Giuseppe Momigliano,
rabbino
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“Quando
costruirai una nuova casa farai un riparo al tuo tetto e non sarai
causa di spargimento di sangue in casa tua se qualcuno dovesse cadere
di lassù” (Deut. 22,8). Questo precetto comprende l’obbligo di porre
recinzioni non solo sui tetti ma in ogni spazio della propria dimora
o proprietà che possa costituire fonte di grave pericolo mediante
caduta accidentale, come pozzi, vasche, cisterne; diverse sono le
ulteriori applicazioni previste dai Maestri per questo comandamento,
come ad esempio il Sefer Hachinnuch che prescrive tra l’altro il
controllo di mura e pareti che potrebbero non essere sicuri, la
rimozione di oggetti e la prevenzione di situazioni che possono essere
più in generale fonte di pericolo nelle abitazioni.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Il
vertice di Parigi ha sancito, in modo credo irreversibile, due punti.
Anzitutto la definitiva riduzione del tema immigrazione a problema di
sicurezza. Come ha detto il ministro Minniti, ragioni di politica
interna hanno prevalso su qualunque altra considerazione, compreso il
destino di milioni di persone stipate in veri e propri lager, o in
immensi campi profughi con standard igienico-sanitari assai al di sotto
dell’umana decenza. Secondo punto stabilito: la vittoria del famigerato
gruppo di Visegrad capitanato da Viktor Orban e anche, è bene dirlo, di
tutti quei sindaci e rappresentanti degli enti locali che continuano a
opporsi a qualunque piano di distribuzione. Nessuno ci spiega perché
non si siano obbligati i Paesi membri UE ad attuare il piano di
ridistribuzione dei migranti che loro stessi hanno votato.
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Vertice Parigi, su migranti
"Un primo successo”
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“Ciò
che si è deciso al vertice di Parigi è un successo per l’Italia, che ha
fatto da apripista”. Intervistato sul palco della Festa dell’Unità di
Pesaro, il ministro dell’Interno Marco Minniti non si nasconde: il
nuovo corso sulle politiche migratorie suggerito da Roma al resto dei
Paesi della Ue, scrive tra gli altri Avvenire, “è la via maestra per
affrontare il problema”.
Riguardo al forte impegno del Viminale di questi ultimi mesi, il
ministro ha inoltre affermato: “Ho temuto per la tenuta democratica, di
fronte a barricate per l’arrivo di migliaia di stranieri e a sindaci
che mi dicevano ‘no’. Ho capito che andava governato subito il flusso
migratorio e l’abbiamo fatto”.
L’ex premier israeliano Ehud Barak, dialogando con il Corriere, attacca
duramente il governo Netanyahu: “Ormai è evidente che il progetto degli
estremisti si sta imponendo. Per loro la soluzione dei due Stati è
morta, i palestinesi potranno godere di una certa autonomia in una
nazione che si estende dal Giordano al Mediterraneo. È inevitabile – la
sua opinione – che un’entità di questo tipo diventi negli anni o non
ebraica o non democratica”.
Barak sembra candidarsi nuovamente a un ruolo di politica attiva,
convinto sostenitore di un “nazionalismo orgoglioso” contrapposto alla
linea attuale. È questa, afferma, la strada per salvare l’ideale
sionista: “Israele deve, ne ha la forza, separarsi dai palestinesi con
un processo graduale. Il nostro esercito manterrà una presenza fino a
quando non ci sarà un accordo reciproco e con garanzie, lo Stato
palestinese sarà demilitarizzato, i grandi blocchi di insediamenti
resteranno israeliani. L’ultradestra sfrutta la sicurezza come una
scusa, sostiene che inglobare i territori arabi sia la nostra salvezza.
Se prendessimo tutti gli ex capi del Mossad, dei servizi segreti
interni, i capi di Stato maggiore, i generali ancora in vita e li
chiudessimo in una stanza – conclude Barak – il 99 per cento direbbe
che il Paese è più difendibile con il mio piano”.
Il Corriere racconta l’incredibile storia di Pino Lelia, 91 anni,
residente a Lesa (provincia di Novara) ma originario di Bari. Quando
aveva 17 anni faceva da spallone per gli ebrei nascosti da don Luigi Re
a Campodolcino (Sondrio) e li aiutava a fuggire in Svizzera.
La sua vicenda è diventata un romanzo, Beneath a Scarlet Sky, («Sotto
un cielo scarlatto») scritto dal giallista Usa Mark Sullivan,
Pubblicato da Amazon ha venduto 250 mila e book. Diventerà un film interpretato da Tom Holland, star britannica di Spider-Man.
