Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Rabbì
Dossà figlio di Harkinas diceva: “Il sonno del mattino, il vino del
mezzogiorno, le chiacchiere dei bambini e il frequentare riunioni di
persone ignoranti trascinano l’uomo fuori dal mondo” (Mishnà Avot 3,10)
I comportamenti e le abitudini che questo insegnamento giudica
negativamente possono essere interpretate in maniera simbolica, quale
allusioni ad attitudini che, per loro intrinseche caratteristiche o per
una impropria collocazione nel tempo, della giornata e della vita
stessa, distolgono le persone “dal loro mondo”, cioè impediscono una
piena maturazione del soggetto e la realizzazione delle sue
potenzialità.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Come
interpretare il documento di Hamas, che riconosce l’obiettivo di uno
Stato palestinese nei confini pre ’67? Non credendo nessuno di noi a
una conversione sulla via di Damasco (comunque assai parziale) non
resta che una lettura strategica. Il pessimo stato in cui versa il
governo di Gaza, sempre più preso di mira da proteste di piazza e dalla
concorrenza dell’ancor più terribile Jihad islamica, costringe a un
avvicinamento alla Cisgiordania. Una strategia spinta anche da
pressioni estere (vedi Russia) di varia natura.
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L'Italia riscatta l'Europa
sul voto Unesco
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Il
no dell’Italia a una nuova risoluzione anti-israeliana dell’Unesco in
evidenza sui giornali insieme alle parole di apprezzamento rivolte
dalla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di
Segni ai rappresentanti del governo che hanno imposto un deciso cambio
di rotta dopo l’astensione che molte polemiche aveva suscitato nelle
scorso autunno.
“In Italia la notizia è che la nostra diplomazia ha cambiato opinione e
si è schierata al fianco di Israele” scrive tra gli altri il Corriere.
Avvenire parla di scelta “consapevole e meditata in anticipo”.
Per il Foglio si tratta di un “giusto segnale contro l’antisemitismo”.
La risoluzione Unesco, passata con 22 voti a favore, 10 contrari e 23 astensioni, fa parlare anche editorialisti e opinionisti.
“L’Unesco è una Onu senza veti e senza veli, in cui si consumano giochi
diplomatici spericolati” osserva Alberto Melloni su Repubblica. La
questione posta a Parigi, aggiunge lo storico, “è però molto di più di
una scaramuccia fra propaganda e diplomazia”. E questo perché tutto ciò
che tocca Gerusalemme “è tecnicamente catastrofico, segna cioè una
svolta”.
“È una qualche consolazione che stavolta l’Italia non solo abbia votato
contro, ma l’abbia anche annunciato prima: almeno uno può camminare
senza vergognarsi per le strade di Roma o Firenze. Il disgusto è
tuttavia sovrastante – scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale – viviamo
in un mondo che nega la verità storica per motivi di odio o vantaggio”.
Rigettata con forza da Israele (“Tutto fumo”) l’intenzione annunciata
da Hamas di rivedere alcuni punti fermi del proprio manifesto
ideologico. Anche perché, come si ricorda su Repubblica (che
nell’attacco del pezzo definisce il gruppo terroristico movimento “di
resistenza islamica”), il cardine fondamentale della Carta di Hamas, la
distruzione dello Stato ebraico, non viene intaccato dalla nuova
formulazione. Né la dichiarazione di Khaled Meshal contiene un
riconoscimento dello stesso.
Una causa pilota contro Leonardo spa (ex Finmeccanica) per impedire che
venda armamenti a determinati paesi. A intentarla i rappresentanti di
un comitato pacificista a Varese. La vendita più rilevante finita sotto
accusa, riporta il Corriere Milano, è la commessa per la vendita di
aerei di addestramento a Israele nel 2014, avvenuta mentre si stava
svolgendo l’operazione militare Margine Protettivo contro Gaza.
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MATTARELLA E STEINMEIEr insieme
Ardeatine, la storica visita
"Una Memoria per il futuro"
Nessuna
parola, nessun discorso ufficiale. Un silenzio solenne, che rende forse
ancor più significativa questa visita. Il Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella e il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier
percorrono lentamente il tratto che separa l’ingresso dal sacrario
dalla lapide che ricorda i caduti e quindi dal luogo in cui fisicamente
fu compiuto il massacro.
Una visita storica, quella di questo mercoledì 3 maggio alle Fosse
Ardeatine. Un nuovo importante gesto di attenzione alla Memoria
d’Italia e d’Europa da parte della più alta carica dello Stato.
