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10 novembre 2016 - 9 cheshvan 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Il Midràsh rileva che l’espressione “Lekh lekhà” compare sia qui, quando Avrahàm riceve l’ordine di abbandonare la sua terra, la famiglia e la casa paterna, sia al momento della ‘Akedà, del cosiddetto “sacrificio di Isacco”, e si domanda quale sia più importante; conclude poi dicendo che il fatto che per il secondo sia scritto “verso la terra di Moriyà” ci fa capire che il secondo è più importante del primo.
Letto così, è un midràsh poco chiaro.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Et maintenant? Limitiamoci a dire una parola su una vivace conversazione in corso nelle reti sociali ebraiche degli Stati Uniti. L’elezione di Trump arriva nel mezzo di una discussione alquanto polemica sulle tendenze e prospettive dell’assimilazione e sulle sue conseguenze sul futuro dell’ebraismo americano. In questo contraddittorio – che non manca di interesse anche per gli ebrei europei – una parte si appoggia ai più recenti dati macro-demografici secondo cui fra i bambini e i ragazzi che sono figli di matrimoni misti di genitori i quali a loro volta sono figli di matrimoni misti, solamente il 5 per cento mantengono un’identità ebraica. Un’altra parte invece si appoggia a dati micro-demografici secondo i quali le percentuali di trasmissione di un’identità ebraica fra i discendenti di matrimoni misti sono in aumento rispetto al passato e in qualche modo le radici culturali ebraiche vengono almeno in parte conservate.
 
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Trump alla Casa Bianca,
per Israele “una svolta”
Come si caratterizzerà la politica estera del governo Trump? I quotidiani si interrogano oggi su questo e su molti altri temi di interesse globale. Per l’analista Mordechai Kedar, che interviene su La Stampa, la vittoria del candidato repubblicano segna “una svolta” nei rapporti con Israele. “Credo – riflette Kedar, per 25 anni nell’intelligence dello Stato ebraico – che Trump definirà Israele in termini adulatori come ‘il nostro migliore alleato’, e forse manterrà la sua promessa di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme. L’affinità mentale e ideologica tra Trump e Netanyahu produrrà un clima positivo che porterà i due a scambiarsi idee e cooperare. In questo modo Trump rimedierà alla situazione che ha gettato un’ombra sulle relazioni tra Israele e Usa negli ultimi otto anni di permanenza di Obama alla Casa Bianca”.
Trump però, aggiunge Kedar, potrebbe anche perdere la pazienza e dire a Netanyahu qualcosa come: “Mio caro amico, dopo 50 anni di occupazione, potresti gentilmente sederti a un tavolo con i tuoi vicini arabi e raggiungere un accordo. Hai sei mesi per farlo. Se non ci riesci, allo scadere di questi sei mesi sarò io a risolvere il problema, con i miei mezzi, e faresti meglio a non costringermi a farlo”.
Per Franco Venturini, sul Corriere, sono da aspettarsi “solidi legami con Israele” e “un probabile scontro con l’Iran”. Trump ha infatti annunciato che denuncerà l’intesa con Teheran raggiunta da Obama, “creando un contrasto con gli alleati atlantici e lasciando in teoria l’Iran libero di perseguire le sue ambizioni nucleari”.

Tra i consiglieri più stretti del neo presidente emerge tra le altre la figura di Jared Kushner, marito della figlia Ivanka. “Il giovane palazzinaro con un padre ingombrante (e con precedenti penali) nel quale Trump rivede se stesso” lo definisce, non certo molto positivamente, il Corriere. “Jared newyorchese di famiglia ebraica – si legge ancora, con un accostamento non proprio felice – che ha dato tre nipotini ebrei al presidente eletto con l’endorsement del Ku Klux Klan. ‘The Donald’ lo scorso aprile non poté presenziare al brit, la cerimonia religiosa di circoncisione, dell’ultimogenito Theodore: era impegnato a un comizio di ‘uomini bianchi arrabbiati'”.
 
