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28 settembre 2014 - 4 Tishrì 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
"Cosa chiedo a ciascuno di voi? Tre cose soltanto: non sbirciare fuori di sé, non sbirciare dentro gli altri, non pensare a se stessi" (Menachem Mendel di Kotzk)
David Bidussa, storico sociale delle idee
“L’utopia è credere di poter creare il futuro nel presente. Il realismo è accettare che il presente sia solo il momento che abbiamo per capire perché esistiamo, per quale scopo facciamo o non facciamo qualcosa e per decidere”. Catturo queste parole dall’ultimo libro di Vittorio Dan Segre (“Storia dell’ebreo che voleva essere eroe”, Bollati Boringhieri, p. 278). Vittorio Dan Segre che ho incontrato varie volte, mi ha insegnato due cose: 1) si può essere ironici anche ragionando di cose complicate o molto problematiche come una trattativa diplomatica; 2) bisogna provare a cambiare parametro se si vuol superare il proprio isolamento. Grazie Vittorio. Che la terra ti sia lieve.
ROMA - Il Centro Internazionale di Studi Giudaici in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma presenta domani alle 10, nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini - Camera dei Deputati (via Poli 19), il libro "Il Kaddish a Ferramonti, le anime ritrovate". Oltre agli autori Enrico Tromba, Stefano Nicola Sinicropi e Antonio Sorrenti, interverranno il rabbino capo Riccardo Di Segni, l'ex ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Massimo Bray e Ivan Basana, presidente di Evangelici d'Italia per Israele.
Vittorio Dan Segre
(1922 - 2014)
“Faceva yoga con David Ben Gurion e fu reporter di Indro Montanelli, con la divisa della Brigata Ebraica salvò molti orfani della Shoah in Italia e dalle cattedre di Haifa e Lugano ha avvicinato l'Europa a Israele e viceversa.” Così inizia su La Stampa il ricordo di Vittorio Dan Segre, diplomatico, scrittore, giornalista, morto ieri a Torino a 92 anni, descritto da Maurizio Molinari come “un protagonista del Novecento che ha incarnato la sovrapposizione tra Risorgimento italiano e sionismo ebraico”. Il Giornale, che contribuì a fondare con l’amico Indro Montanelli nel 1974, pubblica un estratto suo ultimo libro “Storia dell’ebreo che voleva essere eroe”, appena uscito per i tipi di Bollati Boringhieri. In questa sorta di ideale continuazione della sua “Storia di un ebreo fortunato”, ripresa anche nei titoli dei molti articoli usciti oggi, Dan Segre ha scritto: “Osservandola dall'alto dei miei novant'anni e più, mi sembra che la mia vita sia stata un cocktail di bene e di male, di allegria e sentimentalismo, funestata dal continuo chiedermi: Perché? (...) Se questo testo venisse un giorno pubblicato, vorrei potesse essere un atto di allegra confessione e ringraziamento per i doni che ho immeritatamente o per sbaglio ricevuto.”
Sul Domenicale del Sole 24Ore Giulio Busi descrive Vittorio Dan Segre come “Uno dei grandi testimoni del Novecento” e ricorda che “Era fortunato, e cioè capace di vedere la propria vita, lunga e avventurosa, come un intreccio di due fili. Un primo filo forte, misterioso, oscuro, quello tessuto dal destino. La nascita in una famiglia ebraica piemontese, dapprima assai prospera e poi in declino; le leggi razziali, l'emigrazione in Palestina, la guerra e la lotta per l'indipendenza d'Israele, il servizio diplomatico in giro per il mondo. E poi un secondo filo, altrettanto resistente, quello delle proprie scelte e della capacità di porsi domande non banali: l'attività di giornalista e di scrittore, l'insegnamento in università prestigiose, la fama di commentatore politico, tutte testimonianze di un impegno voluto e costruito, con tenacia.” Ancora sulla Stampa, Alain Elkann ricorda ai lettori che Vittorio Dan Segre, conosciuto in Israele come Dan Avni, era nato in una numerosa e variegata famiglia ebrea piemontese con appendici a Trieste, e che “coagulava in un'unica persona il meglio di un grande borghese piemontese, di un israeliano di altissimo profilo intellettuale e di ebreo osservante. Se fosse ancora vivo, chi lo rimpiangerebbe molto sarebbe Indro Montanelli che gli era veramente amico. Vittorio Segre lo divertiva con i suoi aneddoti e le sue eccentricità, e lui lo considerava un ottimo giornalista.” E il prossimo sabato, conclude, nel giorno di Kippur, “la comunità ebraica di Torino sentirà un grande vuoto”.
Anche il presidente Napolitano ha espresso cordoglio per la sua scomparsa: “Ho appreso con tristezza della scomparsa di Vittorio Dan Segre che ha legato il suo nome alla vita dello Stato di Israele e alla passione per il giornalismo”, e Mario Cervi, altro fondatore de il Giornale, saluta l’amico ricordandone un altro nome ancora, quel R.A. con cui ricordava la moglie Rosette, e ne scrive, “con con commozione”, accorgendosi “di dire addio non a un singolo personaggio ma a tanti personaggi in lui riuniti. Quell'uomo pacato, saggio, disincantato era stato esule, giovanissimo combattente contro la ferocia nazista e per la creazione di Israele, diplomatico di rango, professore universitario, consigliere di potenti” e conclude “Ci mancherà. Quando saremo assaliti da dubbi non potremo più affidarci a uno che i dubbi, anche se non li risolveva, almeno li chiariva. Dan Segre è stato un uomo dalle molte vite. E stato soprattutto un Uomo.”

