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20 luglio 2014 - 22 Tamuz 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Jonathan Sacks,
rabbino
Una leadership senza lealtà non è vera leadership. Le capacità da sole non bastano a sostituire le qualità morali.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Le diaspore ebraiche non mi pare abbiano un ruolo in questa crisi. Certo possiamo dire che c’è un antisemitismo che cresce, richiamare l’attenzione di un’opinione pubblica che crediamo distratta. Detto questo abbiamo forse risposto al problema che abbiamo di fronte? Non credo. Per esempio. L’odio che passa nella rete è in crescita. È un fenomeno preoccupante, che non è nato la settimana scorsa e che ha almeno 15 anni di vita. Quell’odio risponde a un fatto molto concreto preesistente alla rete: la necessità di costruire un nemico per avere la sensazione di essere una comunità coesa. È un fenomeno che ha molto a che fare con la crisi dell’Europa più che col Medio Oriente e che cureremo più che controinformando su Hamas, guardando alla natura profonda della crisi sociale, politica, ma soprattutto culturale di un’Europa che si racconta come vittima e che cerca soluzioni nei neopopulismi.
 
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Hamas, l'ultima vergogna
"Bambini kamikaze"
Proseguono le operazioni dell’esercito israeliano a Gaza con il rinvenimento di tunnel sotterranei utilizzati per smistare armamenti e progettare azioni terroristiche. Ieri, nei pressi del kibbutz Nirim, è stato sventato un nuovo attacco a prezzo della vita di due uomini di Tsahal. Le dinamiche dell’azione lasciando intendere come l’obiettivo fosse quello di rapire almeno un soldato e utilizzarlo come ostaggio per futuri scambi di prigionieri. Altri soldati sarebbero caduti durante la notte così come combattenti islamisti e popolazione civile vigliaccamente usata come scudo umano dai leader di Hamas.
Sul Corriere della sera Davide Frattini fa il punto sull’operazione militare: “Dei 10 mila razzi accumulati da Hamas, lo Stato Maggiore calcola che i palestinesi ne abbiano sparati 1705, il 17 per cento. L’aviazione ne avrebbe distrutti il 30-40 per cento così le fazioni sarebbero rimaste con metà dell’arsenale, sufficiente per continuare ancora settimane”.
Maurizio Molinari, sulla Stampa, è andato a raccogliere la voce della leadership di Hamas. Sono in pochi a palesarsi e a parlare: la gran parte dei dirigenti preferisce infatti ripararsi in luoghi protetti ed esporre al fuoco la popolazione. “Dentro una redazione senza insegne, nell’aula di un ateneo deserto, nel cortile del maggiore ospedale e nelle affollate stradine del mercato vicino alla moschea bianca: sono i luoghi dove bisogna andare per tastare il polso a Hamas, determinata a rifiutare ogni ipotesi di cessate il fuoco che non preveda la fine del blocco israeliano alla Striscia, iniziato nel 2007. I personaggi con cui parliamo – spiega Molinari – sono fra le poche voci di Hamas in circolazione, visto che gran parte di leader, vice e comandanti, è alla macchia”. Ad emergere è comunque un senso generale di disapprovazione da parte di chi vede consumato, con gli ultimi sviluppi, quello che non si esita a definire “il tradimento egiziano”.
 
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
Domande chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora. L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede, dichiarazioni  sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
 
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  davar
#iSRAELEDIFENDELAPACE
Un gelato con i nostri ragazzi
Questo Shabbat, da poco concluso, era ormai alle porte quando il rav Dov Lipman, parlamentare di Yesh Atid alla Knesset e considerato da molti fra i migliori esponenti di un rabbinato pensante, ha puntato dritto, al comando di una piccola colonna di veicoli, verso le porte di Gaza, la zona calda delle operazioni militari contro il terrorismo. Appena un gesto di saluto, poi, spossati dal caldo rovente, da molte ore di addestramento e dalle prime difficili giornate di battaglia sul terreno, i militari delle Forze di difesa lo hanno visto increduli sfoderare l’arsenale più potente: migliaia di coppette di gelato Ben and Jerry. L’incredibile contrasto con la situazione circostante ha rotto la tensione. I ragazzi, racconta questa mattina il Rav in una sua memorabile, struggente pagina di diario, per un attimo sono tornati ragazzi. E al gelato non è rimasta via di scampo.
Un’esplosione travolgente di umanità, generosità, cavalleria, ha travolto tutti. Israele ha ancora mostrato il vivido bagliore della sua gente e dei suoi valori.
Ma al di là del soffio di fresco portato fra quei ragazzi, questo gelato fra i ragazzi di Tsahal e il Rav ha riaffermato il legame indissolubile fra Israele e la Diaspora.
Il gelato era perfettamente conservato, ma le coppette, ha spiegato il rav Lipman, venivano da lontano: erano un piccolo, fresco pensiero degli ebrei del Maryland, di Baltimora e di Silver Spring. Chi abbia viaggiato un poco nel mondo ebraico sa bene quanto proprio in quelle comunità si voglia praticare sinceramente l’unità del popolo ebraico nel rispetto delle reciproche diversità e l’amore sincero per Israele tenendo a bada il proprio rabbioso bisogno di visibilità o il proprio tornaconto.
Forse proprio per questo, il viaggio incredibile di quel gelato e le condizioni difficili in cui è stato assaporato non hanno potuto corrompere il dolce gusto di quel fresco momento assieme ai nostri ragazzi.


