Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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"Cosa
chiedo a ciascuno di voi? Tre cose soltanto: non sbirciare fuori di sé,
non sbirciare dentro gli altri, non pensare a se stessi" (Menachem
Mendel di Kotzk)
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David Bidussa, storico sociale delle idee | “L’utopia
è credere di poter creare il futuro nel presente. Il realismo è
accettare che il presente sia solo il momento che abbiamo per capire
perché esistiamo, per quale scopo facciamo o non facciamo qualcosa e
per decidere”. Catturo queste parole dall’ultimo libro di Vittorio Dan
Segre (“Storia dell’ebreo che voleva essere eroe”, Bollati Boringhieri,
p. 278). Vittorio Dan Segre che ho incontrato varie volte, mi ha
insegnato due cose: 1) si può essere ironici anche ragionando di cose
complicate o molto problematiche come una trattativa diplomatica; 2)
bisogna provare a cambiare parametro se si vuol superare il proprio
isolamento. Grazie Vittorio. Che la terra ti sia lieve.
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ROMA
- Il Centro Internazionale di Studi Giudaici in collaborazione con la
Comunità ebraica di Roma presenta domani alle 10, nella Sala delle
Colonne di Palazzo Marini - Camera dei Deputati (via Poli 19), il libro
"Il Kaddish a Ferramonti, le anime ritrovate". Oltre agli autori Enrico
Tromba, Stefano Nicola Sinicropi e Antonio Sorrenti, interverranno il
rabbino capo Riccardo Di Segni, l'ex ministro dei beni e delle attività
culturali e del turismo Massimo Bray e Ivan Basana, presidente di
Evangelici d'Italia per Israele.
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Vittorio Dan Segre
(1922 - 2014) |
“Faceva
yoga con David Ben Gurion e fu reporter di Indro Montanelli, con la
divisa della Brigata Ebraica salvò molti orfani della Shoah in Italia e
dalle cattedre di Haifa e Lugano ha avvicinato l'Europa a Israele e
viceversa.” Così inizia su La Stampa il ricordo di Vittorio Dan Segre,
diplomatico, scrittore, giornalista, morto ieri a Torino a 92 anni,
descritto da Maurizio Molinari come “un protagonista del Novecento che
ha incarnato la sovrapposizione tra Risorgimento italiano e sionismo
ebraico”. Il Giornale, che contribuì a fondare con l’amico Indro
Montanelli nel 1974, pubblica un estratto suo ultimo libro “Storia
dell’ebreo che voleva essere eroe”, appena uscito per i tipi di Bollati
Boringhieri. In questa sorta di ideale continuazione della sua “Storia
di un ebreo fortunato”, ripresa anche nei titoli dei molti articoli
usciti oggi, Dan Segre ha scritto: “Osservandola dall'alto dei miei
novant'anni e più, mi sembra che la mia vita sia stata un cocktail di
bene e di male, di allegria e sentimentalismo, funestata dal continuo
chiedermi: Perché? (...) Se questo testo venisse un giorno pubblicato,
vorrei potesse essere un atto di allegra confessione e ringraziamento
per i doni che ho immeritatamente o per sbaglio ricevuto.”
Sul Domenicale del Sole 24Ore Giulio Busi descrive Vittorio Dan Segre
come “Uno dei grandi testimoni del Novecento” e ricorda che “Era
fortunato, e cioè capace di vedere la propria vita, lunga e
avventurosa, come un intreccio di due fili. Un primo filo forte,
misterioso, oscuro, quello tessuto dal destino. La nascita in una
famiglia ebraica piemontese, dapprima assai prospera e poi in declino;
le leggi razziali, l'emigrazione in Palestina, la guerra e la lotta per
l'indipendenza d'Israele, il servizio diplomatico in giro per il mondo.
