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13 febbraio 2018 -  28 shevat 5778
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linguaggi

Yiddish anconetano: parole, aneddoti
e personaggi da riscoprire

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img headerMarco Ascoli Marchetti / YIDDISH ANCONETANO / Affinità elettive

Tutte le scienze che indagano sul passato hanno uno straordinario valore, dall’archeologia alla storia: ci fanno comprendere meglio le specificità della società in cui viviamo e la concatenazione di eventi che hanno prodotto il nostro presente. In tale ambito della conoscenza è importante saper raccogliere testimonianze da chi ha vissuto le esperienze su cui si intende riflettere e offrire così alle nuove generazioni un patrimonio prezioso e insostituibile, una banca dati di inestimabile valore. Questo lavoro ti si pone in questa scia: fotografa la comunità ebraica anconetana del Novecento, tramite la ricostruzione della sua “lingua”, caratterizzata da una base derivante dall’ebraico antico immersa nel dialetto locale. L’autore non si limita a elencare vocaboli e a tradurli nel dialetto, non ci troviamo quindi di fronte a un dizionario. Riesce a colorare le vecchie fotografie in bianco e nero e a coinvolgere il lettore: ci troviamo di fronte a una serie di istantanee che alla fine assomigliano a un vero e proprio film.

Ugo Ascoli, Italia Ebraica, febbraio 2018

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Linguaggi

Un patrimonio di storie da non disperdere

img headerMarco Ascoli Marchetti / YIDDISH ANCONETANO / Affinità elettive

Parole, aneddoti e personaggi della Comunità ebraica di Ancona. A passarli in rassegna è il volume Yiddish anconetano, di Marco Ascoli Marchetti. Un libro gustoso ed efficace nel perseguire l’obiettivo che si pone, con una significativa autoironia che permette di scherzare, con leggerezza, davvero su tutto. Racconta l'autore, che è stato Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane dal 2012 al 2016: "Non mi sarebbe mai venuto in mente di scrivere queste cose, se un giorno di molti anni fa non mi avesse telefonato la signora Maria Mayer Modena di Milano: mi chiedeva di segnalarle quello che sapevo riguardo parole, detti, curiosità, fatti e aneddoti del mondo ebraico‐ anconetano; stava infatti conducendo una ricerca su questi argomenti per poi pubblicare una sorta di raccolta dei linguaggi giudaico‐locali delle comunità ebraiche italiane. Credo che questo lavoro non vide poi mai la luce, però mi spinse a scavare nella memoria, per ritrovare quel che sapevo del nostro dialetto e delle curiosità collegate". Confermandole la buona volontà di collaborare, aggiunge Marchetti, "mi chiesi e le chiesi come mai avesse pensato proprio a me, tanto più che non ci conoscevamo; la risposta fu che il mio nome le era stato segnalato da Nello Ascoli, figlio del vecchio hazan di Ancona negli anni ’50: Giuseppe Ascoli". La maggior parte di quanto scritto nel libro proviene dagli archivi di famiglia: le frasi, le parole, gli aneddoti riportati ‐ spiega l'autore ‐ "li ho proprio sentiti usare in casa fin da piccolo nei 'discorsi dei grandi'. E le usa tuttora, sebbene sempre meno, "perché tutto e tutti cambiano, il tempo passa e queste cose sono invece un po’ datate, legate al loro tempo e alle persone di allora". Allora è il lasso di tempo che va dalla metà dell’800 fino più o meno alla metà del ’900. Qualcosa resta ancora vivo nel linguaggio corrente, anche fuori dell’ambiente ebraico, ma il resto rischia inevitabilmente di perdersi. "Ecco allora perché ho cercato di sistemare al meglio le note raccolte per la signora Modena, proprio al fine di non disperdere definitivamente la memoria del nostro vecchio yiddish anconetano."

