IL DOSSIER DI PAGINE EBRAICHE
Oltre la paura, a caccia di futuro

“Mentre le vecchie paure scivolavano lentamente nell’oblio e le nuove si ingigantivano e si intensificavano, promozione e declassamento, progresso e arretramento si scambiavano le parti. […] Ecco così spiegata la nuova inversione di rotta del pendolo della mentalità e degli atteggiamenti pubblici: le speranze di miglioramento, a suo tempo riposte in un futuro incerto e palesemente inaffidabile, sono state nuovamente reinvestite nel vago ricordo di un passato apprezzato per la sua presunta stabilità e affidabilità. Un simile dietrofront trasforma il futuro da habitat naturale di speranze e aspettative legittime in sede di incubi: dal terrore di perdere il lavoro e lo status sociale che esso conferisce a quello di vedersi riprendere la casa e le cose di una vita, di rimanere impotenti a guardare mentre i propri figli scivolano giù per il pendio del binomio benessere-prestigio, di ritrovarsi con abilità che, sebbene faticosamente apprese e assimilate, hanno perso qualsiasi valore di mercato”.
In queste parole del sociologo Zygmunt Bauman – Retrotopia (Laterza, 2018) – il lucido riassunto dell’instabilità del presente, in cui in diverse nazioni occidentali il senso di unità è dettato più dalla paura che dalla fiducia nel futuro, dal senso rabbioso di incertezza mischiato a diverse tonalità di vittimismo. Serve una sterzata e le nuove generazioni lo invocano a gran voce come raccontano i dati pubblicati dall’istituto di ricerca triestino Swg e presentati sul dossier di dicembre di Pagine Ebraiche attualmente in distribuzione, curato da Daniel Reichel. Un approfondimento dal titolo Patria e nazione, volto a riflettere su questi due termini e su cosa significhino oggi in Italia e in Europa alla luce di un sistema di valori che sembra essere entrato in crisi.
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LE ELEZIONI FISSATE AL 2 MARZO
Israele, niente accordo. Si torna al voto

La politica israeliana segna un nuovo record negativo nella sua storia: il prossimo 2 marzo, per la terza volta in meno di un anno, il paese sarà costretto a tornare alle urne per scegliere i suoi rappresentanti alla Knesset, il Parlamento. Non era mai accaduto e il popolare quotidiano Yedioth Ahronoth esprime in modo chiaro il sentimento di molti cittadini titolando oggi a caratteri cubitali: “Vergogna”. Sullo sfondo, i volti dei tre politici considerati responsabili di questa crisi politica: il Primo ministro in carica Benjamin Netanyahu, il leader di Kachol Lavan Benny Gantz e il leader del partito Yisrael Beitenu Avigdor Lieberman. Ciascuno dei tre in queste ore sta addossando agli altri la responsabilità di quello che rimane un fallimento che costerà parecchio alle casse dello Stato. Dal dicembre 2018 Israele è guidata da un governo provvisorio e questo ha comportato una sostanziale impossibilità di confrontarsi con problemi seri per il paese: un deficit di oltre undici miliardi di dollari, con gli ospedali, le infrastrutture dei trasporti e le scuole sottofinanziati, secondo alcune inchieste giornalistiche. Una situazione complessa di cui nessuno dei partiti vuole ovviamente prendersi la responsabilità ma, stando ai sondaggi, gli israeliani hanno ben chiaro contro chi puntare il dito: il 43% degli intervistati, in un sondaggio dell’Israel Democracy Institut, considerava a fine novembre Netanyahu “il principale responsabile del fatto che negli ultimi due mesi non è stato formato alcun governo”. Il 38 accusava Lieberman mentre solo il 7 riteneva Gantz responsabile per il fallimento delle trattative.
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L'ANNUNCIO DURANTE IL RICEVIMENTO PER CHANUKKAH
Trump e il decreto sull'antisemitismo
"Colpiremo i college contro Israele"

