
Elia Richetti,
rabbino
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Il
Midràsh rileva che l’espressione “Lekh lekhà” compare sia qui, quando
Avrahàm riceve l’ordine di abbandonare la sua terra, la famiglia e la
casa paterna, sia al momento della ‘Akedà, del cosiddetto “sacrificio
di Isacco”, e si domanda quale sia più importante; conclude poi dicendo
che il fatto che per il secondo sia scritto “verso la terra di Moriyà”
ci fa capire che il secondo è più importante del primo.
Letto così, è un midràsh poco chiaro.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Et
maintenant? Limitiamoci a dire una parola su una vivace conversazione
in corso nelle reti sociali ebraiche degli Stati Uniti. L’elezione di
Trump arriva nel mezzo di una discussione alquanto polemica sulle
tendenze e prospettive dell’assimilazione e sulle sue conseguenze sul
futuro dell’ebraismo americano. In questo contraddittorio – che non
manca di interesse anche per gli ebrei europei – una parte si appoggia
ai più recenti dati macro-demografici secondo cui fra i bambini e i
ragazzi che sono figli di matrimoni misti di genitori i quali a loro
volta sono figli di matrimoni misti, solamente il 5 per cento
mantengono un’identità ebraica. Un’altra parte invece si appoggia a
dati micro-demografici secondo i quali le percentuali di trasmissione
di un’identità ebraica fra i discendenti di matrimoni misti sono in
aumento rispetto al passato e in qualche modo le radici culturali
ebraiche vengono almeno in parte conservate.
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Trump alla Casa Bianca,
per Israele “una svolta” |
Come
si caratterizzerà la politica estera del governo Trump? I quotidiani si
interrogano oggi su questo e su molti altri temi di interesse globale.
Per l’analista Mordechai Kedar, che interviene su La Stampa, la
vittoria del candidato repubblicano segna “una svolta” nei rapporti con
Israele. “Credo – riflette Kedar, per 25 anni nell’intelligence dello
Stato ebraico – che Trump definirà Israele in termini adulatori come
‘il nostro migliore alleato’, e forse manterrà la sua promessa di
spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme. L’affinità mentale e
ideologica tra Trump e Netanyahu produrrà un clima positivo che porterà
i due a scambiarsi idee e cooperare. In questo modo Trump rimedierà
alla situazione che ha gettato un’ombra sulle relazioni tra Israele e
Usa negli ultimi otto anni di permanenza di Obama alla Casa Bianca”.
Trump però, aggiunge Kedar, potrebbe anche perdere la pazienza e dire a
Netanyahu qualcosa come: “Mio caro amico, dopo 50 anni di occupazione,
potresti gentilmente sederti a un tavolo con i tuoi vicini arabi e
raggiungere un accordo. Hai sei mesi per farlo. Se non ci riesci, allo
scadere di questi sei mesi sarò io a risolvere il problema, con i miei
mezzi, e faresti meglio a non costringermi a farlo”.
Per Franco Venturini, sul Corriere, sono da aspettarsi “solidi legami
con Israele” e “un probabile scontro con l’Iran”. Trump ha infatti
annunciato che denuncerà l’intesa con Teheran raggiunta da Obama,
“creando un contrasto con gli alleati atlantici e lasciando in teoria
l’Iran libero di perseguire le sue ambizioni nucleari”.
Tra i consiglieri più stretti del neo presidente emerge tra le altre la
figura di Jared Kushner, marito della figlia Ivanka. “Il giovane
palazzinaro con un padre ingombrante (e con precedenti penali) nel
quale Trump rivede se stesso” lo definisce, non certo molto
positivamente, il Corriere. “Jared newyorchese di famiglia ebraica – si
legge ancora, con un accostamento non proprio felice – che ha dato tre
nipotini ebrei al presidente eletto con l’endorsement del Ku Klux Klan.
‘The Donald’ lo scorso aprile non poté presenziare al brit, la
cerimonia religiosa di circoncisione, dell’ultimogenito Theodore: era
impegnato a un comizio di ‘uomini bianchi arrabbiati'”.