Mattarella ha voluto al suo fianco un numero ristretto di autorità. Tra
le altre la sindaca Virginia Raggi, il ministro degli Esteri Angelino
Alfano, una delegazione ebraica guidata dalla presidente UCEI Noemi Di
Segni, dalla presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello,
dal rabbino capo rav Riccardo Di Segni.
Riflette al riguardo la presidente UCEI: “La visita odierna ha
rappresentato un momento simbolico di altissimo profilo. Una visita che
porta con sé messaggi profondi, il segno tangibile di un’Europa i cui
Stati membri appaiono determinati a dimostrare che soltanto unita e
consapevole del proprio passato l’Europa stessa potrà guardare al
futuro con rinnovate prospettive di pace, libertà e democrazia. Leggi
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il no italiano alla risoluzione
L'Italia contro distorsioni Unesco
"Roma, un esempio per l'Europa"
In
anno fa erano 32 i paesi che votavano a favore di risoluzioni contro
Israele all’Unesco. Sei mesi fa, 26. Ieri, 22. Una diminuzione
progressiva che, ha sottolineato il Primo ministro Benjamin Netanyahu,
è segnale che qualcosa sta cambiando all’interno del palcoscenico
internazionale. “Oggi ci sono più Paesi che si astengono o che
sostengono Israele rispetto a paesi contro Israele – ha detto
Netanyahu, durante una cerimonia con i diplomatici stranieri in
occasione di Yom HaAztmaut, la festa dell’indipendenza israeliana – È
un cambiamento, è la prima volta che accade”. L’ultima risoluzione
Unesco – votata ieri – infatti ha ricevuto 22 voti favorevoli, 10
contrari e 23 astensioni. Tra chi ha scelto di dire no all’assurdo voto
Unesco, come lo ha definito il Premier Netanyahu, l’Italia (assieme a
Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Lituania, Grecia, Paraguay,
Ucraina, Togo e Germania): “Poco prima del voto avevo annunciato al
Primo ministro israeliano la nostra decisione di votare contro la
risoluzione Unesco, altamente politicizzata, su Gerusalemme e avevo
anche espresso l’auspicio che altri Paesi UE andassero verso la stessa
direzione. Ho detto a Netanyahu che la decisione è stata presa anche
alla luce delle eccellenti relazioni bilaterali tra Italia e Israele”,
le parole del ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano dopo uno
scambio con il Premier israeliano. Plauso alla scelta di Roma è
arrivato dalla Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Noemi Di Segni così come dall'ambasciatore d'Israele in Italia Ofer
Sachs. Di strada giusta intrapresa dal governo italiano ha invece
parlato Maurizio Bernardo, presidente dell’Associazione
Interparlamentare di Amicizia Italia-Israele. Leggi
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dopo le esternazioni di matteo salvini
'I leader politici diano l'esempio
e non fomentino odio e razzismo'
"Ancora
una volta il segretario della Lega Nord Matteo Salvini si esprime su un
tema complesso e drammatico come quello dell'immigrazione, in un modo
che merita le più ferme condanne di tutta la comunità internazionale.
Le parole pronunciate ieri in Sicilia alimentano infatti odio e
diffidenza”, il monito della Presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Se i leader sono chiamati a dare il
proprio esempio, con la loro capacità di influenzare fenomeni e
comportamenti e a definire un quadro di coesistenza nell’intera regione
mediorientale, che vada Salvini di persona in quella regione – prosegue
la Presidente dell'Unione - che trascorra un periodo assieme alle
popolazioni colpite da tanti massacri e violenza, che si rechi negli
ospedali israeliani che accolgono tanti bambini feriti, che trascorra
qualche giorno sul barcone assieme a chi anela alla libertà attraccando
sulle coste siciliane, che ripassi qualche libro di storia e di
statistica per comprendere cosa è accaduto negli ultimi decenni nei
paesi che hanno cancellato la presenza ebraica, che riveda il suo
libretto dei vaccini con quanto è stato donato a lui e ad un intero
universo grazie ad esperti e ricercatori ebrei, e solo dopo questo
breve trascorso dia giudizi sui perché della Siria e dei flussi
migratori”.
“Da leader – aggiunge Di Segni dopo le esternazioni del capo della Lega
Nord - cosa insegna ai nostri giovani? Il populismo attraverso il
terrore? Attraverso il pregiudizio antiebraico? Abbiamo il dovere, come
cittadini italiani che hanno incisi nel cuore ben fermi valori, di
intervenire e far sentire con forza la nostra voce. Denunciare con
fermezza il razzismo prodotto nelle aule universitarie e nella strada e
opporre con la forza del nostro credo chi lo fomenta”.
