione
del Ghetto di Venezia, con le loro opere intendono indagare le origini
del nostro mondo cercandone il significato attraverso il lavoro sul
testo. Yael Kanarek, Edith Derdyk, Mirta Kupferminc e Ghiora Aharoni
hanno così unito le loro energie e le loro idee allestendo negli spazi
di Palazzo Fontana una esposizione centrata sul linguaggio.
All’ingresso l’ipnotico video “Juppah” di Mirta Kupferminc, autrice
anche di una affascinante riflessione su Borges e sulla Kabbalah,
sviluppata insieme al critico Saul Sonsowski – entrambi sono argentini
– e subito si passa al lavoro di Yael Kanarek, tutto incentrato sulle
infinite ripetizioni della parola occhio in ebraico, in arabo e in
yiddish, oltre che nel più ovvio inglese, fissate a un grande pannello.
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informazione - international edition
Spielberg cerca il suo Edgardo
Si
avvicina l’inizio delle riprese del film “Il rapimento di Edgardo
Mortara”, che vedrà ancora una volta i pluripremiati Steven Spielberg
(regista) e Tony Kushner (sceneggiatore) lavorare insieme per portare
sugli schermi le vicende del bimbo ebreo bolognese sottratto alla
famiglia dalla Chiesa a metà dell’Ottocento e mai più restituito. Nel
frattempo, il team cerca il piccolo protagonista: dopo essere passate
dall’Italia, come riportato da Pagine Ebraiche lo scorso anno, le
audizioni sono sbarcate a Londra. A raccontarlo un articolo del
settimanale britannico The Jewish Chronicle, che descrive la grande
emozione dei bambini tra sei e nove anni che hanno risposto
all’annuncio. Il testo è ripreso nell’odierna uscita di Pagine Ebraiche
International Edition nella sezione Italics.
In attesa della pellicola, l’Italia ebraica mantiene su di sé la luce
dei riflettori con le iniziative per il cinquecentenario
dall’istituzione del Ghetto di Venezia. Per i lettori internazionali, è
proposta la riflessione della professoressa del Dartmouth College
Susannah Heschel, tratta dal dossier dedicato al tema pubblicato
sull’ultimo numero di Pagine Ebraiche a cura di Ada Treves, la cui
introduzione è pubblicata in spagnolo nella sezione Bechol Lashon (a
realizzarla Giulia Castelnovo, una delle studentesse della Scuola
traduttori e interpreti di Trieste che ha svolto il tirocinio presso
Pagine Ebraiche). Leggi
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Oltremare
- Cnn |
Ah
l’entertainment: come lo fanno gli americani, nessuno lo sa far meglio.
Prendiamo le primarie dei due partiti americani, che quest’anno sono le
più divertenti e insieme terrificanti dai tempi di Nixon. Le ho seguite
come una telenovela sulla Cnn. Non è assolutamente delizioso come
migliaia di americani si mettano cappellini colorati e si vestano in
modi che qui in Israele sarebbero concepibili solo durante le
carnevalate di Purim, e vadano in mastodontici centri congressi a
battere le mani a tempi comandati, e a versare lacrime francamente
ingiustificate per gente che va al podio portandosi dietro il peso dei
miliardi spesi per metter su sto circo con o senza clown?
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Shylock in Ghetto |
Ne
ha parlato il mondo intero di questo Mercante di Venezia in scena nel
Ghetto della città lagunare. L’attesa è stata vibrante. Ad assistere
alla sua rappresentazione sono venuti da ogni dove, e lo spettacolo non
ha certo deluso. Vedere Shylock calcare i ‘masegni’ del Campo di Ghetto
è stato un colpo d’occhio, e un’emozione che resterà dentro nel tempo,
al di là di qualsiasi effetto la messa in scena abbia prodotto o abbia
mancato di produrre.
Dario Calimani
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