LA DICHIARAZIONE DEI VERTICI DI ESERCITO, SICUREZZA E POLIZIA
"Stop alla violenza degli estremisti,
contraddicono i valori ebraici"
“Negli ultimi giorni violenti attacchi sono stati compiuti da israeliani in Giudea e Samaria contro palestinesi innocenti. Questi attacchi contraddicono ogni valore morale ed ebraico; costituiscono, in ogni modo, terrorismo nazionalista e siamo obbligati a combatterli”. Una dichiarazione inusuale quanto dura firmata dai vertici dell’esercito israeliano (Tsahal), della sicurezza interna – Shin Bet – e della polizia per condannare quanto accaduto negli ultimi giorni in Cisgiordana. Nell’area le forze di sicurezza sono impegnate in sempre più complesse operazioni antiterrorismo. Ma si sono trovate anche ad affrontare la violenza di gruppi di estremisti israeliani che hanno attaccato diversi villaggi palestinesi dopo l’attentato nei pressi dell’insediamento di Eli. Un problema grave tanto da spingere Tsahal, Shin Bet e polizia a dare un segnale pubblico e inequivocabile. “L’esercito riassegnerà e implementerà le forze di sicurezza per evitare che incidenti di questo tipo si verifichino in Giudea e Samaria, e l’autorità di sicurezza israeliana condurrà un numero maggiore di arresti, anche amministrativi, dei rivoltosi che agiscono in modo violento ed estremo all’interno delle città palestinesi”. Oltre alle misure di contrasto, anche un appello alla politica affinché intervenga per arginare il fenomeno. “Chiediamo ai leader e agli educatori delle comunità di denunciare pubblicamente questi atti di violenza e di unirsi allo sforzo per combatterli”.
(Il capo di Stato maggiore Herzl Halevi e il capo dello Shin Bet Ronen Bar – Foto: Tsahal)
"Rabbini espulsi, parole di odio:
antisemitismo uno dei mali della Russia"
Lo scenario sarà forse più chiaro nei prossimi giorni, ma gli analisti nutrono pochi dubbi rispetto al fatto che la convulsa giornata di ieri abbia portato a un indebolimento della leadership di Vladimir Putin. “Oggi il mondo ha visto che la Russia è senza padroni, nel caos totale”, la posizione espressa dal presidente ucraino Zelensky. Il primo spettatore interessato degli eventi innescati dall’insurrezione dei mercenari del gruppo Wagner dalla città di Rostov fino alle vicinanze di Mosca. Putin, per il momento, è salvo. Ma per il “dittatore” russo – così lo chiama rav Yaakov Bleich, il rabbino capo d’Ucraina – l’inizio della fine potrebbe essere solo questione di tempo.
Il rav, ascoltato dalla radio di The New Voice of Ukraine, è incalzato su varie questioni. A partire dal delirante discorso di Putin al recente forum economico di San Pietroburgo, durante il quale aveva definito Zelensky “una vergogna del popolo ebraico”. Secondo rav Bleich, un intervento a suo modo illuminante: “Appena ha detto quella frase, è come se tutto si fosse svelato con chiarezza. Che altro si può dire? Putin è un dittatore e controlla l’intero spazio mediatico. I russi, pertanto, ascoltano solo ciò che lui vuole che ascoltino. E per noi è molto difficile. Possiamo rilasciare dichiarazioni e protestare, è accaduto varie volte. Ma il pubblico che sarebbe essenziale raggiungere, quello russo, non può ascoltarle”. Putin, ricorda rav Bleich, è stato presidente o primo ministro russo per ben 23 anni. E in quest’arco di tempo “ha espulso 16 rabbini dalla Russia, e questo è un fatto; nei miei 33 anni di lavoro, nessun rabbino è stato espulso dall’Ucraina”.
"Bellezza dell'etica, bellezza dello stare insieme"
La bellezza dell’etica e del vivere insieme. La bellezza come sfida e responsabilità. La bellezza che è realmente tale solo è basata sulla sostanza.
Sono molteplici le prospettive illuminate dalla serata inaugurale del Balagan Cafè, il festival culturale organizzato dalla Comunità ebraica fiorentina. Come di consueto, per tutta l’estate, numerosi incontri e concerti animeranno il giardino della sinagoga. Con una riflessione incentrata in questa undicesima edizione sulla “bellezza”, che non sarà solo il filo conduttore del Balagan nel suo ricco programma di eventi del giovedì sera, ma anche il tema portante della prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica (10 settembre) di cui Firenze sarà città capofila per l’Italia.
