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13 Dicembre 2016 -  13 Kislev 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Cosa vuole insegnarci quel passaggio della Haggadà di Pesakh in cui si afferma che Lavàn è stato peggio del Faraone, perché quest’ultimo si limitava a eliminare i maschi ebrei, mentre il padre delle nostre matriarche Leà e Rachèl desiderava “sradicare il tutto”? Lavàn, con i suoi modi ambigui, e interpretando con grande abilità scenica la caricatura del nonno saggio e premuroso, cerca in tutti i modi di impedire a Yaakòv di tornare in Israele con la sua famiglia e di procedere allo sviluppo di un progetto ebraico nella sua terra. Si batte piuttosto per una religione universalista, radicata nella diaspora di Charàn, ancorata agli antenati comuni e a valori indistinti.
 
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
Bob Dylan, come ogni autore, lo si deve accettare per quello che è, e se ne possono valutare e apprezzare (o non apprezzare) le opere, indipendentemente dal personaggio e dalla sua personalità. È l’opera che importa: dell’autore si può tranquillamente fare senza. Ciò detto, tuttavia, a me Dylan sta simpatico, me lo rendono simpatico le canzoni e i testi, anche se il suo modo di essere mi è in buona parte indecifrabile. Mi sta simpatico anche per certe esagerazioni a cui si lascia andare, ad esempio, nella lettera di ringraziamento che ha inviato a Stoccolma, là dove afferma che anche lui, come Shakespeare, non ha mai pensato, scrivendo le sue canzoni, di star facendo letteratura. È vero: Shakespeare non immaginava di star creando il corpus letterario teatrale più famoso, forse più importante (finora almeno), nella storia dell’umanità. Shakespeare era solo intento a intrattenere il suo pubblico e, primariamente, a guadagnarsi da vivere. Il teatro del suo tempo era disdegnato, giudicato depravato e corrotto, un’attività di infimo valore culturale. Mai avrebbe immaginato Shakespeare che a cinque secoli di distanza gli avrebbero ancora dedicato festival e commemorazioni varie. Sorge però un dubbio sull’analogia tracciata da Dylan. Leggi
 
Giulia Spizzichino
(1926-2016)
È scomparsa nella notte Giulia Spizzichino, autrice de la “Farfalla impazzita” (ed. Giuntina), la cui testimonianza fu fondamentale per far estradare il criminale nazista Erich Priebke in Italia. Ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine Giulia perse ben 26 parenti. Per ricordarne e difenderne la memoria, non esitò ad andare persino in Argentina.
Nata e cresciuta a Roma, Giulia sfugge alla deportazione del 16 ottobre grazie al padre Cesare, che intuisce subito i segnali di pericolo con l’arrivo dei tedeschi in città e la richiesta dell’oro alla Comunità ebraica. Il 21 marzo del ’44 sfugge miracolosamente all’arresto, mentre nell’abitazione di fronte vengono catturati i nonni e numerosi altri familiari. Sette di loro finiranno tre giorni dopo alle Fosse Ardeatine, altri 19 invece saranno mandati ad Auschwitz.
Ha scritto Spizzichino: “Oggi ho un compito che non mi aspettavo, quello di testimoniare. Devo raccontare ciò che è stato, non può cadere tutto nell’oblio”.
Si uniscono al cordoglio della famiglia e della Comunità ebraica romana il Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la sua redazione giornalistica.
 
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  davar
QUI MILANO - STASERA L'INAUGURAZIONE
Chanukkah, la festa in mostra

