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4 Dicembre 2017 - 16 Kislev 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach, insegnante
L’unione matrimoniale, finalizzata alla procreazione, avviene esclusivamente con la compartecipazione diretta del Creatore. Tre sono coloro che partecipano alla creazione di un uomo: Il Santo e Benedetto Egli Sia, il padre e la madre.
 
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Anna
Foa,
storica
Non era la bandiera del Terzo Reich, cioè quella nazista, ma quella di guerra del Secondo Reich, in vigore in Germania fino al 1919, e usata invece di quella nazista che è proibita, dai gruppi neonazisti in tutta Europa. Parliamo, naturalmente, della bandiera appesa, ben visibile dall’esterno, in una stanza della caserma dei carabinieri di Firenze che sta suscitando molte polemiche. Siccome, anche senza la svastica nazista, quella bandiera non è stata certo appesa là a rappresentare la volontà di democrazia del carabiniere che l’ha affissa, vorrei, da storica, suggerire alle autorità, nel momento in cui prenderanno provvedimenti, di ricordare al Corpo dei Carabinieri, noto per il suo attaccamento alla sua storia, e al paese tutto ciò che successe nel 1943 ai carabinieri. Infatti il 7 ottobre i carabinieri romani, che non davano agli occupanti nazisti garanzie di fedeltà al fascismo e che avevano giurato fedeltà al re, furono disarmati (l’ordine di disarmo fu firmato dal Maresciallo Graziani) e deportati. Molti morirono in deportazione. Sarebbe una buona cosa invitare in forma ufficiale a Firenze, in questo contesto, la storica Annamaria Casavola, che questa vicenda ha ricostruito in un suo libro. Perché serve anche conoscere e ricordare la storia. La memoria, senza storia, si sta dimostrando insufficiente. E questa è una storia ancora poco conosciuta, certamente ignota al carabiniere di Firenze e ai suoi colleghi della caserma fiorentina.
 
Un fronte comune
“Un fronte comune, democratico e antifascista. Partiti, associazioni, rappresentanti delle istituzioni, comunità ebraiche. Tutti d’accordo nel chiedere un intervento del Viminale e della magistratura che porti allo scioglimento dei movimenti neofascisti e neonazisti attivi in Italia”, racconta Repubblica parlando della mobilitazione di diverse istituzioni e forze politiche contro i tanti episodi legati al riemergere della minaccia neofascita. “Basta indugi. Rinnovo il mio appello al Viminale e alla magistratura affinché agiscano rapidamente e sciolgano questi movimenti che ripropongono i contenuti e le modalità tipiche del fascismo”, le parole al quotidiano della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. Intanto a Firenze è scattata l’inchiesta sul carabiniere che aveva appeso nella sua stanza una bandiera del Secondo Reich, diventata simbolo dell’estrema destra, “ma sarà possibile solo l’azione disciplinare”, spiega il Mattino. Sul Corriere invece il carabiniere, un ventenne di Rieti, cerca di spiegarsi e sostiene di non sapere “che quel vessillo fosse un simbolo degli estremisti”.
 
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  davar
pagine ebraiche dicembre 2017
Dall'Intesa alla sfida del Meis,

