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24 Agosto 2017 - 2 Elul 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
A proposito delle regole relative al re, la Torà stabilisce che egli scriva “una seconda Torà”, ossia due Sefarim: uno come ognuno di noi dovrebbe fare (sarebbe obbligatorio per ognuno scrivere, o far scrivere, un Séfer), uno come re. Per quale motivo il re ha bisogno di due Sifrè Torà?
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
Difficile non condividere le parole del rabbino Giuseppe Laras, Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia, secondo cui l’ebraismo è consustanziale alla cultura europea, con legami di amicizia, responsabilità e solidarietà verso i nostri concittadini, per cui la nostra permanenza in Europa, intesa come resistenza, ha valore. Ma questa affermazione è vera e applicabile anche in Medio Oriente (e massimamente in Terra Santa) dove l’ebraismo ebbe le sue origini, in Africa del Nord, e più tardi anche in America, soprattutto al Nord ma anche nella parte latina, dove l’ebraismo ha contribuito idee, persone e istituzioni fondanti di quelle società civili. Ed è anche vero che l’Islam è esso pure consustanziale alla cultura europea, nella quale è stato presente per 1400 anni e alla quale pure ha dato un importante contributo di idee flosofiche e scientifiche. Nelle intenzioni dei moderni padri fondatori e nella scelta dei molti milioni di contemporanei che l’hanno fatta propria, l’alternativa dello Stato d’Israele alla condizione diasporica degli ebrei è scaturita semmai dal fallimento del principio di consustanzalità: quando le società di maggioranza, o cospicue parte all’interno di esse, hanno rimosso il riconoscimento di quei vincoli di amicizia, responsabilità e solidarietà verso i loro concittadini ebrei che hanno invece scelto di emarginare e discriminare, e a volte perseguitare e uccidere.
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Negoziati di pace
Dopo l’impegno in Russia per convincere Putin a ridimensionare l’influenza iraniana in Siria, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu aspetta a Gerusalemme Jared Kushner, genero e consigliere del Presidente Usa Donald Trump. La Casa Bianca spera di riuscire a rilanciare i negoziati di pace tra il governo Netanyahu e i palestinesi: Kushner è accompagnato dall’inviato presidenziale per i negoziati internazionali, Jason Greenblatt, e dalla vice consigliera per la sicurezza nazionale, Dina Powell (Osservatore Romano). Diversi quotidiani israeliani sottolineano come per il momento non sia ancora chiara la strategia dell’amministrazione guidata da Trump per far tornare le parti a sedere al tavolo del negoziato. Avvenire intanto racconta la realtà di Women Wage Peace, il movimento per la pace a cui aderiscono più di 20mila donne ebree, musulmane e cristiane, impegnate anche in Israele. “Che cosa vogliamo?”, afferma al quotidiano Alisa Eshet Moses, israeliana con madre nata in Marocco e padre nato in India: “Vogliamo diventare una lobby, la lobby più potente, e fare azione di lobbying per influenzare la politica 'obbligandola' alla pace”.
 
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  davar
a un anno dal sisma 
Il messaggio al sindaco Pirozzi:

"Amatrice nel cuore di tutti noi"
Nel primo anniversario del terremoto della scorsa estate, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato il seguente messaggio al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi:

Carissimo sindaco Pirozzi,
a un anno del terribile terremoto che ha colpito Amatrice, tutte le piccole frazioni circostanti e molteplici località del Centro Italia, ti giunga la nostra amicizia e vicinanza nel ricordo delle vittime, ma anche di chi con il sisma ha perso i propri averi e gli affetti più cari e lotta ogni giorno per garantirsi un futuro dignitoso nei luoghi che ama. Luoghi che per le loro caratteristiche culturali e storiche sono patrimonio dell’Italia tutta.
L’auspicio, mio personale e di tutte le Comunità ebraiche che ho l’onore di rappresentare, è che anche in futuro ci si possa ritrovare al fianco per sviluppare progetti e iniziative di solidarietà che, come nel caso del campo di calcetto inaugurato in luglio a Scai, facilitino il ritorno alla vita e alla normalità.
Un grande abbraccio alla straordinaria gente di Amatrice da tutti gli ebrei italiani.

Noemi Di Segni,

Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

la località campana nuovamente colpita
Casamicciola, 134 anni dopo

Le memorie del rav Cammeo
Il terremoto che nei giorni scorsi ha colpito Casamicciola mi ha indotto a ricercare in un volumetto scritto nel 1890 da rav Giuseppe Cammeo, livornese, all’epoca rabbino capo della Comunione Israelitica di Napoli, queste poche righe che riporto di seguito.