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  davar
ihra - la delegazione guidata da de bernardin 
Memoria, la Rete internazionale affida la presidenza all'Italia
All'Italia l'onere e onore di guidare nel 2018 l'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), la Rete intergovernamentale impegnata a promuovere la didattica della Memoria e della Shoah e progetti di contrasto all'antisemitismo e all'intolleranza a livello internazionale. La notizia arriva da Iasi, in Romania, dove l'odierna sessione plenaria dell'organizzazione – che riunisce 31 Paesi di tutto il mondo – ha affidato all'Italia e all'ambasciatore Sandro De Bernardin la presidenza dell'IHRA. Una candidatura – quella di De Bernardin, volto noto della politica internazionale con numerosi incarichi di rilievo alla Direzione generale per gli Affari politici e di Sicurezza della Farnesina ed ex ambasciatore in Israele – presentata su indicazione del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e appoggiata in modo convito dalla Presidenza del Consiglio italiano, attraverso il Sottosegretario di Stato Claudio De Vincenti.
Il passaggio di consegne dalla presidenza 2017, affidata alla Svizzera, avverrà nel marzo del 2018 (con termine marzo 2019) presso l'ambasciata italiana a Berlino (sede del Segretariato Esecutivo dell'IHRA).
L'Italia dunque, per la seconda volta dalla sua adesione alla rete dell'IHRA nel 1999, assume la responsabilità di guidare gli altri Paesi nell'importante impegno di rafforzare e far progredire la conoscenza della Shoah attraverso l'educazione, la commemorazione e la ricerca. E il 2018 sarà un anno carico di significato per il nostro Paese: la presidenza italiana all'IHRA coinciderà infatti con l'80 anniversario dell'emanazione delle infami leggi razziste del 1938. Un dato temporale che conferirà un'ulteriore importanza all'impegno italiano sul fronte della Memoria e della lotta contro negazionismo, antisemitismo e intolleranza: sarà un'opportunità per sviluppare sul piano internazionale delle riflessioni che l'anniversario susciterà a livello nazionale.
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ihra - il messaggio della presidente ucei
"Memoria, giusto riconoscimento
all'impegno del nostro Paese"

In occasione della scelta dell'Assemblea Plenaria dell'International Holocaust Remembrance Alliance di affidare all'Italia la Presidenza dell'organizzazione per il 2018, la Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha dichiarato:

L’assegnazione all’Italia della Presidenza dell’International Holocaust Remembrance Alliance per il 2018 è motivo di enorme soddisfazione per gli ebrei italiani ma anche per tutti quei cittadini che credono nel valore di una Memoria viva e non retorica, costante stimolo alla riflessione, allo studio, all’approfondimento.
Si tratta inoltre di un nuovo e significativo riconoscimento del contributo che il nostro paese offre al raggiungimento delle finalità che sottendono all’organizzazione stessa, tra cui una sempre più approfondita conoscenza della Shoah attraverso l’educazione, la commemorazione e la ricerca.
La Presidenza italiana, fortemente sostenuta dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, che voglio caldamente ringraziare assieme al sottosegretario Claudio De Vincenti e all’ambasciatore Sandro De Bernardin, presidente della nostra delegazione all’IHRA, coinciderà con l’80esimo anniversario dalla promulgazione delle Leggi Razziste da parte del fascismo.
Una circostanza che conferisce a questo impegno un significato davvero particolare, assieme alla concreta possibilità di uno sviluppo sul piano internazionale delle riflessioni che l’anniversario certamente susciterà a livello nazionale.
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netanyahu al nuovo presidente usa
"Trump, un vero amico d'Israele"
Una conversazione calorosa tra due persone “che si conoscono da molto tempo” e un invito a incontrarsi alla Casa Bianca alla prima occasione possibile. Così l'ufficio del Primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu ha riassunto il colloquio telefonico avvenuto ieri tra lo stesso Netanyahu e il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Trump è un vero amico d'Israele” con cui lo Stato ebraico lavorerà per “portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione”, aveva dichiarato Netanyahu nel suo messaggio di auguri al neoeletto presidente. Concetti ribaditi nel corso della telefonata tra i due sui quali cui si interrogano analisti e media israeliani: la domanda in queste ore più ricorrente infatti è “cosa significa la presidenza Trump per Israele e per il Medio Oriente?”. A seguire, quella strettamente connessa, “Trump darà seguito alle promesse elettorali legate a Israele?”..
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il MESSAGGIO inviato a donald trump
I leader ebraici al presidente Usa:
"È il momento dell'unità"

Esaurite le polemiche, le conflittualità, gli aspri scambi di una campagna elettorale mai così violenta, adesso è il momento dell’unità. Una ferma richiesta pronunciata dalle diverse anime dell’ebraismo statunitense.
Leader di comunità, opinion leader, rabbini. La richiesta di cooperazione corre sulla rete.
Unità, collaborazione, rispetto del legittimo risultato delle urne. Sono in tanti a sottolineare l’importanza di voltare pagina anche tra chi si dice “atterrito” (e non sono pochi) per la retorica di Trump e dei suoi sostenitori.
Appena qualche settimana fa, quaranta rabbini ortodossi avevano firmato una lettera aperta di condanna della “politica di intolleranza” espressa dal candidato repubblicano. E, come è abbastanza noto, gran parte dell’elettorato ebraico americano ha votato per Hillary Clinton (70 per cento, secondo un sondaggio diffuso nella giornata di ieri). Ma questo non impedisce di guardare in faccia la realtà.
Tra gli altri l’American Jewish Committee, attraverso il proprio direttore esecutivo David Harris ha rivolto a Trump il seguente messaggio: “La democrazia americana ha parlato, al termine di una lunga e combattiva campagna elettorale. Ci rivolgiamo a lei, presidente Trump, mentre si prepara ad assumere l’incarico più importante del pianeta. Le inviamo le nostre congratulazioni e al tempo stesso ci auguriamo che ogni forma di bigottismo ed esclusione, già emerse durante questa campagna, non abbiano a corrodere l’impianto pluralistico della nostra nazione”.
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WORLD JEWISH CONGRESS
"Loro azione nel segno di Herzl"
Un premio per Biden e Douglas

