
Elia Richetti,
rabbino
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È
noto che tutte le regole relative ai sacrifici sono improntate ad una
forte simbologia. Molti Maestri rilevano come da esse noi si possa
imparare molto per quanto riguarda i nostri comportamenti quotidiani.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Lo
scorso sabato al Tempio Italiano di Gerusalemme mi è stato affidato
l’onore di aprire l’Aron Hakodesh, l’Arca Santa. Alla vecchia chiave è
appesa una catenella con una targhetta d’argento su cui è inciso il
nome del donatore: Rav Achille Shimon Viterbo, z.l. Domenica prossima
si terrà al Tempio Italiano una commemorazione del mese dalla dolorosa
scomparsa di Rav Viterbo, e alla sua memoria sono dedicate queste
righe. Avevo conosciuto Rav Viterbo a Padova nel 1964, quando cercavo i
materiali demografici sulla comunità per la mia tesi di laurea. Io ero
seduto davanti ai dati dell’anagrafe comunitaria e lui da dietro mi
commentava su ogni persona, consigliando di intervistare questo,
sconsigliando quello, con qualche ironico e a volte graffiante
commento. Nei 44 anni del suo rabbinato a Padova, dal 1955 al 1999, Rav
Viterbo ha saputo mantenere un’attiva e calda presenza nella comunità,
con particolare attenzione per i giovani.
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Antiterrorismo, a Venezia sgominata cellula jihadista |
Una
presunta cellula jihadista è stata sgominata nel pieno centro di
Venezia. L’operazione è stata coordinata dalla Direzione distrettuale
antimafia e antiterrorismo e condotta in modo congiunto da polizia e
carabinieri, spiega Repubblica. Tre persone sono state arrestate un un
minorenne fermato. Sono tutti cittadini originari del Kosovo e
residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno. Eseguite anche
12 perquisizioni, 10 nel centro storico di Venezia, una a Treviso e una
a Mestre.
Scuola e laicità. Continua il dibattito sulla sentenza del Consiglio di
Stato che, previo via libera del Consiglio di istituto, autorizza la
benedizione pasquale. Ad essere legittime secondo il tribunale le
benedizioni fuori dalle lezioni e facoltative, accogliendo il ricorso
del ministero dell’Istruzione e ribaltando la decisione del Tar
Emilia-Romagna che aveva annullato la delibera con cui un consiglio di
istituto di Bologna le aveva autorizzate. La decisione ha riaperto la
questione della laicità nelle scuole italiane e sul Resto del Carlino
intervista a riguardo il rabbino capo di Bologna Alberto Sermoneta.
“Certo laa scuola deve essere laica. È fondamentale. – sottolinea il
rabbino – Noi ci impegniamo affinché questo accada. Ogni studente deve
poter essere libero di studiare, in classe, la cultura islamica,
cristiana o ebraica. La dimensione religiosa va affrontata, invece, nei
luoghi deputati e ben differenti tra lori moschea, chiesa e sinagoga”.
E sull’ora di religione afferma che “sarebbe più corretto che ci fosse
un’ora di Storia delle religioni, in cui si studia l’evoluzione delle
tre religioni monoteiste, a cominciare dalle origini, in rapporto
all’età degli studenti. Questo è più democratico e di certo più
imparziale”.
Gerusalemme, l’attentato sventato. Una donna palestinese ha cercato di
accoltellare dei soldati presso la Porta di Damasco. Le forze
dell’ordine hanno risposto alla minaccia e aperto il fuoco,
uccidendola. A riportare in breve la notizia sui quotidiani italiani,
Avvenire e il Fatto Quotidiano.
Torino, una piazza per Umberto Terracini, ricordando Emanuele Artom. È
l’appello lanciato al sindaco Chiara Appendino da parte dell’Anpi, con
l’appoggio della Comunità ebraica torinese, con la richiesta di
intitolare di una via o di una piazza nella città in cui visse il
presidente dell’Assemblea costituente. Per il momento l’amministrazione
cittadina non ha risposto, spiegano dall’Anpi e dallo staff del
sindaco, scrive Repubblica Torino, spiegano che il motivo è che bisogna
rifare la delibera “che la giunta precedente non aveva portato a
compimento e stiamo capendo i tempi con cui si può arrivare
all’intitolazione. Non snobbiamo nessuno perché sennò non daremmo il
patrocinio alle iniziative dell’Anpi cui invece partecipiamo sempre con
piacere”. Domani intanto si ricorda il partigiano Emanuele Artom con la
tradizionale marcia in sua memoria (ore 11.00), con partenza dalla
stazione di Porta Nuova, per iniziativa delle Comunità ebraiche di
Torino, Vercelli e Casale Monferrato, della Città di Torino e della
Comunità di Sant’Egidio (La Stampa Torino).