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ihra - la delegazione guidata da de bernardin
Memoria, la Rete internazionale affida la presidenza all'Italia
All'Italia
l'onere e onore di guidare nel 2018 l'International Holocaust
Remembrance Alliance (IHRA), la Rete intergovernamentale impegnata a
promuovere la didattica della Memoria e della Shoah e progetti di
contrasto all'antisemitismo e all'intolleranza a livello
internazionale. La notizia arriva da Iasi, in Romania, dove l'odierna
sessione plenaria dell'organizzazione – che riunisce 31 Paesi di tutto
il mondo – ha affidato all'Italia e all'ambasciatore Sandro De
Bernardin la presidenza dell'IHRA. Una candidatura – quella di De
Bernardin, volto noto della politica internazionale con numerosi
incarichi di rilievo alla Direzione generale per gli Affari politici e
di Sicurezza della Farnesina ed ex ambasciatore in Israele – presentata
su indicazione del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e
appoggiata in modo convito dalla Presidenza del Consiglio italiano,
attraverso il Sottosegretario di Stato Claudio De Vincenti.
Il passaggio di consegne dalla presidenza 2017, affidata alla Svizzera,
avverrà nel marzo del 2018 (con termine marzo 2019) presso l'ambasciata
italiana a Berlino (sede del Segretariato Esecutivo dell'IHRA).
L'Italia dunque, per la seconda volta dalla sua adesione alla rete
dell'IHRA nel 1999, assume la responsabilità di guidare gli altri Paesi
nell'importante impegno di rafforzare e far progredire la conoscenza
della Shoah attraverso l'educazione, la commemorazione e la ricerca. E
il 2018 sarà un anno carico di significato per il nostro Paese: la
presidenza italiana all'IHRA coinciderà infatti con l'80 anniversario
dell'emanazione delle infami leggi razziste del 1938. Un dato temporale
che conferirà un'ulteriore importanza all'impegno italiano sul fronte
della Memoria e della lotta contro negazionismo, antisemitismo e
intolleranza: sarà un'opportunità per sviluppare sul piano
internazionale delle riflessioni che l'anniversario susciterà a livello
nazionale.
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ihra - il messaggio della presidente ucei
"Memoria, giusto riconoscimento
all'impegno del nostro Paese"
In
occasione della scelta dell'Assemblea Plenaria dell'International
Holocaust Remembrance Alliance di affidare all'Italia la Presidenza
dell'organizzazione per il 2018, la Presidente dell'Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha dichiarato:
L’assegnazione all’Italia della Presidenza dell’International Holocaust
Remembrance Alliance per il 2018 è motivo di enorme soddisfazione per
gli ebrei italiani ma anche per tutti quei cittadini che credono nel
valore di una Memoria viva e non retorica, costante stimolo alla
riflessione, allo studio, all’approfondimento.
Si tratta inoltre di un nuovo e significativo riconoscimento del
contributo che il nostro paese offre al raggiungimento delle finalità
che sottendono all’organizzazione stessa, tra cui una sempre più
approfondita conoscenza della Shoah attraverso l’educazione, la
commemorazione e la ricerca.
La Presidenza italiana, fortemente sostenuta dal Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, che
voglio caldamente ringraziare assieme al sottosegretario Claudio De
Vincenti e all’ambasciatore Sandro De Bernardin, presidente della
nostra delegazione all’IHRA, coinciderà con l’80esimo anniversario
dalla promulgazione delle Leggi Razziste da parte del fascismo.
Una circostanza che conferisce a questo impegno un significato davvero
particolare, assieme alla concreta possibilità di uno sviluppo sul
piano internazionale delle riflessioni che l’anniversario certamente
susciterà a livello nazionale. Leggi
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il MESSAGGIO inviato a donald trump
I leader ebraici al presidente Usa:
"È il momento dell'unità"
Esaurite
le polemiche, le conflittualità, gli aspri scambi di una campagna
elettorale mai così violenta, adesso è il momento dell’unità. Una ferma
richiesta pronunciata dalle diverse anime dell’ebraismo statunitense.
Leader di comunità, opinion leader, rabbini. La richiesta di cooperazione corre sulla rete.
Unità, collaborazione, rispetto del legittimo risultato delle urne.
Sono in tanti a sottolineare l’importanza di voltare pagina anche tra
chi si dice “atterrito” (e non sono pochi) per la retorica di Trump e
dei suoi sostenitori.