"Hanno promosso gli ideali che furono di Theodor Herzl a difesa di un mondo più sicuro e più inclusivo”.
Questa la motivazione con cui il World Jewish Congress ha premiato ieri, nel corso di una serata di gala organizzata a New York, il vicepresidente uscente degli Stati Uniti Joe Biden e l’attore Kirk Douglas, conferendo loro il premio Herzl, intitolato al padre del sionismo.
Ad entrambi sono andati in apertura di serata il riconoscimento e la gratitudine del presidente del Congresso Ronald Lauder, che proprio in queste ore sta guidando alcune consultazioni tra leader di molte comunità ebraiche del mondo (tra cui la Presidente UCEI Noemi Di Segni, presente ieri all’evento newyorkese e ad altre riunioni). Un’intensa e partecipata occasione di confronto, dedicata ai temi e alle strategie di intervento comune, che arriva a poche ore dal voto che ha portato a sorpresa Donald Trump alla Casa Bianca.
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jciak - il film tratto dal libro di philip roth
American Pastoral
Il coraggio merita sempre un plauso. Anche se è il coraggio dell’incoscienza, come quello esibito da Ewan Mc Gregor nella doppia veste di regista e protagonista di American Pastoral. Ricavare un film da un romanzo di Philip Roth, ormai si sa, è praticamente impossibile, come conferma anche il recente Indignation dell’esordiente Julian Schamus tratto dall’omonimo romanzo.
Estrarre un film da uno dei lavori più complessi di Roth, giocato su più registri narrativi e irrorato da un’ironia feroce, è un’impresa disperata. Il rischio, come accade a Ewan Mc Gregor, qui al suo esordio alla regia, è di strizzare un potente affresco storico, sociale e psicologico nell’intimismo di una storia di famiglia.
Eppure il film, con una splendente Jennifer Connelly nella parte di Dawn e Dakota Fanning nel ruolo della figlia Merry non è tutto da buttare, soprattutto nella prima parte che ricostruisce, con un velo di nostalgia, un pezzo d’America e di mondo ebraico americano che la violenza degli scontri razziali e politici che scuotono il Paese nei Settanta finiranno per lacerare e travolgere.

Daniela Gross
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qui torino
Alla scoperta di Lombroso 
È noto come Cesare Lombroso, ma il suo vero nome era Marco Ezchià, e un approfondimento sulla sua figura di criminologo – è stato uno dei padri della disciplina – medico, antropologo e giurista porterà questa sera, al centro sociale della Comunità ebraica di Torino due noti studiosi: Silvano Montaldo, direttore del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso dell’Università di Torino e Emanuele D’Antonio, dell’Università di Udine, introdotti dal presidente della Comunità Dario Disegni.
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QUI FIRENZE
Il ricordo al Binario 16
Esponenti della Comunità ebraica, rappresentanti delle istituzioni, tanti giovani. Come ormai tradizione, la commemorazione degli ebrei fiorentini al Binario 16 della Stazione Santa Maria Novella non ha mancato di costituire un momento di Memoria viva, preceduto il giorno prima dalla fiaccolata organizzata insieme alla Comunità di Sant’Egidio. Anche quest’anno la consuetudine è stata rispettata, portando molte centinaia di persone in raccoglimento in quello che fu un luogo di violenza e deportazione ma anche a condividere un’esperienza di riflessione, introspezione ed elaborazione proiettato al futuro.
Tra i rappresentanti della Comunità ebraica presenti o che sono intervenuti il presidente Dario Bedarida, la vicepresidente Daniela Misul, il rabbino capo Joseph Levi, la consigliera UCEI Sara Cividalli e Ugo Caffaz, da molti anni anima dei viaggi e delle iniziative per la Memoria della Regione Toscana.
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  pilpul
Setirot - I conti con la storia
Dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Gazzetta dello Sport al Corriere dello Sport,e poi tutte le agenzie di stampa, molti network di informazione tv, i social media: il messaggio che l’ex calciatore Paolo Di Canio ha inviato alla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni (che i lettori di Pagine Ebraiche 24 hanno letto in anteprima) ha avuto un enorme impatto. “Ritengo, senza se e senza ma, che le leggi razziali volute da Mussolini siano state una terribile infamia per la storia del nostro Paese. Un’infamia che causò un’immane tragedia per migliaia di ebrei in Italia. Questa è la mia posizione convinta e determinata…”.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Giudizi arroganti
Se vince Barak Obama la democrazia è una cosa straordinaria, gli elettori hanno raggiunto una maturità nel voto che gli permette di votare il candidato migliore e gli Stati Uniti sono la rappresentazione delle magnifiche sorti e progressive della politica americana. Se vince Trump è un danno irreparabile, gli elettori hanno votato con la pancia non comprendendo i temi della campagna elettorale e il mondo è destinato inevitabilmente al fallimento. Questo è un piccolo riassunto del pensiero tipo di dopo l’elezione dell’imprenditore americano alla Casa Bianca. Dimenticando che Trump è stato votato dopo otto anni di Obama e che indicare le ragioni del voto come un voto di pancia, di rabbia e frustrazione per ragioni sociali è un giudizio saccente, arrogante e anche un po’ razzista.