La catastrofe che colpì Casamicciola la sera del 28 Luglio 1883 è troppo scolpita nel cuore e nella memoria di ogni italiano perchè noi ne tessiamo la storia straziante.
Fra gli israeliti colpiti da quella catastrofe, ricordiamo una signora Maria Levi, tedesca, miracolosamente estratta e salva dalle macerie, dove rimase, vittima compianta, sua madre. Due figli di un correligionario romano, il sig. Samuele Pontecorvo, trovarono pure la morte in quella catastrofe, e la loro madre moriva or sono pochi mesi, senza che nulla potesse consolarla di tanta sciagura. Anche il signor Pacifico Ascarelli – attuale benemerito presidente della nostra Comunione – perdeva in quella triste congiuntura l’unico figlio maschio, e vedeva, dal dolore di tanta perdita, accorciati i giorni della compagna della sua vita. Più fortunato l’egregio sig. cav. Angelo Alhaique, livornese, da parecchi anni dimorante tra noi – dove presiede con rara attività alla Pia Unione di Misericordia – potè scampare con tutti i suoi cari dal grave pericolo. Ad attestare la effusione della sua riconoscenza verso l’Altissimo quel Pio offerse al nostro Oratorio un bellissimo Paroched di broccato (ancora patrimonio della Comunità ebraica).
Ma in mezzo a tanti lutti un valoroso israelita, il caporal maggiore dei bersaglieri signor Umberto Coen, si segnalava con raro coraggio tra i salvatori, esponendo con eroica abnegazione la sua vita per salvare l’ altrui.
Valga questo breve ricordo a fargli sapere che Napoli non ha ancora dimenticato il suo nome!

Sandro Temin, Consigliere UCEI


Pagine ebraiche agosto 2017 - l'intervista
Il dialetto è poesia ebraica
"Quante poesie dialettali inedite, impreziosite di parole ebraiche, giacciono dimenticate nelle soffitte o nelle scatole dei ricordi degli ebrei italiani? Chi rinvenisse versi dei propri avi, con queste caratteristiche, è pregato di scrivere a info@ilcubo.eu e natale@unistrasi.it, per collaborare alla pubblicazione di un’antologia che si intitolerà Poesia dialettale degli ebrei d’Italia (dall’Unità al secondo dopoguerra)".
Questo curioso appello si trova sul sito dell’editore il Cubo, specializzato in dialettologia e storia della lingua italiana, ed è firmato da Sara Natale, giovane filologa, assegnista di ricerca presso l’Istituto del CNR – Opera del Vocabolario Italiano (con sede all’Accademia della Crusca), che ha recentemente partecipato al convegno “Le lingue degli ebrei. Problemi e metodi” (UCEI-Centro Bibliografico, Roma, 7-8 giugno 2017). Con questo progetto – che l’UCEI è lieta di patrocinare e promuovere – e dunque con un’ulteriore apertura alla ricerca e alla riflessione, si chiude il tema “Le lingue e i dialetti ebraici” che, per desiderio della Presidente Noemi Di Segni, dalla già ricca Giornata Europea della Cultura Ebraica del 18 settembre 2016, è stato il filo conduttore di molte iniziative dell’UCEI durante tutto il corso dell’anno. Iniziative che hanno testimoniato la centralità della questione delle lingue per la storia, la cultura e l’identità dell’ebraismo e della sua diaspora (tema della prossima Giornata della Cultura). Non solo dalla moderna filosofia del linguaggio, ma già dagli antichi testi biblici e talmudici, apprendiamo che il linguaggio, anziché semplice strumento formale e passivo, è esso stesso generativo di pensiero, senso, realtà, azione ed etica. “Morte e vita sono in potere della lingua”, leggiamo nei Proverbi, XVIII,12; la maldicenza è, per i maestri talmudici, peccato tanto grave quanto l’idolatria (TJ, Péa, I, 1).
Oltre al convegno sopra menzionato, il Centro Bibliografico si è fatto promotore anche di quello su “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione” (28-29 settembre 2016), in occasione dell’uscita del primo volume del Progetto di traduzione in italiano del Talmud babilonese, Trattato Rosh haShanà (Giuntina 2016), e della tavola rotonda sul rapporto tra parola e immagine, dal titolo “Pesach: segni e sogni di libertà”, in occasione della mostra di incisioni di Vittorio Pavoncello (6 aprile 2017). A maggio l’UCEI ha inoltre avviato due Ulpan online che seguono il programma della Hebrew University (Rothberg International School) e preparano all’esame di certificazione della stessa Università. Infine, è tuttora in esposizione presso il Liceo Renzo Levi l’edizione italiana, a cura dell’UCEI, dei pannelli sulle Lingue Ebraiche, inviati dalla National Library of Israel per una mostra al Centro Bibliografico in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica. Questi pannelli hanno ispirato un gruppo di studentesse del primo liceo nell’ideazione di un quiz da usare come materiale didattico per tutte le classi.
La ricerca di Sara Natale è cominciata, nel 2006, con la scoperta dei manoscritti delle Storie vecie, una raccolta di poesie in “giudeo-mantovano”, scritte da un suo avo, il medico Annibale Gallico (1876-1935), e pubblicate dalla studiosa nel 2014, per i tipi dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Raffaella Di Castro, Pagine Ebraiche agosto 2017
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jciak
In corsa per l'Oscar di Israele
Più delle nomination, a stupire sono state certe esclusioni. L’annuncio delle candidature all’Ophir, l’Oscar israeliano, anche quest’anno hanno sollevato l’immancabile polverone. La posta in gioco va ben di là dei confini nazionali. Spuntare un Ophir vuol dire entrare nella rosa dei candidati lizza per l’Oscar come migliore film straniero. E poiché il cinema israeliano si è trovato in lizza quattro volte negli ultimi dieci anni (nessuna vittoria) esserci o non esserci può fare la differenza
Era prevedibile che Maysalom Hamoud, nata a Budapest e cresciuta a Beersheva, spuntasse ben 12 voti per Libere, disobbedienti e innamorate (nell’immagine una scena del film). Il film, girato in arabo, dipinge la vita di tre giovani donne palestinesi a Tel Aviv strette fra tradizionalismo e modernità, con una freschezza che aveva convinto sia i critici sia il pubblico.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - La tesi di Roy
Continua a convincermi la tesi di fondo dell’orientalista ed esperto francese di terrorismo Olivier Roy che sostiene, da anni, come nelle biografie dei giovani radicalizzati si riconosca la rivolta generazionale come chiave interpretativa: «Non è una radicalizzazione dell’Islam, ma un’islamizzazione del radicalismo». Certo, c’è ovviamente anche dell’altro, legato all’islam stesso, però credo che Roy non sbagli quando spiega in che cosa risiede la violenza jihadista: «Se rompi con la società sei violento. Non è un’associazione tra Islam e violenza, Isis è un movimento violento che si oppone a tutta la società, a tutto l’ordine mondiale. Una volta era l’estrema sinistra (e, aggiungo io, l’estrema destra. Ndr), ora è l’Isis una strada per distruggere l’ordine sociale». Ragionamento che, d’altra parte, mi ricorda il saggio dello psicoanalista Fethi Benslama intitolato “Un furieux désir de sacrifice”. Dove al quesito sul perché la via sacrificale tenti oggi in modo particolare la gioventù musulmana Benslama chiama in causa lʼislamismo come utopia antipolitica.

