Jonathan Sacks,
rabbino
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Una leadership senza lealtà non è vera leadership. Le capacità da sole non bastano a sostituire le qualità morali.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Le
diaspore ebraiche non mi pare abbiano un ruolo in questa crisi. Certo
possiamo dire che c’è un antisemitismo che cresce, richiamare
l’attenzione di un’opinione pubblica che crediamo distratta. Detto
questo abbiamo forse risposto al problema che abbiamo di fronte? Non
credo. Per esempio. L’odio che passa nella rete è in crescita. È un
fenomeno preoccupante, che non è nato la settimana scorsa e che ha
almeno 15 anni di vita. Quell’odio risponde a un fatto molto concreto
preesistente alla rete: la necessità di costruire un nemico per avere
la sensazione di essere una comunità coesa. È un fenomeno che ha molto
a che fare con la crisi dell’Europa più che col Medio Oriente e che
cureremo più che controinformando su Hamas, guardando alla natura
profonda della crisi sociale, politica, ma soprattutto culturale di
un’Europa che si racconta come vittima e che cerca soluzioni nei
neopopulismi.
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Hamas, l'ultima vergogna
"Bambini kamikaze"
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Proseguono
le operazioni dell’esercito israeliano a Gaza con il rinvenimento di
tunnel sotterranei utilizzati per smistare armamenti e progettare
azioni terroristiche. Ieri, nei pressi del kibbutz Nirim, è stato
sventato un nuovo attacco a prezzo della vita di due uomini di Tsahal.
Le dinamiche dell’azione lasciando intendere come l’obiettivo fosse
quello di rapire almeno un soldato e utilizzarlo come ostaggio per
futuri scambi di prigionieri. Altri soldati sarebbero caduti durante la
notte così come combattenti islamisti e popolazione civile
vigliaccamente usata come scudo umano dai leader di Hamas.
Sul Corriere della sera Davide Frattini fa il punto sull’operazione
militare: “Dei 10 mila razzi accumulati da Hamas, lo Stato Maggiore
calcola che i palestinesi ne abbiano sparati 1705, il 17 per cento.
L’aviazione ne avrebbe distrutti il 30-40 per cento così le fazioni
sarebbero rimaste con metà dell’arsenale, sufficiente per continuare
ancora settimane”.
Maurizio Molinari, sulla Stampa, è andato a raccogliere la voce della
leadership di Hamas. Sono in pochi a palesarsi e a parlare: la gran
parte dei dirigenti preferisce infatti ripararsi in luoghi protetti ed
esporre al fuoco la popolazione. “Dentro una redazione senza insegne,
nell’aula di un ateneo deserto, nel cortile del maggiore ospedale e
nelle affollate stradine del mercato vicino alla moschea bianca: sono i
luoghi dove bisogna andare per tastare il polso a Hamas, determinata a
rifiutare ogni ipotesi di cessate il fuoco che non preveda la fine del
blocco israeliano alla Striscia, iniziato nel 2007. I personaggi con
cui parliamo – spiega Molinari – sono fra le poche voci di Hamas in
circolazione, visto che gran parte di leader, vice e comandanti, è alla
macchia”. Ad emergere è comunque un senso generale di disapprovazione
da parte di chi vede consumato, con gli ultimi sviluppi, quello che non
si esita a definire “il tradimento egiziano”.
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
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Domande
chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi
problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora.
L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra
lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova
area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede,
dichiarazioni sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle
forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini
che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire
il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
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#iSRAELEDIFENDELAPACE
Un gelato con i nostri ragazzi
Questo
Shabbat, da poco concluso, era ormai alle porte quando il rav Dov
Lipman, parlamentare di Yesh Atid alla Knesset e considerato da molti
fra i migliori esponenti di un rabbinato pensante, ha puntato dritto,
al comando di una piccola colonna di veicoli, verso le porte di Gaza,
la zona calda delle operazioni militari contro il terrorismo. Appena un
gesto di saluto, poi, spossati dal caldo rovente, da molte ore di
addestramento e dalle prime difficili giornate di battaglia sul
terreno, i militari delle Forze di difesa lo hanno visto increduli
sfoderare l’arsenale più potente: migliaia di coppette di gelato Ben
and Jerry. L’incredibile contrasto con la situazione circostante ha
rotto la tensione. I ragazzi, racconta questa mattina il Rav in una sua
memorabile, struggente pagina di diario, per un attimo sono tornati
ragazzi. E al gelato non è rimasta via di scampo.
Un’esplosione travolgente di umanità, generosità, cavalleria, ha
travolto tutti. Israele ha ancora mostrato il vivido bagliore della sua
gente e dei suoi valori.
Ma al di là del soffio di fresco portato fra quei ragazzi, questo
gelato fra i ragazzi di Tsahal e il Rav ha riaffermato il legame
indissolubile fra Israele e la Diaspora.
