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15 novembre 2018 - 8 Kislev 5778
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SOCIETà

A Budapest il museo della memoria falsata

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CIn occasione di una conferenza accademica in Norvegia nel 1999, Mária Schmidt, storica ungherese e incrollabile sostenitrice del Governo Orbán, sostenne come “la Shoah sia una questione secondaria, marginale, nel contesto della Seconda guerra mondiale”. Un’affermazione grave, falsa e senz’ombra di dubbio pericolosa. Ma a renderla ancor più rilevante è il fatto che la storica in questione risulti attualmente come responsabile della mostra permanente del futuro museo della Shoah di Budapest, che verrà inaugurato il prossimo anno, dopo svariati anni di polemiche e ripetuti rinvii. Infatti, a metà settembre Gergely Gulyás, portavoce del Primo ministro Viktor Orbán, ha annunciato che il nuovo museo della Shoah, rinominato House of Fates, aprirà finalmente le proprie porte nel corso del 2019. Per la sua inaugurazione il governo ha già stanziato 2 miliardi di fiorini, pari a circa 6 milioni di euro, che verranno utilizzati dall’EMIH, Congregazione Ebraica Ungherese, affiliata al movimento Chabad Lubavitch e guidata dal Rabbino filo-Orbán Slomó Köves, e dal Centro di Ricerca storica dell’Europa Centro- Orientale, presieduta, appunto, dalla storica Mária Schmidt. Per diversi motivi, in passato, tanto la comunità ebraica ungherese (MAZSIHISZ), quanto la comunità scientifica, si erano vivacemente opposti all’iniziativa del governo Orbán che ha come obiettivo, neppure tanto celato, quello di riscrivere la storia recente del paese danubiano, assolvendo il popolo ungherese dal suo ruolo fondamentale nell’annientamento della comunità ebraica magiara. Un obiettivo revisionista, quello di Viktor Orbán, portato avanti sin dalla sua seconda rielezione a Primo ministro nel 2010.

Michele Migliori, Pagine Ebraiche, novembre 2018 

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MACHSHEVET ISRAEL

Poesia, fondamento del mondo  

img headerLeggo le poche poesie scritte da Avraham Ben Yitzhak, nome letterario di Avraham Sonne, nato a Przemysl, in Galizia, nel 1883 e morto di tubercolosi in Israele nel 1950, amico di Berl Katzenelson, Elia Canetti, Hermann Broch, Lea Goldberg e, si dice, di James Joyce. Sono appena state tradotte e pubblicate, con originale ebraico a fronte, da un piccolo editore di Pesaro, Portatori d’acqua, a cura di Anna Linda Callow e Cosimo Nicolini Coen, con due saggi di Hannan Hever e appunto della poetessa israeliana Lea Goldberg, la quale, tentando di capire perché in vita avesse scritto così poco riuscendo però a diventare così influente e stimato (Bialik lo pone tra i pionieri della nuova letteratura ebraica), dice che “in realtà, la ‘letteratura’ non lo interessava, lo interessava proprio la poesia, come fondamento della realtà, come fondamento del mondo”. Commentano i curatori: “Nelle sue poesie ravvisiamo il distillato di questo interesse ad un tempo metafisico ed esistenziale: metafisico perché la sua poetica riesce a captare le radici stesse della realtà; esistenziale, perché la capacità di ascoltare la realtà a questo livello è inevitabilmente il risultato di uno sforzo individuale”. Mi soffermo su questa lettura con l’intenzione di sottrarre ad Heidegger il monopolio dell’idea che “poesia e filosofia abitino su colli vicini”. Da sempre la filosofia ebraica attesta questa vicinanza: da Shlomo Ibn Gabirol a Yehudà HaLevi, da Yehudà Avravanel (alias Leone Ebreo) a Moshe Chajjim Luzzatto... così come di pensiero ebraico sono intrisi i poemi di Nachman Bialik, Yehuda Amichai e Haim Gouri, per citare solo i maggiori.

