
Elia Richetti,
rabbino
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Nel
voto che Ya’aqòv pronuncia dopo il sogno della scala e la relativa
promessa divina, dice: “Se D.o sarà con me, se mi proteggerà…, se mi
darà pane…, se tornerò in pace alla casa di mio padre…”. Commentando
quest’ultima espressione, Rashì sostiene che essa si riferisce al
tornare “integro senza peccato”. Che cosa gli impedisce di spiegare il
versetto più letteralmente (cosa che Rashì afferma di fare in primo
luogo), cioè che qui si tratta semplicemente del tornare serenamente e
senza danni?
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Lo
scorso mese di febbraio, il giornalista tedesco Peter Kapern –
corrispondente da Israele della rete radiotelevisiva ARD – mi ha
intervistato su vari aspetti della società e in particolare della
demografia israeliana. Fra le altre cose abbiamo fatto dei confronti
fra la natalità in Israele (in costante crescita) e in Europa
occidentale (in stallo o in diminuzione, a parte l’effetto ancora non
bene metabolizzato dell’immigrazione extra-comunitaria). Fra le cause
delle differenze abbiamo confrontato la situazione economica nei
diversi paesi ma soprattutto il grado di ottimismo e di pessimismo
nelle rispettive popolazioni. E poi inevitabilmente siamo giunti al
discorso sugli effetti delle grandi certezze e incertezze sociali sulla
politica e sul voto degli europei alle più recenti elezioni in Europa.
Lo spostamento verso i partiti populisti e di estrema destra era ormai
evidente, e io ricordo di aver detto questa frase che a qualcuno potrà
apparire incredibile: “La nostra ultima speranza è la Germania. Ma se
alle prossime elezioni la Germania segue la tendenza dei suoi vicini
europei, allora sono tempi duri per l’Europa e per tutti noi”. Al che
il giornalista mi ha risposto: “Non si preoccupi, i tedeschi sono una
società molto solida e piuttosto conservatrice. La vittoria di Angela
Merkel è certa”. Nove mesi dopo, la scena politica tedesca sembra molto
meno semplice. Se ci dovessero essere nuove elezioni a meno di un anno
dalle precedenti, sarà bene seguire attentamente i risultati. Qualcuno
ha già fatto notare che la volta precedente che i tedeschi erano andati
alle urne due volte nello stesso anno era il 1933.
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Il boia condannato
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“Imputato
Ratko Mladic, il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite la
condanna all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini
di guerra”. Dopo la lunga lettura dei capi d’accusa, il presidente del
Tribunale penale internazionale dell’Aia Aphons Orie ha letto la
sentenza che condanna all’ergastolo il generale Ratko Mladic per il suo
ruolo nella guerra in Bosnia negli anni Novanta, e in particolare nel
massacro di Srebrenica e nell’assedio di Sarajevo. “Carcere a vita per
una serie di reati che sono il concentrato del male: – scrive il
Corriere della Sera – crimini contro l’umanità, crimini di guerra.
Soprattutto il genocidio consumato a Srebrenica l’l1 luglio del 1995,
27 anni fa, 8372 morti accertati (12000 secondo i musulmani), gettati
nelle fosse comuni con i bulldozer con un colpo alla nuca. II più grave
massacro in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, perpetrato con
metodi simili a quelli nazisti”. Mladic, ricorda Repubblica, “toccò
quel giorno l’apice della potenza e l’inizio del declino. Nell’enclave
che doveva essere protetta dalle Nazioni Unite trattava da sudditi i
caschi blu olandesi, muti testimoni e dunque complici della
carneficina, come un dio feroce separava i sommersi (tutti i maschi dai
14 anni in su) dai salvati (donne, vecchi, bambini)”. Il boia di
Srebrenica in patria però non è visto da tutti come il criminale che è:
anni fa, in un sondaggio, un serbo su due ammise che con Mladic avrebbe
bevuto volentieri una grappa e la principale tv belgradese, Pink, oggi
parla di sentenza “vergognosa”.