nuove pagine tutte da sfogliare
Solo poche ore dopo la conclusione di un’intensa giornata, che ha visto i lavori del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane focalizzarsi su vari temi di importanza strategica, il numero di dicembre giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche è in distribuzione con ampi resoconti dei lavori dell’assise, del qualificato confronto sul trentennale delle Intese che ha avuto luogo nel pomeriggio, dell’evento serale dedicato ai cento anni della Dichiarazione Balfour con cui si aprì la strada per la proclamazione dello Stato di Israele.
Grande spazio anche a un momento di attualità che lega passato, presente e futuro della realtà ebraica italiana e che segnerà un passaggio storico della sua plurimillenaria storia: l’inaugurazione il prossimo 13 dicembre del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara che apre i battenti e inaugura con la sua prima grande mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”. L’ex carcere di Ferrara, ristrutturato in modo impeccabile per essere adibito alla nuova destinazione d’uso assegnatagli, si appresta pertanto ad assumere, in una sorta di contrappasso da luogo di segregazione e di esclusione, quale è stato per tutta la durata del Novecento e in particolare negli anni bui del fascismo, il ruolo, quanto mai significativo, di centro di cultura, di ricerca, di didattica, di confronto e dialogo e quindi, in una parola, di inclusione” spiega il presidente della Fondazione MEIS Dario Disegni nelle pagine del Dossier – curato da Ada Treves – dedicato al museo di Ferrara e alle nuove sfide che tutti musei ebraici d’Europa sono chiamati a raccogliere, come emerge da un recente e analitico report commissionato dalla Rothschild Foundation. Per il Meis la prima missione intanto, complessa quanto affascinante, sarà “raccontare l’ebraismo, e in modo particolare la lunga e ricca esperienza degli Ebrei italiani”, sottolinea la direttrice Simonetta Della Seta. Lo farà con la citata mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, curata da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla e il cui percorso espositivo – si racconta nelle pagine del Dossier musei – è stato realizzato da Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni. Ma lo farà anche con le proprie mura e con l’intero progetto museale che sarà completato nel 2020, come racconta l‘architetto Carla Di Francesco, recentemente nominata nuovo Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, che è stata Responsabile Unico del procedimento.
Se il Meis sarà il ponte tra passato e presente ebraico in Italia, quanto scoperto a Bologna servirà certo a comprenderne meglio la storia: nelle pagine alte di Pagine Ebraiche si racconta infatti dell’antico cimitero ritrovato di recente. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma, dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento, è sopravvissuto per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”. Ora è tornato ad essere realtà, dopo gli scavi che hanno portato alla luce oltre 400 sepolture e con loro fatti e vicende dimenticati e da riscoprire. E da studiare, parola d’ordine anche di un progetto molto diverso: Fondamenti di Ebraismo, l’iniziativa rivolta a tutte le comunità ebraiche italiane sotto il coordinamento di Dario Calimani e del rav Roberto Della Rocca, direttore dell’Area Formazione e Cultura UCEI. Un format la cui prima lezione è stata un grande successo e che vuole tenere unita, grazie anche agli strumenti tecnologici moderni, la realtà ebraica italiana nello studio comune della Torah.
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consiglio ucei - il confronto
"Intesa, ancora un modello"
A trent’anni dalla fondamentale stipula dell’Intesa tra Stato italiano e Unione delle Comunità israelitiche (come si chiamava all’epoca l’attuale Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) l’ebraismo italiano è tornato a interrogarsi sul significato di quell’accordo. In occasione della riunione del Consiglio dell’Unione tenutasi a Roma è stato infatti organizzato un momento di riflessione dedicato proprio all’anniversario dell’Intesa, momento di svolta epocale nei rapporti tra Stato e realtà ebraica, che metteva finalmente in atto i principi stabili dall’articolo 8 della Costituzione dedicata alla libertà di culto. “L’ebraismo italiano in questi trent’anni – ha spiegato dell’introduzione all’incontro il vicepresidente UCEI Giulio Disegni – ha retto ad una sfida importante: dimostrare allo Stato e alla società che l’essere ebrei è una condizione irrinunciabile e che i diritti e l’identità ebraica così faticosamente conquistati si esplicano e si mantengono solo sedendosi paritariamente di fronte allo Stato come fa qualsiasi altro gruppo o confessione religiosa che intende tutelare e preservare le proprie specificità e il proprio essere”. Principi non così scontati come ha ricordato nel suo intervento il giurista Francesco Margiotta Broglio. “È necessario ricordare alcuni passaggi del Schermata 2017-12-04 alle 13.26.51lavoro della Costituente sull’articolo 8 e le reazioni ebraiche per capire il quadro che portò alle Intese del 1987” ha spiegato Margiotta Broglio, che di quell’accordo fu uno dei protagonisti, avendo presieduto la commissione governativa sotto l’egida di Giuliano Amato, allora sottosegretario a Palazzo Chigi, che negoziò l’Intesa con la commissione dell’Unione guidata invece dai giuristi Guido Fubini, Vittorio Ottolenghi, Giorgio Sacerdoti e Dario Tedeschi. Proprio Sacerdoti e Tedeschi durante l’incontro per ricordare il trentennale dell’Intesa hanno richiamato la loro esperienza nella commissione per spiegare il significato di quel passaggio storico. Un antecedente divenuto modello anche per le altre confessioni religiose, come ha spiegato Roberto Mazzola, docente di Diritto ecclesiastico e canonico.
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l'intervento del vicepresidente ucei
"Intesa, garanzia di libertà"
Gli anni Ottanta sono stati testimoni, nel nostro Paese, di una svolta decisiva nella storia dei rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose. Dopo un quarantennio dall’entrata in vigore della Costituzione, una parte assai importante
della Costituzione repubblicana, fino ad allora rimasta confinata sul piano dei princìpi, ha trovato finalmente attuazione sul piano sostanziale, con nuove e più solide basi del diritto di libertà religiosa delle confessioni di minoranza. Gli ebrei, con l’Intesa siglata con lo Stato nel 1987 hanno avuto la grande opportunità di veder applicati i principi fondanti del loro essere ebrei: ma è necessario chiedersi se l’intesa conclusa tra la Repubblica italiana e l’Unione delle comunità ebraiche sia riuscita nel difficile compito di rispondere alle specialissime esigenze di tutela manifestate dalla realtà ebraica in ragione delle peculiarità che da sempre la caratterizzano – tutelando, nella sostanza, non solo quella che si configura come una vera e propria «libertà religiosa intesa in senso ebraico» ma anche la stessa complessa e stratificata identità ebraica, che non si risolve nel solo elemento religioso, rispettando allo stesso tempo, la parità e l’uguaglianza dei cittadini e delle confessioni. 