E poi un secondo filo, altrettanto resistente, quello delle proprie
scelte e della capacità di porsi domande non banali: l'attività di
giornalista e di scrittore, l'insegnamento in università prestigiose,
la fama di commentatore politico, tutte testimonianze di un impegno
voluto e costruito, con tenacia.” Ancora sulla Stampa, Alain Elkann
ricorda ai lettori che Vittorio Dan Segre, conosciuto in Israele come
Dan Avni, era nato in una numerosa e variegata famiglia ebrea
piemontese con appendici a Trieste, e che “coagulava in un'unica
persona il meglio di un grande borghese piemontese, di un israeliano di
altissimo profilo intellettuale e di ebreo osservante. Se fosse ancora
vivo, chi lo rimpiangerebbe molto sarebbe Indro Montanelli che gli era
veramente amico. Vittorio Segre lo divertiva con i suoi aneddoti e le
sue eccentricità, e lui lo considerava un ottimo giornalista.” E il
prossimo sabato, conclude, nel giorno di Kippur, “la comunità ebraica
di Torino sentirà un grande vuoto”.
Anche il presidente Napolitano ha espresso cordoglio per la sua
scomparsa: “Ho appreso con tristezza della scomparsa di Vittorio Dan
Segre che ha legato il suo nome alla vita dello Stato di Israele e alla
passione per il giornalismo”, e Mario Cervi, altro fondatore de il
Giornale, saluta l’amico ricordandone un altro nome ancora, quel R.A.
con cui ricordava la moglie Rosette, e ne scrive, “con con commozione”,
accorgendosi “di dire addio non a un singolo personaggio ma a tanti
personaggi in lui riuniti. Quell'uomo pacato, saggio, disincantato era
stato esule, giovanissimo combattente contro la ferocia nazista e per
la creazione di Israele, diplomatico di rango, professore
universitario, consigliere di potenti” e conclude “Ci mancherà. Quando
saremo assaliti da dubbi non potremo più affidarci a uno che i dubbi,
anche se non li risolveva, almeno li chiariva. Dan Segre è stato un
uomo dalle molte vite. E stato soprattutto un Uomo.”
“Rimarrà a Villa Torlonia il Museo della Shoah”, titola l’edizione
romana del Corriere della Sera. Nell'articolo, firmato da Alessandro
Capponi, si legge: “Nel primo pomeriggio, domani, si capirà
ufficialmente il futuro che attende il museo della Shoah, ma già prima
della riunione del cda della Fondazione è chiarissimo l'orientamento
del Comune: aprire le buste per aggiudicare la gara di Villa Torlonia”.
L'ipotesi Eur, si legge ancora, “potrebbe tornare buona per un
allestimento temporaneo, almeno per ricordare degnamente l'anniversario
della liberazione di Auschwitz, a gennaio”. Ma è chiaro, scrive Capponi
“che le condizioni economiche devono essere adeguate a quelle delle
casse (vuote) del Campidoglio”.
Il Comune, aggiunge il Corriere, "domani al cda racconterà delle
perplessità tecnico-amministrative legate allo spostamento del
progetto. Anche perché se da Villa Torlonia non si può tornare indietro
è evidente che una sede temporanea del museo non potrà realizzarsi con
la spesa prevista inizialmente per l'Eur, quando fu ipotizzato un
trasferimento definitivo".
Sul dorso romano di Repubblica vengono invece forniti aggiornamenti
relativi all'inchiesta sulle cartelle cliniche dell'Ospedale
israelitico della Capitale. Il danno subito dal sistema sanitario
ammonterebbe a otto milioni di euro: una somma, scrive Repubblica, “che
potrebbero essere medici e dirigenti pubblici a restituire alla
Regione”. Due le inchieste parallele aperte da Procura e Corte dei
conti. “Dopo l'inchiesta della Procura, che è riuscita a
scoperchiare il sistema di truffe - scrive il giornale - adesso
anche la Corte dei conti vuole vederci chiaro. Se l'inchiesta dei pm di
piazzale Clodio è riuscita a individuare le singole responsabilità in
alcuni dirigenti dell'ospedale e medici convenzionati con la struttura,
i magistrati contabili hanno aperto un fascicolo parallelo per capire
perché non sia stato messo un freno ai finanziamenti e individuare
possibili profili di colpa grave per il danno arrecato alle casse del
sistema sanitario nazionale e della Asl di riferimento della struttura
nell'arco di tre anni, dal 2007 al 2009. Non solo l'Azienda sanitaria
locale, che ha poi revocato i finanziamenti per la struttura. Nel
mirino dei magistrati contabili potrebbero finire anche alcuni dei
componenti dello staff dell'ex assessorato alla Sanità dell'era
Polverini e Marrazzo: non revocarono l'accreditamento alla struttura,
nonostante i vertici dell'ospedale fossero indagati”.
