
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Rabbi
Bunam di Pzhysha (1765 – 1827), grande maestro chassidico polacco,
disse: “Mangiamo il pasto del Seder di Pesach nel seguente ordine:
prima la matzah e poi le erbe amare, sebbene l’opposto sembrerebbe
logico, visto che prima abbiamo sofferto e solo dopo siamo stati
liberati.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Uno
dei più interessanti documenti di “resistenza civile” al fascismo è
costituito da una lettera personale indirizzata nel 1932 dall’allora
presidente della comunità israelitica di Padova a suo cognato Emilio
Bodrero, giornalista e docente universitario, poi rettore
dell’università, e soprattutto esponente di spicco del fascismo
patavino.
Questi aveva invitato il presidente a prendere la tessera del PNF,
ricevendo una risposta cortese di diniego che contiene espressioni di
grande valore etico: “Carissimo Emilio – scriveva il Romanin Jacur –
l’unito articolo del ‘Tevere’ (giornale diretto da Interlandi, poi
editore de ‘La Difesa della Razza’ Ndr) di cui ti faccio omaggio, mi
rende sempre più persuaso di non chiedere la tessera per entrare nel
Partito fascista. Le invettive, insulti, denigrazioni contro gli ebrei
vi sono sempre state e sempre vi saranno in tutti i paesi e con tutti i
partiti, e ciò, finché non assume l’importanza di progrom, ha per noi
poca importanza. Dove l’articolo del ‘Tevere’ colpisce nel vero si è
quando scrive che: ‘il movimento fascista è immune dalla peste
ebraica’. Poiché questo (veste a parte) risponde a verità, non mi
sento, sia pure in minima misura, di aumentare il contagio,
specialmente all’alba dell’anno XI° della rivoluzione fascista. Sono
convinto di rimanere più rispettato dalle persone serie fasciste, senza
chiedere la tessera, di quello che lo sarei munendomi di lasciapassare.
Non rispondermi, ma pensa che ho ragione”. In epoca di consenso, di
appiattimento ideologico, si poteva dire di no, con fermezza,
mantenendo la schiena dritta.
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Nello Yemen è guerra |
In
Yemen è guerra per il controllo del Medio Oriente tra Arabia Saudita e
Iran, tra sunniti e sciiti (La Stampa). Da Riad è partita l’offensiva
su il territorio yemenita per sconfiggere i ribelli sciiti houthi,
sostenuti da Teheran. L’Arabia Saudita, come racconta Molinari su La
Stampa, può contare sull’appoggio di paesi come l’Egitto, Pakistan,
Giordania, Qatar, Marocco, tutti preoccupati dalle mire
espansionistiche iraniane. Lo Yemen, inoltre – spiega Repubblica – è
una zona vitale per l’economia dell’area, essendo uno snodo chiave per
il traffico del petrolio: “Nello Yemen si gioca una partita decisiva
per gli assetti del mondo, in un conflitto niente affatto locale”.
Da Torino a Tunisi contro il terrorismo. Il sindaco del capoluogo
torinese Piero Fassino parteciperà domenica alla manifestazione indetta
contro il terrorismo nella Capitale tunisina, ancora scossa
dall’attentato al Museo del Bardo in cui sono morte oltre 20 persone,
tra cui quattro italiani, due dei quali – ricorda La Stampa – legati al
Comune di Torino.
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milano - fondazione scuola ebraica Giannini: Le scuole ebraiche
sono un nostro modello educativo
“So
che per voi la scuola è al centro della comunità, e che ritenete che la
scuola debba essere al centro di quell’identità che la vostra comunità
esprime. E sono proprio questi i principi che più ammiro e apprezzo, e
che abbiamo voluto fossero alla base della nostra idea di modello
educativo”. Con queste parole Stefania Giannini, ministro
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha salutato le
centinaia di persone raccoltesi ieri sera nella palestra della scuola
ebraica di Milano, trasformata per l’occasione in una location perfetta
per la cena di Gala della “Fondazione per la scuola della comunità
ebraica di Milano”. Centinaia di ospiti, accolti dagli allievi più
grandi che si sono spesi con entusiasmo per far sì che tutto
funzionasse al meglio, che hanno risposto con generosità all’appello di
Marco Grego, presidente della Fondazione, per continuare a sostenere le
iniziative che quest’anno cadono sotto lo slogan “Più Fondazione, più
scuola”. L’apprezzamento del ministro, che ha mostrato di conoscere
bene la realtà delle scuole ebraiche italiane è andato alla passione e
alla competenza con cui in ognuna di esse si lavora per educare e far
crescere bambini e ragazzi con i principi dell’ebraismo e con quei
valori della democrazia che, ha ricordato, “mai come oggi in Europa
abbiamo sentito così necessari”. Presenti in sala, il vicepresidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, i
Consiglieri UCEI Noemi Di Segni e Guido Osimo, assieme alla nuova
dirigenza comunitaria milanese (eletta lo scorso 22 marzo), al rabbino
capo di Milano rav Alfonso Arbib e al direttore del Dipartimento
Educazione e cultura dell’Unione rav Roberto Della Rocca. Tra gli
ospiti, il vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris e Ruggero Gabbai,
consigliere comunale e presidente della Commissione Expo, assieme al
direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.
