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1 dicembre 2016 - 1 Kislev 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Fin dalla nascita Ya’aqòv viene definito “ish tam”, “uomo semplice”, e Rashì spiega che chi non è capace di imbrogliare è chiamato “semplice”. Ora, se da un lato questa “semplicità” potrebbe sembrare un lato positivo, legato all’onestà personale, dall’altro può sconfinare in un aspetto negativo. Difatti, osservano i Maestri, ognuno deve essere in grado di dominare e gestire le proprie qualità, per sfruttarle nel luogo e nel modo giusto.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
Nell'iniziare il suo lavoro, il nuovo Consiglio di Amministrazione della Hevràt Yehudé Italia Be-Israel (l'Associazione degli Ebrei Italiani in Israele) ringrazia gli amici della Comunità a Gerusalemme e tutti coloro che ci hanno espresso le loro congratulazioni per la fiducia accordataci. Promettiamo di lavorare in piena armonia con tutte le persone e istituzioni esistenti per promuovere i valori tradizionali e i beni culturali dell'Ebraismo italiano, all'interno della nostra Comunità e nei confronti della società israeliana più in generale.
 
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Israele-Turchia, accordo
sul piano per gasdotto
Mentre l'Opec, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha trovato l'accordo sul taglio della produzione per fronteggiare l'eccesso di offerta sul mercato (con l'obiettivo di alzare il prezzo del greggio), Israele e Turchia lavorano insieme sul fronte del gas. Il progetto è quello di portare, racconta Avvenire, il gas israeliano del giacimento Leviathan attraverso i condotti turchi sul mercato globale. Un'operazione, afferma il gruppo energetico turco Zorlu, per cui serviranno almeno tre anni di lavoro ma che potrebbe favorire la stabilizzazione di una parte dell'area mediorientale. E in questa direzione sembra andare l'imminente firma di un accordo strategico sul settore energetico tra Gerusalemme e l'Egitto.

Terrorismo, l'espulsione dall'Italia di un reclutatore per la jihad. Frequentava la moschea di Firenze in Borgo Allegri e prima ancora la moschea abusiva di Prato dove avrebbe avvicinato e spinto verso l'estremismo un giovane pakistano espulso un anno fa. Per questi motivi, oltre a contatti sospetti con i jihadisti, il Viminale ha ordinato il rimpatrio di Mahmood Khan Zia Afgaal, 42 anni, anche lui pakistano, residente a Firenze dove era tornato pochi giorni fa dopo un periodo in Pakistan (Corriere Fiorentino).

Bologna, il giudice e i paragoni impossibili con Salò. A prescindere dalle proprie posizioni a favore o contro il referendum sulla Costituzione, la presa di posizione del presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso non può che essere definita inaccettabile. Paragonare chi voterà sì domenica a chi scelse la repubblica di Salò altro non è che un oltraggio alla storia: “I sinceri democratici che credono al Si riflettano. - scrive il giudice sul suo profilo Facebook, come racconta Repubblica Bologna - Nulla sarà come primae voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel '43 scelsero male, pur in buona fede”.

Cosa mangiare in Israele. Sul Corriere della Sera un ampio servizio sulla cultura culinaria israeliana: da Machane Yehuda a Gerusalemme fino al miglior locale dove assaggiare il humus a Tel Aviv, il quotidiano presenta, attraverso diverse voci israeliane e non, la grande complessità di sapori che Israele offre. Sul quotidiano anche un'intervista allo scrittore israeliano Etgar Keret che racconta la sua scelta di essere vegetariano.
 
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  davar
la denuncia della presidente ucei
Onu: l'ossessione anti Israele
"L'Italia rifletta sui valori traditi"

