
Elia Richetti,
rabbino
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A
proposito delle regole relative al re, la Torà stabilisce che egli
scriva “una seconda Torà”, ossia due Sefarim: uno come ognuno di noi
dovrebbe fare (sarebbe obbligatorio per ognuno scrivere, o far
scrivere, un Séfer), uno come re. Per quale motivo il re ha bisogno di
due Sifrè Torà?
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Difficile
non condividere le parole del rabbino Giuseppe Laras, Presidente del
Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia, secondo cui l’ebraismo è
consustanziale alla cultura europea, con legami di amicizia,
responsabilità e solidarietà verso i nostri concittadini, per cui la
nostra permanenza in Europa, intesa come resistenza, ha valore. Ma
questa affermazione è vera e applicabile anche in Medio Oriente (e
massimamente in Terra Santa) dove l’ebraismo ebbe le sue origini, in
Africa del Nord, e più tardi anche in America, soprattutto al Nord ma
anche nella parte latina, dove l’ebraismo ha contribuito idee, persone
e istituzioni fondanti di quelle società civili. Ed è anche vero che
l’Islam è esso pure consustanziale alla cultura europea, nella quale è
stato presente per 1400 anni e alla quale pure ha dato un importante
contributo di idee flosofiche e scientifiche. Nelle intenzioni dei
moderni padri fondatori e nella scelta dei molti milioni di
contemporanei che l’hanno fatta propria, l’alternativa dello Stato
d’Israele alla condizione diasporica degli ebrei è scaturita semmai dal
fallimento del principio di consustanzalità: quando le società di
maggioranza, o cospicue parte all’interno di esse, hanno rimosso il
riconoscimento di quei vincoli di amicizia, responsabilità e
solidarietà verso i loro concittadini ebrei che hanno invece scelto di
emarginare e discriminare, e a volte perseguitare e uccidere.
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Negoziati di pace
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Dopo
l’impegno in Russia per convincere Putin a ridimensionare l’influenza
iraniana in Siria, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu aspetta a
Gerusalemme Jared Kushner, genero e consigliere del Presidente Usa
Donald Trump. La Casa Bianca spera di riuscire a rilanciare i negoziati
di pace tra il governo Netanyahu e i palestinesi: Kushner è
accompagnato dall’inviato presidenziale per i negoziati internazionali,
Jason Greenblatt, e dalla vice consigliera per la sicurezza nazionale,
Dina Powell (Osservatore Romano). Diversi quotidiani israeliani
sottolineano come per il momento non sia ancora chiara la strategia
dell’amministrazione guidata da Trump per far tornare le parti a sedere
al tavolo del negoziato. Avvenire intanto racconta la realtà di Women
Wage Peace, il movimento per la pace a cui aderiscono più di 20mila
donne ebree, musulmane e cristiane, impegnate anche in Israele. “Che
cosa vogliamo?”, afferma al quotidiano Alisa Eshet Moses, israeliana
con madre nata in Marocco e padre nato in India: “Vogliamo diventare
una lobby, la lobby più potente, e fare azione di lobbying per
influenzare la politica 'obbligandola' alla pace”.
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a un anno dal sisma
Il messaggio al sindaco Pirozzi:
"Amatrice nel cuore di tutti noi"
Nel
primo anniversario del terremoto della scorsa estate, la Presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato
il seguente messaggio al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi:
Carissimo sindaco Pirozzi,
a un anno del terribile terremoto che ha colpito Amatrice, tutte le
piccole frazioni circostanti e molteplici località del Centro Italia,
ti giunga la nostra amicizia e vicinanza nel ricordo delle vittime, ma
anche di chi con il sisma ha perso i propri averi e gli affetti più
cari e lotta ogni giorno per garantirsi un futuro dignitoso nei luoghi
che ama. Luoghi che per le loro caratteristiche culturali e storiche
sono patrimonio dell’Italia tutta.
L’auspicio, mio personale e di tutte le Comunità ebraiche che ho
l’onore di rappresentare, è che anche in futuro ci si possa ritrovare
al fianco per sviluppare progetti e iniziative di solidarietà che, come
nel caso del campo di calcetto inaugurato in luglio a Scai, facilitino
il ritorno alla vita e alla normalità.
Un grande abbraccio alla straordinaria gente di Amatrice da tutti gli ebrei italiani.
Noemi Di Segni,
Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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la località campana nuovamente colpita Casamicciola, 134 anni dopo
Le memorie del rav Cammeo
Il
terremoto che nei giorni scorsi ha colpito Casamicciola mi ha indotto a
ricercare in un volumetto scritto nel 1890 da rav Giuseppe Cammeo,
livornese, all’epoca rabbino capo della Comunione Israelitica di
Napoli, queste poche righe che riporto di seguito.
