Roberto
Della Rocca,
rabbino
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“…Non
odierai il tuo fratello in cuor tuo, ammonisci il tuo compagno e non ti
caricherai di una colpa per lui…” ( Vaikrà, 19; 17). Solo se non si
prova odio si può ammonire… Perché solo da un cuore colmo di amore può
uscire fuori un ammonimento vero, autentico e disinteressato. Questo è
il motivo per cui l’obbligo di ammonire è preceduto da: “non odiare tuo
fratello in cuor tuo…”.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Macron
ha vinto, Le Pen ha perso. Per qualche giorno voglio lasciarmi andare
alla gioia. Voglio godermi questo momento di sconfitta del fascismo,
malgrado la preoccupazione per la percentuale di elettori che gli hanno
dimostrato la loro simpatia. Per ora l’argine è stato alzato, l’ondata
è stata evitata. Certo, domani si dovrà vigilare sulle scelte di
Macron. Il futuro degli ebrei di Francia non si prospetta tutto rose e
fiori. Ma forse neppure il nostro è un giardino fiorito, se è vero che
certi politici di casa nostra, anziché pensare alla disoccupazione e
all’economia, si occupano di Israele e Palestina e di liste di ebrei
influenti, distogliendo l’attenzione del popolo credulone sul capro
espiatorio più naturale, quello che la storia gli ha servito su un
piatto d’argento. Sorci di terra e sorci d’acqua, direbbe il poeta,
sempre pronti a ingrassarsi e a ingrassare di falsità chi non ama
pensare in proprio.
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Il dramma dei migranti
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LContinua
a salire il bilancio delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Come
scrive Repubblica, questo è stato “un altro weekend da incubo nel
Canale di Sicilia, con 245 vittime (secondo l’ultima stima fatta da
Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr) e oltre 3.000 migranti che hanno
fatto salire a 43.245 il numero delle persone salvate nel 2017, con un
aumento del 38 per cento sullo stesso periodo dell’anno scorso”. E
quest’anno si toccherà la cifra record di 200mila profughi accolti in
Italia. Per far fronte all’emergenza umanitaria, il Viminale ha
preparato un nuovo piano di ripartizione dei migranti con la richiesta
alle Regioni di un maggiore coinvolgimento e impegno. Entro luglio
saranno inoltre operativi undici “Centri permanenti per i rimpatri”,
ovvero una versione aggiornata dei Cie, spiega il Corriere: “strutture
per ospitare chi non ha diritto a rimanere in Italia e deve essere
rimpatriato”. Intanto Milano – in fermento per la presenza dell’ex
presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che parlerà oggi pomeriggio
– si prepara alla manifestazione organizzata dal Comune per il 20
maggio a favore dell’accoglienza. In città crescono però “le tensioni
dopo il blitz di martedì scorso in stazione Centrale. Nella notte –
riporta Repubblica Milano – tra domenica e lunedì, i vandali hanno
colpito nel giro di poche ore due circoli milanesi del Pd. ‘Speriamo
non sia un caso isolato, basta retate’ è la scritta comparsa” sui muri
dei due circoli. Una frase che suona come una minaccia proveniente,
spiega il quotidiano, probabilmente dal mondo dell’estrema sinistra, in
polemica con l’azione di polizia alla Stazione Centrale.
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il dibattito a montecitorio
Islam in Italia, all'orizzonte un patto con le istituzioni
L’iter
parlamentare dello strategico progetto di legge destinato a sviluppare
il dialogo interculturale e interreligioso prende avvio questa
settimana alla Camera e alcuni dei proponenti non potevano trovare
giorno migliore che quello dei festeggiamenti della sconfitta della
destra populista e xenofoba in Francia per una presentazione al
pubblico.
L’occasione si è presentata grazie a un incontro di studio dedicato a
“L’Islam in Italia. Quale patto costituzionale?”, organizzato nella
Sala del Mappamondo di Montecitorio questo lunedì. La realtà Islamica,
con un numero di residenti presenti nel Paese che si richiama alla
religione coranica che cresce verso quota due milioni, rappresenta di
gran lunga la maggiore comunità minoritaria nell’ambito della nostra
società. E il legislatore sta prendendo coscienza della necessità di
costruire attraverso un percorso per nulla facile un rapporto e un
impianto condiviso di regole e di accordi.
Fortemente voluto dal presidente della Prima Commissione – Affari
Costituzionali della Camera Andrea Mazziotti e introdotto dal questore
di Montecitorio Stefano Dambruoso, che della nuova legge è il primo
presentatore, il convegno, cui ha dato una convinta adesione anche il
ministro degli Interni Marco Minniti, ha toccato temi ancora poco
esplorati nel quadro politico italiano ma fondamentali per comprendere
l’Italia di domani, vincere la sfida dell’integrazione, coniugare
crescita economica, diritti civili e ricchezza culturale, e soprattutto
combattere efficacemente la minaccia del terrorismo.
Tutte questioni di enorme importanza per l’insieme della popolazione,
ma cui la realtà ebraica italiana, ricca di un’esperienza bimillenaria
di piena integrazione e di strenua difesa della specificità
identitaria, presta grande attenzione.
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la festa per i 69 anni dello stato ebraico
"Italia-Israele, legame speciale"
“Se questo paese ha un’anima, Gerusalemme è l’anima della Terra d’Israele”.
Si conclude con una citazione di David Ben Gurion l’intervento
dell’ambasciatore israeliano Ofer Sachs, il padrone di casa della festa
per celebrare i 69 anni di indipendenza dello Stato ebraico tenutasi
ieri sera al Maxxi di Roma.