Nelle scorse ore il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un decreto esecutivo in cui l’ebraismo viene definito una “nazionalità”. Una scelta che, è stato riferito, avrebbe lo scopo di andare a colpire quei college dove trovano sponda movimenti di odio e delegittimazione dello Stato di Israele. Una specifica norma del ’63 prevede infatti la possibilità di revoca dei fondi governativi in caso di comportamenti discriminatori “per motivi di razza, colore o nazione di origine”. Il decreto, ha detto Trump intervenendo durante il tradizionale ricevimento di Chanukkah alla Casa Bianca, va proprio in quella direzione: “Questo è il nostro messaggio alle università: se volete prendere l’enorme quantità di dollari federali che ricevete ogni anno, dovete respingere l’antisemitismo”.
Nel mentre l’ipotesi dell’odio antiebraico resta sullo sfondo del sanguinoso conflitto a fuoco conclusosi nel negozio kosher del New Jersey con un bilancio di sei morti. Inizialmente scartata, è ora presa molto sul serio per l’affiliazione di uno dei due killer alla setta antisemita “Black Hebrew Israelites”. Una situazione fluida, su cui le autorità investigano.
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LA PRESENTAZIONE A PALERMO
"Talmud, porta per la conoscenza"

Il Progetto Talmud continua a girare l’Italia e dopo una recente presentazione a Matera è sbarcato a Palermo, con uno sguardo al passato e uno al futuro.
“Tecnologia in favore del dialogo multiculturale” è stato il tema del convegno organizzato dall’Università degli Studi di Napoli, unitamente all’Istituto Siciliano Studi Ebraici e alla Comunità ebraica di Napoli, da cui la sezione di Palermo dipende, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri MIUR, del CNR e dell’UCEI. L’iniziativa si è svolta nella splendida cornice di Palazzo Steri, sede del Rettorato di Palermo e nei secoli passati del Tribunale dell’Inquisizione. Ad essere presentato il trattato Qiddushin, edito come i precedenti volumi già pubblicati dalla casa editrice Giuntina.
La giornata si è aperta con l’introduzione di Luciana Pepi, docente di Filosofia Ebraica Medievale all’Università di Palermo e i saluti di Evelyne Aouate, delegata della sezione di Palermo della Comunità ebraica di Napoli e presidente dell’ISSE, che ha chiesto al folto pubblico un minuto di silenzio in ricordo di Piero Terracina, testimone instancabile della Shoah e cittadino onorario di Palermo, e di Adham Darawsha, neo assessore alla Cultura del Comune, che ha portato il saluto del sindaco Orlando, impegnato a Milano nella manifestazione dei sindaci per Liliana Segre.
(Nell'immagine il vicepresidente UCEI Giulio Disegni con l'arcivescovo Corrado Lorefice, il rav Gadi Piperno e l'imam Ahmad Macaluso)
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LO SPECIALE SU CBS
Musica salvata, da Barletta agli Stati Uniti

Questa domenica l’emittente televisiva americana CBS dedicherà un ampio speciale, all’interno della trasmissione 60 Minutes, al pianista Francesco Lotoro e al suo progetto mondiale di ricerca sulla musica scritta nei lager e nei gulag, sostenuto dalla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria di Barletta che custodisce l’archivio di oltre 8mila partiture e migliaia di documenti, libri e materiale audiovisivo. L’approfondimento, che andrà in onda alle 19 statunitensi, metterà al centro l’impegno di Lotoro (già protagonista del Concerto della Memoria promosso da UCEI e Presidenza del Consiglio dei ministri) e la sfida della cittadella, che sorgerà sui resti della ex distilleria locale e sarà sede bibliotecaria, museale, concertistica e di ricerca della musica scritta in cattività civile, militare e politica.
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L'INCONTRO A BENEVENTO
Primo Levi e i 40 anni dallo Strega
Ancora appuntamenti in tutta Italia in ricordo di Primo Levi, a cento anni dalla nascita. “Primo…il diritto di esistere” è il titolo dell’iniziativa proposta per le prossime ore a Benevento dall’Università del Sannio, dal Circolo Culturale Manfredi e dal locale Rotary Club con il patrocinio della Comunità ebraica di Napoli.
Un momento di incontro, in programma alle 17 nella Sala Letture dell’ateneo, che sarà anche l’occasione per uno specifico approfondimento sui 40 anni dal conseguimento del Premio Strega con La chiave a stella.
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Setirot – Sorprese utili