Appena qualche settimana fa, quaranta rabbini ortodossi avevano firmato
una lettera aperta di condanna della “politica di intolleranza”
espressa dal candidato repubblicano. E, come è abbastanza noto, gran
parte dell’elettorato ebraico americano ha votato per Hillary Clinton
(70 per cento, secondo un sondaggio diffuso nella giornata di ieri). Ma
questo non impedisce di guardare in faccia la realtà.
Tra gli altri l’American Jewish Committee, attraverso il proprio
direttore esecutivo David Harris ha rivolto a Trump il seguente
messaggio: “La democrazia americana ha parlato, al termine di una lunga
e combattiva campagna elettorale. Ci rivolgiamo a lei, presidente
Trump, mentre si prepara ad assumere l’incarico più importante del
pianeta. Le inviamo le nostre congratulazioni e al tempo stesso ci
auguriamo che ogni forma di bigottismo ed esclusione, già emerse
durante questa campagna, non abbiano a corrodere l’impianto
pluralistico della nostra nazione”.
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jciak - il film tratto dal libro di philip roth American Pastoral
Il
coraggio merita sempre un plauso. Anche se è il coraggio
dell’incoscienza, come quello esibito da Ewan Mc Gregor nella doppia
veste di regista e protagonista di American Pastoral. Ricavare un film
da un romanzo di Philip Roth, ormai si sa, è praticamente impossibile,
come conferma anche il recente Indignation dell’esordiente Julian
Schamus tratto dall’omonimo romanzo.
Estrarre un film da uno dei lavori più complessi di Roth, giocato su
più registri narrativi e irrorato da un’ironia feroce, è un’impresa
disperata. Il rischio, come accade a Ewan Mc Gregor, qui al suo esordio
alla regia, è di strizzare un potente affresco storico, sociale e
psicologico nell’intimismo di una storia di famiglia.
Eppure il film, con una splendente Jennifer Connelly nella parte di
Dawn e Dakota Fanning nel ruolo della figlia Merry non è tutto da
buttare, soprattutto nella prima parte che ricostruisce, con un velo di
nostalgia, un pezzo d’America e di mondo ebraico americano che la
violenza degli scontri razziali e politici che scuotono il Paese nei
Settanta finiranno per lacerare e travolgere.
Daniela Gross
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QUI FIRENZE
Il ricordo al Binario 16
Esponenti
della Comunità ebraica, rappresentanti delle istituzioni, tanti
giovani. Come ormai tradizione, la commemorazione degli ebrei
fiorentini al Binario 16 della Stazione Santa Maria Novella non ha
mancato di costituire un momento di Memoria viva, preceduto il giorno
prima dalla fiaccolata organizzata insieme alla Comunità di
Sant’Egidio. Anche quest’anno la consuetudine è stata rispettata,
portando molte centinaia di persone in raccoglimento in quello che fu
un luogo di violenza e deportazione ma anche a condividere
un’esperienza di riflessione, introspezione ed elaborazione proiettato
al futuro.
Tra i rappresentanti della Comunità ebraica presenti o che sono
intervenuti il presidente Dario Bedarida, la vicepresidente Daniela
Misul, il rabbino capo Joseph Levi, la consigliera UCEI Sara Cividalli
e Ugo Caffaz, da molti anni anima dei viaggi e delle iniziative per la
Memoria della Regione Toscana. Leggi
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Setirot
- I conti con la storia |
Dal
Corriere della Sera a Repubblica, dalla Gazzetta dello Sport al
Corriere dello Sport,e poi tutte le agenzie di stampa, molti network di
informazione tv, i social media: il messaggio che l’ex calciatore Paolo
Di Canio ha inviato alla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Noemi Di Segni (che i lettori di Pagine Ebraiche 24 hanno
letto in anteprima) ha avuto un enorme impatto. “Ritengo, senza se e
senza ma, che le leggi razziali volute da Mussolini siano state una
terribile infamia per la storia del nostro Paese. Un’infamia che causò
un’immane tragedia per migliaia di ebrei in Italia. Questa è la mia
posizione convinta e determinata…”.
