Jonathan Sacks, rabbino | I buoni leader creano discepoli. I grandi leader creano altri leader.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Chatan
Torah e chatan Bereshit sono quelli che fanno la differenza. Da ieri
abbiamo ricominciato. Molti diranno: ma è sempre la stessa storia.
Certo che è sempre la stessa storia. La differenza la fa chi dà
il segnale di fine e quello di inizio, ovvero chi è la persona che
simbolicamente chiude la storia e quella che simbolicamente riavvolge
indietro il rotolo e lo fa ripartire dall’inizio leggendo i primi versi.
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L’Austria e il populismo,
attesa risposta dalle urne
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Oggi
in Austria si vota per il rinnovo del Nationalrat, la camera bassa del
parlamento che dispone dei maggiori poteri legislativi. Favorito per
l’elezione a cancelliere, secondo tutti i sondaggi, è l’attuale
ministro degli Esteri Sebastian Kurz, del partito popolare: ha 31 anni
e durante la campagna elettorale si è molto avvicinato alle posizioni
dell’estrema destra della FPÖ, il partito che fu un tempo di Jörg
Haider. Insieme potrebbero formare il nuovo governo. L’estrema destra,
come racconta il Sole 24 Ore, ha puntato la campagna elettorale sul
rifiuto delle quote di migranti stabilite dalla Ue ma non sull’uscita
dall’euro. A raccontare il volto dei giovani elettori sempre più
spostati verso il nazionalismo populista, un articolo de La Stampa. Del
candidato della destra popolare scrive invece Daniel Mosseri sul
Giornale: “Oggi Kurz, che chiede anche la chiusura degli asili
islamici, il taglio delle sovvenzioni ai residenti stranieri e che ha
toni durissimi con il presidente turco Erdogan, passa all’incasso: la
sua linea toglie voti all’Fpö”. I risultati del voto austriaco,
sostiene invece Repubblica, influenzeranno anche gli equilibri politici
in Italia, rafforzando il patto tra centrodestra guidato da Berlusconi
e la Lega di Salvini.
Cade la capitale dell’Isis. Dopo quattro mesi e mezzo di battaglia, con
la resa degli ultimi foreign fighter dell’Isis, Raqqa, ormai ex
capitale del Califfato nel nord siriano, è da considerarsi una città
quasi interamente liberata dalle forze democratiche siriane (Sdf),
un’alleanza curdo-araba sostenuta da Washington e guidata dalle Unità
di Protezione del Popolo curdo (Ypg). “Raqqa sin dai primi mesi del
2014 era diventata infatti il cuore amministrativo e militare
dell’Isis. – racconta Lorenzo Cremonesi sul Corriere – Qui stavano i
suoi massimi dirigenti, i centri di comando e reclutamento, gli uffici
della propaganda, compresi alcuni tra i mandanti degli attacchi in
Europa. Da qui soprattutto passavano i volontari stranieri, inclusi i
tanti ceceni, francesi, tunisini, libici, algerini, egiziani, afghani.
Si calcola che al massimo della sua espansione, tra la fine del 2014 e
il 2015,l’Isis abbia contato tra i suoi ranghi oltre 40 mila jihadisti
arrivati dall’estero: i più ideologizzati, determinati, incattiviti e
pronti a farsi ‘martiri’ in nome della loro interpretazione fanatica
dell’Islam”.
Il futuro dell’Unesco. Venerdì è stata nominato a Parigi il nuovo
direttore generale dell’Unesco: la francese Audrey Azoulay, ex ministro
della Cultura del governo Hollande ed ebrea di origine marocchina, è la
guida dell’organizzazione dell’Onu che si occupa della tutela della
cultura e dell’educazione nel mondo (Avvenire). La Azoulay deve far
fronte all’annuncio da parte di Washington, e in seguito di
Gerusalemme, di voler lasciare l’Unesco a seguito delle tante
risoluzioni in chiave anti-israeliana approvate dall’organizzazione.
“La sua prima missione – scrive Pietro Del Re su Repubblica –
consisterà nell’evitare ogni pretesto che possa prestarsi alla
politicizzazione dell’agenzia Onu. Inoltre, come ha dichiarato la
direttrice uscente, la bulgara Irina Bokova, dovrà ‘riunire le forze in
campo e trovare nuovi fondi’”. Per farlo, servirà convincere Trump e
Netanyahu che l’Unesco ha cambiato corso.
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il rabbino capo racconta i suoi obiettivi
Firenze, rav Amedeo Spagnoletto
nuova guida della Comunità
"Una
Comunità unita, affiatata, fiera della sua identità, che fa e rincorre
il bene per sé, per il proprio popolo e per il mondo intero”. Questo il
primo obiettivo di rav Amedeo Spagnoletto, cui il locale Consiglio
comunitario ha assegnato nelle scorse ore (all’unanimità) l’incarico di
nuovo rabbino capo di Firenze.
