Yosef Labi,
rabbino di Verona
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terrà in sinagoga una preghiera e un momento di riflessione in ricordo
delle vittime di Pittsburgh. Ci uniamo al dolore e rispondiamo con
preghiera, unità e buone azioni.
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Anna
Foa,
storica |
Oggi a Pittsburgh, domani dove?
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La minaccia dell'odio
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Diversi
approfondimenti sui quotidiani di oggi in merito alla strage compiuta
nella sinagoga di Pittsburgh, in Pennsylvania, e alla minaccia sempre
più senza confini dell’antisemitismo. Il Corriere
ricorda come alle prossime elezioni negli Stati Uniti ci siano diversi
canditati apertamente razzisti, le cui dichiarazioni ricalcano quelle
del responsabile della strage di Pittsburgh, che sui social network
dell’estrema destra dichiarava “gli ebrei sono figli di Santana”. “Ora
sarà più difficile considerare l’America terra di libertà: dalla
paura”, sottolinea al Corriere Cobi Benatoff, vicepresidente del World
Jewish Congress in rappresentanza dell’Europa, che si dice preoccupato
per i toni sempre più violenti della politica Usa “dall’elezione di
Trump in avanti” ma anche in Europa dove “i movimenti populisti e
sovranisti hanno aggiornato, in peggio, il vocabolario pubblico”.
Repubblica invece intervista lo scrittore Nathan Englander, che era a
Pittsburgh il giorno prima della strage: “L’America è arrivata al
collasso. Quando si incita alla violenza è questo che succede. –
afferma Englander – L’odio non viene dal nulla. E si somma
all’emergenza nazionale legata alla diffusione delle armi”. Parlando di
Stati Uniti, Vittorio Zucconi (Repubblica) afferma che Trump è
prigioniero “della trappola che è stata la rampa di lancio del suo
successo, quella del populismo del rancore oggi rampante ovunque”. Sul
Mattino invece si parla dell’antisemitismo in Europa e si guarda anche
a quello proveniente da sinistra, mascherato da antisionismo.
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LA MOBILITAZIONE DOPO LA STRAGE DI PITTSBURGH "Fermiamo le parole di odio"
Joyce
Feinberg, Richard Gottfried, Daniel Leger, Rose Mallinger, i fratelli
David Rosenthal e Cecil Rosenthal, Jerry Rabinowitz, i coniugi Bernice
e Sylvan Simon, Daniel Stein, Melvin Wax, Irving Younger. Sono i nomi
delle undici persone uccise sabato 27 ottobre nella strage antisemita
compiuta contro la Tree of Life Congregation, sinagoga conservative di
Pittsburgh. “Nulla in particolare li aveva riuniti in sinagoga, eccetto
ovviamente la cosa più scontata: celebrare lo Shabbat. Come facevano
ogni sabato – racconta il The Jewish Forward – E così, 11 ebrei che non
avevano fatto nulla per meritare di morire, si sono trovati insieme
quando Robert Bowers ha portato il suo odio perverso nella loro amata
casa di culto”.
“Questo tipo di male mi fa pensare alla Shoah e a come la gente possa
essere così crudele. C’è ancora così tanto male nel mondo”, il commento
al New York Times di Moshe Taube, 91 anni, a lungo cantore della Beth
Shalom Congregation di Pittsburgh e sopravvissuto alla Shoah. Diverse
voci del mondo ebraico americano hanno denunciato il clima di rabbia e
odio razzista e antisemita cresciuto negli ultimi anni negli Stati
Uniti. “Fermate le parole d’odio”, l’appello di Jeffrey Myers, rabbino
della sinagoga Tree of Life, durante una veglia di due ore organizzata
al Soldiers and Sailors Memorial Hall and Museum davanti a leader
politici e spirituali e a 2000 persone per ricordare le vittime e per
dare un segnale positivo.
