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Firenze, gli insegnamenti dell’alluvione

20161201_121920Una giornata di studi organizzata a Roma dalla Società Dante Alighieri, storica istituzione per la salvaguardia della lingua e della cultura italiana che ha sede a Palazzo Firenze, per ricordare l’alluvione che cinquant’anni fa devastò il capoluogo toscano, distruggendo o compromettendo beni culturali dal valore inestimabile tra cui una parte del patrimonio culturale della Comunità ebraica fiorentina, che quest’anno ha celebrato insieme alla città, con una serie di iniziative, il ricordo di quei giorni bui.
L’appuntamento, intitolato “1966-2016 – Cosa ci ha insegnato l’alluvione di Firenze?” e realizzato in collaborazione con l’Associazione Sos Archivi, vede tra gli enti patrocinatori l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ad aprire il simposio, il Presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi, che ha ricordato la sua esperienza: “Avevo 16 anni all’epoca, e ricordo l’invito rivolto ai giovani: c’è bisogno di voi. Ricordo l’emozione di aiutare, di aprire le pagine di libri infangati, di pulirle con una palettina temendo di combinare disastri. I giovani d’Italia scoprirono di avere un grande interesse in comune: l’arte, la bellezza. E che Firenze non era solo dei fiorentini, ma di tutti.”
È poi intervenuto il Sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Antimo Cesaro, che ha sottolineato come “l’alluvione di Firenze sia un simbolo della capacità di stare insieme come comunità, ognuno forte delle proprie convinzioni, ma tutti parte di una grande nazione, di un grande Paese”. Diversi i panel di ragionamento e discussione, durante i quali sono stati affrontati i diversi aspetti del restauro e della conservazione dei beni culturali colpiti dal disastro. Tra questi, l’intervento di Sara Cividalli, Consigliere UCEI ed esponente della Comunità ebraica di Firenze: “Ricordo l’alluvione, pioveva da giorni, ma non pensavamo potesse accadere quel disastro. Fu un fenomeno improvviso, l’acqua allagò tutte le strade, c’era un silenzio irreale, un silenzio che non ho sentito mai più. L’acqua arrivò anche al Tempio, allagando i locali e devastando molti beni. L’inizio del recupero avvenne solo a partire dagli anni ’80, in una collaborazione virtuosa tra la Comunità, l’UCEI, la Biblioteca Nazionale e le altre istituzioni che la permisero.”
È seguita la proiezione di un video sul recupero dei Beni culturali ebraici di Firenze compromessi dall’alluvione, commentato da Renzo Funaro, Presidente dell’Opera del Tempio Ebraico di Firenze, che ha ripercorso i momenti dell’alluvione e ha elencato i danni causati dal disastro ai beni ebraici. Funaro ha inoltre ricordato i soccorsi ricevuti dagli ebrei fiorentini dalla Comunità ebraica di Roma, “con grande spirito di fratellanza”. Sono state molte le iniziative che, in questo periodo, hanno raccontato e ricordato i giorni drammatici dell’alluvione, rimasti impressi nella memoria collettiva dell’Italia. Ieri a Firenze è stata inaugurata una mostra a Palazzo Medici Riccardi, “Firenze 1966 – 2016 – La bellezza salvata”, al cui allestimento ha contribuito anche la Comunità ebraica fiorentina. L’esposizione, che sarà visitabile fino al 26 marzo 2017, è un percorso che racconta le complesse operazioni di restauro dei beni culturali successive all’alluvione e nell’area dedicata ai luoghi di culto, sono esposti diversi manufatti ebraici salvati dalle acque e dal fango che allagò i locali del Tempio Maggiore di via Farini. Tra questi, rotoli della Torah, Menoroth e candelabri, tessuti, argenti e altri oggetti per la liturgia, che la piena dell’Arno quasi distrusse, e che fu possibile recuperare.

Marco Di Porto

(1° dicembre 2016)