La
catastrofe che colpì Casamicciola la sera del 28 Luglio 1883 è troppo
scolpita nel cuore e nella memoria di ogni italiano perchè noi ne
tessiamo la storia straziante.
Fra gli israeliti colpiti da quella catastrofe, ricordiamo una signora
Maria Levi, tedesca, miracolosamente estratta e salva dalle macerie,
dove rimase, vittima compianta, sua madre. Due figli di un
correligionario romano, il sig. Samuele Pontecorvo, trovarono pure la
morte in quella catastrofe, e la loro madre moriva or sono pochi mesi,
senza che nulla potesse consolarla di tanta sciagura. Anche il signor
Pacifico Ascarelli – attuale benemerito presidente della nostra
Comunione – perdeva in quella triste congiuntura l’unico figlio
maschio, e vedeva, dal dolore di tanta perdita, accorciati i giorni
della compagna della sua vita. Più fortunato l’egregio sig. cav. Angelo
Alhaique, livornese, da parecchi anni dimorante tra noi – dove presiede
con rara attività alla Pia Unione di Misericordia – potè scampare con
tutti i suoi cari dal grave pericolo. Ad attestare la effusione della
sua riconoscenza verso l’Altissimo quel Pio offerse al nostro Oratorio
un bellissimo Paroched di broccato (ancora patrimonio della Comunità
ebraica).
Ma in mezzo a tanti lutti un valoroso israelita, il caporal maggiore
dei bersaglieri signor Umberto Coen, si segnalava con raro coraggio tra
i salvatori, esponendo con eroica abnegazione la sua vita per salvare
l’ altrui.
Valga questo breve ricordo a fargli sapere che Napoli non ha ancora dimenticato il suo nome!
Sandro Temin, Consigliere UCEI
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Pagine ebraiche agosto 2017 - l'intervista Il dialetto è poesia ebraica
"Quante
poesie dialettali inedite, impreziosite di parole ebraiche, giacciono
dimenticate nelle soffitte o nelle scatole dei ricordi degli ebrei
italiani? Chi rinvenisse versi dei propri avi, con queste
caratteristiche, è pregato di scrivere a info@ilcubo.eu e
natale@unistrasi.it, per collaborare alla pubblicazione di un’antologia
che si intitolerà Poesia dialettale degli ebrei d’Italia (dall’Unità al
secondo dopoguerra)".
Questo curioso appello si trova sul sito dell’editore il Cubo,
specializzato in dialettologia e storia della lingua italiana, ed è
firmato da Sara Natale, giovane filologa, assegnista di ricerca presso
l’Istituto del CNR – Opera del Vocabolario Italiano (con sede
all’Accademia della Crusca), che ha recentemente partecipato al
convegno “Le lingue degli ebrei. Problemi e metodi” (UCEI-Centro
Bibliografico, Roma, 7-8 giugno 2017). Con questo progetto – che l’UCEI
è lieta di patrocinare e promuovere – e dunque con un’ulteriore
apertura alla ricerca e alla riflessione, si chiude il tema “Le lingue
e i dialetti ebraici” che, per desiderio della Presidente Noemi Di
Segni, dalla già ricca Giornata Europea della Cultura Ebraica del 18
settembre 2016, è stato il filo conduttore di molte iniziative
dell’UCEI durante tutto il corso dell’anno. Iniziative che hanno
testimoniato la centralità della questione delle lingue per la storia,
la cultura e l’identità dell’ebraismo e della sua diaspora (tema della
prossima Giornata della Cultura). Non solo dalla moderna filosofia del
linguaggio, ma già dagli antichi testi biblici e talmudici, apprendiamo
che il linguaggio, anziché semplice strumento formale e passivo, è esso
stesso generativo di pensiero, senso, realtà, azione ed etica. “Morte e
vita sono in potere della lingua”, leggiamo nei Proverbi, XVIII,12; la
maldicenza è, per i maestri talmudici, peccato tanto grave quanto
l’idolatria (TJ, Péa, I, 1).
Oltre al convegno sopra menzionato, il Centro Bibliografico si è fatto
promotore anche di quello su “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in
traduzione” (28-29 settembre 2016), in occasione dell’uscita del primo
volume del Progetto di traduzione in italiano del Talmud babilonese,
Trattato Rosh haShanà (Giuntina 2016), e della tavola rotonda sul
rapporto tra parola e immagine, dal titolo “Pesach: segni e sogni di
libertà”, in occasione della mostra di incisioni di Vittorio Pavoncello
(6 aprile 2017). A maggio l’UCEI ha inoltre avviato due Ulpan online
che seguono il programma della Hebrew University (Rothberg
International School) e preparano all’esame di certificazione della
stessa Università. Infine, è tuttora in esposizione presso il Liceo
Renzo Levi l’edizione italiana, a cura dell’UCEI, dei pannelli sulle
Lingue Ebraiche, inviati dalla National Library of Israel per una
mostra al Centro Bibliografico in occasione della Giornata Europea
della Cultura Ebraica. Questi pannelli hanno ispirato un gruppo di
studentesse del primo liceo nell’ideazione di un quiz da usare come
materiale didattico per tutte le classi.
