Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Cosa
vuole insegnarci quel passaggio della Haggadà di Pesakh in cui si
afferma che Lavàn è stato peggio del Faraone, perché quest’ultimo si
limitava a eliminare i maschi ebrei, mentre il padre delle nostre
matriarche Leà e Rachèl desiderava “sradicare il tutto”? Lavàn, con i
suoi modi ambigui, e interpretando con grande abilità scenica la
caricatura del nonno saggio e premuroso, cerca in tutti i modi di
impedire a Yaakòv di tornare in Israele con la sua famiglia e di
procedere allo sviluppo di un progetto ebraico nella sua terra. Si
batte piuttosto per una religione universalista, radicata nella
diaspora di Charàn, ancorata agli antenati comuni e a valori indistinti.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Bob
Dylan, come ogni autore, lo si deve accettare per quello che è, e se ne
possono valutare e apprezzare (o non apprezzare) le opere,
indipendentemente dal personaggio e dalla sua personalità. È l’opera
che importa: dell’autore si può tranquillamente fare senza. Ciò detto,
tuttavia, a me Dylan sta simpatico, me lo rendono simpatico le canzoni
e i testi, anche se il suo modo di essere mi è in buona parte
indecifrabile. Mi sta simpatico anche per certe esagerazioni a cui si
lascia andare, ad esempio, nella lettera di ringraziamento che ha
inviato a Stoccolma, là dove afferma che anche lui, come Shakespeare,
non ha mai pensato, scrivendo le sue canzoni, di star facendo
letteratura. È vero: Shakespeare non immaginava di star creando il
corpus letterario teatrale più famoso, forse più importante (finora
almeno), nella storia dell’umanità. Shakespeare era solo intento a
intrattenere il suo pubblico e, primariamente, a guadagnarsi da vivere.
Il teatro del suo tempo era disdegnato, giudicato depravato e corrotto,
un’attività di infimo valore culturale. Mai avrebbe immaginato
Shakespeare che a cinque secoli di distanza gli avrebbero ancora
dedicato festival e commemorazioni varie. Sorge però un dubbio
sull’analogia tracciata da Dylan. Leggi
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Giulia Spizzichino
(1926-2016)
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È
scomparsa nella notte Giulia Spizzichino, autrice de la “Farfalla
impazzita” (ed. Giuntina), la cui testimonianza fu fondamentale per far
estradare il criminale nazista Erich Priebke in Italia. Ad Auschwitz e
alle Fosse Ardeatine Giulia perse ben 26 parenti. Per ricordarne e
difenderne la memoria, non esitò ad andare persino in Argentina.
Nata e cresciuta a Roma, Giulia sfugge alla deportazione del 16 ottobre
grazie al padre Cesare, che intuisce subito i segnali di pericolo con
l’arrivo dei tedeschi in città e la richiesta dell’oro alla Comunità
ebraica. Il 21 marzo del ’44 sfugge miracolosamente all’arresto, mentre
nell’abitazione di fronte vengono catturati i nonni e numerosi altri
familiari. Sette di loro finiranno tre giorni dopo alle Fosse
Ardeatine, altri 19 invece saranno mandati ad Auschwitz.
Ha scritto Spizzichino: “Oggi ho un compito che non mi aspettavo,
quello di testimoniare. Devo raccontare ciò che è stato, non può cadere
tutto nell’oblio”.
Si uniscono al cordoglio della famiglia e della Comunità ebraica romana
il Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la sua
redazione giornalistica.
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QUI MILANO - STASERA L'INAUGURAZIONE Chanukkah, la festa in mostra
"Triennale partner strategico"
È
tutto pronto, al Triennale Design Museum di Milano, per l’inaugurazione
della mostra Lumi di Chanukkah. Tra storia, arte e design in cui è
esporta parte della significativa collezione di chanukkiot artistiche
raccolte in questi anni dalla Comunità ebraica di Casale Monferrato.
Una grande occasione di incontro con la città, quella di stasera,
presentata in anteprima alla stampa e agli addetti ai lavori nel corso
di una serie di appuntamenti svoltisi questa mattina con la
partecipazione tra gli altri di Elio Carmi, designer e curatore della
mostra assieme ad Antonio Recalcati, della direttrice del Triennale
Design Museum Silvana Annichiarico e dell’ex Consigliere UCEI Claudia
De Benedetti.
