
Elia Richetti,
rabbino
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Fin
dalla nascita Ya’aqòv viene definito “ish tam”, “uomo semplice”, e
Rashì spiega che chi non è capace di imbrogliare è chiamato “semplice”.
Ora, se da un lato questa “semplicità” potrebbe sembrare un lato
positivo, legato all’onestà personale, dall’altro può sconfinare in un
aspetto negativo. Difatti, osservano i Maestri, ognuno deve essere in
grado di dominare e gestire le proprie qualità, per sfruttarle nel
luogo e nel modo giusto.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Nell'iniziare
il suo lavoro, il nuovo Consiglio di Amministrazione della Hevràt
Yehudé Italia Be-Israel (l'Associazione degli Ebrei Italiani in
Israele) ringrazia gli amici della Comunità a Gerusalemme e tutti
coloro che ci hanno espresso le loro congratulazioni per la fiducia
accordataci. Promettiamo di lavorare in piena armonia con tutte le
persone e istituzioni esistenti per promuovere i valori tradizionali e
i beni culturali dell'Ebraismo italiano, all'interno della nostra
Comunità e nei confronti della società israeliana più in generale.
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Israele-Turchia, accordo
sul piano per gasdotto
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Mentre
l'Opec, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha trovato
l'accordo sul taglio della produzione per fronteggiare l'eccesso di
offerta sul mercato (con l'obiettivo di alzare il prezzo del greggio),
Israele e Turchia lavorano insieme sul fronte del gas. Il progetto è
quello di portare, racconta Avvenire, il gas israeliano del giacimento
Leviathan attraverso i condotti turchi sul mercato globale.
Un'operazione, afferma il gruppo energetico turco Zorlu, per cui
serviranno almeno tre anni di lavoro ma che potrebbe favorire la
stabilizzazione di una parte dell'area mediorientale. E in questa
direzione sembra andare l'imminente firma di un accordo strategico sul
settore energetico tra Gerusalemme e l'Egitto.
Terrorismo, l'espulsione dall'Italia di un reclutatore per la jihad.
Frequentava la moschea di Firenze in Borgo Allegri e prima ancora la
moschea abusiva di Prato dove avrebbe avvicinato e spinto verso
l'estremismo un giovane pakistano espulso un anno fa. Per questi
motivi, oltre a contatti sospetti con i jihadisti, il Viminale ha
ordinato il rimpatrio di Mahmood Khan Zia Afgaal, 42 anni, anche lui
pakistano, residente a Firenze dove era tornato pochi giorni fa dopo un
periodo in Pakistan (Corriere Fiorentino).
Bologna, il giudice e i paragoni impossibili con Salò. A prescindere
dalle proprie posizioni a favore o contro il referendum sulla
Costituzione, la presa di posizione del presidente del Tribunale di
Bologna Francesco Caruso non può che essere definita inaccettabile.
Paragonare chi voterà sì domenica a chi scelse la repubblica di Salò
altro non è che un oltraggio alla storia: “I sinceri democratici che
credono al Si riflettano. - scrive il giudice sul suo profilo Facebook,
come racconta Repubblica Bologna - Nulla sarà come primae voi sarete
stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel '43
scelsero male, pur in buona fede”.
Cosa mangiare in Israele. Sul Corriere della Sera un ampio servizio
sulla cultura culinaria israeliana: da Machane Yehuda a Gerusalemme
fino al miglior locale dove assaggiare il humus a Tel Aviv, il
quotidiano presenta, attraverso diverse voci israeliane e non, la
grande complessità di sapori che Israele offre. Sul quotidiano anche
un'intervista allo scrittore israeliano Etgar Keret che racconta la sua
scelta di essere vegetariano.
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la denuncia della presidente ucei
Onu: l'ossessione anti Israele
"L'Italia rifletta sui valori traditi"
“Quali
valori può effettivamente rappresentare un organismo come le Nazioni
Unite che, mentre il mondo brucia, continua a condannare ossessivamente
Israele? A quali valori fa riferimento il nostro Paese quando non
prende posizioni chiare contro queste distorsioni?”, sono questi gli
interrogativi della Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Noemi Di Segni che ha commentato quanto ancora una volta è
accaduto a New York, all'Assemblea Generale dell'Onu dove per
l'ennesima volta si è messo sul banco degli imputati solamente Israele:
ben sei risoluzioni sono state infatti approvate dall'Assemblea
Generale, tutte aspramente critiche dello Stato ebraico mentre nessuna
senza menzione, se non velata, è stata fatta del terrorismo
palestinese. “Nemmeno Hamas, movimento terroristico che ha nei suoi
obiettivi la distruzione d'Israele e che opprime il suo stesso
popolo viene condannato. Sempre e solo un accusato. - sottolinea la
Presidente dell'Unione - Pochi i paesi contrari alle risoluzioni (Stati
Uniti, Canada, Isole Marshall, Micronesia) tra cui non figura l'Italia
e viene da chiedersi se questi sono i valori che vogliamo
rappresentare. Anche alla luce di quanto affermato da Roma dopo
la vergognosa risoluzione dell'Unesco che negava il legame
ebraico con Gerusalemme e dimostrava una volta di più la totale
parzialità degli organismi internazionali”.
