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8 luglio 2016 -  2 Tammuz 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Non so se Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano aggredito ed ammazzato da due ultras, avrà mai discendenti ai quali qualcuno potrà raccontare un giorno: “In Italia si poteva anche morire per il colore della pelle come è accaduto al tuo nonno, bisnonno, prozio, ma invece i miei nonni erano bravi, ne hanno salvati tanti.” Italiani bravagente. Si sa. Basta non fare domande. “Interroga tuo padre e te lo farà sapere,i tuoi vecchi e te lo diranno.” Deuteronomio 32,7. Facciamo e facciamoci qualche domanda
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
Cresce il numero di eroici combattenti a parole che al bar, sugli autobus, nei negozi o per strada usano espressioni guerresche, pur attutite dalla forma condizionale dubitativa. Io li ucciderei tutti con il kalashnikov, bisognerebbe sterminarli, ci vorrebbe una bella bomba atomica… Chi sono i destinatari di queste amorevoli attenzioni? Dipende: a volte sono gli immigrati, altre volte più genericamente gli islamici, in certi siti piuttosto aggressivi della facebook ebraica sono tutti palestinesi (il che ci pone nella scomoda posizione di avere dei piccoli Ahmadinejad a casa nostra). In tutti questi casi si tratta di espressioni del tutto ingiustificate di una volontà di violenza espressa sì a parole, ma che in alcuni casi si materializza nelle forme tragiche e allo stesso tempo comiche che sono proprie del carattere italico. Il bellimbusto fascisteggiante che ha ammazzato di botte un profugo nigeriano a Fermo, ha prima espresso a voce la sua violenza razzista, poi l’ha messa in pratica, e infine – dal carcere – si è scusato dicendo che non pensava veramente di dire e fare quello che ha fatto. È un episodio penoso e allarmante, che ci deve spingere a un’azione prima di tutto culturale, di cui bisogna farsi carico a livello personale.
 
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A Fermo delitto razzista
Omicidio preterintenzionale con “l'aggravante di aver commesso il fatto con finalità discriminatorie e di odio razziale e di aver agito per futili motivi”. Questa l'accusa formulata dalla procura contro “Amedeo Mancini, ultrà con simpatie di estrema destra” che a Fermo ha colpito e ucciso Emmanuel Chidi Nnamdi, trentaseienne nigeriano intervenuto per rispondere agli insulti razzisti riversati da Mancini contro di lui e la moglie (Corriere della Sera e Repubblica). Solidarietà espressa dal capo dello Stato alla moglie di Emmanuel (intervistata da Repubblica) mentre dura e unanime condanna di quasi tutto l'arco politico all'accaduto. Se infatti il governo, per bocca del ministro degli Interni Alfano, parla li confine invalicabile tra chi contrasta l'odio e chi in questa lotta si distrae, il leader della Lega Matteo Salvini, condannando il fatto, parla anche di “immigrazione fuori controllo” che “genera conflitti sociali” (Il Giornale). Indirettamente gli risponde lo psicologo Massimo Ammaniti sul Mattino, “Frasi così non hanno niente a che fare con la politica, sono una sorta d'induzione diretta al razzismo”. Se per Nicola Porro sul Giornale l'omicidio di Emmanuel è “solo follia criminale”, l'interrogativo di Libero lascia sconcertati: “Il razzismo c'è ma forse anche la legittima difesa - Peggio il morto dell'assassino?”.

Casherut contro l'intolleranza alimentare. Sul Corriere della Sera Sette si spiega perché sempre più consumatori scelgono prodotti casher e grande spazio viene riservato al progetto dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane K.it, “dedicato – scrivono Caterina e Giorgio Calabrese - a tutte le imprese del Paese e utile per chi cerca sugli scaffali dei negozi un prodotto kosher”. “A fine giugno – si legge nell'articolo - Il ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato anche l'applicazione con l'elenco di tutti i prodotti in commercio; l'app permette di vedere la lista di prodotti certificati BOOM di kosher per tablet e smartphone dove verranno elencati tutti i prodotti kosher italiani in commercio con relativa certificazione. Essendo sempre più numerosi i consumatori che si affidano alla dieta ebraica, il ministero dello Sviluppo Economico italiano ha intuito le potenzialità di questo mercato in piena espansione e ha supportato il progetto dell'Unione delle comunità ebraiche italiane che ha creato un ente certificatore nazionale con il marchio K.it”.