Massimo Giuliani, docente al Diploma Studi Ebraici, UCEI 

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società        

L'identità italiana
pende verso l'Est 

L’Italia tende a Oriente quando si considerano le questioni identitarie. Nel senso che le opinioni della popolazione sono più simili a quelle degli europei dell'Est che a quelle degli europei dell'Ovest. Un'analisi del Pew Research Center ha rilevato che gli italiani disposti ad accettare un musulmano in famiglia sono il 43%: è la quota più bassa tra i Paesi dell'Europa Occidentale. I meno distanti sono i britannici ma arrivano comunque al 53%. I tedeschi, che hanno avuto una lunga stagione di immigrazione musulmana, arrivano al 55%. In Francia, dove si sono verificati attacchi terroristici da islamisti radicalizzati, il 66% dei cittadini accetterebbe in famiglia un individuo di religione islamica. La quota sale al 74% in Spagna e tocca l'88% in Olanda. Nell'Est europeo, invece, i croati aperti all'ipotesi sono il 57%, gli slovacchi il 47% mentre tutti gli altri hanno un livello di accettazione inferiore a quello italiano. Una tendenza simile vale se a «musulmano» si sostituisce «ebreo»: in questo caso, il 57% degli italiani lo accetterebbe ma si tratta comunque della percentuale più bassa tra gli europei occidentali.

Danilo Taino,
Corriere della Sera,
15 novembre 2018 


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Filosofia politica 

Peronismo? Fascismo
in salsa argentina 

Carlo Daniel Lasa, professore di filosofia presso l'Università Cattolica di Cordoba in Argentina, ha scritto un libro breve ma interessante sul peronismo, libro inequivocamente intitolato Que és el Peronismo. L'interesse deriva, oltre che dalle indubbie capacità teorico-ricostruttive dell'autore, perlomeno da due faccende. Innanzitutto, Lasa è argentino e quindi conosce dall'interno la storia e la realtà del peronismo. Come ci dice nelle prime pagine, lo ha vissuto sulla sua pelle, con il padre peronista che discuteva con la madre anti-peronista (leggendo il libro si capisce che alla fine l'autore ha finito per fare sua la tesi della madre). In secondo luogo, perché in un'età in cui il populismo sembra affermarsi dappertutto studiare il populismo per eccellenza, e cioè il giustizialismo di Peron, sembra un'ottima idea. Un ulteriore motivo di interesse per noi sta nel fatto che Lasa nella sua lettura del fenomeno è molto influenzato da autori italiani. La sua lettura del fascismo deve molto a quella filosofica di del Noce e a quella storica di de Felice.


Sebastiano Maffettone,
Il Sole 24 Ore Domenica,
11 novembre 2018  


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Shir Shishi - una poesia per erev shabbat

Le rose di Zelda

img headerZelda Schneersohn sposata Mishkovski era figlia di una nota famiglia hassidica discendente del gruppo Chabad, cugina del grande Rebbe Menachem Mendel di Lubavitch. Nasce in Russia nel 1914 e trascorre l’infanzia a Gerusalemme dove morirà nel 1984, amata da tutte le persone che l’avevano incontrata come insegnante, amica o poetessa. La sua casa era sempre aperta a chi desiderava scambiare due chiacchiere con lei o chiedere un consiglio. Il suo motto era "L’amore nascosto nel cuore di chi è stato creato a immagine di Dio è il regalo più meraviglioso che possediamo”.
La rosa è un’armoniosa lirica dall’ordine calmo e il testo contiene allusioni e cambiamenti sorprendenti; può essere letta come un canto d’amore, un’immagine mistica, una lode alla bellezza della natura o un desiderio di pace politica, in quanto la citazione biblica allude alle parole di Isaia. Oggi come già in passato, vorremmo anche noi attraversare il mare di fuoco per trovarci nell’isola della pace promessa.  

Ogni rosa è un’isola
di pace promessa,
di pace eterna.
 
In ogni rosa dimora
una zaffirea rondine
di nome “Forgeranno le loro spade...”
 
E pare così vicina
la luce della rosa
così vicino
il profumo,
così vicina
la calma dei petali,
così vicina quell’isola.
 
Prendi una barca
E attraversa il mare di fuoco

Tempo libero, poesie, Am Oved, 1967 (Libro per il Bat Mitzva di Noemi Anau, Zamorani, Torino)

Sarah Kaminski, Università di Torino 

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