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18 Maggio 2017 - 22 Iyar 2017
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Il divieto di imbrogliare è scritto due volte, a distanza di pochissimi versetti. Nel verso 14 è scritto: “Non imbrogliate ognuno il proprio fratello”.  Leggi
 
Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
Nel film Ta’alat Blaumilch (Canale Blaumilch, latte blu, che potrebbe anche significare Biancoazzurro) di Efraim Kishon (1969), un uomo dal volto paonazzo e i capelli strani incomincia a scavare con un martello pneumatico in Rehov Allenby, all’epoca l’arteria principale di Tel Aviv. Dopo le prime proteste per il rumore, arriva una dritta che pare si tratti di un progetto, anzi di un importante progetto, un progetto che cambierà definitivamente la città, che renderà Tel Aviv la nuova Venezia del Medio Oriente. L’uomo continua a scavare fino al mare e il canale si riempie d’acqua. Le autorità prima sono contrarie, poi incerte, poi divise politicamente, infine allineate e in concorrenza nell’attribuirsi il merito del grande progetto. La polizia mette transenne protettive, arrivano riflettori, bandiere, si prepara la grande cerimonia di apertura con la banda. I politici si pavoneggiano della splendida iniziativa e si suddividono i dividendi dei suoi benefici. Finalmente un piccolo impiegato municipale scopre che lo scavatore dal volto paonazzo è solo un pazzo appena evaso dal vicino ospedale psichiatrico. Corre ad avvertire, ma nessuno gli crede. Intanto il pazzo, offeso perché non è stato invitato alla cerimonia di apertura, incomincia un nuovo scavo nella piazza del municipio di Tel Aviv. Il povero impiegato invece viene spedito in manicomio.
La prossima visita a Gerusalemme del Presidente Trump ricorda vagamente il precedente copione. Al momento della sua elezione Trump è stato accolto dagli ambienti governativi come una specie di Messia, un’occasione storica senza precedenti per far finalmente riconoscere la giusta causa di Israele e promuovere le sue politiche in Giudea e Samaria sulla tomba dell’ormai defunto stato palestinese e con l’ambasciata americana oramai installata a Gerusalemme. Inviati speciali e messaggeri creano canali speciali di comunicazione col Presidente per trasmettere le loro richieste messianico-territoriali. La visita di Trump in Israele è l’apoteosi di una nuova era di fervore politico e inizierà un abbraccio strettissimo fra Israele e Stati Uniti. L’euforia è alle stelle. E invece piano piano Trump prima quasi ignora il giorno della Shoah, poi fa capire che l’ambasciata per il momento rimarrà a Tel Aviv, poi dice con aria sorniona a Benjamin Netanyahu che anche lui dovrà fare delle concessioni (“vero, Bibi?”), poi riceve Abu Mazen, poi lascia dire che il Muro del Pianto fa parte della Cisgiordania, e infine passa ai russi informazioni riservatissime dei servizi segreti israeliani. Qualcuno qui comincia a avere dei dubbi sull’uomo dal volto paonazzo e i capelli strani.
 
Mossad, i segreti svelati
"Anni di lavoro buttati"
“Piani come quelli per gli attentati sugli aerei con i computer portatili o i tablet vengono discussi tra i capi dell’organizzazione terroristica. Adesso staranno già indagando per individuare la talpa, stiamo parlando di un circolo ristretto. Le rivelazioni hanno messo in pericolo una fonte che immagino abbia richiesto anni per essere coltivata”. È l’analisi di Danny Yatom, ex capo del Mossad – i servizi segreti israeliani – che, intervistato dal Corriere della Sera, commenta il caso politico nato attorno al colloquio del presidente Usa Donald Trump con il ministro degli esteri e l’ambasciatore russi. Trump, secondo quanto riportato dal Washington Post e poi da tutta la stampa americana, ha informato i diplomatici russi sui dettagli di come gli Stati Uniti siano venuti a conoscenza di un piano dell’Isis di usare computer e tablet come ordigni da far esplodere sugli aerei: a fornire queste informazioni top secret, il Mossad che però non si aspettava che Trump rivelasse a un Paese terzo le notizie. Un’azione, afferma Yatom, che mette in pericolo tutto il lavoro fatto dai servizi segreti israeliani in Siria. “Di sicuro i dirigenti operativi – spiega Yatom, che ha guidato il Mossad fino al 1998 – stanno rivedendo alcune procedure. Frustrazione e disappunto sono diffuse. Direi che in molti sono arrabbiati”.
 
