Sinceramente tragicomica appare quanto andato in scena durante il Consiglio Comunale di Livorno, il 27.05.26. Dopo reiterate invocazioni dalla maggioranza (sinistra) e dintorni per «abolire», «sospendere», «revocare» e così via di verbo in verbo il gemellaggio varato nel 1961 con Bat Yam (il primo tra una città israeliana e una italiana), il sindaco, Luca Salvetti, spiega che non si può procedere in quanto scaduto e non rinnovato già nel 2025. Evidente una certa carenza di comunicazione e scarsa praticità degli addetti lavori nell’accedere agli atti…
La motivazione risiede ovviamente nell’asserita impossibilità, dichiara il sindaco, di procedere al rinnovo per le «azioni criminali» del governo d’Israele, ponendosi la necessità di «una riflessione seria da parte nostra sull’opportunità, in questo momento, di fare un percorso di rinnovo del gemellaggio» che, a suo parere, fu «motivato dalla grande espansione commerciale di Livorno» e Bat Yam che «sembravano coincidere», concludendo che «non c’erano ideologie alla base».
Ricostruzione molto opinabile, leggendo le cronache del tempo, ma interessante circa il tentativo di svuotare quel patto da aspetti ideologici. Ma, in realtà, se mere motivazioni economiche fossero state alla base di quell’atto, condiviso dalla maggioranza (a guida PCI in tempi nel quali il partito era già schierato su posizioni antisraeliane) con le opposizioni e denso di celebrazioni, logico sarebbe stato cercare un partner portuale, e Bat Yam non lo era e non è anche oggi. In verità il gemellaggio venne coltivato all’interno di un mondo politico locale, sindaco l’esimio professor Nicola Badaloni, che incontrò Bat Yam grazie a personaggi allora attivi e impegnati nelle due città, portandolo a compimento con grande coinvolgimento, compresa l’associazione Italia-Israele. Una lungimiranza e un coraggio politico che oggi appare illusorio attendersi.
Gadi Polacco