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…Vienna

Baffi e basettoni, gli occhiali tondi, la cravatta verde fosforescente. “Damen und Herren, cortesemente non buttatevi sotto il treno!” (nessuno in Germania direbbe mai una cosa del genere ma in Austria, in Austria sì). Il volto rubizzo, le gote scarlatte, uno scroscio di risa mentre batte sonoramente la mano sinistra sulla coscia e con la destra oblitera i biglietti. Ride e oblitera e ride ancora. “Grazie signora!”, urla in italiano in faccia a un’anziana turista. Qui sul treno che dall’aeroporto conduce a Vienna sembra di essere finiti nel mezzo di un film di Wes Anderson come Grand Budapest Hotel e, se si intravede qualcosa di un racconto di Joseph Roth o Stefan Zweig, lo si deve rintracciare sotto lo spesso strato di cipria con cui il mito si è truccato per nascondere le rughe e imitare se stesso, come un attore troppo anziano. Come Norma Desmond, interpretata da Gloria Swanson, nel finale di Viale del tramonto, il film diretto dall’ebreo galiziano, cioè asburgico, Billy Wilder, su Hollywood che è anche un’epitome di tutti i tramonti. E se anche la verità sotto la cipria, sotto la cravatta fosforescente, è quella di una maschera piazzata a bella posta all’accoglienza dei turisti, in fondo che importa? È come un cartello che campeggia a caratteri cubitali sulle due sponde del Danubio, sulla capitale imperiale di una piccola repubblica alpina: “Benvenuti a Vienna, la città che non finisce di tramontare”.

Giorgio Berruto