LE SFIDE E I PROGETTI DI "PER ISRAELE", "HA BAIT" E "DOR VA DOR"
Comunità ebraica di Roma,
tra una settimana al voto
Domenica 18 giugno gli ebrei romani torneranno al voto per le elezioni di rinnovo del Consiglio della Comunità ebraica. A sfidarsi saranno le tre liste “Per Israele”, “Ha Bait” e “Dor Va Dor”, con candidati alla presidenza rispettivamente Antonella Di Castro, Daniele Regard e Victor Fadlun.
A Pagine Ebraiche i loro progetti e impegni per il futuro della Comunità.
"Ho scelto di candidarmi perché, grazie alla mia famiglia, sono fortemente legata alla Comunità ebraica di Roma. Vedo il volontariato come uno strumento partecipativo naturale per contribuire alla collettività. Il senso di appartenenza e le mie radici mi hanno spinto ad aspirare ad assumere questo onere ed onore. Sono consapevole della grande responsabilità, credo che grazie alla determinazione, se gli elettori ci daranno la loro fiducia, si potrà lavorare per migliorare questa bellissima Comunità" afferma Antonella Di Castro, candidata presidente di Per Israele.
"Ho avvertito la necessità di rappresentare altre voci rispetto a quella che abbiamo sentito in questi anni, convinto che non sia possibile gestire a porte chiuse la responsabilità per il futuro dell’ebraismo romano le cui potenzialità sono un bene comune. La lista Ha Bait è nata da questo: la condivisione di valori come l’accoglienza, l’unità, il rispetto in modo che nessuno debba considerarsi 'ospite'. La forza di questa squadra non è il suo capolista, ma un gruppo solido, concreto, di persone che hanno sempre dato un contributo alla Comunità" dice Daniele Regard, candidato presidente di Ha Bait.
"Candidarsi come presidente non è mai una decisione presa individualmente. Tuttavia, spetta all’intera Comunità decidere la persona che li rappresenterà e li guiderà. Il candidato presidente si impegna a tener conto delle diverse voci e degli obiettivi comuni che emergono: questo significa assumersi la responsabilità di rappresentare una pluralità di opinioni e interessi, lavorando per unire e guidare verso obiettivi condivisi. Dor Va Dor è convinta di poter costruire con l’aiuto di tutti una Comunità prospera e inclusiva" il pensiero di Victor Fadlun, candidato presidente di Dor Va Dor.
È estiva sin dalla testata disegnata da Paolo Bacilieri la prima pagina di DafDaf, con un sorbetto ad anticipare la rubrica “In cucina”, in cui Claudia De Benedetti propone i dolci più freschi, dalla torta gelato tricolore alle ricette di gelati e sorbetti. Si continua con “La voce della spiaggia”, titolo della rubrica “Populari beIsrael”, in cui questo mese raccontiamo come i bagnini in Israele abbiano un tono quasi sempre severo, a volte un po’ sgarbato, che dalle torrette alte alcuni metri, grazie a un megafono, arriva ad avvertire i bagnanti di qualche pericolo, o a riprenderli per un comportamento non appropriato. Con l’inizio delle vacanze scolastiche e l’arrivo del caldo i cinema hanno molta attrattiva, e si fa un gran parlare, in questo periodo, di alcuni film. Uno di quelli che più hanno fatto rumore anche in Europa è “Rapito”, l’ultimo lavoro di uno dei grandi maestri del cinema italiano: Marco Bellocchio. Il titolo provvisorio è stato per mesi “La conversione”, che è però un’azione che lascia intendere una scelta assunta in libertà, senza obblighi e imposizioni.
Diplomatici del futuro,
a confronto con il mondo ebraico
Una delegazione di neodiplomatici del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha svolto quest'oggi alcuni incontri con l’ebraismo italiano e romano. Dalla Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano al Tempio Maggiore cuore della vita religiosa e aggregativa, dal Museo ebraico alla Fondazione Museo della Shoah. Un utile confronto, organizzato dall'ambasciata d'Israele in Italia, per mettere a fuoco molteplici temi e sfide.
La parashà Behaalotecha inizia con l’ordine impartito ad Aharon di preparare la menorà prima della sua accensione, tornando nuovamente a ripetere il modo come essa deve essere costruita. Poco più avanti la Torà tornerà ad impartire un nuovo ordine, che è quello di fare due trombe d’argento – chazzozzerot kesef, che dovevano servire a richiamare il popolo all’attenzione, in alcuni particolari momenti della sua vita. Sia per la costruzione della menorà che per la costruzione delle trombe, la Torà adopera un particolare termine – mikshà – che, tradotto in italiano, significa blocco unico. Tentiamo ora di dare una sorta di spiegazione a questi due particolari “strumenti” che dovevano trovarsi nel Mishkan del deserto e successivamente nel Tempio di Gerusalemme.
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