“Rimarrà a Villa Torlonia il Museo della Shoah”, titola l’edizione romana del Corriere della Sera. Nell'articolo, firmato da Alessandro Capponi, si legge: “Nel primo pomeriggio, domani, si capirà ufficialmente il futuro che attende il museo della Shoah, ma già prima della riunione del cda della Fondazione è chiarissimo l'orientamento del Comune: aprire le buste per aggiudicare la gara di Villa Torlonia”. L'ipotesi Eur, si legge ancora, “potrebbe tornare buona per un allestimento temporaneo, almeno per ricordare degnamente l'anniversario della liberazione di Auschwitz, a gennaio”. Ma è chiaro, scrive Capponi “che le condizioni economiche devono essere adeguate a quelle delle casse (vuote) del Campidoglio”.
Il Comune, aggiunge il Corriere, "domani al cda racconterà delle perplessità tecnico-amministrative legate allo spostamento del progetto. Anche perché se da Villa Torlonia non si può tornare indietro è evidente che una sede temporanea del museo non potrà realizzarsi con la spesa prevista inizialmente per l'Eur, quando fu ipotizzato un trasferimento definitivo".

Sul dorso romano di Repubblica vengono invece forniti aggiornamenti relativi all'inchiesta sulle cartelle cliniche dell'Ospedale israelitico della Capitale. Il danno subito dal sistema sanitario ammonterebbe a otto milioni di euro: una somma, scrive Repubblica, “che potrebbero essere medici e dirigenti pubblici a restituire alla Regione”. Due le inchieste parallele aperte da Procura e Corte dei conti. “Dopo l'inchiesta della Procura, che è riuscita a scoperchiare il sistema di truffe - scrive il giornale -  adesso anche la Corte dei conti vuole vederci chiaro. Se l'inchiesta dei pm di piazzale Clodio è riuscita a individuare le singole responsabilità in alcuni dirigenti dell'ospedale e medici convenzionati con la struttura, i magistrati contabili hanno aperto un fascicolo parallelo per capire perché non sia stato messo un freno ai finanziamenti e individuare possibili profili di colpa grave per il danno arrecato alle casse del sistema sanitario nazionale e della Asl di riferimento della struttura nell'arco di tre anni, dal 2007 al 2009. Non solo l'Azienda sanitaria locale, che ha poi revocato i finanziamenti per la struttura. Nel mirino dei magistrati contabili potrebbero finire anche alcuni dei componenti dello staff dell'ex assessorato alla Sanità dell'era Polverini e Marrazzo: non revocarono l'accreditamento alla struttura, nonostante i vertici dell'ospedale fossero indagati”.
“D’altra parte - aggiunge Repubblica - i carabinieri del Nas erano stati chiari: al termine dei rilievi su cui si basa l'inchiesta penale che nella sua seconda tranche ha visto l'iscrizione del registro degli indagati anche dell'ex numero uno dell'ospedale israelitico, Antonio Mastrapasqua, i militari dell'Arma avevano inviato una lettera alla Regione Lazio in cui si chiedeva la revoca della convenzione per il 2013, oltre che la sospensione della determinazione del suo budget, il blocco del rinnovo dell'accordo per l'anno in corso e la revoca dell'accreditamento. I carabinieri del