“Nella medesima direzione – il richiamo della Presidente UCEI ai fatti
di domenica scorsa in una partita di calcio di Serie A - è doverosa la
presa di distanza rispetto all’episodio che questa domenica ha visto
protagonista suo malgrado il calciatore ghanese Sulley Muntari, che
invece di trovare nella leadership dell’arbitro un’ancora di sicurezza
si è trovato a subire un umiliante accusa. A lui le più profonde
espressioni della nostra solidarietà e fratellanza. Se non fossimo
stati così a lungo indifferenti, - conclude Di Segni - anche la Siria
sarebbe oggi un’oasi da voler raggiungere per davvero”.
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Ticketless - Lasciati andare |
La
stagione che adesso si chiude nei cinema italiani non è stata molto
generosa con chi abbia poco tempo e poca voglia, come chi scrive, di
impegnare la mente. Lasciamoci andare. Non mi vergogno a dire che in
sala le due ore di maggiore allegria sono venute dalla colonna sonora,
non solo quella, di “La La Land”. Questa settimana mi sono “lasciato
andare” e sono corso a vedere Toni Servillo che impersona lo
psicoanalista dottor Venezia e canta Lekhah Dodì con il coro del Tempio
Maggiore in Roma.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Ripetizioni
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Il
triste, monotono e tetro ripetersi, anno dopo anno, di eventi sempre
uguali, impone spesso anche ai cronisti – a meno che non abbiano
cambiato le loro idee - di ripetere, più o meno, i medesimi commenti,
cadendo anche in noiose ripetizioni. Dopo avere scritto la mia nota
settimanale, dedicata all’ennesima, lugubre sceneggiata dei
festeggiamenti per il 25 aprile (che, ogni anno di più, stanno
inesorabilmente diventando, più che una celebrazione della Liberazione,
una vera e propria festa del fascismo e dell’antisemitismo), mi è
venuto il sospetto di avere già detto, in passato, le stesse cose. Sono
andato a controllare, ed era proprio così, avevo ripetuto esattamente,
inavvertitamente, le stesse osservazioni formulate l’anno scorso (e
forse anche, temo, qualche anno precedente).
Colpa dell’età, certamente. Ma – lo dico per consolarmi – anche colpa
della monotonia di un mondo che, soprattutto, nelle cose brutte, non
cambia mai, anzi peggiora.
Francesco Lucrezi, storico
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L’Unesco e Gerusalemme
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L’Unesco
ha approvato una risoluzione di condanna di Israele perché si permette
di amministrare Gerusalemme. Il capitolo dei Giusti si arricchisce coi
nomi degli Stati che hanno votato contro: l’Italia, gli USA, il Regno
Unito di Gran Bretagna, i Paesi Bassi, Lituania, Grecia, Paraguay,
Ucraina, Togo e Germania.
Prima di annichilire fisicamente gli ebrei, si prova a distruggerli
culturalmente: non spiccano, ma complottano, non costruiscono, ma
profanano.
Emanuele Calò, giurista
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Un brano, più versioni
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Dopo
la Guerra il compositore ebreo ceco František Domažlický, sopravvissuto
a Theresienstadt e Sachsenhausen, ricostruì l’ouverture Petriana per
orchestra, perduta a Theresienstadt; l’ouverture era dedicata alla sua
compagna Eva chiamata Petriana, deceduta nel Campo.
Nel 1957 il compositore ebreo australiano di origine tedesca Felix
Werder (riparato in Gran Bretagna con suo padre rabbino Boaz
Bischofsweder e internato dalle autorità britanniche allo scoppio della
Guerra in quanto considerato enemy alien) stese nuovamente in partitura
i suoi lavori scritti durante il suo internamento presso il Campo
australiano di Tatura quali Ac tomos per violino e voce maschile
(rielaborata per orchestra d’archi), Symphony n.1 op.6, Off and Running
per clarinetto e orchestra, Psalm 127 op.32 per coro misto, 2 corni,
vibrafono, percussioni e contrabbasso.
Francesco Lotoro
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La sirena
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La
sirena sembrava più lunga di sempre. Due minuti che non finivano più.
Mi ha colto all'improvviso, mentre ero nell'ufficio di Beresheet
LaShalom. L'ufficio di una Fondazione che educa alla pace che si trova
nel rifugio numero 16 del Kibbutz. Quanti pensieri si possono avere in
due minuti? Quante immagini ti possono passare per la testa mentre la
sirena di Yom HaShoah sembra perforarti il cervello?
Angelica Edna Calò Livne
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