Alla ricerca continua di termini che rendano compiutamente concetti difficili da sintetizzare se non in maniera banale – anche per non ricadere nel volgare e viscido appiattimento del lessico da social – ci si imbatte in affascinanti e bizzarri intrecci di conoscenze culturali, e personali. Accade così che volendo definire un genitore orfano di uno o più figli appaia l’aggettivo “desfigliato”, usato poi in senso figurativo come “privato degli abitanti”. Lo trovo in un bel blog di Concita De Gregorio che ne chiacchiera con Miriam Camerini.
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Identità e rappresentazione

Da alcuni anni quello dell’identità è uno dei temi caldi, uno di quelli di cui si sente discutere nei salotti televisivi e in approfonditi editoriali sui giornali, ma di cui si parla, con differenti registri, anche nei bar e per strada. Anche nel piccolo mondo ebraico italiano se ne parla con passione, salvo scontrarsi spesso con la passione di altri che ha magari la stessa intensità, ma una direzione diversa. Forse parliamo di identità, ovvero di chi siamo, perché a proposito sentiamo di non avere molte certezze e che perfino quelle che alcuni cercano a tutti i costi di conservare non sono poi così certe. Il discorso naturalmente non vale solo per l’identità ebraica: per esempio, chi non ha mai assistito e partecipato a discussioni sull’identità occidentale, europea, italiana, romana, monteverdina vecchia e monteverdina nuova?
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Governi deboli, uomo forte
 Come è accaduto quasi sempre anche in passato, i dati forniti dalle inchieste del Censis provocano forti discussioni e interpretazioni spesso discutibili. Adesso c’è la “voglia dell’uomo forte”, che è la richiesta che verrebbe dal 48% degli italiani. Da qui l’accapigliamento tra chi si strappa le vesti per questo presunto scivolamento verso inclinazioni autoritarie, dall’altro il malcelato gongolamento di chi sente la democrazia come un fastidio.
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Setirot – Blowin' in the Wind

Di fronte all’uragano chiassoso e indiavolato di parole che imperversa sui cosiddetti social, fatico a emettere altro rumore. È per questo che lo scorso appuntamento con Setirot lo avevo sostanzialmente delegato a Václav Havel. Questa settimana lo affido al buon vecchio Bob Dylan. Che nel 1962 – cinquantasette anni fa! – scrisse e musicò Blowin’ in the Wind, l’intramontabile canzone di sapore pacifista che viene considerato una sorta di manifesto delle giovani generazioni di allora. E che ancora oggi, in un certo senso, ispira molti di noi.
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Se anche Berlino brucia

Peter è un bambino di cinque anni che non ricorda che cosa sia un bicchiere di latte. Quando, nella cantina, ha a disposizione un frammento di vetro sporco con il dito traccia la sagoma di bombe e granate, che invece ha visto spesso recentemente. Adesso che è tornata la primavera, vorrebbe cogliere una margherita in cortile, di sopra, ma non rimanerci perché tra i fiori e i cavoli piantati da Frau Koehler, la portinaia, ci sono brandelli di corpi in putrefazione. Peter è anche orgoglioso di aver incontrato Herr Hitler nel bunker insieme ad altri bambini qualche tempo prima e non perde occasione di raccontarlo a chiunque gli capiti a tiro.
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Ritorna ogni anno