nucleo anti-sofisticazione, nella missiva, avevano puntato il dito contro il sistema utilizzato fra il 2007 e il 2009 all'interno dell'Israelitico e basato sul taroccamento di alcuni dati, sottolineando ‘l'incongruità e l'inappropriatezza delle prestazioni’ che consistevano nella pratica di ‘utilizzare sistematicamente, nella scheda ospedaliera di dimissioni, codici (delle patologie trattate, ndr) diversi da quelli riportati nelle cartelle cliniche’. Di queste, ‘12.159, il 94 per cento del totale, sono risultate incongrue (diverse, ndr)’. Una ‘pratica sistematica’ che sarebbe stata resa possibile dalla complicità di ex dirigenti della Regione. La vicenda - conclude Repubblica - però, non si chiuderà a breve: dopo la richiesta dei Nas, la Regione, in autotutela, aveva chiesto il recupero delle somme pagate per la remunerazione delle prestazioni sub indice. L'ospedale israelitico aveva così fatto ricorso al Tar, che lo scorso agosto lo ha accolto, fissando per l’8 ottobre la data per l'udienza che entrerà nel merito del contenzioso".
 
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  davar
IL CORDOGLIO DELL'ITALIA EBRAICA 
Vittorio Dan Segre (1922-2014)

 
Ha suscitato cordoglio e commozione nell'ebraismo italiano, in Israele e nel mondo della cultura, della diplomazia e del giornalismo, la scomparsa di Vittorio Dan Segre.
Protagonista della reazione ebraica alle leggi razziste del 1938, della liberazione dal nazifascismo, dell'Indipendenza di Israele, grande esperto di relazioni internazionali, scrittore e pubblicista amatissimo dal pubblico internazionale, Segre è stato collaboratore, amico fraterno e prezioso consigliere di questa redazione.
I funerali partiranno domani, lunedì 29 settembre 2014, 5 Tishrì 5775 alle 12 da Torino, in via Galliari 32, per proseguire alle 13.30 a Govone d'Alba, la casa natale del Roero, e poi al cimitero ebraico di Govone. Il figlio Emanuel siederà in Shiva da martedì nel pomeriggio sino alla vigilia di Kippur nella casa di famiglia a Gerusalemme-Talbieh, Rechov Marcus 5.
Ai figli Michael e Emanuel, ai familiari e a tutti i suoi cari il profondo affetto della redazione.


Rendendo omaggio a Vittorio Dan Segre (qui ritratto da Giorgio Albertini) Il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha pronunciato le seguenti parole:

"Diplomatico, scrittore, giornalista, uomo di cultura. Punto di riferimento e amico straordinario. Con la scomparsa di Vittorio Dan Segre, l’Italia perde una delle sue migliori espressioni intellettuali. Che il suo ricordo, che le sue immense qualità, vivano attraverso le generazioni e siano per tutti noi di benedizione.
Tra i più appassionati e attenti cronisti dei nostri tempi, Dan Segre ha scritto pagine memorabili proiettando, in ogni sua iniziativa, la piena consapevolezza della propria identità di ebreo italiano. Una consapevolezza che l’avrebbe portato, tra le varie avventure di una vita ricca di sfide affrontate a testa alta, a un ruolo da protagonista nella fondazione dello Stato di Israele e ad altre storie, situazioni, vicende indimenticabili.

