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15 agosto 2014 - 19 Av 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Non leggo giornali di gossip e non seguo nessuna delle vicende di coloro che sono definiti star, celebrità, vip o simili. Eppure la morte e le circostanze di morte di Robin Williams mi hanno lasciato silenzioso, triste e pensieroso. Ho pensato ai film, ai suoi film con i quali molta della mia generazione è cresciuta ed in tutti ho sempre trovato un messaggio di positività, di amore per la vita, di comica e profonda energia esistenziale. Per questo motivo sono rimasto silenzioso.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
Nel mondo cresce l'illusione di poter fare da soli. Siamo tutti fortemente allarmati per l'espandersi del cosiddetto califfato in quel che rimane dell'Iraq, dove gli islamisti sunniti credono di poter costruire una civiltà senza cristiani (e possibilmente senza sciiti e senza curdi). Ma siamo certi che altrove non si lavori nella stessa prospettiva? Da Gaza i jihadisti continuano a sparare missili su Israele, convinti esplicitamente della possibilità di fare una Palestina senza ebrei. Nel medesimo tempo in Israele c'è chi pensa che si possa realmente avere un'Israele senza palestinesi.
 
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Rav Laras, "Per la pace bisogna combattere"
Un incontro per la pace, per il dialogo tra i popoli e le religioni. Nei dorsi milanesi di Corriere della Sera, Repubblica e Avvenire, spazio all’appuntamento di ieri a Milano, nella Sala delle Colonne del Nuovo grande museo del Duomo, tra rappresentanti del mondo ebraico, cristiano e musulmano, organizzato dalla scuola della Cattedrale e dal Tribunale rabbinico del Centro-nord Italia. Un momento per esprimere solidarietà alle migliaia di persone perseguitate per la loro fede in Iraq, vittime dell’estremismo islamico. “Non si può tacere davanti al male, davanti alla persecuzione di un popolo a causa della sua fede”, dichiara rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro-nord, nel corso del suo intervento. “La pace – spiega rav Laras – è un concetto dinamico, va costruita, anche combattendo”. “Solo la pace ha un futuro”, afferma monsignor Luca Bressan mentre il professor David Meghnagi invita a “costruire ponti” tra le religioni e sulla necessità di dialogare “sul concetto di cittadinanza politica, cioè non basata sull’appartenenza religiosa”. Presente anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che a margine dell’incontro sottolinea l’importanza di “saper offrire aiuto e accoglienza a coloro che fuggono da situazioni drammatiche”. Condanna delle violenze in Iraq da parte dei rappresentanti della comunità islamica ma con una distorsione della realtà, inserendo fuori contesto il conflitto in corso tra Israele e Hamas. “Condanniamo quel che sta succedendo in Iraq – afferma Asfa Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica – ma anche in Siria, come nei territori occupati, a Gaza, dove ci sono stati 2mila morti”. Le persecuzioni in corso in Medio Oriente vengono così assimilate al conflitto tra l’esercito israeliano e l’organizzazione terroristica di Hamas a Gaza.  Mercoledì scorso il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Barack Obama hanno avuto un duro scontro telefonico. A rivelarlo, come riporta il Corriere della Sera, il quotidiano americano Wall Street Journal. Tra i motivi dell’acredine, il fatto che “durante il mese di conflitto, lo Stato Maggiore israeliano sia riuscito a ottenere rifornimenti di armi dal Pentagono senza che la Casa Bianca ne fosse informata”. A cercare di fare da pacere, il ministro delle Finanze, Yair Lapid, che sottolineato l’importanza del legame tra Stati Uniti e Israele. Mentre usciva la notizia del Wall Street Journal, al Cairo continuavano i negoziati tra delegazione israeliana e palestinese, trattative di cui Netanyahu ha riferito ieri al suo gabinetto di sicurezza. “Netanyahu – afferma Repubblica – è favorevole al governo di unione nazionale, con la speranza che i moderati e laici palestinesi di Ramallah riprendano il controllo di Gaza e possano essere degli interlocutori più praticabili. Il dubbio risiede nel fatto che Abu Mazen abbia la forza di assumere quel compito”.  “Questa è una guerra per la difesa di Israele”. È il titolo del corsivo di Danilo Taino sul Corriere Sette. Taino afferma che “negli ultimi anni Gerusalemme ha fatto errori, ma la prospettiva dei due Stati è stata sin dall’inizio minata dal fine ultimo di Hamas, la distruzione dell’avversario”.  Torna a casa la salma di Simone Camilli, il report italiano ucciso dall’esplosione accidentale di una bomba nella Striscia di Gaza. “La morte di Simone, come quella delle altre vittime dell’esplosione e dei numerosi civili di ogni età e nazionalità quotidianamente coinvolti dalla violenza bellica in Medio Oriente – ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio diretto alla famiglia di Camilli -, deve costituire un ulteriore monito alle parti in conflitto e a tutti noi affinché ci si impegni per un’immediata e definitiva cessazione delle ostilità”(Corriere).  “Lo sputo in faccia e la kippah traditrice”. Sul Corriere il racconto di un brutto episodio di stampo antisemita a Milano raccontato da Antonio Bozzo. “In coda al tram, si alza un uomo – scrive Bozzo, testimone oculare della scena – Fa un mezzo cerchio e si para di fronte all’uomo seduto un sedile avanti. Spara parole rapide, in pessimo italiano, dall’accento si capisce che è arabo. Chiede infervorato: ‘Sei ebreo, vero?’. E l’uomo risponde ‘no’, con un filo di voce. È un attimo, l’uomo in piedi gli sputa in faccia”.
 