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presentata la nuova edizione del suo libro
'Rav Toaff, l'impronta livornese'
“Il
Tirreno, all’epoca Il Telegrafo, fu un giornale fascistissimo. Il
palazzo in cui ci troviamo fu proprietà della famiglia Ciano, mentre la
linea della testata fu di entusiastica adesione al regime. Anche per
questo sono orgoglioso di ospitare quest’evento, in questo luogo così
significativo. Un riconoscimento a un grande livornese cui siamo tutti
grati”.
È il padrone di casa, il direttore del Tirreno Luigi Vicinanza, ad
accogliere il folto pubblico che assiste alla prima presentazione della
nuova edizione del celeberrimo libro del rav Elio Toaff, “Perfidi
giudei, fratelli maggiori”. Non più con Mondadori, ma con il Mulino. E
con in aggiunta, rispetto al 1987, anno della prima edizione, una
introduzione del demografo Sergio Della Pergola; una lettera inedita
del rav, scritta nel 1945 al fratello Renzo (che si trovava nell’allora
Palestina mandataria, il futuro Stato di Israele); il discorso di
commiato nel Tempio Maggiore di Roma del 2001; un ricordo dell’allievo
rav Gianfranco Di Segni, oggi coordinatore del Collegio Rabbinico
Italiano e una testimonianza dei figli Daniel, Miriam e Ariel che
ricostruisce gli anni dal 1987 al 2001.
“Rav Toaff fu un uomo dalla schiena dritta, aperto al dialogo ma solido
nei suoi principi e nei suoi convincimenti. E non fu soltanto uomo del
dialogo, ma anche colui che restituì dignità e consapevolezza agli
ebrei italiani dopo la ferita delle Leggi Razziste del 1938. Rav Toaff
fu uno tzaddik, un Giusto” sottolinea il presidente della Comunità
ebraica livornese Vittorio Mosseri.
Ha poi osservato Gadi Polacco, tra gli organizzatori dell’evento con il
Benè Berith locale: “Il rav Toaff non ha mai dimenticato la sua città,
che sempre portava nel cuore. L’auspicio è che anche attraverso questa
iniziativa si apra un percorso di riscoperta, finalizzato un giorno
alla realizzazione di un nuovo volume dedicato ai suoi insegnamenti e
alle sue lezioni. C’è tanto materiale sparso da raccogliere”.
Mentre Francesco Belais, assessore alla Cultura del Comune, si è detto
pronto a sostenere il progetto di intitolazione di un luogo
significativo della città al rav Toaff. Anche se, ha messo le mani
avanti, “non sarà semplice”. E questo perché, a suo dire, “non esistono
al momento spazi disponibili”. Un vero peccato, visto che la mozione
per dedicargli una strada, su proposta di un consigliere della Lista
Civica Città Diversa, è stata la prima in Italia ad essere approvata
(tra l’altro all’unanimità).
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qui roma - il limmud Alisa, ricordo e nuovi impegni
Le
testimonianze degli amici più cari, le riflessioni dei Maestri. Musica,
poesia e commozione ad accompagnare il ricordo della 18enne romana
Alisa Coen, mancata esattamente un anno fa. Una serata partecipata e
intensa, nel nome di una giovane piena di vita il cui impegno, i cui
valori e il cui coraggio non sono stati e non saranno dimenticati.
Sono stati in tanti ieri a stringersi attorno alla famiglia, e in
particolare ai genitori Daniel e Sabrina. Centro Pitigliani gremito e
nuove sfide da lanciare, anche assieme all’associazione “Suoniamo
insieme per Alisa” costituita negli scorsi mesi per portare una diversa
sensibilità musicale nelle scuole romane.
