PAGINE EBRAICHE GENNAIO 2022 - IL DOSSIER
Un pregiudizio, più sfumature
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“Per opinione condivisa l’antisemitismo è in aumento. Ma il termine è molto ampio, comprende uno spazio semantico che va dall’espressione di pregiudizi, stereotipi, opinioni ad azioni concrete più o meno gravi. Può riguardare l’ebreo, gli ebrei, l’ebreo immaginario, oppure Israele, i ‘sionisti’ e via dicendo. Spesso coinvolge anche persone che ebree non sono. Si può esprimere nel discorso pubblico o privato, può avvenire online oppure offline; il fenomeno in sé può essere visto dal punto di vista del bersaglio (ossia gli ebrei), dal punto di vista della società civile, dell’opinione pubblica o altro ancora”. È la premessa con cui si apre l’ultima indagine dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC di Milano, curata dalla sociologa Betti Guetta che di questo fondamentale servizio è la responsabile. Un’idea, un’ambizione: “Raccogliere informazioni su cosa arriva alle orecchie delle élite, ossia quali idee e argomenti, quali opinioni su ebrei, ebraismo e Israele intercettano nei loro ambiti professionali e sociali”. Ventidue in tutto gli intervistati tra docenti universitari, filosofi, giornalisti, politici, psicoanalisti.
L’indagine, al centro dello speciale dossier Antisemitismo su Pagine Ebraiche di gennaio in distribuzione, rappresenta la terza tappa di un percorso apertosi nel 2007 con una prima importante ricerca, ripetuta poi a dieci anni di distanza, nel 2017, sui pregiudizi più diffusi. Dal loro confronto, fa capire Guetta, si evince come stereotipi di un certo tipo siano saldi e difficili da smantellare e che gli “ebrei” nell’immaginario collettivo italiano rappresentino ancora, almeno per un numero non irrilevante di persone, “il potere, la ricchezza, la coesione, l’avidità, l’egoismo, la tendenza cospirativista”. In generale, aggiunge la studiosa, ad emergere da queste due precedenti ricerche era “una scarsa conoscenza diretta e indiretta degli ebrei: oltre la metà (54,6%) non sa quanti siano gli ebrei in Italia ma sono molti (il 36%) coloro che ne sovrastimano la presenza e il ‘potere’”.
L’ultimo approfondimento ha spostato il punto di osservazione, rivolgendosi a soggetti “che per il ruolo e la posizione sociale che ricoprono potremmo considerare opinion leader”. Interviste, le loro, con domande “aperte” e risposte “libere” senza vincoli e parametri specifici cui attenersi. Per alcuni degli interpellati un tema inedito.
Spunti interessanti sono arrivati anche da questo gruppo di persone. “La prima cosa che abbiamo colto – sottolinea Guetta – è una reticenza a parlare e a ragionare sugli ebrei. E questo per timore di sbagliare, offendere, creare imbarazzo. In alcuni casi è emersa una certa titubanza a rispondere”. Diversi i motivi alla base di questo “blocco”. Tra gli altri la sociologa segnala “l’imbarazzo e il timore di non essere sufficientemente informati, il ‘timore di sbagliare’, la paura di dire qualcosa di politicamente scorretto, la preoccupazione di essere considerati antisemiti se si esprimono opinioni critiche nei confronti dello Stato di Israele”. Indagini come quella appena svolta aiutano a capire, a offrire nuove chiavi di lettura e soprattutto intervento. Un nuovo prezioso strumento per accrescere una consapevolezza diffusa. “Osservare – evidenzia Guetta – vuol dire usare le chiavi e un’intera cassetta degli attrezzi. L’antisemitismo non è infatti una realtà monolitica, ma assai differenziata e complessa. Per ogni aspetto che affiora è necessario un intervento focalizzato”.
Una sfida che permea l’intensa attività quotidiana della Fondazione CDEC e del suo Osservatorio Antisemitismo, che tra le varie mansioni ha quella di raccogliere e registrare le segnalazioni di antisemitismo dell’intero territorio nazionale, elaborare i dati sugli episodi di ostilità antiebraica, svolgere indagini quantitative e qualitative sull’opinione pubblica, realizzare studi mirati e svolgere un lavoro di monitoraggio approfondito sull’online. Questo nuovo studio va quindi ad inserirsi in un tracciato strategico di approfondimento, elaborazione e azione. A monte di tutto ciò “una visione, una cabina di regia che si dirama in varie direzioni”.
Tante come sono le facce e sfumature di un fenomeno antico, ma sempre in evoluzione, quale è l’antisemitismo.
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UNA GRANDE PROTAGONISTA DI ISRAELE
Aura Herzog (1924-2022)
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Moglie di un Presidente, madre di un Presidente. Un destino a suo modo unico.
“Una figura pubblica e un’attivista sociale che ha amato il suo popolo” la testimonianza del Primo ministro israeliano Naftali Bennett nell’esprimere il proprio cordoglio per la scomparsa della 97enne Aura Herzog, madre dell’attuale Capo di Stato Isaac Herzog e vedova da un quarto di secolo del sesto Presidente dello Stato ebraico Chaim Herzog (1983-1993). L’ufficio della Presidenza ha reso noto che si è spenta “in pace, nella sua abitazione” e che sarà sepolta accanto al marito, nello spazio riservato ai grandi leader del Paese, sul monte Herzl.
