Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui       18 Giugno 2020 - 26 Sivan 5780
IL DOSSIER SUL NUOVO NUMERO DI PAGINE EBRAICHE

Ripensare gli spazi della vita 

Tel, antico. Aviv, primavera e rinnovo. Il nome della città israeliana sulle sponde del Mediterraneo richiama l’idea di un luogo che affonda le radici nel passato ma che allo stesso tempo rappresenta un nuovo inizio, una nuova possibilità per tracciare strade, edifici e proporre spazi di socialità differenti. Una città costruita sulle dune del deserto, come racconta l’iconica foto scattata l’11 aprile 1909 da Avraham Soskin: in quella data si tenne sulle spiagge poco fuori Yafo (Giaffa) una lotteria per assegnare appezzamenti di terreno per il nuovo quartiere di Ahuzat Bayit, primo insediamento di Tel Aviv. La lotteria fu il frutto di un compromesso: le famiglie coinvolte nella distribuzione dei terreni, non trovando un accordo, fecero decidere al caso. Akiva Arieh Weiss, presidente del comitato della lotteria, raccolse 66 conchiglie grigie e 66 conchiglie bianche. Sulle prime scrisse un numero corrispondente a un lotto, sulle seconde i nomi dei partecipanti. Questa equa e casuale distribuzione fu all’origine di Tel Aviv come prima città moderna e allo stesso tempo ebraica. Uno spazio che ben presto fu casa e rifugio per gli ebrei d’Europa: qui scelse di abitare il grande poeta Chaim Nahman Bialik. Qui arrivarono architetti e urbanisti della scuola Bauhaus, perseguitati dal nazismo, per edificare e disegnare una città all’avanguardia. “Tel Aviv, mare. Luce. / Celeste, sabbia, impalcature… / chioschi lungo i viali, / una città ebraica bianca, lineare / che cresce fra agrumeti e dune”, la dedica in versi da parte dello scrittore Amos Oz.
Tel Aviv nacque dunque dalla partecipazione, dalla cooperazione dei suoi abitanti, convinti di potervi creare, nonostante le avversità, un luogo fisico di rinnovamento e modernità. Oggi metropoli simbolo di socialità e capacità di scommettere sul futuro, Tel Aviv, come tutte le città del mondo, è chiamata nuovamente a rinnovarsi per rispondere ai problemi generati dalla pandemia. Il virus ha fatto emergere con chiarezza i problemi delle metropoli: la disuguaglianza sociale; il diritto alla casa non garantito a tutti; la disparità nell’accesso ai servizi; la necessità di più verde e, più in generale, un maggior rispetto per l’ambiente. Oggi i cittadini del mondo, almeno i più consapevoli, chiedono ai propri amministratori il cambiamento, nuove idee, nuove proposte per migliorare la loro vita e provvedimenti per tutelare la loro salute. Nel dossier “Città da ripensare”, curato da Daniel Reichel sul numero di giugno di Pagine Ebraiche in distribuzione, parliamo di queste esigenze e del dibattito che si è aperto per darvi risposta. Una sfida chiave per il futuro ma rischia di non essere colta: l’opportunità di ricostruirci e rinnovarci sulle instabili dune del presente.

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LA NUOVA RUBRICA "PROSSIMA FERMATA ISRAELE"

Gerusalemme 1967, i rumori del conflitto

Hatachana habah – Prossima fermata Yerushalaim, dice la voce registrata che tutti gli israeliani hanno imparato a conoscere, viaggiando sugli autobus del paese.
Parte da qui, da Gerusalemme, il nostro itinerario per scoprire Israele attraverso le voci e le esperienze dei suoi cittadini. Ogni puntata il nostro autobus virtuale fermerà in una città israeliana per far salire un ospite. Sarà lui o lei a riportaci una propria esperienza legata all’Israele di oggi o di ieri, uno spaccato personale di un paese affascinante, complesso e spesso incompreso, raccontato attraverso le lenti di chi lo vive veramente.

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IL VIDEOPILPUL IN ONDA STASERA 

"Anpi si ricordi quale è il suo ruolo"

“Vorrei fare un appello all’Anpi: il ruolo dell’associazione deve essere quello di occuparsi di memoria, di storia, di antifascismo, di lotta al razzismo, all’antisemitismo. Un impegno che si può portare avanti attraverso un’iniziativa culturale e storica, non penso che il ruolo dell’Anpi debba essere quello di occuparsi di tutte le questioni di carattere internazionale, sulle quali peraltro è richiesta una competenza specifica”.
Così il presidente dell’Anpi Milano Roberto Cenati, ospite del videopilpul che andrà in onda questa sera alle 22.30 incentrato sul significato di portare avanti i valori della Resistenza, sulla discussione legata ai monumenti del passato e sulle iniziative politiche di sezioni cittadine dell’Anpi che nulla hanno a che fare con la storia partigiana.
La conversazione sarà trasmessa sui canali social Pagine Ebraiche e UCEI e, in versione audio, nella sezione Pagine Ebraiche da ascoltare del portale www.moked.it.