IL GRAN FINALE DI EREV LAILA NELLA SINAGOGA DI TRIESTE
Musica sefardita, un viaggio senza frontiere
Sinagoga di Trieste gremita per la conclusione del festival Erev Laila, nato da una iniziativa dell’Associazione Musica Libera di Davide Casali in collaborazione con la Comunità ebraica, il Museo ebraico e il Festival Viktor Ullmann. Ad allietare gli oltre 500 spettatori presenti nel Beth haKnesset triestino la musica di Raiz e Radicanto, che hanno scaldato la platea con un concerto di brani della tradizione sefardita. Molti i mondi in connessione nel loro viaggio senza frontiere.
“In un momento storico in cui tutto è ultraparcellizzato, nel mondo del lavoro come nell’arte, abbiamo pensato a un’operazione di interazione come questa: una cosa che oggi è desueta ma che era all’ordine del giorno solo l’altro ieri”, hanno affermato Raiz e Giuseppe De Trizio dei Radicanto. “Ci piace pensare che le espressioni artistiche, benché di varia natura, siano sempre il risultato di interazione e reciproca influenza: e così l’atmosfera di un concerto piuttosto che di un disco sono spesso il risultato di altri ascolti, di visioni di film o contemplazione di opere di arte figurativa, oltre che naturalmente del personale vissuto degli artisti che lo propongono”.
Presidente della Comunità ebraica dal 1981 al 1987 e poi di nuovo dal 2005 al 2011, Tullio Levi (1939-2020) è stato una delle colonne dell’ebraismo torinese e una delle sue figure più amate. Ne ricorda il lascito una targa, scoperta in questi giorni alla Scuola dell’Infanzia “Colonna e Finzi”. Alla cerimonia hanno partecipato i famigliari di Levi, l’attuale presidente della Comunità Dario Disegni con diversi consiglieri, la coordinatrice didattica Irene Cottura e molti amici che hanno aderito alla sottoscrizione aperta dalla famiglia a favore delle Scuola ebraiche.
È arrivata davvero, l’estate, e con lei il caldo e le vacanze. Per lo meno per i giovani lettori di DafDaf. L’ultimo numero del giornale ebraico dei bambini, attualmente in distribuzione, si apre con la testata disegnata da Paolo Bacilieri e con un freschissimo sorbetto, ad anticipare la rubrica “In cucina” in cui Claudia De Benedetti propone i dolci più freschi, dalla torta gelato tricolore alle ricette di gelati e sorbetti. Buona lettura, buon appetito!
È forte l’attrattiva esercitata da un romanzo come quello di Denise Pardo, scrittrice e giornalista che in un volume di intense vicende familiari fa sapientemente rivivere l’atmosfera internazionale, il crogiuolo di culture, lo spirito cosmopolita del Cairo alla metà del secolo scorso, nell’immediata vigilia della rivoluzione nazionalista di Gamal Abd el-Nasser e del gruppo di alti ufficiali dell’esercito egiziano suoi alleati (La casa sul Nilo, ed. Neri Pozza). L’Associazione culturale ebraica torinese Anavim ha dedicato di recente al libro, ai suoi luoghi, ai suoi personaggi, e più specificamente alla vicenda (di naturale integrazione prima, di fuga precipitosa poi) della numerosa comunità ebraica egiziana una serata online. A delineare il panorama cairota di quegli anni, oltre all’autrice – nata al Cairo a metà anni Cinquanta ed emigrata a Roma all’inizio dei Sessanta – erano presenti altri amici originari dell’Egitto, come Silvio Zamorani, Rosette Mosseri, Nadia Yedid Levi.
La parashà letta questo Shabbat narra la storia di tre uomini, Korach, Datan e Aviram, che organizzarono una ribellione contro Mosè ed Aaron, per arrivare a ottenere il potere in mezzo al popolo di Israele. La frase con cui esordiscono: “Poiché tutta la congrega è santa ed in mezzo a loro c’è il Signore, perché vi innalzate sulla Comunità del Signore?”. Tutti i commentatori s’incaparbiscono nel cercare una motivazione di questa sfida lanciata da costoro contro Mosè ed Aaron visto che, anche Korach, appartenente alla tribù di Levi, aveva un incarico di prestigio.
L’edizione odierna esce grazie alla disponibilità del direttore responsabile uscente, che in attesa del compimento dell’iter predisposto dall’Ente editore per riassegnare l’incarico e su richiesta dell’Ente stesso, si è reso disponibile a garantire provvisoriamente i requisiti di legge. La redazione esprime la propria gratitudine per questo suo gesto.