E momenti di raccoglimento e preghiera sono stata organizzati anche
nell’Italia ebraica: questa sera infatti diverse Comunità ebraiche,
come Milano, Firenze e Torino, si riuniranno per ricordare le vittime
dell’attacco alla sinagoga conservative di Pittsburgh. In un messaggio
al mondo ebraico italiano, la Presidente dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e l’assessore al Culto UCEI e
vicepresidente dell’Assemblea rabbinica rav Giuseppe Momigliano hanno
sottolineato l’importanza in questo momento “di riaffermare, con piena
consapevolezza, i valori ebraici e i doveri di impegno e testimonianza
che ci provengono dalla nostra storia sui quali intendiamo, con l’aiuto
del Signore, continuare a svolgere, senza alcun cedimento, con
convinzione e perseveranza le nostre attività". Leggi
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l'iniziativa della società dante alighieri 1938, una targa per la Memoria
Guido
Belforte, Aldo Levi, Giulio Mondolfo, Elio Morpurgo, Ida Morlenghi
Montefiore. Sono alcuni dei membri della Società Dante Alighieri
espulsi nel 1938 con l’entrata in vigore delle Leggi razziste. Da oggi
una targa, affissa nella sede romana in Piazza San Firenze, li ricorda
assieme a tutti coloro che subirono l’infame provvedimento e ne revoca
l’atto di espulsione.
Lo svelamento della targa è avvenuto al termine della prima parte dei
lavori del convegno “La cultura italiana, la Società Dante Alighieri e
l’antisemitismo fascista”, organizzato assieme alla Comunità ebraica
romana, che si è aperto stamane con i saluti del presidente della
Società Andrea Riccardi, del rabbino capo rav Riccardo Di Segni e della
presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello.
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Oltremare - Abu Dhabi |
Chi
volesse cercare negli ultimi tempi tracce di buone notizie o
addirittura di impercettibili miglioramenti dello stato del mondo
farebbe parecchia fatica, ammettiamolo. In Europa prevalgono i
populisti e a Predappio marciano i fascisti, in Brasile diventa
presidente un leader di destra e populista a dir poco, in America
bombaroli e assassini di ebrei seminano paura e morte. Viviamo appesi a
una di quelle pagine della Storia che stanno subito prima di una
immensa tragedia oppure (e speriamo) di una epocale svolta, un balzo
avanti nella civiltá, che purtroppo però ancora non si vede. Perciò è
nelle mini-notizie che a volte ci si può consolare, come ad esempio un
inno nazionale suonato e cantato in un luogo che solo un anno fa
considerava quell’inno una offesa ai propri principi nazionali e
religiosi. Esattamente un anno fa, al Gran Slam di judo di Abu Dhabi,
Tal Flicker aveva dovuto gareggiare e vincere senza bandiera israeliana
e al momento dell’inno tutte le telecamere lo avevano ripreso mentre
cantava da solo l’HaTikva e intanto gli altoparlanti diffondevano
invece l’inno della federazione. E quando ieri Sagi Muki ha potuto
cantare l’inno nazionale israeliano con il congruo accompagnamento
musicale e con il simbolo della nazionale israeliana sul petto, la
sensazione è stata che davvero a volte il mondo fa minuscoli passi in
avanti ed è un peccato non vederli.
Daniela Fubini
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Controvento - Orgoglio
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Quando
ero bambina, mio padre amava ripetermi quanto ero fortunata di essere
ebrea, di appartenere a un popolo così antico e glorioso, che aveva
dato al mondo il monoteismo, il sabato e i dieci comandamenti. Arrivata
all’età della ragione (e della contestazione), cominciai a ribattergli
che non vedevo dov’era poi questa grande fortuna: ci discriminano, ci
perseguitano, ci insultano, ci uccidono. Non sarebbe meglio essere nati
come tutti gli altri e vivere tranquilli senza paure per il futuro? Non
capisci, rispondeva papà.
Viviana Kasam
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