Di lui ricordo i preziosi consigli e i frequenti colloqui che hanno caratterizzato questi ultimi anni a sostegno del progetto di un’informazione ebraica che uscisse dalla logica dei giornali comunitari per arrivare al grande pubblico in modo professionale e autorevole. Pagine Ebraiche, il Portale dell’ebraismo italiano, tutte le altre iniziative che sono state realizzate non avrebbero visto la luce senza il suo consiglio".

Renzo Gattegna
presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
vittorio dan segre (1922-2014)
Ricordatemi vivo, se siete capaci
“Accettabile, anche se discutibile, la partecipazione pubblica e cartacea al ‘grande dolore’, alla inconsolabile perdita del defunto o della defunta (di personaggi femminili da compiangere pubblicamente e a pagamento sembra che ve ne siano meno ) trasformata in moda quella di defunti che spesso non si è mai conosciuti (o poco apprezzati). È un modo di farsi notare, un processo pubblicitario – anche se inconscio – dettato da un’industria mortuaria che un tempo si accontentava del funerale e dell’annuncio affisso sulla porta di casa o della chiesa. Ma perché sentiamo questo grande bisogno di cancellare la morte?”.
L’ultima frecciata ironica suona come una messa in guardia: quando sarà il momento, non celebratemi. Ricordatemi da vivo, se ne siete capaci.

gv

(Nell'immagine, Vittorio Dan Segre con la divisa dell'esercito britannico nella Torino appena liberata partecipa alla riapertura della sinagoga gravemente danneggiata dai bombardamenti)
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VITTORIO DAN SEGRE (1922-2014)
L'ebreo che voleva essere eroe
Vittorio Dan Segre, si sa, ama giocare con le grandi categorie dell’anima e della storia. La Fortuna, nel primo e “fortunato” libro, adesso l’Eroismo. Del suo (quasi) conterraneo Alfieri possiede senza ombra di dubbio il gusto coreografico, la concezione teatrale della storia, dei miti, della tradizione.
Per nostra (e forse anche per sua) fortuna a trattenerlo con i piedi sulla terra è la terra stessa dove è nato e dove hanno vissuto i suoi antenati. Il Piemonte ebraico, con la sue ironie, la sua filosofia pessimistica della vita, il suo scetticismo che vieta ogni indulgenza verso le arti della retorica, della scenografia e della finzione alla fine prevale.

Alberto Cavaglion
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vittorio dan segre (1922-2014)
Storia di un ebreo fortunato
Gli anni passano, ma il senso della misura, il rigoroso understatement resta quello degli antichi cavalieri del Roero, delle Langhe e del Monferrato. Fare molto e parlare poco. Agire in silenzio e chiudere in solitudine i conti del dare e dell’avere con l’esistenza. Per conoscere a fondo Vittorio Dan Segre non basta ascoltare il brillante saggista e studioso, l’amico fidato dei grandi leader di Israele e di protagonisti italiani come Indro Montanelli. Non basta nemmeno godere il privilegio della sua calda amicizia. Bisogna leggerlo, seguirlo in un itinerario di vita complesso e travolgente che lo ha visto testimone e protagonista. E andare al di là dei vividi saggi di politica internazionale che ne hanno determinato l’autorevolezza.
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VITTORIO DAN SEGRE (1922-2014)
Israele, dignità della Diaspora
Le sette braccia della Menorah d’oro brillavano sulla copertina del passaporto teso per farsi identificare allo sportello di un cambiavalute di Chicago. Quel documento, uno dei primi emessi dallo Stato di Israele, era il simbolo per tutti gli ebrei del compimento di un sogno. Libertà, indipendenza, democrazia, sicurezza, nuova speranza. E, per la generazione di chi Israele l’ha costruito combattendo con determinazione, la soddisfazione di aver realizzato qualcosa di unico, di aver scritto un nuovo capitolo indelebile nel lungo itinerario del popolo ebraico