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  davar
pagine ebraiche al salone di torino
Il ministro Dario Franceschini:
"Aiutiamo libri e lettura"

“Viviamo in una società dove tutto è accelerato, è tutto di corsa. Però la lettura non può diventare più veloce, non può essere multitasking. Questo che può sembrare un grande limite, deve essere lo strumento da valorizzare: la lettura come una pausa esclusiva di lentezza, un momento di pausa nel frastuono della velocità: quindi un valore e non un limite”. Parole del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che questa mattina ha inaugurato la trentesima edizione del Salone del Libro di Torino.
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pagine ebraiche al salone di torino
La fiera dedicata a libri e scrittori

col giornale dell'ebraismo italiano
“Lo confesso, questa notte non ho chiuso occhio”. È con queste parole che Massimo Bray questa mattina, prima dell’apertura della trentesima Edizione del Salone del Libro di Torino, raccontava l’emozione di un’apertura che è soprattutto in cui saranno messi alla prova dei numeri e dei visitatori progetti, aspettative e forse anche sogni a lungo cullati in mesi difficili. Diventato Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura da alcune settimane, dopo una lunga collaborazione con il presidente ad interim Mario Montalcini – ora Presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione – Bray può già oggi togliersi una prima soddisfazione: sono più di cinquantamila i biglietti acquistati tramite i canali di prevendita, e le code agli ingressi erano lunghe già prima dell’orario
di apertura del Salone. Pagine Ebraiche, che come tutti gli anni dalla presentazione del numero zero, a maggio 2009, attende i lettori all’interno del Lingotto, ospite come tradizione della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, che ha messo a disposizione uno spazio nella Galleria Visitatori, a ridosso del punto informazioni e dello snodo fra i Padiglioni del Lingotto. E a porte del Lingotto appena aperte a salutare la redazione di Pagine Ebraiche è passato Gianluigi Benedetti, attualmente consigliere diplomatico al Ministero dell’istruzione e già confermato come prossimo Ambasciatore italiano in Israele, accompagnato dal rabbino capo di Torino rav Ariel Di Porto e da Claudia De Benedetti, per proseguire poi con una visita alla Comunità ebraica di Casale.
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pagine ebraiche al salone di torino
Ad Auschwitz arrivarono le fiabe
4554. È il numero che Batshewa Dagan porta orgogliosamente tatuato sul braccio e con il quale vuole morire, “perché – dice – è la mia storia”.
Il significato di quelle cifre, la psicologa e poetessa ultranovantenne lo ha spiegato stamani al pubblico – in larga parte studenti – del Salone Internazionale del Libro di Torino, intervenendo alla presentazione del libro “Fiabe da Auschwitz”, fresco di stampa anche in italiano.
Le sei favole protagoniste dell’incontro, promosso dall’Associazione Treno della Memoria, furono scritte da ventisette ingegneri prigionieri del campo di Auschwitz: la scoperta dei disegni dei bambini vittime dei nazisti diede loro l’ispirazione per costruire di nascosto, attorno a quegli schizzi, delle storie per i figli rimasti a casa, approfittando della carta copiativa e delle penne cui avevano accesso negli uffici del lager.
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IL FESTIVAL PRESENTATO AL SENATO
A 50 anni dal conflitto, èStoria
racconta la Guerra dei Sei Giorni