gv

(Nell'immagine, il rav Dov Lipman sul confine di Gaza assieme ai ragazzi delle Forze di difesa)
"israeledifendelapace
Tzahal cura i civili di Gaza
Un ospedale per curare i civili di Gaza feriti, dotato anche di sala parto. I soldati di Tzahal sono al lavoro per metterlo in funzione presso il valico di Erez, lo stesso da cui continuano ad arrivare nella Striscia cibo, medicinali e carburante. Secondo le previsioni l’ospedale dovrebbe essere operativo alle 20 ora locale: chirurghi, medici, infermieri, radiologi nello staff pronto a entrare in azione, in una giornata difficile. I razzi sparati da Hamas hanno continuato a cadere sulle città israeliane. L’esercito denuncia poi come l’organizzazione terrorista abbia proseguito i combattimenti anche durante la tregua umanitaria chiesta da Hamas stessa tra le 13.30 e le 15.30, attraverso la Croce rossa, per l’area di Shejaiya.
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#israeledifendelapace
Ora per ora
Ora per ora, ogni 60 minuti, la crisi di Gaza e la reazione di Israele per fermare l’aggressione terroristica di Hamas raccontate in un quadro sintetico ed efficace garantito dalla redazione.
Accessibile dai titoli di testa del Portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e dai lanci istantanei di twitter, il notiziario inaugurato venerdì ha raggiunto nella nottata di sabato un suo formato definito.
Lontani dalla nevrosi, dalle isterie e dal dilettantismo che invadono i social network, in costante collegamento con la redazione giornalistica di Galei Tsahal, l’emittente radiofonica delle Forze israeliane di difesa che gode di una leggendaria, solidissima reputazione di affidabilità, indipendenza di giudizio e professionalità, i giornalisti del Portale dell’ebraismo italiano offriranno al lettore in questi giorni difficili un notiziario costantemente aggiornato.
Primo lancio alle 7.30 del mattino, ultimo alle 23.30, ogni ora ai minuti 0.30 senza mai perdere un’ora e senza far perdere tempo al lettore, tutto quello che vale la pena di pubblicare per avere un quadro sempre aggiornato della situazione.
La redazione, che realizza la Rassegna stampa, il portale dell’ebraismo italiano moked.it, i notiziari quotidiani Bokertov e Pagine Ebraiche24, Pagine Ebraiche International edition, i giornali Pagine Ebraiche, Italia Ebraica e DafDaf, apre di fronte alla crisi nuovi canali informativi.
Oltre al notiziario a cadenza oraria, che aggiorna il lettore su tutte le novità essenziali degli ultimi minuti, la redazione ha messo a punto il canale #IsraeleDifendeLaPace che si arricchisce e convoglia costantemente nuove analisi e informazioni e #IsraeleDifendeLaPace domande e risposte, che riordina molte schede informative con le risposte di giornalisti ed esperti per chiarire i diversi aspetti del complesso conflitto fra Israele e le forze del terrorismo.
Una base di documentazione che può rivelarsi utile anche a chi, nelle redazioni di giornali ed emittenti, talvolta è vittima della superficialità e dell’ignoranza e contribuisce, in buona fede o meno, a diffondere pregiudizi e idee superficiali e distorte.
#israeledifendelapace - domande e risposte
Hamas / Come funziona?
Non si combatte più esclusivamente sul campo, fra le case e nei tunnel: la capacità di fare una buona campagna mediatica è ormai parte importante di conflitto, non solo di quello mediorientale. Il blog di Tsahal, l’esercito israeliano, diffonde costantemente informazioni, aggiornamenti e approfondimenti. Una parte del sito www.idfblog.com è dedicata a spiegare cosa sia Hamas, come sia strutturato il movimento e quale sia la sua ideologia. La struttura politica e quella militare lavorano in strettissima integrazione e come ha dichiarato lo sceicco Ahmed Yassin nel 1998 (Reuters): “Non possiamo separare le ali dal corpo. Se lo facciamo, il corpo non sarà in grado di volare”. Senza la spinta politica l’ala militare non potrebbe funzionare, e viceversa.
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#israeledifendelapace - domande e risposte
Missili / Dove colpiscono?
È un piccolo stato, Israele, e la maggior parte del suo territorio può essere colpita da uno dei missili lanciati da Hamas e da altre organizzazioni terroriste. Sono 15200 i razzi e i colpi di mortaio che dal 2001 hanno tenuto sotto minaccia costante i cittadini israeliani, la media è di tre proiettili al giorno. E nell’arsenale di Hamas negli anni sono entrati armi sempre più sofisticate e potenti. L’Operazione Potective Edge, in corso in questi giorni, ha per obiettivo l’interruzione dei lanci incessanti indirizzati alla popolazione civile israeliana.
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#israeledifendelapace - domande e risposte
Tunnel / Quanto costano?
I tunnel sono di 3 tipi diversi: per contrabbandare materiale dall’Egitto, incluso quello bellico; per nascondere l’arsenale e come rifugio sicuro per i leader di Hamas; per entrare in Israele e compiere attacchi terroristici. Tutti questi tunnel sono protetti da un sistema di trappole per colpire i militari israeliani quando entrano per esplorare e distruggere. Un professore della facoltà d’ingegneria meccanica del Technion ha inventato uno “snake robot” – serpente robot di varie dimensioni che viene immesso all’interno dei tunnel in avanscoperta per monitorare la situazione all’interno di questi siti e prendere i provvedimenti necessari.
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#israeledifendelapace - domande e risposte
Diplomazia / Che fanno i leader
?
Fino all’ultimo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha cercato di evitare l’incursione via terra a Gaza. Consapevole delle difficoltà di uno scontro sul campo e del rischio per i civili, Netanyahu ha resistito a lungo alle pressioni interne per dare il via all’incursione. Poi però è stato praticamente costretto a dare il via alle operazioni terrestri a causa del continuo lancio di missili contro Israele, oltre 1700, e il pericolo costituito dai tunnel sotterranei costruiti da Hamas. Come afferma il corrispondente diplomatico di Haaretz Barak Ravid, tutto ciò ha convinto il mondo della buona fede di Netanyahu in questo conflitto.
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QUI TRIESTE
Giovani alla prova
Seconda giornata di prove per i candidati al praticantato giornalistico che si svolgerà prossimamente nell'ambito della redazione del portale dell'ebraismo www.moked.it e del giornale Pagine Ebraiche. Sede della prova scritta, sostenuta nell'ambito dei lavori del laboratorio Redazione Aperta in svolgimento a Trieste, lo storico Caffè San Marco. Tra gli ospiti di giornata il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
stati uniti
Yehuda Nir (1930-2014)
A chiusura del suo libro “L’infanzia perduta” Yehuda Nir scrisse: “L’intenzione di questo libro è di trasmettere ai giovani che se ci si fa carico della propria vita anziché viverla passivamente come degli spettatori teledipendenti si può contribuire a creare un mondo in cui il perdono sia possibile.” La complessa e drammatica infanzia da lui vissuta spiega perfettamente questa presa di posizione così forte e netta. Nato a Lvov in Polonia (ora Leopoli in Ucraina) nel 1931, fu costretto, dopo l’invasione tedesca a nascondere la propria identità spacciandosi per cattolico, come a suo tempo tanti marrani nella Penisola Iberica.
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pilpul
Il gioco delle iperboli
Qualche notazione si impone, facendo la tara delle troppe parole che circolano liberamente in questi giorni, rispetto al confronto armato che sta contrapponendo Israele ad Hamas. Peraltro, il campo di battaglia non è solo fisico: lo scontro, infatti, è non di meno mediatico. Si potrà obiettare che tutto ciò non costituisca in sé una novità; anzi, che almeno dalla guerra del Vietnam in poi i piani della contrapposizione siano sempre stati molteplici. Due, in particolare modo, strettamente intersecati: quello dei fatti e quello delle loro interpretazioni.