Complottismi su Mossad e Renzi. Il Fatto Quotidiano ha ripreso le accuse di Massimo D'Alema a Renzi, quando lo aveva definito “un uomo del Mossad” e ha costruito un articolo sulla questione, parlando di un presunto legame tra il primo ministro italiano e i servizi segreti israeliani (che avrebbero finanziato la sua campagna elettorale contro Bersani) che allo stesso tempo potrebbe essere stato solo un tentativo di screditare il primo. Le parole più chiare sulla vicenda le dice proprio una fonte del Fatto “Escludo soldi dal Mossad. Sono certo che non esiste alcun documento al Copasir (comitato parlamentare che vigila sui servizi italiani) che dimostri questa tesi”.
 
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  davar
 i 31 paesi dell'ihra al lavoro 
Memoria e rete internazionale
Italia candidata alla presidenza

Nella ricorrenza degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziste che nel 1938 segnarono l’inizio delle persecuzioni anti ebraiche, l’Italia si candida a guidare l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Non è una coincidenza di tempi casuale, credo sia importante sottolinearlo e cogliere questa occasione non solo per portare avanti il grande lavoro svolto dal nostro paese sia internamente che in ambito internazionale, ma anche per portare avanti una riflessione su questa dimensione nazionale dell’antisemitismo”. Così l’Ambasciatore Sandro De Bernardin, da qualche mese a capo della delegazione italiana, per nomina diretta del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ha annunciato la formalizzazione della candidatura nazionale. Una volta confermata, porterebbe l’Italia a guidare, a venti anni dalla sua fondazione, la rete intergovernamentale nata appunto nel 1998 – si chiamava allora Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance, and Research (ITF) – che riunisce le delegazioni nazionali di 31 paesi. Ministri, ambasciatori e rappresentanti del mondo accademico, suddivisi per aree e commissioni tematiche, lavorano su vari piani: studi e ricerche volte a promuovere azioni concrete di formazione e insegnamento, documenti da presentare alle organizzazioni internazionali e un’azione costante di pressione sui singoli governi per portare il tema della Shoah nella politica contemporanea.

Ada Treves
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Il primo Giardino dei Giusti in un Paese arabo 
Tunisi onora gli eroi del mondo
Un albero nel nome della libertà