Condotto da Davide Jona Falco, il limmud per Alisa ha visto sul palco i
rabbini rav Gianfranco Di Segni, rav Roberto Colombo, rav Gadi Piperno
e rav Amedeo Spagnoletto, oltre al presidente dell’associazione Saul
Meghnagi. Sul palco anche la poetessa Anna Segre, i cui versi sono
stati trascritti all’ingresso di un bosco dedicato ad Alisa che è stato
inaugurato negli scorsi giorni in Israele su iniziativa del Keren
Kayemeth LeIsrael. Leggi
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qui parma - il concorso "Musica nel mondo ebraico,
tante tradizioni a confronto"
L’appuntamento
è per il 12 dicembre alla Casa della Musica di Parma, per ascoltare i
finalisti del Concorso di Composizione Musicale ispirato alla
Tradizione Ebraica. Un progetto promosso dall’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane insieme alla Comunità ebraica di Parma e alla Casa
della Musica, che vuole favorire la composizione di nuovi brani
ispirati alla tradizione ebraica e di arricchire ulteriormente questo
specifico ambito fortemente caratterizzante nei vari settori della vita
culturale e religiosa. Questa prima edizione del concorso, in
collaborazione con Parma OperArt e sotto la direzione artistica di
Riccardo Joshua Moretti, ha per tema la città di Yerushalaim,
Gerusalemme, in concomitanza con il 50° anniversario della sua
riunificazione. “Siamo partiti chiedendoci cosa stia succedendo nel
panorama musicale contemporaneo e abbiamo pensato che un’iniziativa del
genere possa contribuire a mantenere viva una tradizione ricchissima, e
magari anche rivestire un’importante funzione divulgativa – spiega
Moretti, che è compositore, musicista e direttore oltre che
coordinatore della Commissione Cultura dell’UCEI – Vogliamo dimostrare
che la musica ebraica non è solo klezmer”. Leggi
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sicilia ebraica Ortigia, il mikve riscoperto
Da
piazza Archimede scendi lungo via della Maestranza, la seconda a destra
è via della Giudecca. A ora di pranzo le stradine di Ortigia sono
deserte, piove, il quartiere sembra addormentato. Ascolto i miei passi
lungo la strada, mentre immagino quello che deve essere stato questo
posto prima della cacciata ordinata da Isabella e Ferdinando II
d’Aragona, re di Spagna, nel 1492.
Si ipotizza che all’epoca a Siracusa vivessero circa 5000 ebrei e che
nel quartiere ebraico vi fossero botteghe, un ospedale, il mercato, il
macello, 12 sinagoghe e 3 Mikweh, il più importante dei quali scoperto
solo 25 anni fa dalla marchesa Amalia Danieli Di Bagni durante i lavori
di ristrutturazione dell’hotel all’interno del quale è situato.
Gli ebrei siracusani erano completamente autosufficienti, dediti al
commercio. Nel quartiere ebraico c’era anche il forno. Mi lascio andare
lungo i vicoli e le case di pietra bianca, quasi a perdermi per le
stradine dove mi sembra di sentire le voci allegre dei bambini che
giocano nei cortili e sulle piazzette. Immagino le donne intente a
stendere i panni o impegnate nella cucina e gli uomini a vendere al
mercato. Immagino scene di vita spazzata via da un editto, che
costrinse tutta la popolazione a lasciare le case o a convertirsi
lasciando quel quartiere nel silenzio.
Lucilla Efrati Leggi
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jciak Gal Gadot batte Thor
Dopo
aver trionfato al box office, l’israeliana Wonder woman sconfigge
Logan, Thor, Spider man e tutti i supereroi piazzandosi al primo posto
nella celebre lista di Rotten Tomatoes “50 Best Superhero Movies of All
Time”. L’elenco è rimbalzato sui media di mezzo mondo. Non è la notizia
del secolo, ma fa riflettere che - mentre nel mondo del cinema dilagano
le notizie di molestie sessuali - sia una signora, mamma di due bimbe,
a conquistare il titolo di supereroe in un film campione d’incassi
diretto da un’altra donna.