Nata in Egitto in una famiglia di origine ashkenazita, dopo un periodo di studi in Sud Africa aveva scelto di emigrare nell’allora Palestina mandataria, il nascente Stato di Israele, nel 1946. Da subito si era distinta nelle file dell’Haganah, rimanendo ferita nell’attacco alla sede dell’Agenzia ebraica di Gerusalemme. Prezioso il suo contributo, all’interno di una unità di intelligence, durante la Guerra d’Indipendenza. Dal 1959 al 1968 è stata direttrice del dipartimento culturale del ministero dell’Educazione. Da una sua idea era inoltre nata l’organizzazione ambientale Council for a Beautiful Israel, che ha poi guidato per ben 38 anni.
Molte le reazioni alla sua scomparsa. Il ministro della Difesa Benny Gantz, tra gli altri, ne ha parlato come di una “donna pioniere, che ha lavorato per la società israeliana ed è stata parte della generazione che ha costruito il Paese”.
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NUMEROSI INTERVENTI NELLA CITTÀ GIULIANA
Trieste, venti nuovi inciampi per la Memoria diffusa
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Venti nuove pietre d’inciampo hanno trovato collocazione, quest’oggi, tra i marciapiedi di Trieste. A causa del perdurare dell’emergenza pandemica l’artista Gunter Demnig, ideatore e promotore di un progetto che vede ormai un’ampia diffusione in tutta la città, non è potuto essere presente come consuetudine. La posa delle stolpersteine è stata così affidata ai discendenti delle vittime della persecuzione nazifascista di cui si è scelto di perpetuare il ricordo. Un’iniziativa che nasce dalla Comunità ebraica, con la collaborazione dell’amministrazione comunale, e che si è aperta nel nome della Testimone della Shoah Lucia Eliezer Del Cielo (1925-2014) che 19enne fu deportata a Ravensbruck e a Bergen Belsen.
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La pietra dedicata al suo ricordo è la prima in assoluto ad essere apposta all’interno dell’area dell’ex ghetto ebraico, in via del Ponte al civico 7. Il punto di partenza dell’itinerario di Memoria tracciato in queste ore con la collaborazione del liceo Petrarca, dell’Associazione Nazionale Ex Deportati e della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. “Entrare nel cuore di quello che fu il ghetto ha un alto valore simbolico. Un segno di memoria per una realtà, la nostra, che non ha smesso di essere viva e partecipe” sottolinea Alessandro Salonichio, il presidente della Comunità ebraica triestina, che ha aperto questo percorso insieme al sindaco Roberto Dipiazza, all’assessore comunitario alla Cultura Eliahu Giorgi e al rabbino capo Alexandre Meloni.
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Un momento particolarmente toccante anche in considerazione del legame di amicizia tra la Testimone di origine corfiota e la madre Diamantina Vivante Salonichio, anche lei sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti. Insieme avrebbero partecipato alle solenni cerimonie organizzate nel 75esimo anniversario dall’emanazione delle leggi razziste.
(Nelle immagini di Giovanni Montenero: l'intervento dell'assessore regionale Pierpaolo Roberti alla posa della pietra d'inciampo per Dario David Osmo; il presidente della Comunità ebraica triestina Alessandro Salonichio; la posa della stolpersteine per Vittorio Hering)
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No vax e Resistenza
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Prima i no vax decidono di mostrarsi in vesti di vittime, e scelgono le vittime per eccellenza, i deportati ebrei: pigiami a righe, stelle di David, e chi più ne ha più ne metta. Insultante e antisemita. No comment.
Poi decidono di mostrarsi in veste di resistenti. Il richiamo è naturalmente alla Resistenza. Il prof. Mattei si presenta come il nuovo Duccio Galimberti, fonda un nuovo CLN, lo dedica ai professori che rifiutarono di giurare al fascismo. Il tutto a Torino, città medaglia d’oro della Resistenza. Per fortuna di fronte a un pubblico assai sparuto, ma sempre troppi ad ascoltare simili deliri.
Potremmo limitarci a dire che sono privi del senso del ridicolo e che la cosa migliore sarebbe seppellirli nel silenzio. Se non fosse che i no vax riempiono gli ospedali e li paralizzano, che c’è chi muore. E se anche solo un essere umano muore per aver dato ascolto a simili follie, è già uno di troppo.
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Oltremare - Rivoluzione
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Dunque anche il rabbino capo d’Israele, triplamente vaccinato, è positivo al covid e se ne starà in isolamento per qualche giorno. Potrebbe essere il momento perfetto per fare una rivoluzione sefardita, mettere il gefilte fish finalmente fuori legge e dichiarare una volta per tutte che il cholent non esiste e il pasto sabbatico a base di legumi vari e carne si chiama chamin, come sappiamo tutti benissimo, e per abolire stranezze assortite nel piatto del Seder di Pesach e la pronuncia alternativa di parole di uso anche molto frequente.
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Storie di Libia - Giorgio Ortona
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Giorgio Ortona, ebreo di Libia, nato a Tripoli. Giorgio è un artista di fama internazionale e nel 2011 ha esposto le sue opere alla Biennale di Venezia. Attraverso la sua arte, ispirata a volte anche alla vita quotidiana, a Tripoli o alla sua famiglia, ai luoghi in cui ha vissuto, le piazze, i palazzi, mantiene viva questa Comunità. E fa sì che possa trasmettere la storia e quanto accadde durante la Guerra dei 6 Giorni.
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