Gabriele Nissim,  presidente dell’associazione Gariwo, l'aveva annunciato con orgoglio dal Monte Stella di Milano lo scorso 8 marzo: “anche Tunisi avrà il suo Giardino dei Giusti e sarà il primo Paese arabo ad averne uno”. Ora il giorno dell'inaugurazione, di un progetto che ha visto in prima fila il ministero degli Esteri italiano, si avvicina: il 15 luglio infatti, all’interno dell’ambasciata italiana a Tunisi, verrà inaugurato il Giardino (nell'immagine) che onora gli uomini e le donne che nel mondo hanno combattuto e combattono per la libertà, la democrazia, i diritti umani. Al fianco di Nissim, il premio Nobel per la Pace 2015 Abdessatar Ben Moussa e l’ambasciatore Raimondo De Cardona pianteranno i primi cinque alberi in memoria di altrettanti giusti arabi e musulmani che con il loro coraggio hanno segnato la storia moderna. Un segnale molto forte, ha spiegato in un recente articolo Nissim, sottolineando l'importanza della scelta della Tunisia, “Paese in prima fila nella resistenza al fondamentalismo”. Nonostante le minacce, infatti, la Tunisia “non solo ha scelto la democrazia come argine al terrorismo, ma è stata capace – afferma il presidente di Gariwo - di costruire delle istituzioni laiche, separando la politica dalla religione”. “È essenziale e doveroso coltivare la 'memoria del bene' – ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a proposito del progetto dei Giardino dei Giusti a Tunisi - e ricordare chi, a scapito della propria incolumità e della propria vita, ha salvato i perseguitati del nostro recente passato ma allo stesso tempo l’esempio dei Giusti ci responsabilizza e ci chiama ad agire il bene possibile nei nostri giorni”.
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qui roma
Gli insegnamenti del Rebbe
"I chachamim vedono le grandi guide del popolo ebraico come dei pastori, capaci di occuparsi di qualunque esigenza e qualunque questione, ed è la massima carica che si possa avere. E questo era il Rebbe, un vero pastore di Israele”. Così lo ha ricordato il rav Shalom Ber Hazan, rabbino della comunità Chabad di Roma, nel corso di una serata svoltasi ieri all'Hotel Quirinale di Roma in memoria di Menachem Mendel Schneerson, settimo e ultimo Rebbe del movimento Chabad-Lubavitch, nell'anniversario dalla sua scomparsa avvenuta nella data ebraica del 3 tammuz di 22 anni fa. A partecipare al limmud, anche gli shlichim Chabad Yitzhak Hazan e Ronnie Canarutto, il preside della Scuola ebraica di Roma Benedetto Carucci Viterbi, e il professor Gavriel Levy.
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UNA NUOVA GIORNALISTA PROFESSIONISTA
Rachel Silvera, tessera rossa
Ventisei anni, una laurea in lettere, un futuro professionale tutto da progettare. E in tasca la tessera rossa da giornalista professionista. La Commissione nazionale d’esame composta da due magistrati e cinque giornalisti che convalida il percorso professionale e apre l’accesso all’albo dei giornalisti professionisti italiani ha promosso ieri in serata la collega Rachel Silvera a conclusione delle prove orali degli esami di abilitazione.
Rachel, che ha compiuto il praticantato giornalistico nella redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è quindi un’altra giovane ebrea italiana a entrate nel mondo dei giornalisti italiani a testa alta e con la piena abilitazione.
Si tratta in questo caso della settima esperienza di praticantato giornalistico che si è svolta in seno alla redazione giornalistica che realizza fra l’altro il giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche. Un ottavo praticantato, quello di Francesca Matalon, è attualmente ancora in corso.
Un grande Mazal Tov a Rachel da tutti i colleghi della redazione per questa splendida affermazione professionale.
 

pilpul
Sotterranei
Nel caldo umido dell’estate torinese i muri stessi della scuola, i banchi e le lavagne sembrano spossati e grondanti di sudore. Dall’alto arrivano le voci attutite degli orali dell’esame di stato e dei corsi di recupero. Al pianterreno sono esposti i tabelloni con i risultati delle prove scritte e gli esiti degli scrutini di tutte le altre classi, mentre negli uffici la segreteria lavora a pieno ritmo. Sopra le nostre teste e intorno a noi è tutto un fiorire di moduli da compilare e moduli compilati, tabelle da completare e tabelle appese. Ma il vero cuore pulsante della burocrazia si trova in realtà sotto di noi, e lo scopro avventurandomi con due colleghe in un labirinto di corridoi umidissimi e odorosi di muffa ma almeno finalmente freschi. Ecco l’archivio, cent’anni di elenchi e carte varie. Cent’anni di allievi iscritti e ritirati, promossi e respinti, cent’anni di voti e di scrutini.
Quanti allievi dell’anno scolastico 1937-38 non c’erano più nel 1938-39?


Anna Segre, insegnante
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Comunità e identità
Tutelare e proteggere le differenti tradizioni delle comunità ebraiche italiane”. Questo è uno degli obiettivi che si è proposta la neopresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi di Segni appena è stata eletta, e che trovo particolarmente significativo e lodevole.
Non sempre viene sottolineata e valorizzata a dovere la peculiarità del panorama ebraico italiano, anche a causa della demografia, vi sono minhagim che scompaiono, costumi che vengono dimenticati, e siddurim di altre comunità che prendono il posto di quelli autoctoni. Anche da parte del mondo esterno si tende ad operare una sorta di reductio ad unum per semplificare la complessità e la ricchezza dell'universo ebraico. L'ebraismo orientale, comunque meraviglioso, con le sue musiche e la sua cultura prevale nella conoscenza collettività su ciò che era l'universo ebraico italiano, iberico, levantino, o maghrebino; e anch'esso con il proprio revival, subisce una banalizzazione e una spettacolarizzazione, che è in antitesi con la verità storica, simile piuttosto a ciò che Eric Hobsbawm chiamava “invenzione della tradizione”.


Francesco Moises Bassano
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