La ricerca di Sara Natale è cominciata, nel 2006, con la scoperta dei
manoscritti delle Storie vecie, una raccolta di poesie in
“giudeo-mantovano”, scritte da un suo avo, il medico Annibale Gallico
(1876-1935), e pubblicate dalla studiosa nel 2014, per i tipi
dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Raffaella Di Castro, Pagine Ebraiche agosto 2017 Leggi
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Setirot
- La tesi di Roy
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Continua
a convincermi la tesi di fondo dell’orientalista ed esperto francese di
terrorismo Olivier Roy che sostiene, da anni, come nelle biografie dei
giovani radicalizzati si riconosca la rivolta generazionale come chiave
interpretativa: «Non è una radicalizzazione dell’Islam, ma
un’islamizzazione del radicalismo». Certo, c’è ovviamente anche
dell’altro, legato all’islam stesso, però credo che Roy non sbagli
quando spiega in che cosa risiede la violenza jihadista: «Se rompi con
la società sei violento. Non è un’associazione tra Islam e violenza,
Isis è un movimento violento che si oppone a tutta la società, a tutto
l’ordine mondiale. Una volta era l’estrema sinistra (e, aggiungo io,
l’estrema destra. Ndr), ora è l’Isis una strada per distruggere
l’ordine sociale». Ragionamento che, d’altra parte, mi ricorda il
saggio dello psicoanalista Fethi Benslama intitolato “Un furieux désir
de sacrifice”. Dove al quesito sul perché la via sacrificale tenti oggi
in modo particolare la gioventù musulmana Benslama chiama in causa
lʼislamismo come utopia antipolitica.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Jeff Barry
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Chi
mi conosce bene sa che mi affascina indagare la portata (e le
caratteristiche) del contributo ebraico europeo alla formazione della
musica e della cultura in America. Mi affascina perché si tratta di
storie di vita che si incrociano, di percorsi che si sviluppano senza
prevedibilità alcuna e offrono esiti assai variegati: spesso gli
artisti compiono scelte agli antipodi, ma si riconoscono in una radice
comune, ovvero nell’appartenenza alla storia ebraica ricevuta in
eredità e declinata in base alle proprie scelte.
È interessante scoprire che molti compositori o performer sono in
realtà figli e/o nipoti di ebrei europei, non per una curiosità
statistica né tantomeno per definire i confini di una fittizia enclave
culturale, ma perché la portata di questo fenomeno costituisce un
aspetto importante della storia dell’immigrazione in America. La
domanda è sempre la stessa: quale sviluppo avrebbe avuto la produzione
musicale in quella terra senza questo contributo?
Maria Teresa Milano
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Bund e sionismo
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29
agosto e 10 ottobre 1897. 120 anni fa, due date importanti da
ricordare. La prima segna l’apertura del primo Congresso sionista a
Basilea, la seconda la costituzione a Vilna del Bund, l’Unione generale
dei lavoratori ebrei di Russia, Polonia e Lituania di cui ho scritto la
settimana scorsa su queste colonne recensendo il bel libro di Massimo
Pieri “Doikeyt. Noi stiamo qui ora!”. Sionismo e bundismo sono stati
movimenti molto diversi, ma non senza affinità e analogie
significative, in particolare per la riflessione sull’identità ebraica
e per il ruolo attivo che hanno svolto, muovendo le masse ebraiche
dell’Europa orintale.
Giorgio Berruto
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Ricordando Meoni
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Mercoledì
16 agosto è morto Vittorio Meoni. Difficile scegliere, tra le tante,
un’immagine di Vittorio, probabilmente quella che più gli si attaglia è
difensore del pensiero critico. Vittorio è stato anche, fino alla sua
scomparsa, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e
dell’Età Contemporanea, nonché presidente onorario dell’ANPI
provinciale di Siena. Assessore e vicesindaco del Comune di Siena, nel
1964 ha rinunciato alla candidatura a sindaco dopo le accuse di
settarismo operaio tendente all’anarchismo. Un po’ anarchico e
libertario, se con questo intendiamo il non conformismo al pensiero
unico, lo era davvero, già da ragazzo.
Sara Valentina Di Palma Leggi
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