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il sito antisemita stormfront messo offline
Dagli Stati Uniti alla Germania,
risposte forti ai neonazisti
A
distanza di poche settimane dalla manifestazione antisemita, neonazista
e razzista di Charlottesville – in cui manifestanti invocavano Hitler e
urlavano “gli ebrei non ci rimpiazzeranno” - il segretario di Stato Usa
Rex Tillerson ha fatto sapere che presto sarà nominato il nuovo inviato
speciale americano per il monitoraggio e la lotta contro
l'antisemitismo. “Una mossa cruciale”, ha dichiarato Tillerson,
parlando della nomina. L'incarico, vacante dal 1 luglio scorso, è
diretto a monitorare gli atti di antisemitismo fuori dai confini
americani, a documentare i casi nei rapporti del Dipartimento di Stato
e consultare le organizzazioni non governative nazionali e
internazionali sulle azioni di contrasto da perseguire. "A nome del
World Jewish Congress, mi congratulo con l'amministrazione statunitense
per la sua incoraggiante decisione di dare la priorità alla nomina di
un inviato speciale per monitorare e combattere l'antisemitismo -
ha affermato il presidente del Wjc Ronald Lauder - La comunità ebraica
americana è indubbiamente tra le più sicure al mondo, ma le
manifestazioni di antisemitismo, di fanatismo e di razzismo che abbiamo
visto recentemente rendono chiara l'importanza di un tale inviato”.
“Quando gli ebrei diventano bersaglio per il solo fatto di essere
ebrei, è un problema non solo per la comunità ebraica, ma per l'America
nel suo complesso. È indispensabile che tutti i cittadini statunitensi
lavorino insieme per combattere tutte le forme di odio quando queste
rialzano le loro orrende teste”. E su questo fronte - il contrasto
all'odio razzista e antisemita - nelle scorse ore è arrivata una
notizia da tempo attesa: il sito Stormfront – la prima piattaforma web
per negazionisti, antisemiti, suprematisti bianchi, neonazisti – al
momento non è più visibile, messo offline da Network Solutions, il suo
hosting provider. Leggi
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in texas, l'aiuto alle popolazioni colpite
Houston dopo l’uragano Harvey
Solidarietà ebraica in azione
Dopo
la devastazione, i morti, i tanti feriti, mentre ancora si cercano
possibili dispersi un po’ ovunque, il Texas prova faticosamente a
rialzarsi. In prima linea, in questa fase tra le più delicate del dopo
uragano Harvey, anche diverse realtà e associazioni del mondo ebraico
locale. Come riferisce il Jewish Herald Voice, organo di stampa degli
ebrei di Houston, sono molteplici le iniziative intraprese nelle ultime
ore. A partire dall’apertura straordinaria di alcuni campeggi estivi,
in funzione nelle scorse settimane, per ospitare chi è impossibilitato
a tornare nella propria abitazione perché alluvionata e non ha accesso
a cibo e servizi di base. “Abbiamo uno spazio limitato all’interno
della struttura, ma cercheremo di fare del nostro meglio per assicurare
la massima accoglienza” sottolinea tra gli altri Frank Silberlicht,
direttore esecutivo del Camp Young Judaea Texas. Mentre il centro
comunitario di Houston, che nel fine settimana ha subito alcuni
allagamenti, dovrebbe tornare in funzione nella giornata di domani.
Alle 9 di mattina, ora locale, è infatti prevista l’apertura di uno
spazio di raccolta e smistamento di beni di prima necessità. “È ancora
difficile fare una valutazione complessiva dei danni, ma sappiamo che
gran parte delle nostre istituzioni è stata colpita” si legge in una
nota diffusa ieri dalla Jewish Federation of Greater Houston. Al pari
di sinagoghe e uffici comunitari anche la maggioranza della popolazione
ebraica vive nell’area maggiormente colpita dall’uragano. “Il 71% in
luoghi che hanno subito massicce inondazioni” si legge ancora nella
nota. Leggi
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Pagine Ebraiche - dossier sicilia ebrica
Fra tradizione e cosmopolitismo,
storia dell'ebraismo siciliano
La
Giornata Europea della Cultura Ebraica in programma il prossimo 10
settembre protagonista del numero di settembre di Pagine Ebraiche in
distribuzione, che tra i vari temi approfondisce sfide e scenari
dell’ormai tradizionale appuntamento di fine estate. Incontri e linee
guida della Giornata trovano collocazione in diverse pagine del
mensile, in continuità con i diversi spazi di approfondimento aperti
nello scorso numero attraverso le pagine dello speciale dossier
“Sicilia ebraica”, curato da Ada Treves.
Al centro del dossier,
oltre alla Giornata, un fitto programma di impegni che attende
leadership ebraica e istituzioni locali. A partire dalla sfida di
aprire in un prossimo futuro una sinagoga a Palermo, a oltre cinque
secoli dagli editti di espulsione firmati dai regnanti di Spagna che
segnarono la fine di una presenza ebraica sull’Isola.
Dal numero di agosto, uno sguardo sulla Sicilia ebraica con il rav Punturello.