“Quali valori può effettivamente rappresentare un organismo come le Nazioni Unite che, mentre il mondo brucia, continua a condannare ossessivamente Israele? A quali valori fa riferimento il nostro Paese quando non prende posizioni chiare contro queste distorsioni?”, sono questi gli interrogativi della Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni che ha commentato quanto ancora una volta è accaduto a New York, all'Assemblea Generale dell'Onu dove per l'ennesima volta si è messo sul banco degli imputati solamente Israele: ben sei risoluzioni sono state infatti approvate dall'Assemblea Generale, tutte aspramente critiche dello Stato ebraico mentre nessuna senza menzione, se non velata, è stata fatta del terrorismo palestinese. “Nemmeno Hamas, movimento terroristico che ha nei suoi obiettivi la distruzione  d'Israele e che opprime il suo stesso popolo viene condannato. Sempre e solo un accusato. - sottolinea la Presidente dell'Unione - Pochi i paesi contrari alle risoluzioni (Stati Uniti, Canada, Isole Marshall, Micronesia) tra cui non figura l'Italia e viene  da chiedersi se questi sono i valori che vogliamo rappresentare. Anche  alla luce di quanto affermato da Roma dopo la vergognosa risoluzione  dell'Unesco che negava il legame ebraico con Gerusalemme e dimostrava una volta di più la totale parzialità degli organismi internazionali”.
Una mancanza totale di obiettività dimostrata anche dalla scelta del  presidente dell'Assemblea Generale Peter Thompson di presentarsi lunedì  scorso con una sciarpa palestinese, lui che, per il ruolo che ricopre, dovrebbe rappresentare tutti i popoli e non solo le istanze di alcuni. 
“L'Onu – ricorda Di Segni - ha come suo obiettivo quello di portare la pace tra le nazioni mentre questa campagna denigratoria contro Israele va contro i suoi  stessi ideali. Questo non è più accettabile. E come italiani sentiamo la necessità che si apra una riflessione sul nostro ruolo all'interno di un organismo che si fa sempre più dominare dalle pretese di alcuni - quei paesi nemici di Israele - e non tutela i diritti e la voce di chi è in minoranza, di chi rappresenta l'unica democrazia del Medio Oriente come è Israele. Un organismo cieco – conclude la Presidente UCEI - di fronte alle violenze e le tragedie del resto del Medio Oriente, ai diversi conflitti che sconvolgono il mondo ma che guarda solo allo Stato ebraico, che in questi giorni è costretto a far fronte ai disastri compiuti dal fuoco e dal terrorismo incendiario. Su questo però l'Onu rimane in silenzio”.
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qui milano
Dieci lezioni sull'antisemitismo, il Cdec incontra la città 
Un corso sull’antisemitismo aperto a tutta la cittadinanza per fornire gli strumenti per interpretare un fenomeno fortemente attuale. Così il direttore del Centro di Documentazione Ebraica di Milano Gadi Luzzatto Voghera e la responsabile dell’Osservatorio Antisemitismo Betti Guetta spiegano l’iniziativa che prende inizio oggi: un seminario dedicato appunto a capire le origini, gli schemi, il linguaggio antisemita. L’iniziativa nasce da una collaborazione tra il Cdec, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Casa della Cultura e dell’Istituto nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia .

“Un progetto nato su iniziativa di rav Roberto Della Rocca (direttore dell’area Cultura e Formazione dell’UCEI) – sottolineano sia Gadi Luzzatto sia Guetta – pensato inizialmente per un pubblico ebraico ma poi si è pensato di aprirlo alla cittadinanza perché il Cdec ha questo ruolo, di servizio per tutti”. Per garantire questa apertura, sono state così coinvolte istituzioni importanti a livello cittadino come la Casa della Cultura e l’Insmli. “L’idea è quella di decostruire molti luoghi comuni sull’antisemitismo e fornire ai partecipanti gli strumenti, attraverso dieci tappe, per comprendere l’attualità di questo fenomeno”, spiega Guetta, responsabile del corso, che dal 1 dicembre fino al 19 aprile, si terranno al Cdec e alla Casa della cultura.
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qui roma
A cinquant'anni dall'alluvione
cosa insegna il caso Firenze

Una giornata di studi organizzata a Roma dalla Società Dante Alighieri, storica istituzione per la salvaguardia della lingua e della cultura italiana che ha sede a Palazzo Firenze, per ricordare l’alluvione che cinquant’anni fa devastò il capoluogo toscano, distruggendo o compromettendo beni culturali dal valore inestimabile tra cui una parte del patrimonio culturale della Comunità ebraica fiorentina, che quest’anno ha celebrato insieme alla città, con una serie di iniziative, il ricordo di quei giorni bui.
L’appuntamento, intitolato “1966-2016 – Cosa ci ha insegnato l’alluvione di Firenze?” e realizzato in collaborazione con l’Associazione Sos Archivi, vede tra gli enti patrocinatori l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ad aprire il simposio, il Presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi, che ha ricordato la sua esperienza: “Avevo 16 anni all’epoca, e ricordo l’invito rivolto ai giovani: c’è bisogno di voi. Ricordo l’emozione di aiutare, di aprire le pagine di libri infangati, di pulirle con una palettina temendo di combinare disastri. I giovani d’Italia scoprirono di avere un grande interesse in comune: l’arte, la bellezza. E che Firenze non era solo dei fiorentini, ma di tutti".
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Qui Roma 
Cinema, Cabbalà e Woody Allen
Proseguono gli incontri organizzati dal consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e instancabile animatore di tante serate culturali ed ebraico-gastronomiche Hamos Guetta, nel segno della leggerezza e della convivialità. Quella di ieri al Centro Ebraico il Pitigliani è stata però diversa dal solito: una cena della tradizione ebraica mediorientale (Guetta ha origini libiche), seguita da un vero e proprio talk-show per stare insieme, ridere ma anche riflettere su tematiche impegnative.
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jciak
E Hollywood scoprì la Shoah
"Questa storia si svolge nel futuro. La guerra è finita. I suoi criminali sono stati riportati sulla scena dei loro delitti per essere giudicati. Come ci hanno promesso i nostri leader, nessuno sfuggirà”. Mentre le ultime parole si allargano a tutto schermo, prende il via un flashback inquietante che ci scaraventa nel cuore della Shoah con la storia di Wilhelm Grimm (Alexander Knox), maestro di scuola tedesco destinato a diventare il crudele Reichskommissar della cittadina polacca in cui per anni ha insegnato. La trama sembra per molti versi scontata. Se non fosse che il film in questione, None Shall Escape di Andre DeToth, vede la luce nell’autunno del 1943 ed è il primo film che Hollywood dedica alla Shoah.
Girato con ampio anticipo sullo sbarco degli Alleati, il film per molti versi ha il sapore di una spaventosa profezia. I rastrellamenti, il treno blindato, il campo di sterminio, che per lo spettatore contemporaneo sono scenari quasi desueti, si riverberano sugli schermi con una carica di violenza che allora doveva apparire onirica.

