L'APPELLO DEI LEADER POLITICI E L'OMAGGIO AD ALESSANDRO PARINI
"Yom HaZikaron, uniti nel ricordo"
Yom HaZikaron, il Giorno del Ricordo, inizia con una sirena che risuona in tutta Israele. Non appena la si sente, il paese si ferma. Le auto per strada, chi lavora in ufficio, le famiglie a casa, tutti si fermano per rispettare un minuto di silenzio. Un tributo che apre la giornata dedicata a ricordare i caduti per la difesa dello Stato di Israele e le vittime del terrorismo. In un paese politicamente diviso, questo sarà un momento di unità.
“Negli ultimi mesi c’è stato un importante dibattito nella nostra democrazia, ma in questo momento chiedo a tutti i funzionari eletti, di destra e di sinistra, di mettere da parte il dibattito, di lasciarlo fuori dai cimiteri, per permettere alle famiglie in lutto, a tutti noi, di stare in silenzio con la memoria dei nostri cari. Tutti noi meritiamo di vivere questi giorni con l’intero popolo di Israele unito dietro ai nostri eroi, senza alcuna discussione”, il messaggio lanciato dal Premier Benjamin Netanyahu.
Un appello condiviso anche dai leader dell’opposizione Yair Lapid e Benny Gantz, che hanno diffuso con lo stesso Netanyahu e con il suo ministro della Difesa, Yoav Galant, una dichiarazione congiunta affinché non si violi “la sacralità di Yom HaZikaron”. Nei 75 anni di esistenza dello Stato di Israele, il Giorno del Ricordo – si legge nell’appello firmato dai quattro politici – "è stato un simbolo di unità, di amore per il popolo e di amore per la terra, un giorno in cui ci siamo uniti ai caduti e abbiamo abbracciato le famiglie in lutto". Quest’anno, viene evidenziato, "dovrebbe essere lo stesso: nella loro morte, i caduti ci hanno ordinato di vivere”.
In questo momento di cordoglio nazionale un pensiero va anche all’Italia, come ricordano le parole dell’ambasciatore in Israele Sergio Barbanti. “L’iscrizione del nome di Alessandro Parini nel memoriale ai caduti per terrorismo della città di Tel Aviv rappresenta un’ulteriore testimonianza della solidarietà e vicinanza di Israele all’Italia. Alessandro non sarà mai dimenticato. E il suo ricordo sarà una benedizione”, le parole del diplomatico a margine di una cerimonia dedicata alle vittime del terrorismo. Nel muro che le ricorda – 769 nomi – da ora figura anche Parini, ucciso in un recente attentato. Parini, in Israele per turismo, si trovava sul lungomare di Tel Aviv quando è stato investito da un attentatore.
Di queste ore anche la notizia di un nuovo attacco, con la stessa modalità, nel cuore della Gerusalemme occidentale. Cinque i feriti, di cui uno ricoverato in gravi condizioni. Secondo le prime ricostruzioni l'attentatore, che ha lanciato la sua vettura sulla folla ed è stato subito neutralizzato, proveniva da Gerusalemme Est.
(Nell’immagine: l’ambasciatore Barbanti di fronte al Memoriale delle vittime del terrorismo di Tel Aviv, dove è stato iscritto il nome di Alessandro Parini)
LA PRIMA DONNA PREMIER D'ISRAELE NEL RITRATTO DI GUY NATTIV
Golda Meir, forza e coraggio di una leader
“Non sono quella bambina che si nasconde in cantina” sbotta Golda Meir in una delle scene più forti del nuovo film dell’israeliano Guy Nattiv, intitolato semplicemente Golda. Siamo in un momento delicato della Guerra di Yom Kippur nel 1973. Il Primo ministro d’Israele, sullo schermo un’irriconoscibile Helen Mirren, ha appena raccontato che a Natale, in Russia, suo padre inchiodava assi alle finestre per proteggere i suoi dalla violenza che si scatenava contro gli ebrei. Nei giorni in cui la stessa esistenza di Israele è messa a rischio, la memoria di quel passato torna a indirizzare le scelte del presente.
Su Golda Meir, prima e unica donna a guidare il governo israeliano, si sono versati fiumi d’inchiostro e le rappresentazioni al cinema e a teatro abbondano – fra le più note quelle con Ann Bancroft, Ingrid Bergman e Tovah Feldshuh. Aggiungere qualcosa di nuovo sembrava impossibile, ma il film diretto da Guy Nattiv (nel 2018 vincitore dell’Oscar con il corto Skin) riesce nell’impresa affondando lo sguardo in uno squarcio storico ad alta intensità. A partire da documenti resi pubblici negli ultimi 15-20 anni, il racconto si focalizza sulle fatidiche settimane dell’ottobre 1973 per catturare lo spirito di una donna eccezionale – la sua forza e la sua straordinaria capacità di reggere a una pressione estrema.
Maria Necha Milner Burschtein ha sempre avuto un obiettivo. Vivere almeno fino a cento anni, per tutti coloro “che non sono sopravvissuti”. Ne aveva venti quando dalla Lituania fu deportata in campo di sterminio, prima a Stutthof e poi a Dachau. “Mi separarono da mio padre e mio fratello, quando arrivai al campo provai a mangiare il mio piccolo orologio per non lasciarlo ai tedeschi. Mia madre venne fucilata di fronte a me, i miei capelli furono rasati”, testimonierà nei suoi diari. Ricordando anche l’unione nata proprio in quei mesi d’orrore con Isaac: a separarli “una rete di filo spinato”. Lo rincontrerà pochi giorni dopo la liberazione a Monaco, iniziando insieme a lui un nuovo percorso di vita. Napoli, Firenze, due figli: Giuseppe ed Elisabetta.
Maria Necha ha tagliato ieri il traguardo del secolo così intensamente anelato, circondata dal calore dei suoi cari e della Comunità ebraica fiorentina che l’ha festeggiata nella casa di riposo Settimio Saadun dove vive dal 2017. In tanti sono passati ad omaggiarla, dal rabbino capo Gadi Piperno all’assessore comunale Sara Funaro (che le ha consegnato una pergamena a nome dell’amministrazione cittadina). Due artisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo hanno inoltre eseguito per lei alcuni brani del repertorio musicale kletzmer. Una giornata intensa e commovente. Adesso, spiega il figlio, “l’obiettivo è arrivare a 120”.
Il dipinto è esattamente al centro della sala vuota: è il ritratto di una pecora che guarda i visitatori con incredibili occhi umani. Chi segue l’arte israeliana non può non riconoscere in lei la sorella di centinaia di altre pecore, sparse nei musei di tutto il mondo, ognuna diversa e ognuna simile nel suo incarnare l’identità di un popolo. E non può non sapere che l’autore è Menashe Kadishman.
È cominciata con questa immagine potente la giornata che la Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato ha voluto dedicare ai 75 anni dall’indipendenza di Israele.
Un omaggio al più grande artista israeliano contemporaneo che è anche l’annuncio della mostra di Kadishman che si terrà di nuovo in sala Carmi, quando le pecore saranno molte di più.