La Storia torna protagonista, per comprendere un’Italia difficile e un mondo in rapida mutazione, per ritrovare i punti di riferimento, per definire una nuova volta cosa la nostra società vuole trasmettere alle nuove generazioni.
Chiamati a raccolta dalla parlamentare isontina Laura Fasiolo, il presidente della Commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini, il capogruppo Pd Luigi Zanda, lo storico Massimo Teodori e il direttore del festival Adriano Ossola, hanno presentato, nelle sale del Senato della Repubblica, la tredicesima edizione del festival èStoria, che aprirà i battenti a Gorizia la prossima settimana.
Definito da Paolo Mieli "la più grande kermesse italiana dedicata alla Storia e un luogo di confronto per tutti gli storici più importanti del Paese e non solo" èStoria continua a vedere anche la presenza della redazione del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche.
In questa edizione, fra gli innumerevoli appuntamenti di un programma che si fa sempre più ricco, anche un’analisi, a 50 anni di distanza, della storica vittoria israeliana nella Guerra dei Sei giorni che cambiò il volto del Medio Oriente, con gli esperti Ahron Bregman e Simon Dunstan presentati da Fabio Romano.
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qui roma - L'INIZIATIVA DELLA POLIZIA POSTALE
Social, istruzioni per l'uso
“Una vita da social”. La campagna educativa itinerante della Polizia di Stato sui temi dei social network, del cyberbullismo, dell’adescamento online e sull’importanza della privacy ha fatto tappa quest’oggi nel quartiere ebraico di Roma con due diverse postazioni, aperte per molte ore: su un truck scoperto posto davanti all’ingresso della sinagoga e con una serie di iniziative intraprese all’interno del cortile della scuola.
Un’attività, fortemente voluta da Gianni Zarfati (responsabile operativo per la sicurezza delle comunità ebraiche italiane), che ha coinvolto tutti gli alunni dell’istituto e inoltre genitori e insegnanti con molteplici attività di formazione e informazione. L’avvio di una serie di incontri che, è stato spiegato, è intenzione portare anche in altre comunità ebraiche locali.
“Si tratta di temi sempre più attuali, di minacce sempre più forte nella società contemporanea. La giornata odierna è stata quindi pensata come a un grande momento di raccolta, ma sono numerose le attività realizzate nel corso dell’anno per sensibilizzare i nostri ragazzi. E non soltanto loro” riflette Zarfati.
A fare gli onori di casa la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, intervenuta in apertura di giornata insieme al dirigente della Polizia postale Nicola Zupo. Al centro dell’iniziativa un progetto che nel corso delle tre edizioni precedenti, osserva Marco Valerio Cervellini, una delle anime della campagna, ha raccolto un grande consenso: gli operatori hanno infatti incontrato oltre un milione di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 106.125 genitori, 59.451 insegnanti per un totale di 8.548 Istituti scolastici, 30.000 chilometri percorsi e 150 città raggiunte sul territorio. E inoltre, una pagina Facebook con 108.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.
Successivamente a questi incontri, hanno fatto sapere i protagonisti di “Una vita da social”, è stato riscontrato un aumento consistente delle denunce di minori nei confronti di coetanei per episodi di bullismo e cyberbullismo.
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qui roma - il convegno 
Le donne segnate dall'inciviltà 
Si intitola “Ignoranza, violenza, discriminazione: i Segni dell’inciviltà”, la due giorni (domani e lunedì) di convegno dedicato al binomio donne e religioni organizzato dall’associazione culturale Sound’s Good con il patrocinio della Camera dei deputati, in collaborazione con la rivista Confronti e la Okan Universitesi di Istanbul e con il patrocinio, tra gli altri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e del Centro ebraico Pitigliani. Un momento di confronto dedicato all’universo femminile e alla tutela dei diritti, sia all’interno delle diverse tradizioni religiose e culturali sia da parte dello Stato. Ad aprire i lavori domani mattina alle 9 l’introduzione di Marisa Patulli Trythall.
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JCIAK
Nel mare della Diaspora
Una foto come tante, ritrovata un vecchio album. Gli uomini posano seri in giacca e cravatte, le signore sorridono allegre e la bambina in basso a destra sgrana gli occhi e spalanca la bocca come per dire qualcosa. Sono le famiglie Piperno, Sonnino, Fornari, Bises e Di Segni, riunite nella casa dei Piperno ad Anzio. Sarebbe una foto come tante se non fosse che siamo nell’autunno del 1938 e dopo quest’incontro nulla sarà più come prima.
È la vicenda che, ottant’anni dopo, trova voce e immagini in Diaspora, ogni fine è un inizio di Marina Piperno (la bimba che nella foto sgrana gli occhi) che con Luigi Monardo Faccini, compagno di avventure cinematografiche, per tre anni ne ha seguito le tracce fra gli Stati Uniti, Israele e l’Italia. Nell’arco di quattro ore e quaranta minuti, il film – in questi giorni in presentazione al Salone internazionale del libro di Torino – intreccia storia e memoria famigliare in una saga che attraversa snodi centrali della nostra storia soffermandosi sull’identità ebraica e sulle lacerazioni inferte dalle persecuzioni.