Daniela Gross
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  pilpul
RiMEIScolando - Esser rilevanti
La Conferenza dei musei ebraici europei di Copenhagen si è interrogata attorno alla domanda se i musei ebraici possano essere e rimanere rilevanti, soprattutto in un’Europa che cambia. In un articolato studio, presentato da Brigitte Sion della Rothschild Foundation, è stata chiaramente segnalata la necessità per i musei ebraici di diventare sempre più dei laboratori di attività a scopo multiplo, di sviluppare la collaborazione con altri musei ed altre realtà culturali, di mantenere vive sia la missione particolaristica che quella universalistica e di rivolgersi a un pubblico sempre più diversificato.

Simonetta Della Seta, direttore Meis
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Setirot - Altre voci
La Knesset ha dunque rinviato l’esame della proposta di legge governativa che vuole limitare il “rumore” degli altoparlanti con cui i muezzin chiamano alla preghiera dalle moschee. Lo stesso presidente Reuven Rivlin si è detto pronto a una mediazione, nei limiti delle proprie prerogative, tra il governo Netanyahu e chi alla proposta di legge si oppone. Il fronte del no è composto ovviamente dai partiti arabi, ma anche dal centrosinistra e dalla sinistra nonché dagli stessi partiti religiosi israeliani. Molti influenti rabbini, infatti, non hanno avuto problemi a paragonare la chiamata alla preghiera dei muezzin a quella che annuncia l’ingresso dello Shabbat.

Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Ezra Aharon
Poco prima del tramonto, la vigilia di Yom Kippur, la comunità si riunisce per la preghiera in sinagoga e il cantore intona il Kol Nidre, una formula in aramaico che assolve dai voti fatti da uno Yom Kippur all’altro e fu Rabbi Meir ben Samuel, genero di Rashi, a introdurre un cambiamento fondamentale nel testo, sostituendo la frase “Tutti i voti fatti dallo scorso Yom Kippur a questo” con la frase “Tutti i voti fatti da questo Yom Kippur al prossimo”. Il Kol Nidre ha una storia antica e complessa; fu introdotto nella liturgia secoli fa nonostante l’opposizione di alcuni rabbini e addirittura nel corso dell’800 fu eliminato dai libri di preghiere in diverse comunità dell’Europa Ovest e in America, per essere poi in molti casi ripreso dopo la Seconda guerra mondiale per i tanti immigrati dall’Est Europa che avevano nelle orecchie la memoria nostalgica di quella formula.

Maria Teresa Milano
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Questo è Kafka
Kafka, basta dire o scrivere questo cognome e a ciascuno viene in mente qualcosa: ebbene, qualsiasi cosa abbiate pensato adesso, è molto probabilmente sbagliata, e certamente incompleta. Che siate lettori incalliti di tutti i suoi pochi romanzi e non molti racconti, o abbiate letto anche le sue meravigliose lettere, o che conosciate solo “La Metamorfosi”, o nemmeno quella - di Franz Kafka abbiamo tutti un’idea.

Valerio Fiandra
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Vecchiaia
Prendi uno Shabbat autunnale, forse il primo di aria frizzante, aggiungi un gruppo di persone riunite intorno alla nostra Rabbanit (illuminante come sempre), a sedere nel giardino del Tempio, discutendo della Parashat Haie Sarà, che inizia riassumendo gli anni della vita della nostra prima matriarca per raccontarci, cosa alquanto singolare, la sua morte. Avraham pensò alla sua sepoltura, e quindi a proseguire la vita cercando una moglie per il figlio Yitzhak. Ma, prima di raccontare questo, la Torah dice che “Avraham era anziano, venuto ai giorni” (Bereshit 24,1).

Sara Valentina Di Palma
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