"Triennale partner strategico"
È tutto pronto, al Triennale Design Museum di Milano, per l’inaugurazione della mostra Lumi di Chanukkah. Tra storia, arte e design in cui è esporta parte della significativa collezione di chanukkiot artistiche raccolte in questi anni dalla Comunità ebraica di Casale Monferrato.
Una grande occasione di incontro con la città, quella di stasera, presentata in anteprima alla stampa e agli addetti ai lavori nel corso di una serie di appuntamenti svoltisi questa mattina con la partecipazione tra gli altri di Elio Carmi, designer e curatore della mostra assieme ad Antonio Recalcati, della direttrice del Triennale Design Museum Silvana Annichiarico e dell’ex Consigliere UCEI Claudia De Benedetti.
Partendo dalla storia ebraica, la mostra vuol stimolare una riflessione sul valore intimo e personale del concetto di identità e sul suo significato nella contemporaneità. Un percorso declinato attraverso le opere dei molteplici artisti coinvolti, ciascuno con il suo bagaglio di esperienze e il suo messaggio da testimoniare. Un progetto che parte da lontano, dall’intuizione avuta molti anni fa da Carmi e Recalcati: dar vita a una grande collezione in bilico tra arte e identità che potesse raccontare il profondo significato di Chanukkah, la festa ebraica della luce. Una sfida che trova nella Triennale un partner strategico, riconoscono entrambi con gratitudine.
Entusiasta dell’iniziativa la direttrice Annicchiarico: “Dopo la mostra Design behind Design, presentata nell’ambito della XXI Esposizione Internazionale, la Triennale porta avanti una riflessione sul rapporto tra mondo del progetto e il tema del sacro nelle grandi religioni monoteistiche e, inoltre, continua il lavoro di valorizzazione dei giacimenti del design italiano diffusi su tutto il territorio, quale appunto la collezione di Casale Monferrato unica al mondo nel suo genere”.
In mostra opere di Valerio Anceschi, Arman, Roberto Barni, Franca Bertagnolli, Pietro Bestetti, Renata Boero Medini, Vito Boggeri, Giovanni Bonaldi, Elio Carmi, Eugenio Carmi, Jessica Carroll, Gianluigi Colin, Riccardo Dalisi, Luigi Del Monte, Giosetta Fioroni, Leila Fteita, Ti‐ ziana Fusari, Moreno Gentili, Alì Hassoun, Emilio Isgrò, Claude Lalanne, Emanuele Luzzati, Giuseppe Maraniello, Daniele Milanesi, Aldo Mondino, Giancarlo Montebello, Ugo Nespolo, Davide Nido, Mimmo Paladino, David Palterer, Laura Panno, Arnaldo Pomodoro, Marco Porta, Efrem Raimondi, Antonio Recalcati, Paul Renner, Omar Ronda, Roger Selden, Adam Tihany, Roland Topor, Stefano Valabrega, Marco Zanuso Jr.


QUI PISA - l'intervento della presidente ucei
Religioni, identità, coesistenza

Una prospettiva ebraica
L’UCEI come ente di rappresentanza e di ascolto delle 21 Comunità ebraiche locali, che da esse trae legittimazione. La sfida di supportare le diverse realtà territoriali implementando le sinergie. L’integrazione nelle attività comunitarie di chi si è allontanato, la necessità di rinnovare le attività e costantemente di rinnovarsi. In riferimento alla realtà pisana, l’importante azione collettiva di restauro della sinagoga di via Palestro.
Sono alcuni dei temi rappresentati ieri a Pisa dalla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni (nell'immagine), ospite del convegno “L’Europa che cambia. Politiche di integrazione nella prospettiva di uno Stato laico” organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati in collaborazione con l’associazione culturale Sound’s Good.
“Identità nazionale o identità religiosa?” il tema della sessione inaugurale del convegno, apertasi proprio con l’intervento della Presidente UCEI.


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lutto nella comunità ebraica romana
Giulia Spizzichino (1926-2016)
È scomparsa nella notte Giulia Spizzichino, autrice de la “Farfalla impazzita” (ed. Giuntina), la cui testimonianza fu fondamentale per far estradare il criminale nazista Erich Priebke in Italia. Ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine Giulia perse ben 26 parenti. Per ricordarne e difenderne la memoria, non esitò ad andare persino in Argentina.
Nata e cresciuta a Roma, Giulia sfugge alla deportazione del 16 ottobre grazie al padre Cesare, che intuisce subito i segnali di pericolo con l’arrivo dei tedeschi in città e la richiesta dell’oro alla Comunità ebraica. Il 21 marzo del ’44 sfugge miracolosamente all’arresto, mentre nell’abitazione di fronte vengono catturati i nonni e numerosi altri familiari. Sette di loro finiranno tre giorni dopo alle Fosse Ardeatine, altri 19 invece saranno mandati ad Auschwitz.
Ha scritto Spizzichino: “Oggi ho un compito che non mi aspettavo, quello di testimoniare. Devo raccontare ciò che è stato, non può cadere tutto nell’oblio”.
Si uniscono al cordoglio della famiglia e della Comunità ebraica romana il Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la sua redazione giornalistica.
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GRANDE STUDIOSO DEGLI EBREI DI LIBIA
Jacques Roumani (1944-2016)
Lutto nel mondo dell’università e tra gli studiosi per la scomparsa di Jacques Roumani, tra i massimi studiosi contemporanei delle vicende dell’ebraismo sefardita e delle comunità del Nord Africa.
Nato in Libia, Roumani ha studiato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna per poi insegnare Scienze politiche del Medio Oriente all’Università Ben-Gurion del Negev, dove nel 1981 ha fondato il centro J.R. Elyachar per lo studio del patrimonio culturale sefardita. Ha inoltre collaborato con diverse università negli Stati Uniti, in Israele e in Italia. Numerose le sue pubblicazioni, tra cui The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, From Immigrant to Citizen: The Contribution of the Army to National Integration in Israel, The Ethnic Factor in Israel’s Foreign Policy e Forces of Change in the Middle East.
Fondamentali i suoi studi e i suoi scritti per la comprensione della storia, dei drammi, delle speranze degli ebrei di Libia cacciati nel ’67. Temi su cui era intervenuto in giugno al convegno internazionale Italy and Italian Jews in Colonial Territories During WWII: Libya, Dodecanese and East Africa convocato in giugno dal direttore del direttore Master in didattica della Shoah dell’Università di Roma Tre, il Consigliere UCEI David Meghnagi.


