 Alberto Sermoneta, rabbino capo
di Bologna
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A
dieci prove fu sottoposto Abramo nostro padre: la prima inizia con le
parole "lekh lekhà - vattene per te; "l'ultima inizia con le parole:
"lekh lekhà - va per il tuo bene, verso uno dei monti che io dirò a te"
(fine della parashà di Vajerà).
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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La
selezione delle informazioni che quotidianamente vengono veicolate dai
mezzi di comunicazione è un tema molto serio perché riguarda la vita di
tutti noi. Condiziona le nostre scelte, determina i nostri
comportamenti e le opinioni che ci formiamo, ha rapporti stretti con il
principio della libertà, sia quella collettiva sia quella personale.
Per questo motivo chi ha responsabilità nel governo dei flussi di
informazione – direttori di giornali, presidenti di reti televisive
(specie se pubbliche) o gestori di piattaforme di news sul web –
dovrebbe essere ben saldo in un profondo convincimento culturale sul
valore del suo lavoro e sulle responsabilità che ricadono direttamente
sulle sue spalle. Il primo e più importante dei principi è questo: non
esiste oggi un unico sistema coordinato e occulto che governa i flussi
delle informazioni. Ne esistono tanti, e non sono per nulla occulti. Il
fatto di dare o di non dare una notizia, il modo di presentarla al
pubblico, è una dinamica che è completamente e liberamente nelle mani
delle redazioni e dei singoli giornalisti.
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Caso Kashoggi, per Riad
72 ore per dire la verità
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“Ho
chiesto al presidente di concedere alcuni giorni in più alle autorità
saudite per completare le indagini. Poi vedremo se e come gli Stati
Uniti risponderanno”. Così il segretario di Stato Usa Mike Pompeo di
ritorno dal suo fulmineo viaggio a Riad per confrontarsi con i vertici
sauditi sul caso del giornalista Jamal Khashoggi (a cui avrebbe dato
tre giorni di tempo per chiarire la verità), che secondo le
ricostruzioni è stato ucciso e fatto a pezzi nel consolato saudita ad
Istanbul. A ordinare l’omicidio, riportano i media, il principe
ereditario Mohammed bin Salman o comunque qualcuno a lui legato.
“Abbiamo informazioni di intelligence che arrivano da tutte le parti. A
meno di un miracolo, dobbiamo riconoscere che Jamal Khashoggi è morto”,
ha detto il presidente Usa Donald Trump al New York Times. “È una
brutta, brutta cosa, le conseguenze dovrebbero essere severe”, ha
aggiunto Trump (Corriere della Sera). Tra i primi effetti, la decisione
di Usa e di altri paesi di boicottare la prossima conferenza sugli
investimenti organizzata in Arabia Saudita (Sole 24 Ore).
Israele e l’Arabia Saudita. Sul Venerdì di Repubblica, Enrico Deaglio
si chiede se dopo l’omicidio Khashoggi l’America, l’Europa ma anche
Israele, che con Riad aveva iniziato ad avere contatti seppur segreti,
cambieranno il proprio approccio nei confronti di Mohammed bin Salman.
Sul Foglio invece viene citato l’articolo dell’ex ambasciatore
americano in Israele Daniel Shapiro, pubblicato da Haaretz, in cui il
caso Khashoggi viene descritto come la dimostrazione di “una
fondamentale inaffidabilità dei sauditi come partner strategici”.
Shapiro cita cita un adagio di Napoleone: l’eliminazione di un
oppositore “è peggio di un crimine, è un errore”, che costerà caro al
regno.
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l'intervista all'ambasciatore ofer sachs
"La critica è democrazia,
Israele la ascolta e difende"
In
un mondo estremamente interconnesso, in cui la comunicazione è sempre
più veloce, diretta e al contempo superficiale, stiamo perdendo la
capacità di andare a fondo delle cose, di analizzare nel dettaglio i
nostri obiettivi e quelli degli altri. Per questo, spiega
l'ambasciatore d'Israele in Italia Ofer Sachs parlando con Pagine
Ebraiche, “il ruolo del diplomatico rimarrà centrale anche negli anni a
venire: il nostro compito è quello di fare una sintesi tra comunicare
gli interessi dei nostri rispettivi governi e guardare nel dettaglio
come raggiungere questi interessi”. Anche se per un ambasciatore
israeliano a questa sintesi si aggiunge un'ulteriore complessità:
“Israele era ed è un paese con sfide un po' differenti rispetto ad
altri paesi sottolinea Sachs Ancora oggi spesso non è accettata o non è
ricevuta allo stesso modo degli altri stati. Per questo essere un
diplomatico israeliano a volte può essere un po' più complesso. C'è
ancora molta ignoranza e incomprensione rispetto a cosa è Israele: una
società democratica e vivace; un paese che rispetta i diritti delle
minoranze, che fa di tutto per difendere i suoi cittadini dal
terrorismo interno ed esterno”. Il fatto di essere una democrazia,
evidenzia l'ambasciatore, è un elemento non negoziabile e per questo
ogni critica o visione differente che provenga dall'ebraismo diasporico
o dai governi di stati esteri viene accolta e ascoltata. Di questo, dei
rapporti con l'Italia, della capacità di costruire reti internazionali
attraverso le risorse energetiche, del boicottaggio anti-israeliano –
che Sachs sostiene sia un “totale fallimento” per chi lo promuove –
abbiamo discusso con l'ambasciatore. Leggi
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Sotto i portici del Municipio, in piazza Unità
Trieste, 18 settembre 1938
Una targa per ricordare
Scoperta
nelle scorse ore a Trieste la targa che ricorda l'annuncio delle Leggi
razziste, apposta sotto i portici del Municipio, in piazza Unità
d'Italia, da dove 80 anni fa furono annunciate da Benito Mussolini.
