
Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
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Se il silenzio in alcune circostanze equivale a nobile autocontrollo, in altre significa soppressione, oblio o viltà.
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Giorgio Berruto
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Il
femminile disturba perché è ciò che si apre e fa posto in sé per essere
fecondato da un altro esterno a sé. Ora, il fondamentalista di ogni
religione pretende che nessuno possa o debba contaminarlo, che la sua
tradizione è pura da ogni influenza straniera e perfino da ogni
contestualizzazione. Mette in guardia contro la mescolanza o
l’eccessiva prossimità con l’infedele, lo straniero o l’eretico.
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Mosca, nuovo incontro
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Il
premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ufficializzato il suo incontro
a Mosca, il 21 febbraio, con il presidente russo Vladimir Putin. Al
centro dell’incontro, la minaccia iraniana e i suoi tentativi di
stabilire una presenza militare in Siria. “Abbiamo bloccato in molti
modi questa avanzata e siamo costantemente impegnati nell’impedire – ha
detto Netanyahu in conferenza stampa – all’Iran di creare un altro
fonte di guerra contro di noi dall’altra parte delle Alture del Golan”.
Nel vertice con Putin si parlerà anche del miglioramento del
coordinamento di sicurezza tra gli apparati militari di Russia e
Israele in Siria. Tra i due leader è il primo incontro
dall’abbattimento per errore di un aereo militare russo il 17 settembre
scorso, durante un raid israeliano (La Stampa).
I quotidiani italiani tornano oggi sul discorso del presidente Usa
Donald Trump sullo Stato dell’Unione. “In versione bipartisan lancia
due proposte ai democratici: una politica keynesiana di grandi opere
pubbliche e un intervento su Big Pharma”, scrive Repubblica
sottolineando come l’intervento di Trump da una parte abbia invocato
l’unità su alcuni temi e dall’altra sia risultato divisivo su argomenti
spinosi come l’immigrazione. Qui Trump si è detto “determinato più che
mai a costruire il Muro al confine col Messico” ed è stato “sprezzante
sulle inchieste giudiziarie che lo riguardano”, definendole “ridicole e
faziose”. Il presidente ha anche annunciato, sottolinea il Corriere, il
“secondo vertice tra il presidente americano e il leader della Corea
del Nord, Kim Jong-un: si farà in Vietnam il 27 e il 28 febbraio”.
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le preoccupazioni dei corrispondenti da parigi
"Francia-Italia, crisi che allarma"
“Una
mossa che certifica un fatto: mai il livello degli attacchi verbali è
sceso così in basso. La risposta è stata chiara. L’ultima volta che
accadde un’iniziativa analoga fu nel 1940, con la dichiarazione di
guerra da parte dell’Italia fascista”. C’è allarme nelle parole di
Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi del Corriere della sera,
che così commenta con Pagine Ebraiche la decisione del governo francese
di ritirare il proprio ambasciatore per via degli attacchi “senza
precedenti”, così sono stati definiti in un comunicato, del governo
gialloverde. “Le ultime ingerenze – si legge in una nota diffusa nelle
scorse ore – sono una provocazione ulteriore e inaccettabile, violano
il rispetto dovuto all’elezione democratica fatta da un popolo
amichevole e alleato e il rispetto che i governi democratici e
liberamente eletti si devono reciprocamente”.
“L’aspetto paradossale – prosegue Montefiori – è che gli scambi
commerciali e culturali tra i due paesi non sono mai stati così
stretti. Il problema è la sovrastruttura politica italiana che fa dello
scontro con la Francia il terreno di una battaglia elettorale interna.
La palla è ora nel campo italiano: spetta al nostro paese, se ne ha
voglia, la mossa di riallacciare i rapporti”.
Concorda Alberto Toscano, collaboratore della televisione francese e
della rivista Histoire. “Sono 33 anni che vivo a Parigi. Di crisi
franco-italiane ce ne sono state tante in questo periodo: ricordo ad
esempio l’annullamento di un vertice bilaterale del ’95 da parte di
Chirac per via delle proteste italiane per gli esperimenti nucleari in
Polinesia. Mai però si era arrivati a questo punto”. Toscano definisce
l’incontro tra il vicepremier Luigi Di Maio e gli esponenti dei gilet
gialli “una scelta poco delicata e rituale”. Anche perché, ricorda, la
protesta di piazza che viene predicata da questo movimento “ha i tratti
della violenza”.