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IL VIDEOPILPUL DELLA SERIE "DIRITTI E LIBERTÀ"

La tutela dell'ambiente, tra ricerca e sostenibilità

La tutela dell'ambiente, il ruolo della ricerca scientifica, l'importanza di una sostenibilità finanziaria. Temi di grande attualità affrontati ieri nel corso della nona puntata di "Diritti e libertà", la rubrica settimanale dall’associazione italiana Avvocati e Giuristi Ebrei in collaborazione con l’UCEI. Ospiti della conversazione l'avvocato Micol Mimun e il tecnologo dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia Aldo Winkler, in dialogo con il Consigliere Age e UCEI Davide Jona Falco. A moderare l'incontro, che ha messo al centro anche le attività dell'associazione Beautiful Israel Italia, Daniel Reichel della redazione UCEI.

(Nell'immagine la targa che ricorda la piantumazione di alcuni alberi promossa da Beautiful Israel Italia davanti al Ministero dell'Istruzione)

LA REAZIONE DELLA COMUNITÀ EBRAICA 

"Anpi Roma diffonde fake news certificate"

"Contro l'annessione israeliana dei territori palestinesi e per il riconoscimento dello Stato di Palestina". È lo slogan con cui l'Anpi Roma ha scelto di aderire a una manifestazione di protesta, promossa dalla comunità palestinese, che si svolgerà sabato 27 giugno in Campidoglio. 
Un annuncio inizialmente accompagnato dalla pubblicazione di alcune cartine geografiche che falsificavano in modo vistoso la situazione regionale e l'evoluzione dei confini. Per l'Anpi Roma un nuovo passo falso che sta suscitando varie reazioni in rete. Tra le altre quella di Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica, che ha sottolineato: "È difficile invocare l’antifascismo come valore universale quando l’Anpi Roma diffonde fake news certificate della propaganda antisemita come questa cartina. Chi usa l’antifascismo in maniera provocatoria e strumentale fa un danno alla memoria e alla democrazia". 

Setirot - L'essenza della questione
Credo sia stato Mosè Maimònide a dire che non è necessario erigere un monumento commemorativo sulle tombe dei giusti e dei saggi perché le parole e le idee che ci lasciano sono il vero tributo alla loro memoria. Indipendentemente da ciò che si pensi sulla baraonda mediatica simil ideologica circa statue da abbattere o meno (a me vengono comunque in mente i talebani afghani che distrussero con la dinamite i Buddha di Bamyan), Moshe ben Maimon, il Rambam, mi pare abbia colto – grosso modo otto secoli fa – l’essenza della questione.
 
Stefano Jesurum
Letture facoltative - Marcia su Roma e dintorni
Non un libro di storia, ma la testimonianza di un protagonista. Marcia su Roma e dintorni (Einaudi) di Emilio Lussu è non la storia della presa del potere da parte del fascismo, ma il punto di vista di un combattivo oppositore della dittatura su questa storia. Lussu, dalla Francia dove è rifugiato negli anni trenta, racconta quello che ha visto in Italia dal 1919, con il ritorno dalle trincee della Grande guerra, al 1929, data della sua avventurosa fuga dal confino di Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti.
Giorgio Berruto
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Quel perverso bisogno d'ideologia
Quando sullo schermo della tv è apparsa l’immagine della statua di Cristoforo Colombo rovesciata e gettata a terra a Boston mentre intorno un gruppo di poveri dementi travestiti da pellerossa (pardon, da nativi americani) eseguivano una danza lanciando grida di trionfo mi ha assalito un grande sconforto e mi ha abbandonato ogni voglia di riflettere e di commentare. Ma poi ha preso il sopravvento l’abitudine a cercare di capire anche i fenomeni più aberranti.
Valentino Baldacci
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Machshevet Israel - Zunz e l'ebraismo come scienza
Della possibilità di ebraicizzare Kant abbiamo detto. Ma che dire di Hegel? Lo spirito hegeliano (nel duplice senso della sua influenza e del Geist che Hegel ipostatizzò come motore del mondo) non solo sembra poco conciliabile con l’approccio ebraico – lontano da ogni dialettica dicotomica e da ogni superamento-assorbimento del particolare nell’universale – ma potrebbe addirittura costituire una minaccia.
Massimo Giuliani
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