“D’altra parte - aggiunge Repubblica - i carabinieri del Nas erano
stati chiari: al termine dei rilievi su cui si basa l'inchiesta penale
che nella sua seconda tranche ha visto l'iscrizione del registro degli
indagati anche dell'ex numero uno dell'ospedale israelitico, Antonio
Mastrapasqua, i militari dell'Arma avevano inviato una lettera alla
Regione Lazio in cui si chiedeva la revoca della convenzione per il
2013, oltre che la sospensione della determinazione del suo budget, il
blocco del rinnovo dell'accordo per l'anno in corso e la revoca
dell'accreditamento. I carabinieri del nucleo anti-sofisticazione,
nella missiva, avevano puntato il dito contro il sistema utilizzato fra
il 2007 e il 2009 all'interno dell'Israelitico e basato sul
taroccamento di alcuni dati, sottolineando ‘l'incongruità e
l'inappropriatezza delle prestazioni’ che consistevano nella pratica di
‘utilizzare sistematicamente, nella scheda ospedaliera di dimissioni,
codici (delle patologie trattate, ndr) diversi da quelli riportati
nelle cartelle cliniche’. Di queste, ‘12.159, il 94 per cento del
totale, sono risultate incongrue (diverse, ndr)’. Una ‘pratica
sistematica’ che sarebbe stata resa possibile dalla complicità di ex
dirigenti della Regione. La vicenda - conclude Repubblica - però, non
si chiuderà a breve: dopo la richiesta dei Nas, la Regione, in
autotutela, aveva chiesto il recupero delle somme pagate per la
remunerazione delle prestazioni sub indice. L'ospedale israelitico
aveva così fatto ricorso al Tar, che lo scorso agosto lo ha accolto,
fissando per l’8 ottobre la data per l'udienza che entrerà nel merito
del contenzioso".
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IL CORDOGLIO DELL'ITALIA EBRAICA
Vittorio Dan Segre (1922-2014)
Ha
suscitato cordoglio e commozione nell'ebraismo italiano, in Israele e
nel mondo della cultura, della diplomazia e del giornalismo, la
scomparsa di Vittorio Dan Segre.
Protagonista della
reazione ebraica alle leggi razziste del 1938, della liberazione dal
nazifascismo, dell'Indipendenza di Israele, grande esperto di relazioni
internazionali, scrittore e pubblicista amatissimo dal pubblico
internazionale, Segre è stato collaboratore, amico fraterno e prezioso
consigliere di questa redazione.
I funerali partiranno
domani, lunedì 29 settembre 2014, 5 Tishrì 5775 alle 12 da Torino, in
via Galliari 32, per proseguire alle 13.30 a Govone d'Alba, la casa
natale del Roero, e poi al cimitero ebraico di Govone. Il figlio
Emanuel siederà in Shiva da martedì nel pomeriggio sino alla vigilia di
Kippur nella casa di famiglia a Gerusalemme-Talbieh, Rechov Marcus 5.
Ai figli Michael e Emanuel, ai familiari e a tutti i suoi cari il profondo affetto della redazione.
Rendendo
omaggio a Vittorio Dan Segre (qui ritratto da Giorgio Albertini) Il
Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna
ha pronunciato le seguenti parole:
"Diplomatico,
scrittore, giornalista, uomo di cultura. Punto di riferimento e amico
straordinario. Con la scomparsa di Vittorio Dan Segre, l’Italia perde
una delle sue migliori espressioni intellettuali. Che il suo ricordo,
che le sue immense qualità, vivano attraverso le generazioni e siano
per tutti noi di benedizione.
Tra i più appassionati e attenti cronisti dei nostri tempi, Dan Segre
ha scritto pagine memorabili proiettando, in ogni sua iniziativa, la
piena consapevolezza della propria identità di ebreo italiano. Una
consapevolezza che l’avrebbe portato, tra le varie avventure di una
vita ricca di sfide affrontate a testa alta, a un ruolo da protagonista
nella fondazione dello Stato di Israele e ad altre storie, situazioni,
vicende indimenticabili.
