
Elia Richetti,
rabbino
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Nell’espressione
di apertura della Parashà: “We-yiqchu li terumà” (Prenderanno per Me
una prelevazione) il Qedushàth Lewì, sfruttando la radice della parola
“Terumà”, vede adombrato il seguente insegnamento: quando gli Ebrei
hanno la volontà e la generosità di osservare le mitzwòth senza secondi
fini, per amore per le mitzwòth stesse, anche Ha-Qadòsh Barùkh Hu Si
sente elevato, perché ogni mitzwà aggiunge forza alle forze celesti.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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A
un convegno sul Futuro del Popolo Ebraico che si è tenuto ieri al
Jewish People Policy Institute a Gerusalemme, un incisivo aforisma è
emerso dall’intervento del politologo francese Dominique Moïsi che ha
citato tre termini ormai paradigmatici nell’attuale situazione dei
paesi membri dell’Unione Europea: “Nostalgie, inégalité, aliénation”.
Siamo lontanissimi, e di fatto agli antipodi di quel motto: “Liberté,
égalité, fraternité” che fu il punto di partenza dell’emancipazione
delle società europee e di un nuovo ordine politico basato su una più
giusta distribuzione dei diritti, dei doveri e delle risorse dei
cittadini. Nostalgia dei mitici anni ’50 e ’60 della ricostruzione e
del miracolo della crescita economica europea dopo la seconda guerra
mondiale. Ineguaglianza fra coloro che, in un contesto di notevole
miglioramento generale del tenore di vita, realmente si arricchiscono e
coloro i quali rimangono indietro e stentano a finire il mese.
Alienazione nei confronti del sistema politico e della sua classe
dirigente che non solo non è riuscita a risolvere ma ha anche
dimostrato molta indifferenza nei confronti dei problemi della gente.
Se è vero che siamo arrivati a tanto, vuol dire che effettivamente
esiste un profondo senso di disagio da parte di una grande fetta della
popolazione europea contemporanea. E questo può aiutare a comprendere i
suoi comportamenti elettorali presenti, e a prevedere quelli futuri.
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Studenti contro Israele
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Il
Consiglio degli studenti dell’Università di Torino ha votato a
maggioranza (16 a favore, 5 contrari) una mozione in cui chiede che il
rettore Gianmaria Ajani “receda agli accordi attualmente in vigore con
il Technion”. Sposando le velenose tesi del movimento Bds, che propugna
l’isolamento e il boicottaggio d’Israele, la rappresentanza studentesca
ha approvato una richiesta che Repubblica Torino definisce come “la
prima ad essere approvata da un organo istituzionale di un ateneo
italiano”. Il documento sarà discusso dal Senato Accademico ma il
rettore Ajani spiega che “la cooperazione che abbiamo noi con il
Technion è stata approvata dalla maggioranza di Senato e Cda e gli
accordi stipulati non coinvolgono attività legate all’uso militare
delle tecnologie, né la violazione dei diritti umani”. Uno dei
rappresentati studenteschi contrari alla mozione, spiega che
“boicottare una comunità accademica popolata da studenti nostri
coetanei equivale ad isolarla, impedendo alle future generazioni di
israeliani di crescere e portare un contributo diverso rispetto a
quella attuale sul conflitto in atto”.
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LA MISSIONE A ROMA DEL MINISTRO STEINITZ Energia, gas e nuovi investimenti
"Israele e Italia partner strategici"
Da
tempo si parla dell’Italia come del possibile hub commerciale per il
trasporto del gas israeliano in Europa. Un’opportunità economica
importante per entrambi i Paesi, tornata al centro del discorso durante
l’incontro avvenuto nelle scorse ore tra il ministro dello Sviluppo
economico Carlo Calenda e il ministro israeliano dell’Energia, delle
infrastrutture nazionali e delle risorse idriche Yuval Steinitz. I due
si sono incontrati ieri nella Capitale, dove Steinitz ha incontrato
anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano e una delegazione di
parlamentari dell’associazione interparlamentare di Amicizia
Italia-Israele guidata da Maurizio Bernardo. Sul tavolo dell’incontro
tra Steinitz e Calenda, questioni legate all’energia e alle nuove
opportunità di business per le imprese. Sono state analizzate la
situazione attuale e le prospettive del mercato energetico nel
Mediterraneo e le possibilità di sviluppo della produzione del gas nel
bacino del Levante. Il ministro Calenda ha confermato l’obiettivo
dell’Italia di diventare hub energetico per l’Europa e, in questo
ambito, ha ribadito il sostegno del Paese al progetto EastMed, il
gasdotto offshore che porterebbe le risorse di gas dell’Est
Mediterraneo in Europa, attraverso Cipro e Grecia. Il progetto è
attualmente all’esame della Commissione europea, alla quale sarà
richiesto a breve un finanziamento per la fase di sviluppo
dell’ingegneria. Leggi
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l'emozione degli ebrei romani Prima convocazione nel derby
Giorgio sogna a occhi aperti
L’esordio
sarebbe stato il massimo, meglio di una favola. Ma questo primo
assaggio di calcio ad alto livello resterà comunque indimenticabile.
