
Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
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La libertà di parola è un diritto, ma solo se usata come forza per il bene la rendiamo una virtù.
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Giorgio Berruto
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Baffi
e basettoni, gli occhiali tondi, la cravatta verde fosforescente.
“Damen und Herren, cortesemente non buttatevi sotto il treno!” (nessuno
in Germania direbbe mai una cosa del genere ma in Austria, in Austria
sì). Il volto rubizzo, le gote scarlatte, uno scroscio di risa mentre
batte sonoramente la mano sinistra sulla coscia e con la destra
oblitera i biglietti. Ride e oblitera e ride ancora.
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Rapporti con Teheran,
l’Italia insieme agli Usa |
Al
via in queste ore la conferenza “Promuovere un futuro di pace e
sicurezza in Medioriente” con delegazioni di 65 paesi riunite a
Varsavia. La questione iraniana, ma anche Siria, Yemen e colloqui di
pace israelo-palestinesi al centro del confronto. Il focus sarà
comunque principalmente sulle relazioni con Teheran, anche se non con
lo stesso livello di partecipazione tra le grandi potenze. Spiega
infatti La Stampa: “Mentre le principali cancellerie europee hanno
reagito con freddezza all’invito, a partire da Parigi e Berlino
presenti con funzionari minori per marcare la distanza dalla decisione
americana di rompere l’accordo sul nucleare iraniano, l’Italia ha
scelto di esserci al top con il ministro degli Esteri Moavero che,
unico rappresentante Ue insieme al collega britannico Hunt, compare
nella lista degli alleati citati esplicitamente dal Dipartimento di
Stato”. Dall’Iran arriva intanto la notizia di un nuovo attentato
sunnita a un autobus “dei guardiani della rivoluzione” che ha fatto 30
morti tra i militari.
Importanti transazioni in vista tra Italia e Israele nella giornata
odierna. Nelle prossime ore, come segnala Il Sole 24 Ore, Leonardo
dovrebbe vendere alcuni elicotteri militari da addestramento al governo
israeliano. “La commessa – si legge – rientra in un ampio accordo tra i
due governi, da formalizzare, la formula G to G, che prevede anche la
vendita al ministero della Difesa italiano di simulatori per addestrare
i piloti italiani di elicotteri prodotti dall’israeliana Elbit Systems,
per un valore sui 320 milioni di euro”.
“Frittelle gratis ai bambini. Ma solamente se italiani”. Indignazione
trasversale per l’iniziativa (poi annullata) del Consigliere comunale
mantovano di Fratelli d’Italia ed ex Casapound Luca De Marchi.
Raggiunto telefonicamente dal Corriere, De Marchi ha provato a
ridimensionare la portata delle sue parole. “La mia – sostiene – è una
provocazione politica: da buon padre di famiglia ritengo valga la
regola secondo cui prima gli italiani e poi, se ne avanza, vengono gli
altri”.
La stop al cantiere al Monte Stella di Milano, sede del Giardino dei
Giusti, arriva in Parlamento. A presentare una interrogazione nel
merito, come scrive Repubblica, alcuni parlamentari del PD tra cui
Emanuele Fiano e Lia Quartapelle. Il quotidiano segnala anche
l’intervento del presidente di Gariwo Gabriele Nissim e la solidarietà
della Comunità ebraica milanese.
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il grande scienziato e il mondo ebraico
L’ammiratore di Charles Darwin
Il
12 febbraio, giorno in cui nacque Charles Darwin 210 anni fa, nel 1809,
ricorre ogni anno il Darwin Day. Che impatto ebbe nel mondo ebraico la
pubblicazione de L’origine delle specie, nel 1859, e delle altre opere
del fondatore della teoria dell’evoluzione? Un suo grande ammiratore fu
Naphtali Levi (Polonia-Inghilterra, 1840-1894), uno studioso che si
destreggiava bene sia negli studi ebraici sia in quelli generali. Nel
1874 pubblicò sulla rivista Ha-Shachar (n. 6, pp. 3-60) un testo,
scritto in ebraico, intitolato Toledot adam(La nascita dell’uomo) e lo
mandò a Darwin con una lettera di accompagnamento, anch’essa scritta in
ebraico. Darwin incaricò Henry Bradshaw, bibliotecario della Cambridge
University, di far tradurre la lettera da un “learned Rabbi”. La
lettera iniziava, nello stile ampolloso tipico dell’epoca, con le
parole “al Signore, il Principe, che ‘si erge come un vessillo dei
popoli’, l’Investigatore della generazione, ‘brillante figlio del
mattino’, Charles Darwin, che possa vivere!”, parole che riecheggiano
citazioni dal profeta Isaia (11:10 e 14:12). Parlando di Darwin, lo
definisce come colui “la cui gloria riempie il mondo delle scienze”.