Di
lui ricordo i preziosi consigli e i frequenti colloqui che hanno
caratterizzato questi ultimi anni a sostegno del progetto di
un’informazione ebraica che uscisse dalla logica dei giornali
comunitari per arrivare al grande pubblico in modo professionale e
autorevole. Pagine Ebraiche, il Portale dell’ebraismo italiano, tutte
le altre iniziative che sono state realizzate non avrebbero visto la
luce senza il suo consiglio".
Renzo Gattegna
presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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VITTORIO DAN SEGRE (1922-2014)
L'ebreo che voleva essere eroe
Vittorio
Dan Segre, si sa, ama giocare con le grandi categorie dell’anima e
della storia. La Fortuna, nel primo e “fortunato” libro, adesso
l’Eroismo. Del suo (quasi) conterraneo Alfieri possiede senza ombra di
dubbio il gusto coreografico, la concezione teatrale della storia, dei
miti, della tradizione.
Per nostra (e forse anche per sua) fortuna a trattenerlo con i piedi
sulla terra è la terra stessa dove è nato e dove hanno vissuto i suoi
antenati. Il Piemonte ebraico, con la sue ironie, la sua filosofia
pessimistica della vita, il suo scetticismo che vieta ogni indulgenza
verso le arti della retorica, della scenografia e della finzione alla
fine prevale.
Alberto Cavaglion Leggi
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VITTORIO DAN SEGRE (1922-2014)
Israele, dignità della Diaspora
Le
sette braccia della Menorah d’oro brillavano sulla copertina del
passaporto teso per farsi identificare allo sportello di un
cambiavalute di Chicago. Quel documento, uno dei primi emessi dallo
Stato di Israele, era il simbolo per tutti gli ebrei del compimento di
un sogno. Libertà, indipendenza, democrazia, sicurezza, nuova speranza.
E, per la generazione di chi Israele l’ha costruito combattendo con
determinazione, la soddisfazione di aver realizzato qualcosa di unico,
di aver scritto un nuovo capitolo indelebile nel lungo itinerario del
popolo ebraico
(Nell'immagine di Giorgio Albertini per Pagine Ebraiche, Vittorio Dan Segre con Guido Vitale)
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qui roma
Mario Limentani (1923-2014)
Mario
Limentani, uno degli ultimi testimoni alla Shoah, è scomparso questa
mattina a Roma all'età di 91 anni. Originario di Venezia ma
trasferitosi a Roma giovanissimo, era stato catturato dai persecutori
nazifascisti nel dicembre del 1943 in una retata contro i dissidenti
politici e deportato nel gennaio del 1944 nel campo di concentramento
di Mauthausen. Trasferito nella sezione di Melk, poi di nuovo a
Mauthausen e infine nella sezione di Ebensee del campo, fu liberato
solo nel maggio del 1945.
La sua vicenda è riferita nel libro di Grazia Di Veroli "La scala della
morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen".
Testimone del capitolo più straziante della storia del Novecento,
Limentani era sempre presente alle celebrazioni della Memoria della
Shoah. Durante la visita alla sinagoga di Roma lo scorso dicembre del
premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell'ex presidente del
Consiglio Enrico Letta aveva preso parte alla cerimonia di accensione
delle candele di Hannuccà.
Rivolgendo a Mario Limentani un estremo saluto, il Presidente
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha detto:
"Memoria storica degli ebrei italiani, Mario Limentani è stato
testimone dell'ora più buia delle nostre vicende, vivendo sulla propria
pelle l'orrore della deportazione, dello sterminio, dell'annientamento
sia fisico che morale operato dal nazifascismo. Il suo coraggio, la sua
lucida e terribile testimonianza, non saranno dimenticati. Che il suo
ricordo sia di benedizione per noi tutti".
Anche la Comunità ebraica di Roma ha espresso il suo cordoglio per la
scomparsa del Testimone, unendosi al dolore della famiglia.
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Pensare il radicalismo islamico |
Il
tempo, per il radicalismo islamico, è una variabile fondamentale. Ben
più dei luoghi dei quali, invece, contesta la rilevanza. Se infatti
esso si presenta come un movimento globalizzato ed universalista,
presente ovunque ma radicato in nessun luogo (si pensi ad al-Qaeda), in
sintonia con l'idea di massima mobilità che si accompagna alla
globalizzazione, ben diverso è il discorso per la funzione del tempo.
Claudio Vercelli
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