Una festa ma, come tradizione, anche con dei contenuti profondi.
Centrale in questo senso una riflessione sui 50 anni della
riunificazione di Gerusalemme, un anniversario in occasione del quale
numerose sono le iniziative che verranno presentate nei prossimi giorni
da UCEI, Comunità di Roma e ambasciata stessa. Ospite d’onore proprio
il primo cittadino della capitale di Israele, Nir Barkat, che alla
plate del Maxxi ha ricordato le peculiarità di un luogo che che non ha
eguali al mondo. Gerusalemme come città della fratellanza, con la sua
ineludibile prospettiva di includere e far coesistere identità diverse.
“Affrontare e gestire i conflitti è la nostra sfida quotidiana. Una
sfida le cui ricadute sono evidentemente globali” sottolinea Barkat. Leggi
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TOR VERGATA - L'INCONTRO "Ebrei a Roma, una lunga storia"
“La
storia degli ebrei a Roma non ha a che fare solo con quanto
terribilmente accaduto durante la Seconda guerra mondiale, ma è una
storia lunga e antica, che risale a millenni fa. La presenza ebraica
non è dunque a Roma una presenza ‘altra’, ma una componente
fondamentale della nostra identità”. Lo ha detto Marina Formica,
direttrice del Centro Romano di Studi sull’Ebraismo dell’Università Tor
Vergata, presentando la conferenza su “Le memorie ebraiche
dall’antichità all’età moderna: esperienze di ricerca, tutela e
valorizzazione” presso la facoltà di Lettere e Filosofia della stessa
università.
Al centro dell’incontro, i recenti ritrovamenti archeologici avvenuti
in via delle Mura Portuensi, vicino a Trastevere, dove è stato
rinvenuto un sito archeologico di grande interesse, con resti ebraici e
in particolare alcune antiche sepolture ebraiche.
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la cerimonia in via dei giubbonari Roma, una targa per la Memoria
“In
Memoriam – Dei cari inquilini di questo palazzo di via dei Giubbonari
30, vittime della barbarie nazista nei campi di sterminio e alle Fosse
Ardeatine. La Obra-Pia Stabilimenti Spagnoli non vi dimenticherà mai!”
È stata inaugurata ieri, di fronte a una piccola folla commossa, questa
targa in via dei Giubbonari, all’interno di una palazzina dell’istituto
Obra-Pia – Stabilimenti Spagnoli, in onore di Davide Limentani, Angelo
Tagliacozzo, Settimio Limentani, Angelo Limentani e Sami Modiano (il
quale, pur essendo deportato da Rodi, in quel palazzo fu ospitato dopo
la sua liberazione, come racconta nel libro “Per questo ho vissuto”,
che rievoca anche l’atmosfera di quell’edificio e di quella via al suo
ritorno nell’immediato dopoguerra).
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qui roma - ospedale israelitico
Eutanasia e fine vita, il confronto
Proseguono
gli appuntamenti del ciclo di incontri "Corpo e spirito" organizzato
dall'Ospedale Israelitico di Roma. Domani sera alle 20, nella sede del
Centro Ebraico Il Pitigliani, avrà infatti luogo un confronto su
"Eutanasia e fine vita" con interventi di Amalia Allocca, Direttore
Sanitario dell'Ospedale; rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma;
Giulio Maira, professore di Neurochirurgia all'Istituto Clino Humanitas
Milano; Giuseppe Remuzzi, professore ordinario di Nefrologia
all'Università degli Studi di Milano. Modererà la serata il
vicedirettore del Tg2 Stefano Marroni.
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La Francia al cinema
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Le
elezioni francesi, nel ballottaggio fra Marine Le Pen ed Emmanuel
Macron, hanno svelato come in Francia convivano due Paesi in uno,
laddove la demarcazione segna la rispettiva prevalenza di organi
diversi del corpo umano.
Invero, è parso di rivedere anche i fantasmi dei due premi Oscar
François Truffaut (figlio illegittimo di un odontoiatra ebreo) e
Jacques Tati. Il primo, un innovatore all’origine della Nouvelle Vague
coi Quattrocento colpi e il secondo, un nostalgico impenitente, autore
anch’egli di diversi capolavori.
Tati, con Giorno di Festa e, soprattutto, con Mio Zio, dileggiava,
rispettivamente, la velocità (ma forse non conosceva Filippo Marinetti)
e la tecnica.
Truffaut, che esaltò Alfred Hitchcock in un libro–intervista
indimenticabile, finì col recitare con Steven Spielberg in Incontri
ravvicinati del terzo tipo, con uno sguardo sempre proiettato al
futuro. Un bel contrasto con Tati, che in Mio Zio contrappone la vita
dimessa dello zio Hulot alla ricchezza del cognato Arpel, che abita con
moglie e figlio in una casa modernissima ed asettica.
Il fanciullo, nel film da ultimo citato, è affascinato dallo zio che lo
spupazza ma noi, da piccoli, eravamo soprattutto affascinati dalla casa
futuristica degli Arpel. Nel film non traspare, ma probabilmente Hulot
era mantenuto da Arpel così come Paperino dipende da Paperone.
Un’antitesi che Tati avrebbe potuto sciogliere sul versante ideologico
soltanto con la decrescita, ingentilita dall’aggettivo “felice”, che
però non ne cambia la natura. Intendiamoci: le intenzioni possono pure
essere nobili, se non fosse che, fatalmente, taluno decresce e talaltro
finisce per giganteggiare. C’est la vie, même dans la douce France.
Emanuele Calò, giurista
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