Levi afferma di aver deciso di scrivere Toledot adam per mostrare ai
propri correligionari che la teoria di Darwin è già contenuta nella
Torah e nella dottrina ebraica tradizionale.
Gianfranco Di Segni, Collegio rabbinico italiano - Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del CNR
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Pagine Ebraiche - Dossier Comics&Jews
Theodor Herzl, maestro di libertà
È
il 1882. Ilia Brodsky, ebreo in fuga e senza terra, orfano del mondo
degli Shtetl e dei pogrom, attraversa l’Europa con sua sorella Olga. A
Vienna incontra il giovane giornalista Theodor Herzl, un dandy che
comincia ad avere successo nel mondo delle lettere. Questo incontro
frettoloso con l’uomo che immaginerà qualche anno più tardi il futuro
Stato ebraico cambierà la sua vita. Da Londra, dove Brodsky frequenta
gli ambienti anarchici dell’East End, a Parigi, Ilia si mette a
raccogliere informazioni su Herzl. Perché mai questo ebreo assimilato,
colt o, di successo, perfettamente integrato nella Vienna degli Asburgo, ha sposato la causa dei suoi fratelli diseredati e senza patria,
di cui dice di avere vergogna? Quali sogni, quali ragioni intime, hanno
condotto Herzl a lavorare sul progetto di un Paese declinato al futuro,
una nazione in cui tutti sarebbero stati infine protetti dalle violenze
della storia? In che cosa consiste questo sogno sionista nell’Europa
all’alba del Ventesimo secolo che corre a testa bassa verso la propria
distruzione? Attraverso il racconto di due destini opposti e
stranamente simmetrici, Alexander Pavlenko e Caille De Toledo hanno
realizzato un romanzo grafico potente e capace di mettere a confronto
due versanti del pensiero ebraico: la tradizione dell’esilio contro
l’aspirazione alla Terra promessa.
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segnalibro - Il caso Kaufmann
Norimberga e l’amore proibito
Può
un romanzo raccontare un periodo storico meglio di quanto facciano i
libri di storia? È la domanda che è stata al centro della presentazione
romana de Il caso Kaufmann,
il libro di Giovanni Grasso pubblicato da Rizzoli e dedicato all’amore
proibito tra un anziano ebreo e una giovane “ariana” nella Germania
nazista delle Leggi di Norimberga del 1935.
La risposta, in questo caso, è sì. Perché attorno a questa relazione,
ispirata a una vicenda realmente accaduta, si mostra la graduale
degradazione di una società, il suo inesorabile precipitare nell’odio,
nella violenza, nella morte. Un racconto rimasto a lungo in un cassetto
e che Grasso, Consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa
e la comunicazione con un passato di giornalista parlamentare, ha
scelto di riprendere in mano a vent’anni dalla sua prima scrittura. Leggi
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jciak
Undici israeliani a Berlino
Quella
fra Israele e la Berlinale è una lunga storia d'amore e quest'anno non
fa eccezione. La lineup del festival, che si chiude domenica, schiera
ben undici film israeliani. In concorso, Synonimes di Nadav Lapid (The
Kindergarten Teacher), storia di un israeliano che va in Francia per
scrollarsi di dosso la sua identità, e The Operative di Yuval Adler
(Bethlehem) che vede Diane Kruger nel ruolo di recluta del Mossad
impegnata sotto copertura a Teheran. Alla sezione Panorama partecipano
invece The Day After I’m Gone di Nimrod Eldar, dedicato all'intricata
relazione fra un padre e una figlia, Chained di Yaron Shani, seconda
parte della sua trilogia sull'amore, e Skin di Guy Nattiv, con Jamie
Bell e Vera Farmiga, che racconta la drammatica vicenda di uno skinhead
pentito. Il film è stato tratto dall'omonimo corto appena stato
nominato all'Oscar come best live-action short.