Una mancanza totale di obiettività dimostrata anche dalla scelta
del presidente dell'Assemblea Generale Peter Thompson di
presentarsi lunedì scorso con una sciarpa palestinese, lui che,
per il ruolo che ricopre, dovrebbe rappresentare tutti i popoli e non
solo le istanze di alcuni.
“L'Onu – ricorda Di Segni - ha come suo obiettivo quello di portare la
pace tra le nazioni mentre questa campagna denigratoria contro Israele
va contro i suoi stessi ideali. Questo non è più accettabile. E
come italiani sentiamo la necessità che si apra una riflessione sul
nostro ruolo all'interno di un organismo che si fa sempre più dominare
dalle pretese di alcuni - quei paesi nemici di Israele - e non tutela i
diritti e la voce di chi è in minoranza, di chi rappresenta l'unica
democrazia del Medio Oriente come è Israele. Un organismo cieco –
conclude la Presidente UCEI - di fronte alle violenze e le tragedie del
resto del Medio Oriente, ai diversi conflitti che sconvolgono il mondo
ma che guarda solo allo Stato ebraico, che in questi giorni è costretto
a far fronte ai disastri compiuti dal fuoco e dal terrorismo
incendiario. Su questo però l'Onu rimane in silenzio”.
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qui milano
Dieci lezioni sull'antisemitismo, il Cdec incontra la città
Un
corso sull’antisemitismo aperto a tutta la cittadinanza per fornire gli
strumenti per interpretare un fenomeno fortemente attuale. Così il
direttore del Centro di Documentazione Ebraica di Milano Gadi Luzzatto
Voghera e la responsabile dell’Osservatorio Antisemitismo Betti Guetta
spiegano l’iniziativa che prende inizio oggi: un seminario dedicato
appunto a capire le origini, gli schemi, il linguaggio antisemita.
L’iniziativa nasce da una collaborazione tra il Cdec, l’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane, la Casa della Cultura e dell’Istituto
nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia .
“Un progetto nato su iniziativa di rav Roberto Della Rocca (direttore dell’area Cultura e Formazione dell’UCEI) – sottolineano sia
Gadi Luzzatto sia Guetta – pensato inizialmente per un pubblico ebraico
ma poi si è pensato di aprirlo alla cittadinanza perché il Cdec ha
questo ruolo, di servizio per tutti”. Per garantire questa apertura,
sono state così coinvolte istituzioni importanti a livello cittadino
come la Casa della Cultura e l’Insmli. “L’idea è quella di decostruire
molti luoghi comuni sull’antisemitismo e fornire ai partecipanti gli
strumenti, attraverso dieci tappe, per comprendere l’attualità di
questo fenomeno”, spiega Guetta, responsabile del corso, che dal 1
dicembre fino al 19 aprile, si terranno al Cdec e alla Casa della
cultura.
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qui roma
A cinquant'anni dall'alluvione
cosa insegna il caso Firenze
Una
giornata di studi organizzata a Roma dalla Società Dante Alighieri,
storica istituzione per la salvaguardia della lingua e della cultura
italiana che ha sede a Palazzo Firenze, per ricordare l’alluvione che
cinquant’anni fa devastò il capoluogo toscano, distruggendo o
compromettendo beni culturali dal valore inestimabile tra cui una parte
del patrimonio culturale della Comunità ebraica fiorentina, che
quest’anno ha celebrato insieme alla città, con una serie di
iniziative, il ricordo di quei giorni bui.
L’appuntamento, intitolato “1966-2016 – Cosa ci ha insegnato
l’alluvione di Firenze?” e realizzato in collaborazione con
l’Associazione Sos Archivi, vede tra gli enti patrocinatori l’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane. Ad aprire il simposio, il Presidente
della Dante Alighieri Andrea Riccardi, che ha ricordato la sua
esperienza: “Avevo 16 anni all’epoca, e ricordo l’invito rivolto ai
giovani: c’è bisogno di voi. Ricordo l’emozione di aiutare, di aprire
le pagine di libri infangati, di pulirle con una palettina temendo di
combinare disastri. I giovani d’Italia scoprirono di avere un grande
interesse in comune: l’arte, la bellezza. E che Firenze non era solo
dei fiorentini, ma di tutti".