Giulio Disegni, Vicepresidente UCEI
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qui roma - la tavola rotonda  
"Balfour, 100 anni di legittimità"
“Egregio Lord Rothschild, è mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo. ‘Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni’. Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista”.
È il 2 novembre del 1917 quando l’allora ministro degli Esteri del governo inglese Arthur Balfour invia questa lettera a Lionel Walter Rothschild. Una lettera che passerà alla storia come Dichiarazione Balfour e che segna il riconoscimento ufficiale della legittimità dell’aspirazione del movimento sionista a costituire il proprio Stato nella patria millenaria del popolo ebraico.
A cent’anni dalla Dichiarazione, un’occasione di confronto organizzata nella sede del Centro Bibliografico UCEI ha cercato di ricostruire profili e momenti chiave di quei giorni. Introdotti da Raffaella Di Castro, e dopo un saluto della presidente dell’Unione Noemi Di Segni e dell’ambasciatore israeliano Ofer Sachs, sono stati i giornalisti Fiamma Nirenstein e Massimo Lomonaco e gli storici Claudio Vercelli e Francesco Lucrezi a ricostruire “storie, percorsi e personaggi” di un’epoca spesso citata ma non così approfonditamente conosciuta.
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qui roma - la tavola rotonda
Il Novecento e gli ebrei europei

"Il passato ci insegni ad agire"
“Due argomenti apparentemente distinti, e invece strettamente connessi”. Così il direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità ebraica romana Claudio Procaccia presenta la tavola rotonda ‘Gli ebrei in Europa e il processo di decolonizzazione’ che si è svolta quest’oggi nell’aula della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati.
Un qualificato confronto, che ha visto al tavolo addetti ai lavori dalle diverse competenze e che è stato introdotto dai saluti dei parlamentari Pd Emanuele Fiano e Milena Santerini oltre che della presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello.
I flussi migratori del Novecento e quelli contemporanei, il ritorno in auge dei nazionalismi, i nuovi segnali di odio che attraversano le società a più livelli. La minaccia ancora viva dell’antisemitismo. Tutti temi che sono stati al centro di un confronto a cavallo tra storia e attualità. Al tavolo dei relatori il magnifico rettore della Lumsa Francesco Bonini, la storica Anna Foa, l’assessore UCEI alla Cultura David Meghnagi, il consigliere dell’Unione Victor Magiar, la studiosa Marialuisa Lucia Sergio. A trarre le conclusioni Roberta Ascarelli, direttrice dell’Istituto di Studi Germanici che insieme alla Comunità ha organizzato questo incontro
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fu architetto del tempio piccolo
Olivetti, l'omaggio di Torino
Nel lessico famigliare dei membri della Comunità ebraica di Torino si distingue sempre tra “Tempio grande”, utilizzato per le festività più importanti, e il “Tempio piccolo”, dove la vita liturgica anima le sue sale quotidianamente. Le sue dimensioni più ridotte costituiscono un importantissimo luogo di aggregazione per gli ebrei torinesi e se il “Tempio piccolo” è fondamentale per le funzioni religiose, i due spazi limitrofi, Centro Sociale che ospita la biblioteca e Sala Adei, sono centrali per la vita stessa della Comunità. Tutti e tre questi spazi collocati nella zona sotterranea rispetto alla Sinagoga maggiore, sono stati ripensati e restaurati dall’ingegnere e architetto Giorgio Olivetti. Ad un anno dalla sua scomparsa la Comunità insieme all’Archivio Terracini hanno portato a termine una mostra dedicata ai suoi tanti progetti per restituire un’immagine di un Olivetti poliedrico.
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qui firenze - il ricordo
Luzzati, una traccia ancora viva
L’incontro mensile del Gruppo di Studi storici della Comunità ebraica fiorentina è stato dedicato ieri al ricordo di Michele Luzzati, lo storico medievalista che nel marzo del 1997 aprì l’attività del Gruppo parlando su “Gli ebrei a Firenze nel’400: era Firenze che non voleva gli Ebrei o gli Ebrei che non volevano Firenze?”.
Causa l’inclemenza della stagione e lo sciopero dei mezzi pubblici i presenti non erano molti ma qualificati ed è stata assai apprezzata la dettagliata ed esauriente esposizione della sua molteplice attività fatta dalla professoressa Dora Liscia Bemporad, docente nell’Università degli studi.