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parla il presidente della comunità
"Cimitero ebraico di Mantova,

serve una verifica preliminare"
“Indipendentemente da qualsiasi progetto si vorrà effettuare, è fondamentale una verifica preliminare della presenza di antiche sepolture nel sottosuolo nell’area di San Nicolò e una conseguente valutazione sul da farsi attraverso una discussione tra le diverse autorità competenti. Tengo a precisare però che la Comunità ebraica non ha comunque alcun diritto legalmente valido sull’area, quindi qualsiasi richiesta di ‘restituzione di proprietà’ è da ritenersi inesigibile. La richiesta dei rabbini israeliani si conferma quindi, almeno in questi termini, piuttosto assurda”.
Torna a parlare Emanuele Colorni, presidente della Comunità ebraica mantovana. E torna a confrontarsi sulle richieste avanzate da un gruppo di rabbini israeliani e statunitensi guidati da rav Shmaya Levi che, negli scorsi giorni, in visita a Mantova, hanno reclamato l’antico cimitero ebraico locale di San Nicolò (da non confondere con quello attualmente in uso nel quartiere di San Giorgio) perché vi sarebbe seppelliti illustri Maestri e cabalisti del passato.
“Per tutto il mondo ebraico è fondamentale che quella terra ritorni ai suoi legittimi proprietari” ha affermato rav Shmaya prima di incontrare il sindaco Mattia Palazzi e altri esponenti dell’amministrazione comunale. Incontro propedeutico a una richiesta ufficiale in questa direzione.
Rovistando tra le carte dell’archivio, il presidente ha intanto ritrovato un documento ufficiale che attesta la cessione del cimitero di S.Nicolò da parte della Commissione Israelitica all’erario militare austriaco (scrittura del 3 agosto 1857 a rogito del notaio Quintavalle). In un altro documento del 1873 si attesta invece la proprietà del terreno “al Regio erario civile”.
“Qualsiasi siano i risultati delle verifiche che andranno disposte – afferma Colorni – è importante prestare attenzione alle parole e ai termini che vengono usati. Non stiamo infatti parlando di espropri forzosi o di sottrazione indebita di terreni ma di ben documentata vendita da parte della Comunità ebraica all’autorità pubblica.


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pilpul
Toscanini e la Filarmonica
Leggo che Riccardo Muti dirigerà in Israele un concerto in memoria di Arturo Toscanini. Il programma sarà lo stesso del 1936, quando il Maestro diresse la neonata orchestra di Palestina. Vengono dunque celebrati gli ottanta anni dell’Orchestra filarmonica di Israele, istituita appunto in quella occasione e oggi gloria del paese. Mi viene in mente un aneddoto famigliare. Fu proprio Toscanini, nel 1938, a dare la spinta decisiva al mio bisnonno Giuseppe Calabi, che dopo le leggi razziste del 1938 meditava di lasciare l’Italia. Come mi raccontò mia nonna, all’amico che domandava rispose in dialetto milanese: “Pepin, ti te fan fare la fine del topo”. Se siamo qui, un po’ lo dobbiamo anche a lui.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

Storie - Carabinieri per la libertà
Non solo Salvo D’Acquisto. Seimila carabinieri furono deportati nei lager nazisti e 2700 morirono dopo l’otto settembre 1943 per opporsi al nazifascismo e aiutare ex prigionieri alleati, renitenti alla leva, ebrei. Sono le vicende di cui parla il libro “Carabinieri per la libertà. L’Arma nella Resistenza: una storia mai raccontata” (Mondadori, pp. 168), del giornalista del Corriere della Sera Andrea Galli.
I carabinieri furono protagonisti delle quattro giornate di Napoli in occasione delle quali perfino i colleghi già pensionati si rimisero l’uniforme.
Per la difesa di Roma dopo l’armistizio si mobilitarono anche gli allievi della Scuola dei Carabinieri, comandati dal capitano Orlando De Tommaso, che morì combattendo alla Magliana il 9 settembre 1943.
Ancora nella Capitale, la rete clandestina del generale Filippo Caruso, collegata al Fronte Militari guidato dal colonnello Giuseppe Montezemolo, riuscì a condurre un’opera di resistenza e sabotaggio che si snodò in tutta l’Italia centrale.


Mario Avagliano
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