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Israele e Giordania, nuove intese
per costruire un Medio Oriente di pace

Il progetto Shaar HaYarden – La Porta della Giordania – ha origini lontane. Sulla scia degli accordi di pace del 1994 tra Gerusalemme e Amman, negli anni duemila si immaginò la realizzazione di una grande area industriale comune che potesse ospitare aziende giordane e israeliane, promuovendo sul territorio una cooperazione industriale tangibile. L’idea era di usare gli scambi economici come strumento per garantire pace e stabilità tra i due paesi. Nel corso degli anni il progetto è stato sviluppato, ha ricevuto finanziamenti, ha trovato alcuni sbocchi operativi, ma non è mai stato portato a termine fino in fondo. In sospeso per questioni burocratiche e per le alterne tensioni tra i due paesi. Nel recente clima di maggior cooperazione regionale – con Israele sempre più protagonista di scambi commerciali con altri paesi arabi, in primis Emirati ed Egitto -, Shaar HaYarden è tornato di attualità. Tanto che in queste ore il governo israeliano ha annunciato, con un certo ottimismo, la sua definitiva approvazione. “Gli ultimi dettagli di questa iniziativa sono stati affrontati la scorsa settimana durante la mia visita ad Amman con il re Abdullah II”, ha annunciato il Primo ministro Yair Lapid nel corso della tradizionale riunione di gabinetto di inizio settimana. “Si tratta di un progetto che aumenterà l’occupazione in entrambi i Paesi, farà progredire le nostre relazioni economiche e diplomatiche e rafforzerà la pace e l’amicizia. Creerà iniziative congiunte nel commercio, nella tecnologia e nell’industria locale”.
L’emittente israeliana Canale 14 spiega che negli ultimi anni l’Ufficio per la cooperazione regionale, in collaborazione con il Consiglio regionale di Emek HaMaayanot, ha promosso i piani per lo sviluppo del parco industriale, lavorando per rimuovere i diversi ostacoli procedurali, aggiornare la pianificazione, compresa la costruzione nell’area di un ponte che collega Israele e la Giordania.
L’ulteriore passo, con il via libera governativo, rappresenta nelle parole del ministro per la Cooperazione regionale Esawi Frej la chiusura di un cerchio. “Fa parte dei grandi progressi che abbiamo compiuto nel rafforzamento dei legami con la Giordania lo scorso anno, prima nel quadro di un accordo per esportare acqua in cambio di elettricità solare, e ora con questa decisione che fa avanzare ulteriormente la visione della pace, non solo tra i paesi, ma tra i popoli. La pace tra noi – ha affermato Frej – non è completa senza una cooperazione economica e civile che permetta ai cittadini dei paesi di goderne i frutti”.