(Nell'immagine di Giorgio Albertini per Pagine Ebraiche, Vittorio Dan Segre con Guido Vitale)
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qui roma
Mario Limentani (1923-2014)
Mario Limentani, uno degli ultimi testimoni alla Shoah, è scomparso questa mattina a Roma all'età di 91 anni.  Originario di Venezia ma trasferitosi a Roma giovanissimo, era stato catturato dai persecutori nazifascisti nel dicembre del 1943 in una retata contro i dissidenti politici e deportato nel gennaio del 1944 nel campo di concentramento di Mauthausen. Trasferito nella sezione di Melk, poi di nuovo a Mauthausen e infine nella sezione di Ebensee del campo, fu liberato solo nel maggio del 1945.
La sua vicenda è riferita nel libro di Grazia Di Veroli "La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen".
Testimone del capitolo più straziante della storia del Novecento, Limentani era sempre presente alle celebrazioni della Memoria della Shoah. Durante la visita alla sinagoga di Roma lo scorso dicembre del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell'ex presidente del Consiglio Enrico Letta aveva preso parte alla cerimonia di accensione delle candele di Hannuccà.
Rivolgendo a Mario Limentani un estremo saluto, il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha detto: "Memoria storica degli ebrei italiani, Mario Limentani è stato testimone dell'ora più buia delle nostre vicende, vivendo sulla propria pelle l'orrore della deportazione, dello sterminio, dell'annientamento sia fisico che morale operato dal nazifascismo. Il suo coraggio, la sua lucida e terribile testimonianza, non saranno dimenticati. Che il suo ricordo sia di benedizione per noi tutti".
Anche la Comunità ebraica di Roma ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del Testimone, unendosi al dolore della famiglia.

rosh hashanah 5775
Un anno per il servizio a D-o
“Il malvagio abbandoni la sua strada e l’uomo iniquo i suoi pensieri” (Isaia 55:7).
Il Maimonide, nelle regole sulla Teshuvà (7:3), spiega che non solo bisogna pentirsi delle azioni negative commesse, bisogna pentirsi anche delle Middot Hara’ot, degli attributi negativi costitutivi del nostro essere. In effetti, questo potrebbe essere il senso dell’esortazione del profeta Isaia: “Non basta riconoscere e abbandonare la colpa, bisogna sradicare da noi la fonte che ci può ricondurre a commetterla nuovamente”.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova
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rosh hashanah 5775
Un anno di benedizioni
“Elo-henu she bashamaim ten shalom ba olam, ten shalom be eretz Israel – D-o nostro che sei nel cielo concedi la pace al mondo, concedi la pace alla terra di Israel.”
In questo periodo una buona parte del popolo ebraico, di notte, quando tutti gli altri dormono, recita le selichot – le preghiere notturne, nelle quali ci rivolgiamo al Signore per chiederGli perdono e che non faccia mancare nulla a tutti noi.

Alberto Sermoneta, rabbino capo Comunità ebraica di Bologna

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pilpul
Pensare il radicalismo islamico
Il tempo, per il radicalismo islamico, è una variabile fondamentale. Ben più dei luoghi dei quali, invece, contesta la rilevanza. Se infatti esso si presenta come un movimento globalizzato ed universalista, presente ovunque ma radicato in nessun luogo (si pensi ad al-Qaeda), in sintonia con l'idea di massima mobilità che si accompagna alla globalizzazione, ben diverso è il discorso per la funzione del tempo.

Claudio Vercelli
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