IL PROGETTO INDUSTRIALE APPROVATO DAL GOVERNO DI GERUSALEMME 

Israele e Giordania, nuove intese
per costruire un Medio Oriente di pace

Il progetto Shaar HaYarden - La Porta della Giordania - ha origini lontane. Sulla scia degli accordi di pace del 1994 tra Gerusalemme e Amman, negli anni duemila si immaginò la realizzazione di una grande area industriale comune che potesse ospitare aziende giordane e israeliane, promuovendo sul territorio una cooperazione industriale tangibile. L'idea era di usare gli scambi economici come strumento per garantire pace e stabilità tra i due paesi. Nel corso degli anni il progetto è stato sviluppato, ha ricevuto finanziamenti, ha trovato alcuni sbocchi operativi, ma non è mai stato portato a termine fino in fondo. In sospeso per questioni burocratiche e per le alterne tensioni tra i due paesi. Nel recente clima di maggior cooperazione regionale - con Israele sempre più protagonista di scambi commerciali con altri paesi arabi, in primis Emirati ed Egitto -, Shaar HaYarden è tornato di attualità. Tanto che in queste ore il governo israeliano ha annunciato, con un certo ottimismo, la sua definitiva approvazione. “Gli ultimi dettagli di questa iniziativa sono stati affrontati la scorsa settimana durante la mia visita ad Amman con il re Abdullah II”, ha annunciato il Primo ministro Yair Lapid nel corso della tradizionale riunione di gabinetto di inizio settimana. “Si tratta di un progetto che aumenterà l'occupazione in entrambi i Paesi, farà progredire le nostre relazioni economiche e diplomatiche e rafforzerà la pace e l'amicizia. Creerà iniziative congiunte nel commercio, nella tecnologia e nell'industria locale”.

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IL MONDO EBRAICO TEDESCO SULLE OPERE ANTISEMITE IN MOSTRA

"La Germania rifletta sul caso Documenta
Non siamo di fronte a critiche a Israele"

Il caso Documenta, una delle più importanti mostre al mondo di arte contemporanea, continua a far discutere la Germania. Sono infatti emerse altre immagini antisemite tra le opere esposte in questa quindicesima edizione, curata dal collettivo indonesiano Ruangrupa. Le prime, presenti in un grande murales realizzato dal collettivo indonesiano Taring Padi (poi coperto e rimosso), avevano portato alle dimissioni della direttrice di Documenta, Sabina Schormann. Ora la nuova polemiche legate a un'opera algerina in cui si raffigurano caricature di soldati israeliani, hanno aperto ulteriori interrogativi sulla gestione dell'intera manifestazione. Il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, si è detto sbalordito. "Questa Documenta passerà alla storia come una mostra d'arte antisemita", ha dichiarato Schuster. In merito alle nuove immagini emerse, ha aggiunto: “da settimane in questo Paese si discute di antisemitismo, BDS e odio verso Israele. La direzione della Documenta continua a comportarsi come se la cosa non li riguardasse. Ovviamente, non importa chi sia il responsabile. Bisogna chiedersi a che punto siamo arrivati in Germania se queste immagini possono essere considerate valide in qualità di presunte 'critiche a Israele'".

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INSEGNANTE E PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA

Giuliana Rachel Paserman (1944-2022)

Una persona colta, gentile, che dedicava grande attenzione allo studio e alla ricerca. Dall'Italia a Israele, il mondo ebraico ricorda Giuliana Piperno Beer Paserman con grande affetto e cordoglio. Docente di italiano e storia nelle scuole italiane, da Roma aveva fatto l'aliyah assieme al marito Leone Paserman, già presidente della Comunità ebraica capitolina. Oltre al lavoro da insegnante, aveva svolto molteplici studi sulle condizioni dell'ebraismo romano in diverse epoche storiche, da quella napoleonica al periodo del regime fascista e delle persecuzioni. Diverse anche le pubblicazioni sulla Rassegna Mensile di Israel, con una dedicata a ricordare il padre, Sergio Piperno Beer, a lungo presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Le leggi razziali del '38 lo colsero a Milano, dove era Procuratore del Re: la dispensa dal servizio fu per lui, come per tutti quelli che subirono un'analoga esperienza, qualcosa di incredibile e assurdo, perché non riusciva a credere che l'Italia, di cui si sentiva cittadino e che riteneva di aver fedelmente servito, potesse respingerlo ai margini”, scriverà, ricordando la figura paterna. Sul tema delle Leggi del 1938 invece si dedicherà in modo specifico con un lavoro incentrato sul mondo scolastico: Sapere ed essere nella Roma razzista. Gli ebrei nelle scuole e nell’università (1938/1943).

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VOCE DI MEMORIA E DI ANTIFASCISMO

Graziella Jacchia Cosattini (1927-2022)

Una stanza segreta all’interno di un’abitazione in pieno centro rappresentò per Graziella Jacchia, giovane ebrea veneziana, la salvezza dalle persecuzioni e dalle razzie nazifasciste. Barricati in quello spazio, vicino a Rialto, c’erano lei, la madre Elisa, il papà Mario. Un musicista di livello che si vide troncata la carriera dalle leggi razziste. Un’esperienza destinata a lasciare un segno nell’animo di Graziella, scomparsa negli scorsi giorni a Udine, che i suoi cari ricordano come una donna piena di energia e di amore per la vita. Consapevole di quanto ogni giorno fosse prezioso e sempre pronta, anche per questo, a impegnarsi e progettare il futuro. Con pieno rispetto di sé e di ogni altro essere umano.
La sua è stata anche la storia di un incontro con una delle più gloriose famiglie di Udine, i Cosattini, antifascisti della prima ora e in prima linea sia nella Resistenza che nella ricostruzione. Suo marito Alberto, sposato nel 1961, era stato il braccio destro di Ferruccio Parri a Milano e suo segretario particolare durante il primo governo del dopoguerra.

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Violenza e indifferenza
A prescindere da quello che fai, da quello che dici, da quello che sei, anche in Italia se sei nero corri più rischi delle altre persone. In ogni caso ne ammazza la violenza, quanto l’indifferenza.
 
David Bidussa
L’uno e il tutto
Un nuovo puritanesimo sta avanzando impetuosamente da oltre l’Atlantico, raggiungendoci come un’onda lunga, capace di sommergere tutto quel che trova dinanzi a sé. Si congiunge e si ibrida a ciò che già esiste e persiste, da tempo, nel Vecchio Continente. Come ogni forma di puritanesimo, poiché di ciò stiamo parlando,  si presenta in quanto appello ai valori perduti, alla morale retrocessa, alle identità negate, al disordine imperante. Afferma di volere ristabilire una successione logica ed etica a quanto è stato alterato dai grandi mutamenti che le società stanno subendo. Parla a gran voce di risarcimenti, compensazioni ma anche riconoscimenti a fronte delle offese subite.
Claudio Vercelli
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