Inizia con una battuta ironica il dialogo con rav Pierpaolo Pinhas
Punturello, responsabile per Sud Italia di Shavei Israel,
l’organizzazione israeliana che accompagna il percorso verso l’ebraismo
dei molti, in tutto il mondo, che hanno scelto di tornare alle proprie
radici. “L’ebraismo italiano è sempre convinto di stare fra New York e
Gerusalemme…”. Continua poi, con tono più serio: “Sono poche le
comunità che hanno ancora quel senso cosmopolita e internazionale che
le caratterizzava, mentre gli ebrei palermitani sono pochissimi ma
hanno esattamente quello, sono parte di un mondo i cui riferimenti non
sono solo italiani”. Rav Punturello, napoletano, ha affiancato gli
studi rabbinici a quelli universitari, all’Orientale, ed è stato
rabbino presso la Comunità di Napoli prima di continuare il suo
percorso in Israele. La sua profonda conoscenza della realtà ebraica
del sud Italia e la sua storia personale gli permettono di avere una
visione chiara della ricchezza e anche delle difficoltà e delle sfide
poste da una realtà complessa e variegata, e anche di non essere
percepito come un “corpo estraneo” dall’ebraismo locale. Sentirgli
raccontare la storia della Sicilia ebraica è una appassionante
traversata lunga secoli e la scoperta di un mondo di cui molto si parla
ma che è ancora relativamente poco conosciuto. “Partiamo solo dai tempi
più recenti: gli ebrei hanno iniziato a tornare in Sicilia poco prima
dell’Unità d’Italia, per i motivi più diversi. Tra Ottocento e
Novecento non mancavano le occasioni imprenditoriali, così cominciarono
ad arrivare sia famiglie della borghesita italiana che straniera, ad
arricchire le fila di quella nobiltà imprenditoriale del sud che già
non mancava, soprattutto a Palermo. Leggi
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Ticketless - Auguri |
Da
tempo volevo dedicare qualche riga al tema dell’invecchiamento. Questa
settimana i giornali mi hanno offerto l’imbarazzo della scelta tra la
standing ovation per Bertinotti al Meeting Cl di Rimini il 90.mo
compleanno di Guido Ceronetti. Non esito a scegliere. Lunga vita a
Guido Ceronetti! Mi associo alla bella pagina di auguri confezionata da
Bruno Quaranta per La Stampa. Sorvolo, per incompetenza, sulle
traduzioni dall’ebraico, che so essere criticate al pari di quelle di
Erri De Luca. Ricordo invece il suo delizioso Viaggio in Italia, e il
suo doppio Albergo Italia.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Ester
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Nella
mia ultima nota ho parlato, prendendo spunto dalla leggenda di Skotzel
e dalla storia di Karima di Fustat, delle antieroine, ossia di quelle
donne che, pur non essendo passate alla storia per i loro meriti e le
loro virtù, ed essendo anzi state, talvolta, oggetto di biasimo e
riprovazione, meriterebbero comunque, forse, di essere ricordate e, nel
caso, riabilitate. E ho fatto un paragone tra la virtuosa Susanna e la
peccatrice Karima, ipotizzando per quest'ultima (che fu cacciata dalla
sua comunità, come sarebbe accaduto in seguito, per esempio, a Spinoza)
una possibile "riabilitazione".
Credo che un'altra donna della Bibbia - quantunque non ebrea - possa
suggerire considerazioni analoghe, trattandosi di una figura che è
sempre rimasta nell'ombra, in quanto la sua funzione, sul piano
letterario, pare esclusivamente quella di aprire la strada a colei che
sarebbe invece diventata, meritatamente, una delle più celebri e
venerate figlie di Israele, la grande Ester, che, come sposa del re
Assuero, salvò l'intero popolo ebraico di Persia - con l'aiuto del
saggio Mordechai - dallo sterminio ordito dal perfido Haman.
Francesco Lucrezi, storico
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A Giuseppe
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Guardavo
il suo volto pallido e sofferente con la mente rivolta alle
conversazioni di due decenni prima, in auto e in treno. In cui spesso
dava sfogo al dolore provato quando seppe che il medico ebreo, che gli
aveva salvato la vita, aveva dovuto lasciare l'Italia, dove in
precedenza aveva trovato rifugio per sfuggire alle persecuzioni
naziste. Le "Leggi razziali", ripeteva spesso, sono state per me
un'offesa personale, che mi ha fatto provare vergogna di essere
italiano”…
David Meghnagi, psicoanalista, Università Roma Tre
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Siamo la maggioranza
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L'abbraccio
«Allora di ogni persona ce n'è solo una al mondo?» domandò Ben.
«Sì, ce n'è solo una», disse la mamma.
«E perciò sono tutti soli?».
«Sono un pò soli ma sono anche un pò insieme. Sono sia l'uno sia l'altro».
«Ma com'è possibile?».
«Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico», spiegò la mamma, «e
anch'io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io
sono più sola».
«Allora abbracciami», disse Ben stringendosi alla mamma.
Lei lo tenne stretto a sé. Sentiva il cuore di Ben che batteva. Anche
Ben sentiva il cuore della mamma e l'abbracciò forte forte.
«Adesso non sono solo», pensò mentre l'abbracciava, «Adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «Proprio per questo hanno inventato l'abbraccio».
da L’abbraccio di David Grossman
Angelica Edna Calò Livne
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