Diciotto anni ad agosto, Giorgio Spizzichino è una grande promessa
della Lazio. Un passato di attaccante, l’arretramento sulla fascia e
quindi la definitiva consacrazione come terzino destro.
Ieri, per la prima volta, mister Inzaghi l’ha voluto con sé tra i
convocati. E mica per una partita qualunque, l’atteso derby di Coppa
Italia con la Roma. Forse la partita più importante della stagione per
l’undici biancoceleste (che non ha fallito l’obiettivo).
Con la maglia 43 addosso Giorgio si è seduto in panchina e ha
assaporato il brivido di un possibile debutto, che non è arrivato ma
che sembra comunque vicino. Involontariamente forse, Giorgio è stato
anche artefice di un piccolo miracolo. Nella Comunità ebraica romana,
tradizionale feudo giallorosso, c’è stato infatti chi, almeno per una
serata, ha messo da parte la propria fede calcistica e fatto il tifo
per un giocatore degli odiati cugini.
Troppo forte l’orgoglio per quel ragazzo così promettente, che al
Portico d’Ottavia ha un pezzo del proprio cuore, delle proprie origini,
del proprio vissuto familiare.
“Diciotto anni ancora da compiere, ma tanta voglia di imparare e di
migliorarsi. Dove? Basta chiedere a lui, e vi risponderà che si può
migliorare in qualsiasi aspetto: per crescere c’è sempre tempo” si
legge di Giorgio sul sito della Lazio. Leggi
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FONDAZIONE MUSEO DELLA SHOAH - IL PRESIDENTE "Da Roma a Milano, migliaia
di ingressi alle nostre mostre"
Settemila
visitatori ufficiali al Memoriale di Milano, ma il numero non tiene
conto degli ingressi degli studenti (che non vengono registrati). A
Roma, alla Casina dei Vallati, scolaresche prenotate fino alla prima
settimana di maggio. Elementi di grande positività quelli che il
presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, Mario Venezia
(nell’immagine), condivide con i lettori del portale dell’ebraismo
italiano www.moked.it.
Le due mostre proposte in questo primo scorcio di 2017 dalla
Fondazione, “16 ottobre 1943 – La razzia” (in esposizione a Milano) e
“La razza nemica”, dedicata alla propaganda antisemita del nazifascismo
(Roma), inaugurate entrambe in occasione dell’ultimo Giorno della
Memoria, stanno avendo un grande successo e coinvolgendo diversi
protagonisti del mondo della scuola e della formazione. Un segno
tangibile, osserva Venezia, “che c’è grande attenzione per le tematiche
che trattiamo e per come le trattiamo, con grande passione e senso di
responsabilità”.
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LA STORIA D'ISRAELE NELLE SUE FOTO David Rubinger (1924-2017)
David
Rubinger era nella zona della penisola del Sinai quando gli arrivò la
voce della conquista del Muro Occidentale di Gerusalemme. Stava
immortalando a sud la situazione del conflitto del 1967, la celebre
guerra dei sei giorni quando decise di precipitarsi verso Gerusalemme.
Riuscì a farsi dare un passaggio da un elicottero fino a Be’er Sheva,
dove aveva parcheggiato la sua macchina. Troppo stanco per mettersi al
volante, chiese ad un soldato di guidare l’auto al suo posto e macinare
quei 100 chilometri che lo dividevano dalla foto che lo rese celebre.
Rubinger arrivò nella Città Vecchia e si diresse subito al Kotel. Nei
pressi del Muro Occidentale si sdraiò, immortalando
tre paracadutisti dell’esercito israeliano (con altri in secondo piano)
che guardavano intensamente quanto appena conquistato: il luogo più
sacro e importante per il mondo ebraico. Quell’immagine, che Rubinger
definì bruttina, divenne un’icona della guerra dei sei giorni e della
riconquista di Gerusalemme.