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jciak
E Hollywood scoprì la Shoah
"Questa
storia si svolge nel futuro. La guerra è finita. I suoi criminali sono
stati riportati sulla scena dei loro delitti per essere giudicati. Come
ci hanno promesso i nostri leader, nessuno sfuggirà”. Mentre le ultime
parole si allargano a tutto schermo, prende il via un flashback
inquietante che ci scaraventa nel cuore della Shoah con la storia di
Wilhelm Grimm (Alexander Knox), maestro di scuola tedesco destinato a
diventare il crudele Reichskommissar della cittadina polacca in cui per
anni ha insegnato. La trama sembra per molti versi scontata. Se non
fosse che il film in questione, None Shall Escape di Andre DeToth, vede
la luce nell’autunno del 1943 ed è il primo film che Hollywood dedica
alla Shoah.
Girato con ampio anticipo sullo sbarco degli Alleati, il film per molti
versi ha il sapore di una spaventosa profezia. I rastrellamenti, il
treno blindato, il campo di sterminio, che per lo spettatore
contemporaneo sono scenari quasi desueti, si riverberano sugli schermi
con una carica di violenza che allora doveva apparire onirica.
Daniela Gross
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RiMEIScolando - Esser rilevanti |
La
Conferenza dei musei ebraici europei di Copenhagen si è interrogata
attorno alla domanda se i musei ebraici possano essere e rimanere
rilevanti, soprattutto in un’Europa che cambia. In un articolato
studio, presentato da Brigitte Sion della Rothschild Foundation, è
stata chiaramente segnalata la necessità per i musei ebraici di
diventare sempre più dei laboratori di attività a scopo multiplo, di
sviluppare la collaborazione con altri musei ed altre realtà culturali,
di mantenere vive sia la missione particolaristica che quella
universalistica e di rivolgersi a un pubblico sempre più diversificato.
Simonetta Della Seta, direttore Meis
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Setirot
- Altre voci |
La
Knesset ha dunque rinviato l’esame della proposta di legge governativa
che vuole limitare il “rumore” degli altoparlanti con cui i muezzin
chiamano alla preghiera dalle moschee. Lo stesso presidente Reuven
Rivlin si è detto pronto a una mediazione, nei limiti delle proprie
prerogative, tra il governo Netanyahu e chi alla proposta di legge si
oppone. Il fronte del no è composto ovviamente dai partiti arabi, ma
anche dal centrosinistra e dalla sinistra nonché dagli stessi partiti
religiosi israeliani. Molti influenti rabbini, infatti, non hanno avuto
problemi a paragonare la chiamata alla preghiera dei muezzin a quella
che annuncia l’ingresso dello Shabbat.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Ezra Aharon |
Poco
prima del tramonto, la vigilia di Yom Kippur, la comunità si riunisce
per la preghiera in sinagoga e il cantore intona il Kol Nidre, una
formula in aramaico che assolve dai voti fatti da uno Yom Kippur
all’altro e fu Rabbi Meir ben Samuel, genero di Rashi, a introdurre un
cambiamento fondamentale nel testo, sostituendo la frase “Tutti i voti
fatti dallo scorso Yom Kippur a questo” con la frase “Tutti i voti
fatti da questo Yom Kippur al prossimo”. Il Kol Nidre ha una storia
antica e complessa; fu introdotto nella liturgia secoli fa nonostante
l’opposizione di alcuni rabbini e addirittura nel corso dell’800 fu
eliminato dai libri di preghiere in diverse comunità dell’Europa Ovest
e in America, per essere poi in molti casi ripreso dopo la Seconda
guerra mondiale per i tanti immigrati dall’Est Europa che avevano nelle
orecchie la memoria nostalgica di quella formula.
Maria Teresa Milano
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Questo è Kafka |
Kafka,
basta dire o scrivere questo cognome e a ciascuno viene in mente
qualcosa: ebbene, qualsiasi cosa abbiate pensato adesso, è molto
probabilmente sbagliata, e certamente incompleta. Che siate lettori
incalliti di tutti i suoi pochi romanzi e non molti racconti, o abbiate
letto anche le sue meravigliose lettere, o che conosciate solo “La
Metamorfosi”, o nemmeno quella - di Franz Kafka abbiamo tutti un’idea.
Valerio Fiandra
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Vecchiaia
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Prendi
uno Shabbat autunnale, forse il primo di aria frizzante, aggiungi un
gruppo di persone riunite intorno alla nostra Rabbanit (illuminante
come sempre), a sedere nel giardino del Tempio, discutendo della
Parashat Haie Sarà, che inizia riassumendo gli anni della vita della
nostra prima matriarca per raccontarci, cosa alquanto singolare, la sua
morte. Avraham pensò alla sua sepoltura, e quindi a proseguire la vita
cercando una moglie per il figlio Yitzhak. Ma, prima di raccontare
questo, la Torah dice che “Avraham era anziano, venuto ai giorni”
(Bereshit 24,1).
Sara Valentina Di Palma
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