"Io del progresso non mi lamento / anzi, vi dico, ne son contento”, scriveva Gianni Rodari in Ritorna ogni anno…ed io mi associo anche se di progresso ne vedo davvero poco. Ogni anno infatti ritornano nel seguente ordine: panettoni e pandori – sempre più precocemente, e secondo i miei calcoli di questo passo ce li ritroveremo in giro già per ferragosto.
Sara Valentina Di Palma
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 Alcuni recenti episodi hanno riproposto il problema – non nuovo – del rapporto tra la sinistra italiana e lo Stato d’Israele o, se si vuole, con il sionismo.
Il primo di questi episodi è l’intitolazione a Yasser Arafat di un tratto del lungomare di Palermo. La giunta Orlando è una giunta di sinistra e l’omaggio ad Arafat segue quello tributato da un’altra giunta di sinistra, quella di Napoli, alcuni anni fa, con la concessione della cittadinanza onoraria ad Abu Mazen.
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L’Italia e l’antisemitismo

Fa un discorso chiaro e forte Ernesto Galli della Loggia: fra le fiamme della Shoah l’Europa si è suicidata, legando la propria coscienza alla condanna per un crimine da cui non potrà mai risollevarsi. A loro volta, gli ebrei non hanno potuto sottrarsi a trasmettere la memoria della barbarie che si è abbattuta su di loro, e sono stati ‘condannati’ (l’idea e il termine sono miei) a occuparsene e a scriverne senza requie. L’ebraismo, continua Galli della Loggia, è diventato così per l’Europa un ‘fastidioso memento’ delle sue colpe. Non sorprende, allora, che gli ebrei, in veste di giudici morali della storia europea, possano suscitare negli altri insofferenza, o decisa antipatia, quando non odio antisemita.
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I libri migliorano la vita

Sono convinto che sia utile e opportuno, nel momento in cui si cerca di ragionare, rimandare a libri e letture, cioè a una tradizione. È anche doveroso atto di umiltà, requisito primario di ogni studio serio, tenere in considerazione quello che altri hanno scritto e da lì, se ne siamo in grado, eventualmente partire per provare a aggiungere qualcosa. La tradizione ebraica di commento al testo ha giocato un ruolo non piccolo nel plasmarsi, adattarsi e diffondersi di questo principio.
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Dei sepolcri e dei vivi

“Non vive ei forse anche sotterra, quando / gli sarà muta l’armonia del giorno, / se può destarla con soavi cure / nella mente de’ suoi?” ci chiedeva retoricamente il vate ‘avverso al mondo’, e mi è sovvenuto ascoltando ieri pomeriggio in Comunità a Firenze rav Amedeo Spagnoletto presentare il quarto quaderno della Fondazione Ambron Castiglioni, L’arte dell’eternità. Iconografia, storia e tradizione nei cimiteri ebraici dell’Emancipazione, curato da Dora Liscia Bemporad e Giovanna Lambroni (Edifir – Edizioni Firenze, 2018).
Sara Valentina Di Palma
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Un ottimismo poco fondato
 Qualche giorno fa un quotidiano milanese ha pubblicato i risultati di una ricerca americana sull’antisemitismo nel mondo, dalla quale emergono dati interessanti sui quali torneremo. Il quotidiano, tuttavia, ha nel titolo focalizzato l’attenzione su quanto rilevato in Italia, dove in cinque anni gli antisemiti sarebbero passati dal 29 al 18% dei cittadini, il che autorizzerebbe a parlare, sempre secondo questo quotidiano, di “crollo dell’antisemitismo”.
Credo che si possano legittimamente avanzare dei dubbi su queste conclusioni. Non sulla serietà della ricerca, ma sulla metodologia usata, almeno per quello che emerge dai risultati presentati. Che cosa significa infatti che una persona è “antisemita”?
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