A quello scatto ne seguirono molti altri, e le fotografie di Rubinger,
scomparso oggi all’eta di 92 anni, diventarono presto l’album di
famiglia d’Israele. “Ci sono quelli che scrivono le pagine della
storia, e ci sono quelli che le illustrano tramite l’obiettivo della
loro macchina fotografica. Attraverso la sua fotografia, David ha
immortalato la storia come sarà per sempre impressa nella nostra
memoria”, il ricordo del Presidente d’Israele Reuven Rivlin. Leggi
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Setirot - Una vita in più
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Un
nuovo prezioso pezzo di Memoria – persecuzione, deportazione, Lager,
sopravvivenza, ritorno – è il regalo che ci fa “Fatina Sed, biografia
di una vita in più”, adolescente ebrea romana sopravvissuta all’inferno
di Auschwitz. Le pagine intense del diario ritrovato dalla nipote
Fabiana dopo oltre cinquant’anni e pubblicate dall’editrice Elliot,
oltre al valore in sé, forniscono qualcosa di cui abbiamo e avremo
sempre più bisogno, ovvero un “accompagnamento” solido e profondo verso
un futuro senza testimoni. Ad accompagnarci appunto, insieme
“svelandoci” alcuni sentimenti e contraddizioni che riguardano proprio
noi, venuti al mondo dopo, è il lavoro delle due curatrici: Anna Segre,
medico psicoterapeuta, e Fabiana Di Segni, psicoterapeuta
sistemico-relazionale. Che si propongono «di descrivere una parte
verificabile delle conseguenze psicologiche che un evento come
Auschwitz può causare nelle generazioni successive». Un lavoro di
grande interesse perché non teorico e generico, bensì incentrato e
studiato su una storia, una famiglia, un micro-cosmo.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - The way you look
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Alla
fine del 1800, a New York, l’editore Judah Katzenellenbogen manda in
stampa la prima collezione di canzoni in yiddish che ottiene un grande
successo e apre la strada alle tante altre raccolte che verranno
pubblicate negli anni successivi. I canzonieri intitolati Lieder
Magazin, voluti da Katzenellenbogen nascono all’interno di quella
industria musicale, la Tin Pan Alley, che ha i suoi uffici tra la Sesta
avenue e Broadway sulla 28esima e che per alcuni decenni dominerà il
mercato degli USA. Sono davvero molti i nomi di compositori ed
esecutori che divengono celebri lavorando per la Tin Pan Alley e tra
loro vi sono diversi ebrei: George Gershwin, Irving Berlin, Oscar
Hammerstein, Richard Rodgers, Jerome Kern. Certo si tratta di mostri
sacri della musica americana del Novecento ed è normale che siano i più
ricordati, ma spesso passa inosservato il nome di una donna, Dorothy
Fields, a cui dobbiamo diversi standard jazz di grande successo. In 50
anni di carriera firma oltre 400 brani, collaborando alla scrittura di
canzoni in venticinque film.
Nasce in New Jersey nel 1904, suo padre è Lew Fields, nato Moses
Schoenfeld e divenuto famoso grazie ai suoi spettacoli di vaudeville e
alla collaborazione con Joe Weber; i due portavano in scena uno
spettacolo comico in cui impersonavano gli immigrati dalla Germania.
Maria Teresa Milano
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Il Giallo e la Storia
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Di
Carlo Lucarelli, incontrato la scorsa domenica alla settima edizione
del Festival del Giallo di Pistoia, mi affascina l’ambientazione
storica di diversi suoi romanzi, sin dall’esordio con Carta bianca
(edito nel 1990 da Sellerio, primo lavoro con protagonista il fortunato
personaggio del commissario De Luca, il quale opera negli ultimi anni
del fascismo repubblicano). Il giallo, che da domenica reca una dedica
autografa ad un bambino di sei anni il quale si è presentato con il
libro in mano, serio serio, per farselo firmare dallo “scrittore
famoso” (piccolo premio per la quasi paziente attesa durante la
conferenza), mi fa pensare all’irrisolto dilemma tra scienza ed arte –
ammesso che la storia possa essere considerata una scienza, cosa su cui
vi sono pareri discordi, come rifletteva già Marc Bloch analizzando la
contrapposizione tra story e history nel suo Apologia della storia o
mestiere di storico e rivendicando la legittimità della storia tra le
scienze umane.
Lucarelli ha infatti tratto ispirazione dalla sua tesi di laurea in
storia contemporanea sull’apparato poliziesco della Repubblica di Salò,
per dare vita al suo primo romanzo la cui vicenda si svolge negli
ultimi giorni del regime repubblichino.
Sara Valentina Di Palma
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