Quarantotto anni, romano di nascita ma con un forte legame con il
capoluogo toscano, di cui è originaria la moglie Giuditta, rav
Spagnoletto si affaccia al primo incarico da guida rabbinica di una
Comunità con alle spalle un lungo impegno come studioso, sofer, docente
al Collegio Rabbinico e molto altro ancora. Apprezzatissime tra l’altro
ogni mese le sue pillole di Torah e saggezza popolare su Pagine
Ebraiche.
Porta la firma del rav Spagnoletto il recente restauro del Sefer Torah
di Biella, il più antico Sefer in uso al mondo riportato in funzione
grazie alla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia ed oggetto di
approfondimento, appena poche settimane fa, al prestigioso World
Congress of Jewish Studies svoltosi a Gerusalemme. Sempre rav
Spagnoletto era stato tra i protagonisti, nell’autunno del 2016, della
grande mostra sui libri ebraici alluvionati allestita alla Biblioteca
Nazionale di Firenze. Il nuovo rabbino, che prende il posto di rav
Joseph Levi (andato in pensione in primavera dopo 21 anni di servizio),
conosce molto bene la realtà ebraica fiorentina. “La scelta di
cimentarmi con l’incarico rabbinico deriva principalmente proprio da
questo – afferma – dall’amore che ho per Firenze e per questa
Comunità”. Tanto che negli scorsi giorni, con l’incarico ancora non
ufficiale, quando è stato chiamato a partecipare alle funzioni di Rosh
Hashanah, Yom Kippur e Sukkot in sinagoga, si è rivolto a tutti gli
iscritti con una preghiera: “Chiamatemi Amedeo!”. Leggi
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qui roma
Collegio Rabbinico e studi ebraici
al via un nuovo anno di lezioni
Sono
circa un centinaio gli studenti, di tutte le fasce di età, raggiunti
dal percorso didattico del Collegio Rabbinico Italiano e del Diploma
Universitario Triennale in Studi Ebraici che ha preso oggi avvio, nella
sede del Collegio, con una lezione pubblica del direttore, il rav
Riccardo Di Segni, sul trattato talmudico di Sukkà. La prosecuzione di
un percorso già avviato due anni fa su questo specifico testo, su cui
diverse decine di studenti si sono confrontati oggi insieme al rabbino
capo di Roma.
Sei le materie principali in cui sono suddivisi i corsi proposti dal
Collegio, parte dei quali insieme al Corso di Laurea dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane: Torah con i commenti, Bibbia, Talmud,
Halakhah, Midrash, Lingua ebraica. Diversi inoltre i target: si va
infatti da corsi rivolti agli studenti di scuola media a quelli per
liceali e universitari, dal corso per il conseguimento del titolo di
maskil al corrispettivo femminile di bagrut, per arrivare al vertice
dell’offerta rappresentato dal corso superiore.
Una notevole ricchezza di proposte e un bilancio che, specie negli
ultimi anni, è stato certamente positivo. È quanto sottolinea il
coordinatore del Collegio, rav Gianfranco Di Segni, che porta come
esempio il recente conseguimento del titolo rabbinico da parte di rav
Gadi Piperno, rav Jacov Di Segni e rav Roberto Di Veroli oltre al
titolo di maskil conseguito da David Sessa e quello di bagrut ottenuto
in estate da Grazia Gualano. Tra le note maggiormente liete, viene
inoltre spiegato, anche la disponibilità espressa da alcuni studenti
universitari di ritorno da un’esperienza in yeshiva in Israele di voler
portare avanti in parallelo studio in facoltà universitaria e al
Collegio rabbinico. Alcuni di questi studenti di ritorno, spiega il
rav, hanno usufruito di borse di studio UCEI durante la loro permanenza
in Israele. Leggi
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il vincitore del deutcher buchpreis 2017
Lo scrittore che incarna l'Europa,
Francoforte premia Menasse
Scrittore,
traduttore e saggista austriaco, Robert Menasse è il vincitore
dell'edizione 2017 del Deutscher Buchpreis, il prestigioso premio
assegnato durante la Fiera del Libro di Francoforte al miglior romanzo
in tedesco, che si può considerare l'equivalente del Man booker Prize.