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#IsraeleDIfendelaPace
Domande e risposte
Domande chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora. L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede, dichiarazioni  sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it
 
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  davar dafdaf
I libri da portare in valigia
Su DafDaf, il giornale ebraico dei bambini, ogni mese due pagine sono dedicate ai libri. Nadia Terranova, scrittrice messinese trapiantata a Roma, i libri non solo li scrive, ma li legge e ama raccontarli. Su ogni numero del giornale propone un classico, un romanzo e un albo illustrato. La proposta per queste ultime settimane d’estate e di viaggi è di tre libri, che, come scrive Nadia, “possono loro stessi essere una valigia”.
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#Israeledifendelapace - qui tel aviv
In piazza per il silenzio  
La piazza in cui Israele si ritrova, luci, bandiere, e soprattutto persone, tra le 10 e le 15 mila secondo le stime, per far sentire la voce della gente del Sud. Questo il panorama offerto da Kikar Rabin, nel cuore di Tel Aviv, che al motto di “non rimanere in silenzio di fronte al rosso” (colore associato all’allarme razzi) si è riempita dei volti di chi sopporta, non da settimane ma da anni, il suono delle sirene e la vita nei rifugi per difendersi dai missili lanciati dalla Striscia di Gaza.
Nella manifestazione organizzata dalle municipalità del sud di Israele con il Comune di Tel Aviv, ad alternarsi sul palco sono stati gli interventi di personalità come il sindaco di Sderot Alon Davidi e Haim Yellin, a capo del Consiglio della Regione di Eshkol, le testimonianze dei cittadini, diversi intermezzi musicali, l’intervento del sindaco ospite Ron Huldai, a sottolineare l’abbraccio della sua città ai connazionali. Di fronte, sulla piazza, quei volti, i volti di chi è costretto a correre nei
rifugi, o magari, come è successo in queste settimane, a lasciare le proprie abitazioni per trasferirsi lontano, spesso per far vivere ai propri figli il senso di un’estate normale, fatta di giochi all’aria aperta e non di parco-giochi blindati in strutture di cemento: da segnalare infatti genitori con annesso altissimo numero di carrozzine e passeggini (con molti rispettivi proprietari a gattonare o giocare allegramente su appositi teli stesi sulla piazza, o anche sulla nuda pavimentazione, secondo lo stile classicamente rilassato dell’educazione israeliana), tanti adolescenti, tra cui spuntavano molte camicie dei movimenti giovanili, coppie e persone di ogni età e sensibilità religiosa, gruppi di amici. Per dire no a una vita fra parentesi, fra un allarme e l’altro, per ricordare a Israele di non dimenticarsi del suo sud troppo spesso minacciato e colpito anche quando il resto del paese vive la calma e la tranquillità a cui tutti aspirano.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