Stefano Jesurum, giornalista 


In ascolto - Jeff Barry
Chi mi conosce bene sa che mi affascina indagare la portata (e le caratteristiche) del contributo ebraico europeo alla formazione della musica e della cultura in America. Mi affascina perché si tratta di storie di vita che si incrociano, di percorsi che si sviluppano senza prevedibilità alcuna e offrono esiti assai variegati: spesso gli artisti compiono scelte agli antipodi, ma si riconoscono in una radice comune, ovvero nell’appartenenza alla storia ebraica ricevuta in eredità e declinata in base alle proprie scelte.
È interessante scoprire che molti compositori o performer sono in realtà figli e/o nipoti di ebrei europei, non per una curiosità statistica né tantomeno per definire i confini di una fittizia enclave culturale, ma perché la portata di questo fenomeno costituisce un aspetto importante della storia dell’immigrazione in America. La domanda è sempre la stessa: quale sviluppo avrebbe avuto la produzione musicale in quella terra senza questo contributo?


Maria Teresa Milano
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Bund e sionismo 
29 agosto e 10 ottobre 1897. 120 anni fa, due date importanti da ricordare. La prima segna l’apertura del primo Congresso sionista a Basilea, la seconda la costituzione a Vilna del Bund, l’Unione generale dei lavoratori ebrei di Russia, Polonia e Lituania di cui ho scritto la settimana scorsa su queste colonne recensendo il bel libro di Massimo Pieri “Doikeyt. Noi stiamo qui ora!”. Sionismo e bundismo sono stati movimenti molto diversi, ma non senza affinità e analogie significative, in particolare per la riflessione sull’identità ebraica e per il ruolo attivo che hanno svolto, muovendo le masse ebraiche dell’Europa orintale.

Giorgio Berruto
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Ricordando Meoni
Mercoledì 16 agosto è morto Vittorio Meoni. Difficile scegliere, tra le tante, un’immagine di Vittorio, probabilmente quella che più gli si attaglia è difensore del pensiero critico. Vittorio è stato anche, fino alla sua scomparsa, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea, nonché presidente onorario dell’ANPI provinciale di Siena. Assessore e vicesindaco del Comune di Siena, nel 1964 ha rinunciato alla candidatura a sindaco dopo le accuse di settarismo operaio tendente all’anarchismo. Un po’ anarchico e libertario, se con questo intendiamo il non conformismo al pensiero unico, lo era davvero, già da ragazzo.

Sara Valentina Di Palma Leggi
 




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