Partendo
dalla storia ebraica, la mostra vuol stimolare una riflessione sul
valore intimo e personale del concetto di identità e sul suo
significato nella contemporaneità. Un percorso declinato attraverso le
opere dei molteplici artisti coinvolti, ciascuno con il suo bagaglio di
esperienze e il suo messaggio da testimoniare. Un progetto che parte da
lontano, dall’intuizione avuta molti anni fa da Carmi e Recalcati: dar
vita a una grande collezione in bilico tra arte e identità che potesse
raccontare il profondo significato di Chanukkah, la festa ebraica della
luce. Una sfida che trova nella Triennale un partner strategico,
riconoscono entrambi con gratitudine.
Entusiasta dell’iniziativa la direttrice Annicchiarico: “Dopo la mostra
Design behind Design, presentata nell’ambito della XXI Esposizione
Internazionale, la Triennale porta avanti una riflessione sul rapporto
tra mondo del progetto e il tema del sacro nelle grandi religioni
monoteistiche e, inoltre, continua il lavoro di valorizzazione dei
giacimenti del design italiano diffusi su tutto il territorio, quale
appunto la collezione di Casale Monferrato unica al mondo nel suo
genere”.
In mostra opere di Valerio Anceschi, Arman, Roberto Barni, Franca
Bertagnolli, Pietro Bestetti, Renata Boero Medini, Vito Boggeri,
Giovanni Bonaldi, Elio Carmi, Eugenio Carmi, Jessica Carroll, Gianluigi
Colin, Riccardo Dalisi, Luigi Del Monte, Giosetta Fioroni, Leila
Fteita, Ti‐ ziana Fusari, Moreno Gentili, Alì Hassoun, Emilio Isgrò,
Claude Lalanne, Emanuele Luzzati, Giuseppe Maraniello, Daniele
Milanesi, Aldo Mondino, Giancarlo Montebello, Ugo Nespolo, Davide Nido,
Mimmo Paladino, David Palterer, Laura Panno, Arnaldo Pomodoro, Marco
Porta, Efrem Raimondi, Antonio Recalcati, Paul Renner, Omar Ronda,
Roger Selden, Adam Tihany, Roland Topor, Stefano Valabrega, Marco
Zanuso Jr.
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GRANDE STUDIOSO DEGLI EBREI DI LIBIA
Jacques Roumani (1944-2016)
Lutto
nel mondo dell’università e tra gli studiosi per la scomparsa di
Jacques Roumani, tra i massimi studiosi contemporanei delle vicende
dell’ebraismo sefardita e delle comunità del Nord Africa.
Nato in Libia, Roumani ha studiato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna
per poi insegnare Scienze politiche del Medio Oriente all’Università
Ben-Gurion del Negev, dove nel 1981 ha fondato il centro J.R. Elyachar
per lo studio del patrimonio culturale sefardita. Ha inoltre
collaborato con diverse università negli Stati Uniti, in Israele e in
Italia. Numerose le sue pubblicazioni, tra cui The Case of the Jews
from Arab Countries: A Neglected Issue, From Immigrant to Citizen: The
Contribution of the Army to National Integration in Israel, The Ethnic
Factor in Israel’s Foreign Policy e Forces of Change in the Middle East.
Fondamentali i suoi studi e i suoi scritti per la comprensione della
storia, dei drammi, delle speranze degli ebrei di Libia cacciati nel
’67. Temi su cui era intervenuto in giugno al convegno internazionale
Italy and Italian Jews in Colonial Territories During WWII: Libya,
Dodecanese and East Africa convocato in giugno dal direttore del
direttore Master in didattica della Shoah dell’Università di Roma Tre,
il Consigliere UCEI David Meghnagi.