Qui Milano - preghiera interreligiosa  -
Nuovo impegno per la pace
“È accaduto tutto all'improvviso”, racconta don Georges Jahola, sacerdote della Diocesi di Mosul. “Gli abitanti delle nostre città si sono messi in fuga, senza portare con sé nulla, a piedi, con i bambini, gli anziani, gli ammalati e le donne, sotto il sole, soffrendo la fame e la sete”. Il suo è il racconto dell'esodo dei cristiani dal nord dell'Iraq, in fuga dalla persecuzione e dalla violenza dei jihadisti islamici. Un'onda di odio che si è abbattuta su tutte le minoranze che popolano l'Iraq, una rabbia integralista che minaccia tutto il Medio Oriente e non solo. “Non si può tacere davanti al male, davanti alla persecuzione di un popolo a causa della sua fede”, ha affermato con forza rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro Nord Italia. E proprio contro il silenzio e per la costruzione di un dialogo si sono levate ieri a Milano le voci di rappresentanti del mondo ebraico, cristiano e islamico. Nella Sala delle Colonne del Nuovo grande museo del Duomo è risuonato il doloroso racconto di don Jahola, si sono susseguiti gli appelli di rav Laras e di altre figure religiose, il pubblico ha ascoltato in silenzio i salmi cantanti da rav Elia Richetti, già presidente dell'Assemblea rabbinica italiana (nell'immagine, assieme a monsignor Gianantonio Borgonovo), e la chiusura è stata affidata alla puntuale analisi di David Meghnagi, docente dell'Università Roma Tre. Un momento di riflessione, di confronto, organizzato dalla scuola della Cattedrale, con il supporto della Veneranda Fabbrica del Duomo, in collaborazione col Tribunale Rabbinico del Centro Nord, che ha visto la partecipazione del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
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#israeledifendelapace
In attesa di una tregua
Tre ore di riunione ma nessuna novità. Almeno non pubblica. Il gabinetto di sicurezza del governo di Benjamin Netanyahu si è confrontato a lungo questa mattina in merito alle trattative in corso al Cairo per il conseguimento di una tregua con Gaza. Nulla è stato deciso, il responso alla fine della riunione, con le voci contrarie, il ministro dell'Economia Naftali Bennet su tutti, a ribadire le proprie posizioni. Dobbiamo abbandonare i colloqui del Cairo, la posizione più volte espressa da Bennet e ribadita questa mattina ai colleghi di governo. Netanyahu al momento non si esprime ma tiene aggiornati alcuni leader internazionali sulla situazione. Tra cui il primo ministro britannico David Cameron, che ha ribadito al collega israeliano il suo sostegno, sottolineando il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hamas. D'altra parte Cameron, riportano i quotidiani internazionali, ha voluto esprimere la sua speranza per il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, di una tregua duratura con i palestinesi.
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pilpul

Yazidi
Il mio primo incontro virtuale con gli yazidi era avvenuto all’università in occasione dell’esame di filologia semitica, in cui dovevo studiare un testo siriaco che descriveva i loro miti, a partire dalla creazione del mondo (un racconto curioso che sembrava quasi una parodia della Genesi); il siriaco suonava molto familiare (22 lettere chiamate alef, bet, ghimel, dalet…; aramaico, la lingua del Talmud ma anche di testi che sentiamo fin da piccoli come Ha lakhmà e Had gadià, o il Kaddish), ma non so se sia davvero la lingua degli yazidi o se fosse semplicemente la lingua in cui era scritto il testo da studiare; e soprattutto non credo che il testo (che mi pare di ricordare fosse stato composto da un missionario dell’inizio del XX secolo, quindi da un testimone esterno, forse non adeguatamente informato e presumibilmente ricco di pregiudizi) rispecchiasse fedelmente le credenze degli yazidi.

Anna Segre, insegnante
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Deserto
Cosa potrebbe rappresentare il deserto se non la metafora dell'esistenza terrena?
Territorio sterminato e arido, privo in gran parte di protezioni, "popolato" da jinnī e da visioni, talvolta celestiali. Nelle culture che qui sono fiorite come lo tzabar, rappresenta ab ovo il luogo dell'espiazione, del silenzio, dell'eremitaggio e della ricerca interiore specie nel Cristianesimo, o la trasposizione terrena dell'inferno nell'Islam, è perdizione, ma è anche soprattutto scelta e quindi libertà
.

Francesco Moises Bassano, studente
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Momenti difficili
È in momenti come questi, in cui tutto sembra perdere valore, che dobbiamo cercare le risorse per denunciare e avere il coraggio di continuare a tenere alti nostri ideali di pace! Da più di trent’anni dedico la mia vita all’educazione al dialogo tra diversi. Nel 2002, in piena intifada, al ritorno dal progetto “Per disegnare un sorriso sul loro volto” promosso dall’OSE a Caletta di Castiglioncello, sentii che dovevo fare di più.

Angelica Edna Calò Livne
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Tra sfiducia e voglia di ripresa
Settimana convulsa: ancora lancio di missili, combattimenti sempre più aspri a Gaza, la minaccia di rapimento di Hadar Goldin seguita dalla dichiarazione ufficiale della sua morte, accolta quasi con sollievo, la decisione unilaterale dell’esercito israeliano di ritirarsi, l’attentato a Gerusalemme, la minaccia di attentato a Tel Aviv e, finalmente, il cessate il fuoco di 72 ore, il giorno di Tishà be Av.

Adachiara Zevi, architetto
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Vita o morte
Vita e morte: due logiche, due esistenze. Citando Camus, invece di uccidere e morire per diventare quello che non siamo, dovremmo vivere e lasciare vivere per creare quello che realmente siamo.

Ilana Bahbout

La solitudine di Israele





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