Identità in costruzione
 Storia mondiale degli ebrei (Laterza) – un libro a più voci nato da un’idea di Pierre Savy che ne è anche il curatore – uscito in edizione italiana in questi giorni sotto la cura di Anna Foa, è un capitolo nuovo di ricerca sull’identità ebraica e una sfida ai luoghi comuni. Non un’identità «à la carte», ma «in costruzione». Non qualcosa che c’è all’inizio che bisogna cercare di non smarrire, ma come offerta di ciò che lentamente nel tempo si accumula e si cerca. Un’identità che non è tutela, ma crescita.
David Bidussa
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La ripetizione

Inutile cercare di ragionare con chi, invece, ritiene di avere la «verità» dalla sua parte. Anzi, di esserne depositario quand’anche i fatti dovessero testimoniare altrimenti. Nel qual caso, per costui (o costoro) tanto peggio per i fatti. Non è solo un problema di razionalità difettante. Si tratta semmai di un specie di falsa razionalità alternativa, contrapposta a quella di buon senso. Quest’ultima, semmai, deriva non tanto dall’avere competenze in quel qualcosa che è oggetto di discussione pubblica ma soprattutto dal sapere comprendere quale sia l’oggetto medesimo e come ci si debba disporre a tale riguardo. Per ritornare ad un esempio ricorrente ai giorni nostri: non c’è bisogno di essere un virologo o un infettivologo per comprendere la necessità della distribuzione dei vaccini.
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L'idea di futuro scomparsa
 Si alza il vento conservatore. Crescono movimenti e partiti politici che rassicurano il proprio elettorato – quello già acquisito e quello potenziale – mostrandosi ostili all’eguaglianza sociale, all’accoglienza degli stranieri, ai diritti delle donne e delle minoranze sessuali.
Sarà un fenomeno che avrà una lunga durata. All’origine sta semplicemente – e drammaticamente – la scomparsa dell’idea di futuro, tanto nella sua variante di «progresso» come in quella di «utopia». Sul campo, trionfante, rimane l’immagine del futuro come minaccia. Il messaggio è questo: «Futuro», mobilitiamoci per evitarlo.
David Bidussa
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Petulanze e pregiudizio

Una stato di cose, una persona oppure un gruppo di persone, così come un insieme di relazioni, e quant’altro, esistono – al giorno d’oggi – se sono oggetto di discussione pubblica. In altre parole, qualora la loro immagine (al netto del fatto che fatto ad essa corrisponda un effettivo riscontro) sia veicolata, ripetuta, consolidata dai mezzi di comunicazione, essa assume una consistenza tale da fare sì che abbia una sua veridicità a prescindere da qualsiasi dato oggettivo. In altre parole ancora: nell’età dell’economia della conoscenza e dell’informazione, ciò che conta non è il riscontro fattuale ma il dato per cui se di una cosa si parla, allora avrà una sua ragione d’essere.
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