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    pilpul
Setirot - Chiusure e aperture
Un mondo incomprensibile e alienato che spinge sempre più verso lo straniamento. A questo tempo appartengono ovviamente anche le nostre comunità che si dibattono nella ormai vetusta e sbiadita lotta tra chiusure e aperture. Ed ecco risuonare (in me, e credo non soltanto in me) l’eco lontana del poeta. «Non invitato sono giunto per caso, / non sono parte del vostro numero. / Se sarò assente, nessuno lo vedrà, / se sarò presente non sarò gradito.» (Yehuda HaLevi).

Stefano Jesurum, giornalista


In ascolto - Cabaret
C’era una volta il cabaret. Erano gli anni ’20 -’30 e le grandi città della Mitteleuropa pullulavano di artisti che, assai più di oggi, mettevano in dialogo le diverse arti: musica, teatro, arte, letteratura. I compositori, affascinati dalle rivoluzioni dell’armonia e dalle correnti come il dadaismo o il surrealismo, creavano nuovi linguaggi e i letterati volentieri prestavano idee e liriche alla sperimentazione. C’era il cabaret autentico, che sceglieva piccoli palchi, in sale relativamente piccole, con il pubblico accomodato intorno a tavolini rotondi e faceva satira su mode e costumi.

Maria Teresa Milano
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Quelle vecchie domande attuali
Che cosa significa essere ebrei? Ebraismo è comunità? Oppure pratica? È memoria, famiglia, tradizione? Impegno civile? Una costellazione di valori? Intima credenza?
Libertà e opportunità di esprimere opinion: può esistere un limite etico? E se c’è, dove porre il confine tra quello che può e non può essere detto? Ci sono circostanze in cui esprimersi, prendere posizione è doveroso? Come si coniugano questi interrogativi in relazione all’informazione su Israele? E’ possibile ipotizzare una responsabilità collettiva del mondo ebraico a riguardo?
Inclusione ed esclusione: esiste una differenza tra un evento ebraico e uno per ebrei?


Giorgio Berruto
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Le quattro Emilie
“Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità storica di mettere a morte i bambini degli ebrei. Emilia, figlia dell’ingegner Aldo Levi di Milano che era una bambina curiosa, ambiziosa, allegra e intelligente; alla quale, durante il viaggio nel vagone gremito il padre e la madre erano riusciti a fare il bagno in un mastello di zinco, in acqua tiepida che il degenere macchinista tedesco aveva acconsentito a spillare dalla locomotiva che ci trascinava tutti alla morte” scrive Primo Levi nel capitolo iniziale di Se questo è un uomo, intitolato Il viaggio.

Sara Valentina Di Palma
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