

Rassegna stampa
Nuove sanzioni all'Iran
Non si placano le tensioni tra Usa e Iran. Delle scorse ore l’approvazione di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran, che mette nel mirino anche la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e il ministro degli Esteri Zarif. “Misure punitive che – spiega il Corriere – dovrebbero, nell’intento della Casa Bianca, indurre Teheran a cambiare corso. Come ha detto Trump gli avversari sono ad un bivio: possono scegliere tra II negoziato e vivere, in eterno, con un’economia disastrata”.
Sul fronte militare, intanto, “il Segretario di Stato Mike Pompeo ha presentato alcune novità nella sua missione in Arabia Saudita ed Emirati: gli Usa lavorano alla formazione di una alleanza navale ‘con almeno 20 Stati’ che assicuri la libertà di navigazione nel Golfo” (Repubblica).
“Esorcizzato, per ora, lo spettro d’una guerra guerreggiata – l’analisi del Sole 24 Ore – la Casa Bianca ha alzato il tiro dell’offensiva economica nei confronti di Teheran. Una nuova offensiva che segnala quanto l’evoluzione della crisi resti incerta e che solleva lo spettro di contagi in Medio Oriente e non solo”.
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QUI MILANO
Primo Levi, il Testimone

Il racconto dell'umanità ritratta da Primo Levi nel suo I sommersi e salvati è stato protagonista dell'incontro al Memoriale della Shoah di Milano in occasione della rassegna La Milanesiana. Un momento organizzato per celebrare il centenario dalla nascita del grande scrittore torinese rendendo omaggio a uno dei suoi capolavori attraverso una maratona di letture. A salire sul palco per leggere il primo brano di Levi, la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz che spesso nei suoi interventi ha ricordato la capacità di Levi di dare forma letteraria ai suoi pensieri. “Levi scrive ogni cosa, anche i racconti di fantasia, anche le poesie, nel ruolo del testimone", ha spiegato Mauro Covacich, autore del prologo della serata al Memoriale organizzata da Andrea Kerbaker e Marco Vigevani.
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QUI ROMA - IL FESTIVAL EBRAICA
"Kubrick, un padre geniale"
In un’edizione che invita a guardare verso l’alto, il principale protagonista non poteva che essere lui: Stanley Kubrick, il grande regista, sceneggiatore e produttore statunitense che nel ’68 scrisse e diresse quello che è ancora oggi considerato un capolavoro della storia del cinema: “2001: Odissea nello spazio”.
A vent’anni dalla morte e a cinquant’anni dallo sbarco sulla luna, i ricordi della figlia Katharina hanno segnato una delle attrazioni della terza serata di Ebraica, il festival culturale organizzato dalla Comunità ebraica di Roma e curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Marco Panella, che in questa dodicesima edizione hanno scelto di declinare, attraverso diverse proposte, il tema “Space. The final frontier”.
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QUI TRIESTE
Ullmann e Rilke, le note della Memoria
 Sarà la Terrazza del Museo Ebraico di Trieste ad ospitare stasera alle 21 un nuovo appuntamento della rassegna estiva Erev/Laila, giunta alla tredicesima edizione e organizzata in collaborazione con la Comunità ebraica triestina, il suo museo, il Festival Viktor Ullmann e l’Associazione Musica Libera.
Una serata che avrà al centro l’esecuzione di “Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke”, l’ultimo brano che Viktor Ullmann compose nel campo di concentramento di Terezin prima di essere condotto ad Auschwitz, dove sarebbe morto nell’ottobre del 1944.
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Fare qualcosa

L’assalto alla carovana dell’ebraismo italiano è iniziato e prosegue imperterrito. Finalmente i rabbanim hanno cominciato a ‘dialogare’ fra di loro, purtroppo nel modo sbagliato, con accuse e contro-accuse, esibendo personalismi accentuati e, fortunatamente, senza alcun frutto per le sorti del nostro ebraismo già disastrato.
Qualcuno ha gettato il sasso nello stagno, ma forse non era il sasso giusto, o lo stagno non era il più adatto. Fatto sta che ora, anche in rete, le prese di posizione pro e contro si sprecano, animate e focose. Abbiamo un altro argomento forte su cui accapigliarci. E se non prendi parte alla diatriba con frasi incendiarie ti si accusa di genericità. Come se la nostra salvezza stesse nel prendere posizione, da una parte o dall’altra, anziché darsi da fare per spingere le parti – tutte le nostre parti – a impegnarsi e a studiare possibili soluzioni.
Dario Calimani, Università di Venezia
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Il mattino dei maghi
 Nel 1960, Louis Pauwels e Jacques Bergier pubblicano, con Gallimard, Le Matin de magiciens (in Italia: Il Mattino dei Maghi). Un libro affascinante (uno degli autori era un ebreo di Odessa, che francesizzò il cognome Berger) che ebbe una larghissima diffusione nel mondo. Si sosteneva che vi fosse stata sulla terra una civiltà assai avanzata e assai (diciamo) scomparsa. Sull’enciclopedia Treccani, un grande divulgatore italiano (Piero Angela) replicò a queste tesi, sostenendo che se così fosse stato, negli scavi si sarebbe trovato qualche ammennicolo moderno al posto di utensili rudimentali. Chissà perché, mi vien da pensare al Portrait of Jennie, di Robert Nathan, che ebbe anche una fortunata trasposizione cinematografica con Jennifer Jones e Joseph Cotten, dove dominano il mistero e la magia.
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Stücke

Ormai non sono più persone: uomini, donne, giovani, anziani, bambini diversi, con tante storie e provenienze diverse alle spalle fatte di guerre, fughe, fame, pericoli, violenze, morte, ricerche di salvezza e di speranza. Ormai – per l’Europa alle prese con problemi di spazio, di strutture, di organizzazione, di efficienza, di lavoro, di equilibrio sociale, di sovranismo politico, di populistico esclusivismo nazionale – sono solo numeri, anzi solo masse umane indifferenziate e pesanti causa di problemi e pericoli (quali?); per essere storicamente più chiari e precisi: ormai non sono più uomini, sono “Stücke”, pezzi. E a differenza degli Stücke di altra epoca non sono utili al sistema, quindi non sono neppure schiavi. Sono un rifiuto umano, che come i rifiuti solidi la società dei nostri giorni non sa in quale modo eliminare.
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