(Nell’immagine Di Maio e Di Battista con i leader dei gilet gialli)
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pagine ebraiche pubblica la denuncia Soros, i veleni e le parole malate
Teorie
del complotto e parole malate costituiscono una minaccia sempre più
significativa per il futuro del mondo libero e democratico. Un veleno
che ha trovato nella figura del finanziere ungherese George Soros,
sfuggito alla Shoah e oggi impegnato in molte iniziative umanitarie, il
bersaglio ideale di una campagna diffamatoria che ha particolarmente
attecchito sui social network.
L’ultimo delirio antisemita che lo riguarda attinge alla sua gioventù
nell’Ungheria sotto occupazione nazista. Una menzogna smontata e
illustrata in tutta la sua pericolosità dalla giornalista Nadine
Epstein, direttrice del magazine ebraico americano Moment.
Soros ed Epstein hanno deciso di offrire alla redazione di Pagine Ebraiche la traduzione in italiano di questo intervento. Leggi
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Setirot – 100 punti di ebraicità
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«Ce
ne stavamo lì, Bruno sfogliava il Corriere della Sera, Lia con lo
sguardo nel vuoto a girare il suo caffè, io a cincischiare sul
telefono, dopo pranzo. “Io in fondo sono un’ebrea assimilata, non
credi?” dico, rivolgendomi a mia sorella (non c’è da sperare
nell’estemporaneità di un parere post prandiale di Bruno). Lei
riscuotendosi con una scossa dall’incanto del gesto ipnotico, risponde:
“Tu?!” e ride, tra la presa in giro e l’incredulità. E mi è venuta in
mente quella barzelletta antisemita, del tizio ubriaco che incontra un
ebreo e parlano dei propri reciproci affanni, l’ebreo per i suoi affari
e l’ubriaco per i debiti e i tradimenti alla moglie e altre nefandezze
che da sobrio non ammetterebbe mai. Alla fine l’ebreo, mettendogli un
braccio intono alle spalle, dice “Siamo davvero sfortunati, oh, come
siamo sfortunati!”. “Eh no!”, ribatte l’ubriaco, “noi non siamo uguali!
A me domattina la sbronza mi sarà passata, mentre tu rimani ebreo!”».
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Halev sheli |
È
uscito da poco “Halev sheli”, il singolo del giovane cantante
israeliano Yishai Ribo, quale anteprima del suo nuovo album “Selichot”.
Yishai nasce nel 1989 a Marsiglia e a otto anni si trasferisce in
Israele con i genitori, persone di fede e legate alla tradizione.
All’inizio la famiglia sceglie Kfar Adumim, ma a seguito di traversie
si traferisce a Tel Zion. Yishai studia in diverse yeshivot e sviluppa
una profonda conoscenza dei testi sacri
Maria Teresa Milano
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Il confronto
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Arriverà
la primavera: prima ancora di annusarla, la preannunciano comunicazioni
e pressanti inviti a gite scolastiche ed uscite culturali, con al
seguito l’usuale noiosissimo e frustrante stuolo di burocratiche
richieste di consenso con doppia firma e triplo salto mortale, raccolta
di spiccioli (che non sono mai cifra tonda) per pagare trasferte,
laboratori e visite, nonché ansiose indagini genitoriali moltiplicate
dalla furente cassa di risonanza delle chat di classe.
Sara Valentina Di Palma
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Shanghai città rifugio
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È
in corso a Firenze, presso l’Accademia La Colombaria, la mostra “Ebrei
in Cina durante il secondo conflitto mondiale”. La mostra – curata da
Ida Zatelli, una delle maggiori studiose italiane di lingua e
letteratura ebraica, e da Valentina Pedone, direttrice italiana
dell’Istituto Confucio – presenta documenti e testimonianze sulla
storia degli ebrei che dall’Europa si rifugiarono a Shanghai negli anni
della seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni razziali.
Valentino Baldacci
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