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parla il presidente della comunità "Cimitero ebraico di Mantova,
serve una verifica preliminare" “Indipendentemente
da qualsiasi progetto si vorrà effettuare, è fondamentale una verifica
preliminare della presenza di antiche sepolture nel sottosuolo
nell’area di San Nicolò e una conseguente valutazione sul da farsi
attraverso una discussione tra le diverse autorità competenti. Tengo a
precisare però che la Comunità ebraica non ha comunque alcun diritto
legalmente valido sull’area, quindi qualsiasi richiesta di
‘restituzione di proprietà’ è da ritenersi inesigibile. La richiesta
dei rabbini israeliani si conferma quindi, almeno in questi termini,
piuttosto assurda”.
Torna a parlare Emanuele Colorni, presidente della Comunità ebraica
mantovana. E torna a confrontarsi sulle richieste avanzate da un gruppo
di rabbini israeliani e statunitensi guidati da rav Shmaya Levi che,
negli scorsi giorni, in visita a Mantova, hanno reclamato l’antico
cimitero ebraico locale di San Nicolò (da non confondere con quello
attualmente in uso nel quartiere di San Giorgio) perché vi sarebbe
seppelliti illustri Maestri e cabalisti del passato.
“Per tutto il mondo ebraico è fondamentale che quella terra ritorni ai
suoi legittimi proprietari” ha affermato rav Shmaya prima di incontrare
il sindaco Mattia Palazzi e altri esponenti dell’amministrazione
comunale. Incontro propedeutico a una richiesta ufficiale in questa
direzione.
Rovistando tra le carte dell’archivio, il presidente ha intanto
ritrovato un documento ufficiale che attesta la cessione del cimitero
di S.Nicolò da parte della Commissione Israelitica all’erario militare
austriaco (scrittura del 3 agosto 1857 a rogito del notaio
Quintavalle). In un altro documento del 1873 si attesta invece la
proprietà del terreno “al Regio erario civile”.
“Qualsiasi siano i risultati delle verifiche che andranno disposte –
afferma Colorni – è importante prestare attenzione alle parole e ai
termini che vengono usati. Non stiamo infatti parlando di espropri
forzosi o di sottrazione indebita di terreni ma di ben documentata
vendita da parte della Comunità ebraica all’autorità pubblica.
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Toscanini e la Filarmonica
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Leggo
che Riccardo Muti dirigerà in Israele un concerto in memoria di Arturo
Toscanini. Il programma sarà lo stesso del 1936, quando il Maestro
diresse la neonata orchestra di Palestina. Vengono dunque celebrati gli
ottanta anni dell’Orchestra filarmonica di Israele, istituita appunto
in quella occasione e oggi gloria del paese. Mi viene in mente un
aneddoto famigliare. Fu proprio Toscanini, nel 1938, a dare la spinta
decisiva al mio bisnonno Giuseppe Calabi, che dopo le leggi razziste
del 1938 meditava di lasciare l’Italia. Come mi raccontò mia nonna,
all’amico che domandava rispose in dialetto milanese: “Pepin, ti te fan
fare la fine del topo”. Se siamo qui, un po’ lo dobbiamo anche a lui.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Carabinieri per la libertà
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Non
solo Salvo D’Acquisto. Seimila carabinieri furono deportati nei lager
nazisti e 2700 morirono dopo l’otto settembre 1943 per opporsi al
nazifascismo e aiutare ex prigionieri alleati, renitenti alla leva,
ebrei. Sono le vicende di cui parla il libro “Carabinieri per la
libertà. L’Arma nella Resistenza: una storia mai raccontata”
(Mondadori, pp. 168), del giornalista del Corriere della Sera Andrea
Galli.
I carabinieri furono protagonisti delle quattro giornate di Napoli in
occasione delle quali perfino i colleghi già pensionati si rimisero
l’uniforme.
Per la difesa di Roma dopo l’armistizio si mobilitarono anche gli
allievi della Scuola dei Carabinieri, comandati dal capitano Orlando De
Tommaso, che morì combattendo alla Magliana il 9 settembre 1943.
Ancora nella Capitale, la rete clandestina del generale Filippo Caruso,
collegata al Fronte Militari guidato dal colonnello Giuseppe
Montezemolo, riuscì a condurre un’opera di resistenza e sabotaggio che
si snodò in tutta l’Italia centrale.
Mario AvaglianoLeggi
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