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LA STRADA APERTA DA PAGINE EBRAICHe
Fantoni, un assessore tra i Giusti
Un
nuovo Giusto tra le Nazioni per l’Italia. Si tratta di Renato Fantoni,
esponente del Partito Liberale e assessore alla Casa nella prima Giunta
comunale fiorentina del dopoguerra, che insieme alla moglie Beatrice
accolse in una casa di sua proprietà a Pian del Mugnone un illustre
compagno di partito, destinato a lasciare un segno nella vita politica
italiana: l’ebreo Eugenio Artom, futuro membro della Consulta nazionale
e senatore della Repubblica. Con lui, nascosti in quella casa, anche la
moglie Giuliana e il maggiordomo Amedeo.
Ad aprire la strada al riconoscimento, celebrato questa mattina con la
cerimonia ufficiale di attribuzione del titolo di “Giusto” in memoria,
la pubblicazione di alcune testimonianze inedite sul giornale
dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche.
Grande la commozione in sinagoga dei due principali protagonisti di
questa vicenda: Piero Sarti Fantoni, figlio adottivo di Renato;
Fortunee Treves, nipote di Giuliana. Ad intervenire nel corso della
cerimonia anche il Presidente della Comunità ebraica fiorentina Dario
Bedarida, che ha portato i saluti della Presidente UCEI Noemi Di Segni;
Sara Gilad in rappresentanza dell’ambasciata israeliana in Italia;
l’assessore alla Casa del Comune di Firenze Sara Funaro, l’assessore
comunale di Vaglia Riccardo Impallomeni.
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qui torino - domani la marcia
Nel nome di Emanuele Artom,
la lezione contro l'indifferenza
“Il
fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto
della apoliticità e quindi della immoralità civile del popolo italiano.
Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci, e un
popolo che non sa governarsi cade necessariamente sotto il dominio
straniero, o sotto la dittatura di uno dei suoi”, scriveva nel suo
celebre Diario il partigiano ebreo torinese Emanuele Artom, catturato
sulle montagne piemontesi e ucciso dai nazifascisti nel marzo del 1944.
Parole, quelle di Artom, che ancora oggi costituiscono una lezione
morale per chi chi chiude gli occhi di fronte al nazionalismo spinto,
alla xenofobia, al riemergere di pulsioni antisemite e razziste nel
Vecchio Continente. “L'esempio di Artom è ancora vivo e presente e
anche per questo noi come Comunità ebraica di Torino, a cui si
sono aggiunte la Comunità di Casale Monferrato e Vercelli, assieme alla
Comunità di Sant'Egidio organizziamo da diversi anni una marcia in suo
onore”, spiega il presidente della Comunità ebraica torinese Dario
Disegni, ricordando la manifestazione in memoria di Artom, che partirà
domani mattina dalla stazione Porta Nuova (ore 11.00) del capoluogo
piemontese. “Come negli anni passati, abbiamo ricevuto il patrocinio
della città di Torino. Un segno di continuità nel rispetto di quanto
già accadeva con le precedenti amministrazioni”, sottolinea Disegni.
Negli scorsi anni infatti, il precedente sindaco, Piero Fassino, aveva
sempre partecipato alla marcia e quest'anno il nuovo sindaco Chiara
Appendino ha confermato la sua presenza. Così come sarà presente e
interverrà Daniela Sironi, presidente della Comunità di Sant’Egidio.
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Setirot
- Domande |
Ha
scritto Jacques Attali nel suo “Dizionario innamorato dell’ebraismo”
che gli interrogativi posti dai bambini durante il Seder sono essi
stessi prove di libertà: «Un uomo asservito non può infatti porsi delle
domande e deve sottomettersi senza discutere; nella sera di Pesach più
si parla, più ci si interroga, e più si prova la propria libertà…».
Buon Pesach allora, e continuiamo a farci domande, ad avere dubbi, a
non essere asserviti a nulla e a nessuno.
Stefano Jesurum, giornalista
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Inaugurazione a Bologna
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Probabilmente
si tratta ancora degli effetti ormonali dell’allattamento
(giustificazione autoassolutoria spudoratamente mendace, ma non sarebbe
politicamente corretto farmelo presente e, ben consapevole di ciò, ne
approfitto). Forse anche il caldo eccessivo e l’affollamento nel
matroneo dove l’aria sembra non arrivare, la bimba in braccio che
sorride felice a ragazzine, signore e giovani madri intente ad
ammirarla.
Fatto sta che mi si velano gli occhi all’apertura dell’Aron durante la
cerimonia di inaugurazione del nuovo Tempio piccolo di Bologna, lo
scorsa domenica. Quale modo migliore di iniziare la settimana, così
controcorrente ritengo, in un mondo ebraico come quello italiano che
eufemisticamente definirei non in crescita, assistere all’inaugurazione
di un nuovo Bet HaKnesset.
Sara Valentina Di Palma
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