
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Non
leggo giornali di gossip e non seguo nessuna delle vicende di coloro
che sono definiti star, celebrità, vip o simili. Eppure la morte e le
circostanze di morte di Robin Williams mi hanno lasciato silenzioso,
triste e pensieroso. Ho pensato ai film, ai suoi film con i quali molta
della mia generazione è cresciuta ed in tutti ho sempre trovato un
messaggio di positività, di amore per la vita, di comica e profonda
energia esistenziale. Per questo motivo sono rimasto silenzioso.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Nel
mondo cresce l'illusione di poter fare da soli. Siamo tutti fortemente
allarmati per l'espandersi del cosiddetto califfato in quel che rimane
dell'Iraq, dove gli islamisti sunniti credono di poter costruire una
civiltà senza cristiani (e possibilmente senza sciiti e senza curdi).
Ma siamo certi che altrove non si lavori nella stessa prospettiva? Da
Gaza i jihadisti continuano a sparare missili su Israele, convinti
esplicitamente della possibilità di fare una Palestina senza ebrei. Nel
medesimo tempo in Israele c'è chi pensa che si possa realmente avere
un'Israele senza palestinesi.
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Rav Laras, "Per la pace bisogna combattere" |
Un
incontro per la pace, per il dialogo tra i popoli e le religioni. Nei
dorsi milanesi di Corriere della Sera, Repubblica e Avvenire, spazio
all’appuntamento di ieri a Milano, nella Sala delle Colonne del Nuovo
grande museo del Duomo, tra rappresentanti del mondo ebraico, cristiano
e musulmano, organizzato dalla scuola della Cattedrale e dal Tribunale
rabbinico del Centro-nord Italia. Un momento per esprimere solidarietà
alle migliaia di persone perseguitate per la loro fede in Iraq, vittime
dell’estremismo islamico. “Non si può tacere davanti al male, davanti
alla persecuzione di un popolo a causa della sua fede”, dichiara rav
Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro-nord, nel
corso del suo intervento. “La pace – spiega rav Laras – è un concetto
dinamico, va costruita, anche combattendo”. “Solo la pace ha un
futuro”, afferma monsignor Luca Bressan mentre il professor David
Meghnagi invita a “costruire ponti” tra le religioni e sulla necessità
di dialogare “sul concetto di cittadinanza politica, cioè non basata
sull’appartenenza religiosa”. Presente anche il sindaco di Milano
Giuliano Pisapia, che a margine dell’incontro sottolinea l’importanza
di “saper offrire aiuto e accoglienza a coloro che fuggono da
situazioni drammatiche”. Condanna delle violenze in Iraq da parte dei
rappresentanti della comunità islamica ma con una distorsione della
realtà, inserendo fuori contesto il conflitto in corso tra Israele e
Hamas. “Condanniamo quel che sta succedendo in Iraq – afferma Asfa
Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica – ma anche in
Siria, come nei territori occupati, a Gaza, dove ci sono stati 2mila
morti”. Le persecuzioni in corso in Medio Oriente vengono così
assimilate al conflitto tra l’esercito israeliano e l’organizzazione
terroristica di Hamas a Gaza. Mercoledì scorso il premier
israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Barack Obama
hanno avuto un duro scontro telefonico. A rivelarlo, come riporta il
Corriere della Sera, il quotidiano americano Wall Street Journal. Tra i
motivi dell’acredine, il fatto che “durante il mese di conflitto, lo
Stato Maggiore israeliano sia riuscito a ottenere rifornimenti di armi
dal Pentagono senza che la Casa Bianca ne fosse informata”. A cercare
di fare da pacere, il ministro delle Finanze, Yair Lapid, che
sottolineato l’importanza del legame tra Stati Uniti e Israele. Mentre
usciva la notizia del Wall Street Journal, al Cairo continuavano i
negoziati tra delegazione israeliana e palestinese, trattative di cui
Netanyahu ha riferito ieri al suo gabinetto di sicurezza. “Netanyahu –
afferma Repubblica – è favorevole al governo di unione nazionale, con
la speranza che i moderati e laici palestinesi di Ramallah riprendano
il controllo di Gaza e possano essere degli interlocutori più
praticabili. Il dubbio risiede nel fatto che Abu Mazen abbia la forza
di assumere quel compito”. “Questa è una guerra per la difesa di
Israele”. È il titolo del corsivo di Danilo Taino sul Corriere Sette.
Taino afferma che “negli ultimi anni Gerusalemme ha fatto errori, ma la
prospettiva dei due Stati è stata sin dall’inizio minata dal fine
ultimo di Hamas, la distruzione dell’avversario”. Torna a casa la
salma di Simone Camilli, il report italiano ucciso dall’esplosione
accidentale di una bomba nella Striscia di Gaza. “La morte di Simone,
come quella delle altre vittime dell’esplosione e dei numerosi civili
di ogni età e nazionalità quotidianamente coinvolti dalla violenza
bellica in Medio Oriente – ha scritto il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano in un messaggio diretto alla famiglia di Camilli -,
deve costituire un ulteriore monito alle parti in conflitto e a tutti
noi affinché ci si impegni per un’immediata e definitiva cessazione
delle ostilità”(Corriere). “Lo sputo in faccia e la kippah
traditrice”. Sul Corriere il racconto di un brutto episodio di stampo
antisemita a Milano raccontato da Antonio Bozzo. “In coda al tram, si
alza un uomo – scrive Bozzo, testimone oculare della scena – Fa un
mezzo cerchio e si para di fronte all’uomo seduto un sedile avanti.