Claudio Vercelli
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Nugae - Locus amoenus
Che giornate dure. Di quelle in cui, come definisce con occhi sgranati un’amica che ha capito tutto, si vivono dieci vite diverse nel giro di ventiquattr’ore, di quelle in cui il fato se la prende con il corpo e lo spirito contemporaneamente, di quelle in cui leggere il giornale produce tormenti che già da soli basterebbero a sentirsi oppressi come dalla cartella pesantissima che si doveva portare alle medie. Ecco, quando è così c’è solo una cosa da fare. Trieste riappacifica col mondo.

Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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A Tel Aviv
Sono a Tel Aviv da una settimana. Avevo deciso da tempo di trascorrere un mese nella “città bianca” per fare il mio secondo Ulpan. Pochi giorni prima di partire però sono stati uccisi i tre ragazzi israeliani rapiti, il ragazzo palestinese, sono stati lanciati centinaia di missili da Gaza e sono iniziati i bombardamenti massicci su Gaza. Che fare? Nonostante i consigli scoraggianti degli amici italiani e israeliani, ho deciso di mantenere l’impegno: ero certa, come avevo verificato in altre occasioni “calde”, che le notizie che giungevano all’estero erano più drammatiche della realtà. Mi ha sorpreso tuttavia l’atteggiamento ambivalente degli israeliani: mentre mi rassicuravano che tutto era tranquillo e che la vita scorreva normalmente tra lavoro, bar, spiaggia…

Adachiara Zevi, architetto
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