“Zachor. Ricorda quello che ti fece Amalek quando eri in cammino….
(Deut. XXV, 17). Il 18 settembre 1938 in questa piazza l’offesa del
regime fascista ai diritti civili raggiungeva il suo culmine con
l’annuncio dei provvedimenti in difesa della cosiddetta razza italiana.
- si legge sulla targa - A ottant’anni dall’evento il Comune
di Trieste, la Comunità Ebraica di Trieste e l’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane pongono questa epigrafe affinché le nuove
generazioni ricordino e vigilino sulla salvaguardia dei diritti
fondamentali di libertà e solidarietà civile”. Presenti allo
scoprimento della targa, le autorità della città e i vertici delle
istituzioni ebraiche triestine. Leggi
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demenza digitale - la risposta alla mussolini
"Anche mio nonno è stato ucciso, ma il responsabile è il tuo..."
“Gentile
Alessandra Mussolini, leggo sul tuo profilo l'intenzione di querelare
chi offenda la memoria di tuo nonno. Ti capisco benissimo: tuo nonno è
stato ammazzato, non l'hai potuto conoscere, e te ne dispiace; e vuoi
difenderne la memoria. È comprensibilissimo, e anche giusto direi in
una qualche misura. Mi permetto di darti del tu perché in questo siamo
simili: anche mio nonno è stato ammazzato, anche io non ho potuto
conoscerlo, anche a me dispiace. Anche io voglio difenderne la memoria.
Solo che il responsabile della morte del mio, di nonno, è il tuo”. È
l'incipit del post scritto da Enrico Fink, già consigliere della
Comunità ebraica di Firenze e direttore artistico della manifestazione
Balagan Cafè, in risposta alle deliranti affermazioni di Alessandra
Mussolini, che ha minacciato di denunciare “per apologia di
antifascismo” gli autori delle offese indirizzate sui social e in tv al
nonno Benito Mussolini. Migliaia le condivisioni sui social per il
commento di Fink, - ripreso anche da Repubblica - tra i tanti che hanno
risposto virtualmente alla Mussolini. Leggi
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qui roma
“Israele, ragioni da difendere”
“A parole gli amici sono tanti e trasversali, però poi contano i fatti. E quelli purtroppo esprimono una realtà ben diversa”.
Angelo Pezzana, da sempre attento a queste tematiche, cui ha dedicato e
continua a dedicare numerose iniziative, è ispiratore e ideatore
dell’Unione delle Associazioni pro Israele che si riunirà a Roma nel
fine settimana per il suo quarto Congresso nazionale.
Un’opportunità, annuncia l’attivista piemontese, per riflettere con
numerosi ospiti sulla percezione, sulla considerazione e sul racconto
dello Stato ebraico in diversi ambiti. Compito delle associazioni unite
in Udai è quello di “diffondere la corretta conoscenza dello Stato di
Israele, della sua storia, cultura, arte, scienza, società e politica,
presso l’opinione pubblica e la società italiana”. Leggi
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Lavoro e rispetto
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È
scritto nella Torah (Devarim 24) che un lavoratore salariato deve
essere pagato prima che il sole tramonti. Se ne dovrebbe dedurre che
chi non è pagato non è tenuto a lavorare? Con questo criterio le
Comunità ebraiche non potrebbero sopravvivere, così come non potrebbero
sopravvivere le scuole (ebraiche o pubbliche che siano), quasi tutti i
giornali ebraici italiani e gran parte delle nostre istituzioni. C’è
contraddizione? Probabilmente no: le attività necessarie per far
sopravvivere la propria Comunità, la propria scuola o la propria
organizzazione probabilmente non si possono considerare lavoro neppure
quando si tratta delle stesse attività che in altri contesti sono
retribuite. Eppure io credo che il precetto sia comunque da tenere
presente (anche se alla lettera parla solo di un “salariato
povero”).
Anna Segre, insegnante
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La Nigeria |
I
nigeriani sono la comunità di stranieri sub-sahariani più numerosa in
Italia – 106.069 secondo i dati ISTAT del 2018 – e con un record di
richieste d’asilo politico nella penisola. Questa nazionalità nel
dibattito politico e giornalistico degli ultimi anni è tra quelle che
ha acquistato un’accezione maggiormente negativa e discriminatoria.
Quando se ne parla viene collegata al racket, alla criminalità
organizzata, allo spaccio di droga o alla prostituzione. Tanto che il
sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in una convention di qualche
settimana fa parlando di “vigili urbani allenati a rincorrere
nigeriani” ha usato questo gruppo come sinonimo di “delinquenti”.
Un’equazione simile del resto è stata fatta anche dal Presidente della
Regione Campania, Vincenzo de Luca. La Nigeria, contemporaneamente, è
spesso ripresa da ambienti neocon come un “avamposto” meridionale della
cristianità destinato a soccombere con l’espansionismo islamista.
Francesco Moises Bassano
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La bandiera della speranza |
Ricorre
quest’anno il 73° anniversario della sconfitta del nazifascismo che
tante sciagure e lutti provocarono in Europa e nel mondo. Durante le
ultime fasi della guerra in Italia, arrivò dalla Palestina la Brigata
Ebraica, inquadrata con le truppe inglesi, dai primi di marzo al 14 di
aprile combatté in Romagna al fianco, prima, dei soldati Italiani del
Gruppo di Combattimento Cremona, nelle zone di Piangipane, Mezzano e
Alfonsine, poi con il Gruppo di Combattimento Friuli nella zona di
Riolo Terme, Brisigella, Cuffiano.
Romano Rossi,
Presidente Associazione Nazionale Reduci della Friuli
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