Spara parole rapide, in pessimo italiano, dall’accento si capisce che è
arabo. Chiede infervorato: ‘Sei ebreo, vero?’. E l’uomo risponde ‘no’,
con un filo di voce. È un attimo, l’uomo in piedi gli sputa in faccia”.
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#IsraeleDIfendelaPace
Domande e risposte |
Domande
chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi
problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora.
L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra
lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it
il lancio di una nuova area informativa dedicata dalla redazione a
notizie, schede, dichiarazioni sugli ultimi sviluppi relativi
all'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella Striscia di
Gaza. Tutti i cittadini che ritengono di poter aggiungere un contributo
positivo per arricchire il notiziario possono mettersi in contatto
scrivendo a desk@ucei.it
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dafdaf
I libri da portare in valigia
Su
DafDaf, il giornale ebraico dei bambini, ogni mese due pagine sono
dedicate ai libri. Nadia Terranova, scrittrice messinese trapiantata a
Roma, i libri non solo li scrive, ma li legge e ama raccontarli. Su
ogni numero del giornale propone un classico, un romanzo e un albo
illustrato. La proposta per queste ultime settimane d’estate e di
viaggi è di tre libri, che, come scrive Nadia, “possono loro stessi
essere una valigia”.
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#Israeledifendelapace - qui tel aviv
In piazza per il silenzio
La
piazza in cui Israele si ritrova, luci, bandiere, e soprattutto
persone, tra le 10 e le 15 mila secondo le stime, per far sentire la
voce della gente del Sud. Questo il panorama offerto da Kikar Rabin,
nel cuore di Tel Aviv, che al motto di “non rimanere in silenzio di
fronte al rosso” (colore associato all’allarme razzi) si è riempita dei
volti di chi sopporta, non da settimane ma da anni, il suono delle
sirene e la vita nei rifugi per difendersi dai missili lanciati dalla
Striscia di Gaza.
Nella manifestazione organizzata dalle municipalità del sud di Israele
con il Comune di Tel Aviv, ad alternarsi sul palco sono stati gli
interventi di personalità come il sindaco di Sderot Alon Davidi e Haim
Yellin, a capo del Consiglio della Regione di Eshkol, le testimonianze
dei cittadini, diversi intermezzi musicali, l’intervento del sindaco
ospite Ron Huldai, a sottolineare l’abbraccio della sua città ai
connazionali. Di fronte, sulla piazza, quei volti, i volti di chi è
costretto a correre nei
rifugi, o magari, come è successo in queste settimane, a lasciare le
proprie abitazioni per trasferirsi lontano, spesso per far vivere ai
propri figli il senso di un’estate normale, fatta di giochi all’aria
aperta e non di parco-giochi blindati in strutture di cemento: da
segnalare infatti genitori con annesso altissimo numero di carrozzine e
passeggini (con molti rispettivi proprietari a gattonare o giocare
allegramente su appositi teli stesi sulla piazza, o anche sulla nuda
pavimentazione, secondo lo stile classicamente rilassato
dell’educazione israeliana), tanti adolescenti, tra cui spuntavano
molte camicie dei movimenti giovanili, coppie e persone di ogni età e
sensibilità religiosa, gruppi di amici. Per dire no a una vita fra
parentesi, fra un allarme e l’altro, per ricordare a Israele di non
dimenticarsi del suo sud troppo spesso minacciato e colpito anche
quando il resto del paese vive la calma e la tranquillità a cui tutti
aspirano.
Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked
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Qui Milano - preghiera interreligiosa -
Nuovo impegno per la pace
“È
accaduto tutto all'improvviso”, racconta don Georges Jahola, sacerdote
della Diocesi di Mosul. “Gli abitanti delle nostre città si sono messi
in fuga, senza portare con sé nulla, a piedi, con i bambini, gli
anziani, gli ammalati e le donne, sotto il sole, soffrendo la fame e la
sete”. Il suo è il racconto dell'esodo dei cristiani dal nord
dell'Iraq, in fuga dalla persecuzione e dalla violenza dei jihadisti
islamici. Un'onda di odio che si è abbattuta su tutte le minoranze che
popolano l'Iraq, una rabbia integralista che minaccia tutto il Medio
Oriente e non solo. “Non si può tacere davanti al male, davanti alla
persecuzione di un popolo a causa della sua fede”, ha affermato con
forza rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro
Nord Italia. E proprio contro il silenzio e per la costruzione di un
dialogo si sono levate ieri a Milano le voci di rappresentanti del
mondo ebraico, cristiano e islamico. Nella Sala delle Colonne del Nuovo
grande museo del Duomo è risuonato il doloroso racconto di don Jahola,
si sono susseguiti gli appelli di rav Laras e di altre figure
religiose, il pubblico ha ascoltato in silenzio i salmi cantanti da rav
Elia Richetti, già presidente dell'Assemblea rabbinica italiana
(nell'immagine, assieme a monsignor Gianantonio Borgonovo), e la
chiusura è stata affidata alla puntuale analisi di David Meghnagi,
docente dell'Università Roma Tre. Un momento di riflessione, di
confronto, organizzato dalla scuola della Cattedrale, con il supporto
della Veneranda Fabbrica del Duomo, in collaborazione col Tribunale
Rabbinico del Centro Nord, che ha visto la partecipazione del sindaco
di Milano Giuliano Pisapia. Leggi
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#israeledifendelapace
In attesa di una tregua
Tre
ore di riunione ma nessuna novità. Almeno non pubblica. Il gabinetto di
sicurezza del governo di Benjamin Netanyahu si è confrontato a lungo
questa mattina in merito alle trattative in corso al Cairo per il
conseguimento di una tregua con Gaza. Nulla è stato deciso, il responso
alla fine della riunione, con le voci contrarie, il ministro
dell'Economia Naftali Bennet su tutti, a ribadire le proprie posizioni.
Dobbiamo abbandonare i colloqui del Cairo, la posizione più volte
espressa da Bennet e ribadita questa mattina ai colleghi di governo.
Netanyahu al momento non si esprime ma tiene aggiornati alcuni leader
internazionali sulla situazione. Tra cui il primo ministro britannico
David Cameron, che ha ribadito al collega israeliano il suo sostegno,
sottolineando il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di
Hamas. D'altra parte Cameron, riportano i quotidiani internazionali, ha
voluto esprimere la sua speranza per il raggiungimento, nel più breve
tempo possibile, di una tregua duratura con i palestinesi. Leggi
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Yazidi |
Il
mio primo incontro virtuale con gli yazidi era avvenuto all’università
in occasione dell’esame di filologia semitica, in cui dovevo studiare
un testo siriaco che descriveva i loro miti, a partire dalla creazione
del mondo (un racconto curioso che sembrava quasi una parodia della
Genesi); il siriaco suonava molto familiare (22 lettere chiamate alef,
bet, ghimel, dalet…; aramaico, la lingua del Talmud ma anche di testi
che sentiamo fin da piccoli come Ha lakhmà e Had gadià, o il Kaddish),
ma non so se sia davvero la lingua degli yazidi o se fosse
semplicemente la lingua in cui era scritto il testo da studiare; e
soprattutto non credo che il testo (che mi pare di ricordare fosse
stato composto da un missionario dell’inizio del XX secolo, quindi da
un testimone esterno, forse non adeguatamente informato e
presumibilmente ricco di pregiudizi) rispecchiasse fedelmente le
credenze degli yazidi.
Anna Segre, insegnante
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Deserto |
Cosa potrebbe rappresentare il deserto se non la metafora dell'esistenza terrena?
Territorio sterminato e arido, privo in gran parte di protezioni,
"popolato" da jinnī e da visioni, talvolta celestiali. Nelle culture
che qui sono fiorite come lo tzabar, rappresenta ab ovo il luogo
dell'espiazione, del silenzio, dell'eremitaggio e della ricerca
interiore specie nel Cristianesimo, o la trasposizione terrena
dell'inferno nell'Islam, è perdizione, ma è anche soprattutto scelta e
quindi libertà.
Francesco Moises Bassano, studente
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Momenti difficili |
È
in momenti come questi, in cui tutto sembra perdere valore, che
dobbiamo cercare le risorse per denunciare e avere il coraggio di
continuare a tenere alti nostri ideali di pace! Da più di
trent’anni dedico la mia vita all’educazione al dialogo tra
diversi. Nel 2002, in piena intifada, al ritorno dal progetto “Per
disegnare un sorriso sul loro volto” promosso dall’OSE a Caletta
di Castiglioncello, sentii che dovevo fare di più.
Angelica Edna Calò Livne
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Tra sfiducia e voglia di ripresa |
Settimana
convulsa: ancora lancio di missili, combattimenti sempre più aspri
a Gaza, la minaccia di rapimento di Hadar Goldin seguita dalla
dichiarazione ufficiale della sua morte, accolta quasi con sollievo, la
decisione unilaterale dell’esercito israeliano di ritirarsi,
l’attentato a Gerusalemme, la minaccia di attentato a Tel Aviv e,
finalmente, il cessate il fuoco di 72 ore, il giorno di Tishà be Av.
Adachiara Zevi, architetto
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Vita o morte |
Vita
e morte: due logiche, due esistenze. Citando Camus, invece di uccidere
e morire per diventare quello che non siamo, dovremmo vivere e lasciare
vivere per creare quello che realmente siamo.
Ilana Bahbout
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