Nella lista di Rotten Tomatoes, popolare sito americano che aggrega
informazioni sui film a recensioni di critici e del pubblico in un
doppio punteggio, Wonder Woman diretto da Patty Jenkins spunta il
108,569 per cento contro il 107,976 di Logan (2013) di James Mangold
con Hugh Jackman e il 106,313 del Cavaliere oscuro (2008) di
Christopher Nolan con Christian Bale. Spider Man finisce al quarto
posto, mentre all’ultimo c’è L’incredibile Hulk (2008) di Louis
Leterrier con Edward Norton.
Daniela Gross Leggi
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Setirot - Stranieri residenti
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Uno
dei grandi pregi di Donatella Di Cesare è quello di coniugare – cosa
sempre più rara – la filosofia “alta”, vera, con il senso dell’attuale,
vorrei dire dell’immanente. Anche nell’ultimo lavoro, Stranieri residenti
(Bollati Boringhieri) la docente di Teoretica alla Sapienza e di
Ermeneutica filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, affronta
e sviscera le infinite poliedriche problematiche di qualcosa che non
solo è parte viva della nostra quotidianità, ma che è senz’altro nodo
vitale del domani collettivo. Non a caso, fin dalle prime righe,
avverte che a chi «lo Stato appare un’entità naturale, quasi eterna, la
migrazione è allora devianza da arginare, anomalia da abolire». Così il
migrante ricorda allo Stato il suo futuro storico, ne scredita la
purezza mitica. «Ecco perché riflettere sulla migrazione vuol dire
anche ripensare lo Stato».
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - A Cuneo
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Lo
scorso weekend ho fatto capolino allo shabbaton organizzato nella
sinagoga di Cuneo, una comunità a cui sono molto legata, non solo per
vicinanza geografica, ma soprattutto per questioni di studio e affetti
importanti. Nel corso della visita alla biblioteca, Alberto Cavaglion,
che con “orgogliosa modestia” ha saputo collocare in uno spazio
semplice e molto accogliente, testimonianze importanti della storia
ebraica cuneese e piemontese, ha creato per noi un percorso di
conoscenza mostrando i grandi fogli che riproducono gli studi
linguistici sul giudeo-piemontese compiuti da Primo Levi, le
fotografie, le vecchie stampe e una canzone densa di storia.
Maria Teresa Milano
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Primo Levi e la scrittura
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Il
Sistema periodico è il risultato della raccolta di racconti molto
diversi, scritti da Primo Levi in periodi diversi e pensati, in alcuni
casi, nel corso di decenni. Levi ha cercato a lungo un principio
unificatore, una struttura attorno a cui riunire i contributi che
vanno, nell’ordine delle pagine infine adottato, dagli antenati ebrei
piemontesi di Argon, una costellazione di personaggi “nobili e inerti”,
allo straordinario viaggio di un atomo di carbonio che è una
riflessione sulla vita e il suo rigenerarsi perpetuo, “storia del tutto
arbitraria” e “tuttavia vera”, ma anche sui mestieri di chimico e di
scrittore. Il Sistema periodico e la scrittura di Levi sono stati al
centro del convegno “Cucire parole, cucire molecole” che ieri e oggi si
è svolto a Torino.
Giorgio Berruto, HaTikwà/Ugei
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Bar Mitzwa
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Tornare
a casa sa di quel cassetto in soffitta chiuso da tanto, che odora di
naftalina con dentro nostalgia del passato ed al contempo perdita del
tempo. “Nel mio cuore amico scende il ricordo”, attraverso le stanze e
per le scale, una vertigine a pensare quante persone qui ho incontrato,
anni uno sull’altro snocciolati e già si parla del prossimo Bat Mitzvà
(da quanto ne mancano, qui), ed è più comodo pensare ai figli altrui,
decenni, a quella presentazione di bambina al Tempio di Purim quando
indossavi un premaman rosso, volti andati di chi ha cambiato strada,
volti invecchiati il tuo compreso, di chi è ancora qui.
Sara Valentina Di Palma
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