Lionella Viterbo
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la nomina
Aned Roma, Pavia presidente
Nuovo governo per la sezione romana dell’Aned, l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi di sterminio nazista.
L’assemblea, convocata ieri, ha nominato all’unanimità Aldo Pavia come presidente e Grazia Di Veroli come vicepresidente. Nel lanciare una nuova campagna di tesseramento per il 2018, l’Aned ha ricordo la necessità di opporsi ai “sempre più numerosi episodi di razzismo e antisemitismo” oltre a “manifestazioni nazifasciste che vanno a prodursi profittando di quell’indifferenza generale che favorisce un comodo oblio di quanto avvenuto nel nefasto periodo del Ventennio”.
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informazione - international edition
Talmud, Berakhot in libreria
Completata la traduzione italiana del nuovo trattato del Talmud babilonese. Come raccontato nell’odierna uscite di Pagine Ebraiche International Edition, i due volumi di Berakhot, oltre 900 pagine, sono ora disponibili in libreria pubblicati dalla casa editrice Giuntina a cura di rav Gianfranco Di Segni. Prosegue così il Progetto Talmud, che vede tra gli altri il coinvolgimento del Consiglio nazionale delle Ricerche e si avvale di un sofisticato software sviluppato ad hoc.
La storia e le vicende dell’Italia ebraica continuano ad attirare l’attenzione dei media internazionali. Sull’edizione multilingue di Pagine Ebraiche riproposto l’approfondimento sulla ormai prossima inaugurazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara pubblicato dal giornale newyorkese Forward, e una recensione dei diari del partigiano ebreo torinese Emanuele Artom, morto sotto tortura, una figura fondamentale della Resistenza italiana, come spiega il magazine Tablet. Lo sloveno Vecer invece intervista l’architetto italiano Andrea Morpurgo e racconta le sue ricerche nella storia familiare e comunitaria.


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pilpul
Oltremare - Quasi Chanukkah
Quando si sono passati quattro inverni (lunghi, e freddi) a New York, l’impatto dell’inverno telavivese si tende a dimenticarlo presto, ovvero a darlo presto per scontato. Perfettamente normale poter ancora fare il bagno in mare il due dicembre, anzi, un po’ deludente quelle poche volte che la stagione raffredda “già” a metà novembre. E poi giacconi invernali veramente pesanti che si trasformano in modernariato nell’armadio. E soprattutto l’assenza quasi totale di due elementi centrali dell’inverno americano (e anche un po’ di quello italiano, ma in misura molto minore): le musiche natalizie, ubique dal giorno dopo Thanksgiving, inarrestabili, inevitabili, zuccherose, francamente deprimenti e comunque ripetitive. E, ovviamente, degli alberi di Natale. Che ci vorrebbe un movimento di protesta globale di ecologisti solo per vietare di far crescere tutti quei pini con l’unico fine di tagliarli e riempirli di palline colorate, poverini, cosa avranno fatto di male. Quanto a quelli di plastica, peggio ancora, inquinamento, petrolio e via dicendo. Insomma, passare l’inverno a Tel Aviv significa poco freddo (salvo il gelo eterno delle case non riscaldate) e pochissimi arredi natalizi.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Nili, storia da riscoprire
Il 31 ottobre del 1917, nell’anticamera della sala dove è in corso il Gabinetto Britannico per la discussione finale sulla Dichiarazione Balfour ci sono due uomini in attesa. Uno è Chaim Weizmann, il sionista inglese artefice dell’operazione in corso; l’altro è Aaron Aaronsohn, un suddito ottomano, quindi un nemico di guerra. L’attesa è breve. Poco dopo, la porta si apre e Sir Mark Sykes, diplomatico e consigliere per il Medio Oriente del Gabinetto di Guerra, annuncia ai due che la Dichiarazione (‘Il bambino’, come la chiama sorridendo) è nata. Poi li invita da entrare: entrambi stringono le mani del premier David Lloyd George, del ministro degli esteri Arthur James Balfour e degli altri membri del Gabinetto. Ma che ci fa un avversario dell’Impero britannico nel cuore della sua capitale? E per di più nel ‘sancta sanctorum’ politico-militare inglese?

Massimo Lomonaco, giornalista
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