Italia Ebraica, febbraio 2018 

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memoriA

Un processo raccontato ai ragazzi

img headerKathy Kacer, Jordana Lebowitz / HO GUARDATO UN NAZISTA NEGLI OCCHI / Sonda

È sempre più ampia l'offerta di narrativa e saggistica sulla Shoah per giovani lettori, libri che offrono spunti di conoscenza e riflessione con linguaggio accessibile e con uno sguardo rivolto all'aspetto formativo. Tra questi, si segnala Ho guardato un nazista negli occhi, pubblicato dall'editore monferrino Sonda, della scrittrice canadese Kathy Kacer, autrice di diverse opere sulla Memoria e vincitrice in patria del prestigioso National Jewish Book Award, in collaborazione con la giovane Jordana Lebowitz, anche lei canadese.
Adatto a lettori dai tredici anni in su, il libro racconta l'impegno di Jordana, cresciuta in una famiglia scampata alla persecuzione nazista, nell'elaborare e trasmettere la conoscenza della Shoah.
Una storia che potrebbe avere come protagonista uno dei tanti giovani che, anche dal nostro Paese, si recano in visita ai campi nazisti, tornando con la voglia (e la necessità) di approfondire, raccontare, trasmettere.
Così è stato per Jordana, che rimase profondamente colpita dalla sua prima visita ad Auschwitz, nel 2012. Questa esperienza la spinse, tre anni dopo, a volare in Germania per assistere al processo contro Oskar Gröning, ex membro delle SS conosciuto come il "contabile di Auschwitz", accusato di complicità in omicidio di oltre trecentomila ebrei, quasi tutti ungheresi. Gröning era soprannominato “contabile” perché si occupava della zona del campo in cui gli ebrei venivano separati e spogliati delle loro valigie: le sue mansioni consistevano nel raccogliere bagagli ed effetti personali dei deportati, nel recuperare banconote e ed altri valori per poi inviarli a Berlino.

mdp

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Società

Mettersi nei panni
della Storia  

storia

Il fascismo e lo sguardo Usa

Pierre Bayard / SAREI STATO CARNEFICE
O RIBELLE?
/ Sellerio

Con i se non si fa la storia. È un modo di dire che esiste in moltissime lingue e, potremmo aggiungere, vale sia per la storia personale sia per quella delle nazioni. Al secondo tipo di what if?"si sono dedicati negli anni studiosi di ogni genere e sono usciti libri di eccellenti divulgatori. Valga su tutti il nome di Erik Durschmied, scrittore e giornalista nato in Austria nel 1930 ma da molti anni residente in Canada. Tra i titoli più curiosi, Il generale inverno. Come i capricci del clima hanno vintole guerre ed Eroi per caso. Come l'imprevisto e la stupidità hanno vinto le guerre. Tutti però ci siamo domandati, magari in occasioni potenzialmente malinconiche come compleanni, anniversari, capodanni: «Cosa sarebbe successo se quel giorno avessi preso un'altra decisione o il caso mi avesse dato opportunità differenti?».


Giulia Crivelli,
Il Sole 24 Ore Domenica, 11 febbraio 2018


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Mauro Canali /
LA SCOPERTA DELL'ITALIA / Marsilio

Negli anni Venti del Novecento e per una buona metà del decennio successivo l'atteggiamento di gran parte della stampa statunitense verso il regime fascista fu improntato in genere da valutazioni di segno positivo, quando non da giudizi talmente elogiativi da risultare, in parecchi casi, apologetici. In pratica, ci vollero l'aggressione all'Etiopia, la partecipazione dell'Italia alla guerra civile spagnola a soccorso di Franco e il suo progressivo abbraccio alla Germania nazista per segnare una svolta negli orientamenti espressi, sino ad allora, da quasi tutti i corrispondenti americani nei loro dispacci da Roma. A ispirare la commistione fra la simpatia e l'idillio, che per lungo tempo caratterizzò le visuali di tanti giornalisti e "inviati speciali", ancorché autorevoli, avvicendatisi in Italia dagli Stati Uniti, fu la scoperta di un personaggio come Mussolini che ben si prestava ad alimentare l'interesse del pubblico americano.

Valerio Castronovo, Il Sole 24 Ore Domenica, 11 febbraio 2018

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