Storie

La salvezza nel Trasimeno

La salvezza nel Trasimeno

In una puntata precedente di questo reportage dal Lago Trasimeno, il lago più grande del centro Italia, in Umbria, ho trattato dei borghi lungo le sponde. Qui mi dedico alle isole, in pratica a una sola. Infatti, la più grande, Isola Polvese, non è attualmente raggiungibile a causa del livello troppo basso dell’acqua, che impedisce ai traghetti di attraccare. La più piccola, Isola Minore, è privata ed è una riserva naturale, preclusa alle visite. Rimane la mediana, chiamata “Isola Maggiore” perché si trova accanto alla Minore (da lontano sembrano un tutt’uno). Ci siamo arrivati, mia moglie e io, da Passignano. Appena sbarcati, ci incamminiamo lungo la via principale, in cui si trova il solito corredo di negozietti per turisti e trattorie tipiche, il Museo del Merletto, la Casa del Capitano con orologio storico, chiese varie e, più in là, il Castello “Villa Guglielmi” (in corso di restauro). 

Dopo pochi passi, inciampiamo (è proprio il caso di dirlo) in una stele di marmo bianco luccicante, evidentemente posizionata là da pochi anni, in cui leggiamo:

In questo borgo

dal 1915 al 1963 visse il sacerdote

Don OTTAVIO POSTA

parroco di Isola Maggiore

che seppe educare i suoi fedeli

ai più alti modelli di virtù umane

e di cristiana pietà

tra gli orrori

della Seconda guerra mondiale

non ebbe timore di rifugiare

i figli d’Israele

perseguitati dalla ferocia nazista

da essi riconosciuto

“GIUSTO TRA LE NAZIONI”

il 16 febbraio 2011

I parrocchiani ne vollero

incisi nel marmo a perenne ricordo

il nome e le opere

perché di lui mai

si perdesse la memoria

Isola Maggiore, 19 giugno 2023

È stata per noi una sorpresa. Non sapendo niente di questa vicenda, mi guardo incuriosito intorno e al lato opposto della strada, in uno slargo, vedo un’altra installazione, di marmo nero, raffigurante un libro aperto. Nella pagina marmorea di sinistra è scritto:

La notte del 18 Giugno 1944,

mentre sul lato Ovest

del Lago infuriava la Guerra,

15 pescatori con cinque barche spinte a remi,

organizzati da Don Ottavio Posta,

con spirito altruistico,

portavano in libertà nelle linee Alleate

22 Ebrei prigionieri delle leggi Raziali [sic],

detenuti al Castello Guglielmi.

Gli isolani contemporanei vogliono ricordare

questi quindici eroici pescatori.

Isola Maggiore, 5 luglio 2008

Nella pagina di destra sono riportati i nomi degli “eroici pescatori” che salvarono gli ebrei: Agnolini Danilo, Agnolini Mariano, Benini Roberto, De Santis Aldo, Fabbroni Giovacchino, Fabbroni Tarquinio, Gabbellini Uberto, Grifoni Giacomo, Moretti Gaetano, Perai Angiolino, Piazzesi Agostino, Piazzesi Tiberio, Romizi Amedeo, Segantini Leonello, Silvi Silvio.

Decido di approfondire. Nella Casa del Capitano, come anche nel museo locale, ci sono dei pannelli sulla storia dell’isola nei secoli passati, sul lago in genere e sulle sue attività legate principalmente alla pesca. Si parla anche della Villa Guglielmi (il “Castello”). Faccio poi delle ricerche in rete (be’, si tratta di pescatori…) e trovo altri dettagli. Don Ottavio decise di traghettare gli ebrei, dopo averli nascosti nel fitto del bosco per tre notti e tre giorni, a S. Arcangelo, sulla riva del lago che era già stata liberata dagli Alleati. Anche sul molo di questo borgo è stata posta una targa in memoria dell’evento. Il racconto del salvataggio fu fatto da alcuni degli stessi ebrei che ne furono protagonisti in diverse missive dell’agosto 1944 e in una testimonianza presso il tribunale di Bologna del settembre 1945. La storia poi però finì nell’oblio (erano altri tempi) fino al 2005, quando fu rispolverata. L’iter per la nomina di don Ottavio Posta come Giusto tra le Nazioni presso lo Yad Vashem fu seguito dal diplomatico israeliano Nathan Ben Horin su incarico dell’Alta corte di Israele. Ben Horin conosceva bene la storia recente dell’Umbria grazie anche a sua moglie Mirjam Viterbi che durante le persecuzioni nazifasciste si era rifugiata ad Assisi.

Nel corso della giornata trascorsa sull’Isola Maggiore ci è capitato di incontrare in punti diversi dell’isola due famiglie di israeliani, non legate fra loro: una proveniente da Rosh Ha’Ayin, una cittadina nel centro di Israele, e l’altra da Benè Beraq, un sobborgo non lontano da Tel Aviv che come è noto è abitato prevalentemente da charedim. Mentre la prima famiglia l’abbiamo riconosciuta perché parlavano ebraico fra di loro, per la seconda non è stata la lingua che ce li ha resi riconoscibili. La signora era vestita con una gonna al ginocchio e un cappello (da baseball), abbigliamento decoroso seppur non sufficiente per capire che fossero israeliani religiosi. Ma poi il mio solito occhio ebraico allenato ha scorto delle sottili pe’ot che spuntavano dietro le orecchie dei due ragazzini, seminascoste dai cappelli da baseball. Li saluto in ebraico con un sonoro “Shalom bachurim” (Salve ragazzi) e la loro sorpresa è stata tanta quanto la mia di incontrarci in un isolotto un po’ sperduto e poco conosciuto (gli abitanti stabili totali di Isola Maggiore sono 15 secondo la Guida cartacea; secondo la guida umana del museo, certamente più aggiornata, 7).

Non so se queste due famiglie abbiano notato passando per la via (un percorso obbligato) lo splendente monumento bianco con la parola “Israele” in tutta evidenza. Probabilmente, non sapendo l’italiano, neanche gli hanno dato un’occhiata. Ma se l’avessero fatto e oltre a Israele avessero notato la data (19 giugno 2023, l’anniversario del salvataggio), forse avrebbero pensato (io l’ho pensato) che se coloro che presero l’iniziativa di apporre quella scritta l’avessero programmata per quattro mesi dopo o un anno dopo, probabilmente non avrebbero potuto farlo e chissà, neanche voluto. E accontentiamoci almeno che quel monumento “a perenne ricordo” non sia stato rimosso o vandalizzato.

Per approfondire:

https://www.albertostramaccioni.it/wp/articoli/la-persecuzione-degli-ebrei-in-umbria/

https://www.crispianonline.com/wp/2012/01/don-ottavio-posta-eroe-dimenticato/

https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2022/06/watchfolder-tgr-umbria-web-solani—don-ottavio-postamxf-19015ffe-0c3a-4fa6-9076-48be362f5a77.html

Gianfranco Di Segni

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