Il gelato era perfettamente conservato, ma le coppette, ha spiegato il
rav Lipman, venivano da lontano: erano un piccolo, fresco pensiero
degli ebrei del Maryland, di Baltimora e di Silver Spring. Chi abbia
viaggiato un poco nel mondo ebraico sa bene quanto proprio in quelle
comunità si voglia praticare sinceramente l’unità del popolo ebraico
nel rispetto delle reciproche diversità e l’amore sincero per Israele
tenendo a bada il proprio rabbioso bisogno di visibilità o il proprio
tornaconto.
Forse proprio per questo, il viaggio incredibile di quel gelato e le
condizioni difficili in cui è stato assaporato non hanno potuto
corrompere il dolce gusto di quel fresco momento assieme ai nostri
ragazzi.
gv
(Nell'immagine, il rav Dov Lipman sul confine di Gaza assieme ai ragazzi delle Forze di difesa)
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#israeledifendelapace
Ora per ora
Ora
per ora, ogni 60 minuti, la crisi di Gaza e la reazione di Israele per
fermare l’aggressione terroristica di Hamas raccontate in un quadro
sintetico ed efficace garantito dalla redazione.
Accessibile dai titoli di testa del Portale dell’ebraismo italiano
www.moked.it e dai lanci istantanei di twitter, il notiziario
inaugurato venerdì ha raggiunto nella nottata di sabato un suo formato
definito.
Lontani dalla nevrosi, dalle isterie e dal dilettantismo che invadono i
social network, in costante collegamento con la redazione giornalistica
di Galei Tsahal, l’emittente radiofonica delle Forze israeliane di
difesa che gode di una leggendaria, solidissima reputazione di
affidabilità, indipendenza di giudizio e professionalità, i giornalisti
del Portale dell’ebraismo italiano offriranno al lettore in questi
giorni difficili un notiziario costantemente aggiornato.
Primo lancio alle 7.30 del mattino, ultimo alle 23.30, ogni ora ai
minuti 0.30 senza mai perdere un’ora e senza far perdere tempo al
lettore, tutto quello che vale la pena di pubblicare per avere un
quadro sempre aggiornato della situazione.
La redazione, che realizza la Rassegna stampa, il portale dell’ebraismo
italiano moked.it, i notiziari quotidiani Bokertov e Pagine Ebraiche24,
Pagine Ebraiche International edition, i giornali Pagine Ebraiche,
Italia Ebraica e DafDaf, apre di fronte alla crisi nuovi canali
informativi.
Oltre al notiziario a cadenza oraria, che aggiorna il lettore su tutte
le novità essenziali degli ultimi minuti, la redazione ha messo a punto
il canale #IsraeleDifendeLaPace che si arricchisce e convoglia
costantemente nuove analisi e informazioni e #IsraeleDifendeLaPace
domande e risposte, che riordina molte schede informative con le
risposte di giornalisti ed esperti per chiarire i diversi aspetti del
complesso conflitto fra Israele e le forze del terrorismo.
Una base di documentazione che può rivelarsi utile anche a chi, nelle
redazioni di giornali ed emittenti, talvolta è vittima della
superficialità e dell’ignoranza e contribuisce, in buona fede o meno, a
diffondere pregiudizi e idee superficiali e distorte.
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Il gioco delle iperboli |
Qualche
notazione si impone, facendo la tara delle troppe parole che circolano
liberamente in questi giorni, rispetto al confronto armato che sta
contrapponendo Israele ad Hamas. Peraltro, il campo di battaglia non è
solo fisico: lo scontro, infatti, è non di meno mediatico. Si potrà
obiettare che tutto ciò non costituisca in sé una novità; anzi, che
almeno dalla guerra del Vietnam in poi i piani della contrapposizione
siano sempre stati molteplici. Due, in particolare modo, strettamente
intersecati: quello dei fatti e quello delle loro interpretazioni.
Claudio Vercelli
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Nugae
- Locus amoenus
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Che
giornate dure. Di quelle in cui, come definisce con occhi sgranati
un’amica che ha capito tutto, si vivono dieci vite diverse nel giro di
ventiquattr’ore, di quelle in cui il fato se la prende con il corpo e
lo spirito contemporaneamente, di quelle in cui leggere il giornale
produce tormenti che già da soli basterebbero a sentirsi oppressi come
dalla cartella pesantissima che si doveva portare alle medie. Ecco,
quando è così c’è solo una cosa da fare. Trieste riappacifica col mondo.
Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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A Tel Aviv
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Sono
a Tel Aviv da una settimana. Avevo deciso da tempo di trascorrere un
mese nella “città bianca” per fare il mio secondo Ulpan. Pochi giorni
prima di partire però sono stati uccisi i tre ragazzi israeliani
rapiti, il ragazzo palestinese, sono stati lanciati centinaia di
missili da Gaza e sono iniziati i bombardamenti massicci su Gaza. Che
fare? Nonostante i consigli scoraggianti degli amici italiani e
israeliani, ho deciso di mantenere l’impegno: ero certa, come avevo
verificato in altre occasioni “calde”, che le notizie che giungevano
all’estero erano più drammatiche della realtà. Mi ha sorpreso tuttavia
l’atteggiamento ambivalente degli israeliani: mentre mi rassicuravano
che tutto era tranquillo e che la vita scorreva normalmente tra lavoro,
bar, spiaggia…
Adachiara Zevi, architetto
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