Die Hauptstadt, La capitale, pubblicato da Suhrkamp, ha colpito la
giuria internazionale del premio, che ha dichiarato: "Vale sempre la
pena di impegnarsi per l'umanità, non si può dare nulla per scontato o
acquisito, e con il suo romanzo, Die Hauptstadt, Robert Menasse mostra
come sia un principio che si applica anche all'Unione Europea. Con
grande capacità drammaturgica riesce a scavare in profondità negli
strati più profondi di questo che chiamiamo il nostro mondo, mostrando
senza ombra di dubbio che non basterà l'economia a garantirci un futuro
di pace. Coloro che sminuiscono il valore di quel progetto di pace che
è l'Europa sono tra noi, e non è raro che siamo noi stessi a fare la
stessa cosa. Con La capitale Menasse ha raggiunto l'obiettivo che si
era dato: nel romanzo, la contemporaneità è ritratta con una tale
capacità letteraria che i contemporanei vi si riconosceranno, e chi non
è ancora nato riuscirà meglio a comprendere il nostro tempo". Leggi
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qui roma - in ricordo della razzia nazifascista
“16 ottobre, non dimentichiamo”
In
prima fila, come sempre. Il volto serio e composto, pronto però a
regalare un sorriso a un bambino che si avvicina, vuole conoscerli,
scambiare con loro una parola. Gli ultimi Testimoni romani della Shoah,
e con loro un romano d’adozione come Sami Modiano, sfilano compatti in
occasione della consueta marcia silenziosa che precede le
manifestazioni ufficiali organizzate insieme alle istituzioni per
ricordare il rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943. Marcia
silenziosa che accompagna la nominazione di tutti gli ebrei deportati
da Roma sotto il nazifascismo, il 16 ottobre e in occasione di altre
retate.
La significativa partecipazione oggi alla marcia, che si è snodata per
l’intero quartiere, ha dato anche quest’anno il senso di quanto questo
appuntamento sia sentito. E lo stesso in sinagoga, dove l’evento si è
concluso con la partecipazione dei Testimoni calorosamente accolti dai
bambini della scuola ebraica. Tempio maggiore gremito, l’emozione sul
volto dei sopravvissuti all’inferno.
A due di loro, come è stato sottolineato in sinagoga, è dedicata questa
giornata: a Giuseppe Di Porto, scomparso a inizio settembre; e a Idek
Wofowicz che ci ha lasciati invece nelle scorse ore. Leggi
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il diplomatico impegnato per il dialogo
Nathan Ben Horin (1921-2017)
Durante
la festa di Sukkot, il 20 di Tishrì (10 ottobre) si è spento a
Gerusalemme, dopo una lunga e intensa vita spesa in buona parte tra
Israele e l’Italia, Nathan Ben Horin, diplomatico, fine studioso e
membro della commissione dei Giusti allo Yad Vashem: una personalità
che ha lasciato il segno, non ultimo quello della sua squisita umanità,
ad un tempo mite e determinata, dolce e dotata di forte senso critico.
Nato a Wiesdaben nel 1921 (luogo e anno dei famosi trattati sui danni
di guerra che la Germania doveva pagare), si trasferì presto con la
famiglia in Francia, dove entrò nelle fila della resistenza ebraica al
nazismo. Alla fine del 1944 riuscì a immigrare in Palestina e alla
nascita dello Stato di Israele subito si arruolò nell’esercito di
difesa del suo nuovo stato. Combatté nella guerra d’indipendenza
(1948-49) durante la quale venne gravemente ferito (ogni volta che
all’aeroporto di Tel Aviv passava per il metal detector, questo suonava
e segnalava la presenza del metallo interno, che gli avevano messo dopo
l’operazione del ’49). Leggi
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Volontà senza responsabilità |
Un
tempo si sarebbe detto che “dio lo vuole!” (il minuscolo è d’obbligo),
trattandosi dell’invocazione con la quale si legittimava tutto, in
genere quasi sempre il peggio. Oggi la legittimazione divina si scomoda
perlopiù a corredo di un’altra affermazione non meno diffusa, quella
per cui è il “popolo che lo vuole”. Anzi, la “gente”. Il popolo è la
vera entità metafisica alla quale rifarsi quando si intende ottenere la
validazione per qualcosa di altrimenti ingiustificato. Il gentismo – un
neologismo che già nella sua sgradevole pronuncia rivela di quale
natura sia fatta la sostanza che avvolge – è l’ideologia dei tempi
senza idee. Rimanda ad una visione della volontà collettiva e della
sovranità pubblica che ha lo spessore del vuoto. Non a caso è una cassa
di risonanza di qualsiasi contenuto vi si intenda immettere, a partire
da quel grande collante degli spaesati e dei disincantati di ogni epoca
ed età che è il risentimento. Si è risentiti quando ci si sente privati
di qualcosa che, a torto o ragione, si ritiene di avere ingiustamente
perduto o del quale ci si reputa spossessati senza colpa alcuna. Si
coniuga ad un altro atteggiamento mentale, che ha la propensione del
farsi immediato predicato morale, ovvero il “populismo”, in sé
espressione lessicale tanto inflazionata quanto ambigua poiché privata
dei suoi più autentici significati.
Claudio Vercelli
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