Daniel Funaro
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In ascolto - Maureen Nehedar
Nonostante la crisi profonda  dell’industria discografica e la florida attività di You Tube, sono ancora  molti gli artisti che credono nel disco. E in mezzo a cose più o meno di  valore, si possono anche ritrovare alcuni pezzi interessanti, come l’ultimo album  della cantante e compositrice israeliana Maureen Nehedar, che ha ottenuto il  primo grande successo nel 2014 con il suo Asleep in the Bosom of Childhood.
Maureen è solo una ragazzina quando  comincia la via lunga e faticosa dei concorsi per band giovanili, ma chiunque  la ascolti resta affascinato dalla sua voce e dalla grande musicalità. Sceglie,  com’è naturale, di frequentare la Jerusalem Academy of Music and Dance, dove  consegue due diplomi, uno in canto e l’altro in composizione, direzione ed  educazione musicale.


Maria Teresa Milano
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Denial, il falsificatore della storia
Quali sono gli ingredienti che rendono un film un’esperienza eccezionale? Me lo sono chiesta guardando Denial (arriverà il 17 novembre sugli schermi italiani), che mi ha coinvolta a livello emotivo e intellettuale come da tempo non mi era successo.
C’è la maestria degli attori, certo, e il ritmo del montaggio, e la fotografia impeccabile: ma c’è soprattutto la capacità di narrare una storia complessa e rischiosa senza cadere nel sentimentalismo, senza tradire la memoria storica, creando l’emozione attraverso il rigore, il non detto, l’understatement.
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Viviana Kasam
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Notizie da Leros
“L’empatia è una versione gentile e paritaria della compassione. (…) Presuppone uno scendere nel dolore dell’altro (…) Io sto con te, ti capisco. Tocco i tuoi sentimenti e quindi li comprendo. (…) Io che empatizzo, riduco la distanza tra la mia storia e la tua, e di questo stare dentro, che potrebbe o forse dovrebbe, essere provvisorio, io mi porto un alone, un cambiamento interno che rimarrà ogni qual volta si parlerà di vicende come la tua.”
Così scrive Costanza Jesurum in apertura di un recente post sul suo blog “Bei Zauberei”, luogo di riflessione costante della sua pratica di psicologa attenta. Capita a proposito per il vostro esercitante lettore, appena uscito dalla seconda lettura di un libro come La Prima Verità, di Simona Vinci (Einaudi).


Valerio Fiandra
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Scemi del villaggio
Certo, il Mabul non verrà più (anche se ColuiCheTuttoPuò avrebbe più di una ragione per mandarci un diluvio qua e là di tanto in tanto, ma si sa, i patti sono patti). In ogni caso, se la grande pioggia arrivasse, per un paio di giorni potrei anche non accorgermene, da quando al risveglio rifacendo il letto ho trovato sotto il cuscino l’ultimo romanzo di Jonathan Safran Foer, dono tanto gradito quanto inatteso – salvo lo sconcerto per aver appreso di averci dormito sopra, letteralmente, tutta la notte…chissà che non ne abbia già assimilato tutto il contenuto per via respiratoria.

Sara Valentina Di Palma
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Diario di un soldato - Fiducia
Tirando le somme: c'è chi ride e c'è chi piange, c'è chi festeggia e c'è chi condanna, c'è chi fugge e c'è chi resta, c'è chi spera e c'è chi rinuncia.
Le ultime elezioni per la presidenza americana ci hanno fatto emozionare e al contempo venire un gran mal di testa. Ci hanno appassionato e al contempo causato un fastidioso senso di nausea.


David Zebuloni
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