Daniela Gross
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Setirot
- Cose da prof |
Enrico
Galiano è un professore di quelli che, malgrado la considerazione
sempre più bassa e gli stipendi vergognosi con cui questo paese
ricambia le fatiche e l’impegno di chi forma il nostro futuro, crede
nel proprio lavoro (in una scuola alla periferia di Pordenone). E
s’inventa un po’ di tutto: dai libri pubblicati con Garzanti alla
webserie Cose da prof che supera i dieci milioni di visualizzazioni
Facebook. Se lo cito qui è perché mi ha colpito molto una sua frase
pronunciata in occasione dell’ultima Giornata della Memoria. Semplice,
chiara, vera: "Per pensare che il passato si stia ripetendo identico
bisogna essere un po’ miopi. Ma per non vedere pezzi di quel passato
nel nostro presente, bisogna essere proprio ciechi".
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - I tanti nomi di Adam |
Sono
stata a vedere “Chi scriverà la nostra storia?”, docufilm uscito in
Italia il 27 gennaio, diretto da Roberta Grossman e tratto dall’omonimo
libro dello storico americano Samuel Kassow.
Il film è ambientato nella Seconda guerra mondiale in Polonia, più
precisamente nel ghetto di Varsavia, all’ombra dell’alto muro eretto il
16 novembre 1940, per separare in modo netto e definitivo gli ebrei dal
resto della popolazione.
In quel microcosmo, un gruppo di giornalisti, scrittori, artisti,
economisti e intellettuali si riunisce sotto la guida di Emanuel
Ringelblum, uno storico ebreo che qualche anno prima si era laureato
all’Università di Varsavia proprio con una tesi sulla storia ebraica,
per fondare un gruppo clandestino: Oyneg Shabbes, la gioia del Sabato.
Maria Teresa Milano
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Storia dell'antisemitismo |
Si è tenuta lo scorso mercoledì 13 febbraio, in una gremita sala Servi della Comunità ebraica di Firenze, la presentazione di Breve storia della questione antisemita
di Roberto Finzi, edita da Bompiani con un cospicuo aggiornamento ad
oltre vent'anni dalla prima edizione, alla presenza delle storiche
Marta Baiardi e Francesca Cavarocchi, dell'editore Daniel Vogelmann e
dell'autore. A moderare l'incontro Ugo Caffaz, citato in apertura da
Baiardi per il suo saggio Le nazionalità ebraiche (Vallecchi,
1974) volto a suggerire una pluralità di identità e di realtà ebraiche
poco note al pubblico anche a causa di una crescente semplificazione
mediatica, che con diverse forme di antisemitismo va d'amore e d'accordo.
Sara Valentina Di Palma
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Dove? In Israele |
Il
numero di febbraio della rivista Dove presenta un inserto speciale
dedicato interamente a Israele. È un inserto ben fatto, con fotografie
bellissime e testi non banali che mettono in evidenza i diversi aspetti
che motivano un viaggio in questo Paese. È un ulteriore segno del
crescente interesse verso Israele come meta turistica, dove non sono
assenti, naturalmente, le tradizionali motivazioni religiose ma dove
queste sono poste in secondo piano rispetto ad altri stimoli, ad altre
indicazioni, quali il trekking nel deserto del Negev o la conoscenza
dei centri di ricerca scientifica e dei luoghi dove si sviluppano
tecnologie che sono all’avanguardia nel mondo, il relax lungo le rive
del Mar Morto o l’immersione nella dimensione giovanile di Tel Aviv.
Valentino Baldacci
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