Stefano Jesurum, giornalista
Leggi
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Time out - Giudizi arroganti |
Se
vince Barak Obama la democrazia è una cosa straordinaria, gli elettori
hanno raggiunto una maturità nel voto che gli permette di votare il
candidato migliore e gli Stati Uniti sono la rappresentazione delle
magnifiche sorti e progressive della politica americana. Se vince Trump
è un danno irreparabile, gli elettori hanno votato con la pancia non
comprendendo i temi della campagna elettorale e il mondo è destinato
inevitabilmente al fallimento. Questo è un piccolo riassunto del
pensiero tipo di dopo l’elezione dell’imprenditore americano alla Casa
Bianca. Dimenticando che Trump è stato votato dopo otto anni di Obama e
che indicare le ragioni del voto come un voto di pancia, di rabbia e
frustrazione per ragioni sociali è un giudizio saccente, arrogante e
anche un po’ razzista.
Daniel Funaro
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In ascolto - Maureen Nehedar |
Nonostante
la crisi profonda dell’industria discografica e la florida
attività di You Tube, sono ancora molti gli artisti che credono
nel disco. E in mezzo a cose più o meno di valore, si possono
anche ritrovare alcuni pezzi interessanti, come l’ultimo album
della cantante e compositrice israeliana Maureen Nehedar, che ha
ottenuto il primo grande successo nel 2014 con il suo Asleep in
the Bosom of Childhood.
Maureen è solo una ragazzina quando comincia la via lunga e
faticosa dei concorsi per band giovanili, ma chiunque la ascolti
resta affascinato dalla sua voce e dalla grande musicalità.
Sceglie, com’è naturale, di frequentare la Jerusalem Academy of
Music and Dance, dove consegue due diplomi, uno in canto e
l’altro in composizione, direzione ed educazione musicale.
Maria Teresa Milano
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Denial, il falsificatore della storia |
Quali
sono gli ingredienti che rendono un film un’esperienza eccezionale? Me
lo sono chiesta guardando Denial (arriverà il 17 novembre sugli schermi
italiani), che mi ha coinvolta a livello emotivo e intellettuale come
da tempo non mi era successo.
C’è la maestria degli attori, certo, e il ritmo del montaggio, e la
fotografia impeccabile: ma c’è soprattutto la capacità di narrare una
storia complessa e rischiosa senza cadere nel sentimentalismo, senza
tradire la memoria storica, creando l’emozione attraverso il rigore, il
non detto, l’understatement..
Viviana Kasam
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Notizie da Leros |
“L’empatia
è una versione gentile e paritaria della compassione. (…) Presuppone
uno scendere nel dolore dell’altro (…) Io sto con te, ti capisco. Tocco
i tuoi sentimenti e quindi li comprendo. (…) Io che empatizzo, riduco
la distanza tra la mia storia e la tua, e di questo stare dentro, che
potrebbe o forse dovrebbe, essere provvisorio, io mi porto un alone, un
cambiamento interno che rimarrà ogni qual volta si parlerà di vicende
come la tua.”
Così scrive Costanza Jesurum in apertura di un recente post sul suo
blog “Bei Zauberei”, luogo di riflessione costante della sua pratica di
psicologa attenta. Capita a proposito per il vostro esercitante
lettore, appena uscito dalla seconda lettura di un libro come La Prima
Verità, di Simona Vinci (Einaudi).
Valerio Fiandra
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Scemi del villaggio
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Certo,
il Mabul non verrà più (anche se ColuiCheTuttoPuò avrebbe più di una
ragione per mandarci un diluvio qua e là di tanto in tanto, ma si sa, i
patti sono patti). In ogni caso, se la grande pioggia arrivasse, per un
paio di giorni potrei anche non accorgermene, da quando al risveglio
rifacendo il letto ho trovato sotto il cuscino l’ultimo romanzo di
Jonathan Safran Foer, dono tanto gradito quanto inatteso – salvo lo
sconcerto per aver appreso di averci dormito sopra, letteralmente,
tutta la notte…chissà che non ne abbia già assimilato tutto il
contenuto per via respiratoria.
Sara Valentina Di Palma
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Diario di un soldato - Fiducia
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Tirando
le somme: c'è chi ride e c'è chi piange, c'è chi festeggia e c'è chi
condanna, c'è chi fugge e c'è chi resta, c'è chi spera e c'è chi
rinuncia.
Le ultime elezioni per la presidenza americana ci hanno fatto
emozionare e al contempo venire un gran mal di testa. Ci hanno
appassionato e al contempo causato un fastidioso senso di nausea.
David Zebuloni
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