(Nell'immagine il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini) .
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qui torino - judaica pedemontana
Libri ebraici, patrimonio di tutti
“Con
il convegno di oggi siamo giunti alla terza fase del progetto Judaica
Pedemontana, che dopo il restauro dei volumi ebraici del fondo della
Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e l’averli resi per la
prima volta fruibili non solo dagli studiosi ma dalla cittadinanza e
dai visitatori, offre un’occasione di ricerca e approfondimento”. Così
il presidente della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia
Dario Disegni ha introdotto il convegno internazionale “Il
collezionismo di libri ebraici in Europa tra XVII e XIX secolo”,
svoltosi questa mattina a Torino presso la sala della Fondazione Luigi
Firpo. Il convegno è stato organizzato dalla Fbcei nell’ambito della
mostra Judaica Pedemontana, in corso alla Biblioteca Nazionale
Universitaria di Torino fino al 6 aprile, con il sostegno della
Fondazione San Paolo e in collaborazione con la Fondazione Luigi Firpo.
Ad aprire i lavori un ricordo del professor Bruno Chiesa, docente di
lingua e letteratura ebraica all’Università di Torino, recentemente
scomparso, che avrebbe dovuto partecipare all'incontro. “Era una
persona schiva, non amava parlare molto, ma sapeva cogliere l’essenza
sia delle cose nei suoi studi, sia nelle persone”, ha ricordato Chiara
Pilocane, allieva di Chiesa e membro del comitato scientifico di
Judaica Pedemontana . Il convegno ha visto gli interventi di Enzo
Ferrone, presidente della Fondazione Luigi Firpo, Isabella Massabò
Ricci della Compagnia di San Paolo, Micaela Procaccia, direttrice della
Direzione Generale degli Archivi del Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali e del Turismo, Andrea De Pasquale, direttore della
Biblioteca Nazionale, Margherita Palumbo, direttrice della Biblioteca
Casanatense a Roma, del sofer Amedeo Spagnoletto, Frédéric Barbier,
ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique
(CNRS) e insegnante all’École pratique des hautes études (EPHE) di
Parigi; Yann Sordet, direttore della Bibliothèque Mazarine; Maria Luisa
Lopez-Vidriero, direttrice della Biblioteca Reale di Madrid. A
completare le loro riflessioni il contributo di Mauro Perani, ordinario
di ebraico all’Università di Bologna, che analizza l’importanza della
tipografia ebraica in Italia e come i libri qui stampati siano stati
protagonisti di una vera e propria diaspora nelle biblioteche d’Europa.
Francesca Matalon
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qui roma - presentato il libro di giulia mafai
"Mia madre, Antonietta Raphael"
Il
racconto di un’epoca, le correnti artistiche, i salotti letterari, la
figura indimenticabile della madre – Antonietta Raphaël – grande
protagonista del libro. Un’opera che si legge tutto d’un fiato, “La
ragazza con il violino” (ed. Skira), e che Giulia Mafai ha voluto
dedicare agli affetti di una vita ponendo al centro l’amore tra
Antonietta, artista di fama e donna profondamente attaccata alle
proprie radici ebraiche, e il pittore Mario Mafai. Dalla loro unione
sarebbero nate Miriam, Simona e appunto Giulia: tutte e tre, come noto,
avrebbero lasciato un segno nel proprio campo di attività.
Tanti i ricordi a fluire nel corso della presentazione dell’opera al
Museo ebraico di Roma. Al fianco della Mafai i docenti universitari
Paolo Coen e Lorenzo Canova.
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Israele e i secondi fini |
Si
sa che gli ebrei hanno opinioni diverse su qualunque argomento, e
Israele non può certo fare eccezione: è inevitabile che l’ampia gamma
di posizioni circa il futuro dello Stato ebraico di cui abbiamo avuto
prova nelle recenti elezioni israeliane si rifletta anche tra gli ebrei
della diaspora, in qualunque Paese essi vivano. Mi chiedo, però, se sia
una specificità italiana la pessima abitudine di attribuire a chi ha
opinioni diverse dalle proprie secondi fini, per esempio l’intenzione
di fare bella figura di fronte al mondo non ebraico allo scopo di
facilitare la propria carriera politica o professionale. Inutile dire
che si tratta quasi sempre di accuse totalmente infondate. Trovo
veramente insopportabile questa incapacità di ammettere anche solo la
possibilità teorica che qualcuno possa avere in buona fede opinioni
diverse. Personalmente, per quanto mi risulti incomprensibile come si
possa difendere l’ebraicità di Israele mentre si fa di tutto perché lo
Stato cessi di avere una maggioranza ebraica, non mi sono mai sognata
di mettere in dubbio la buona fede di chi esprime tali opinioni, anche
se non riesco a capirne la logica. Perché invece queste persone
sembrano così incapaci di riconoscere la buona fede di chi non la pensa
come loro?
Anna Segre, insegnante
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Israele e la sfida della sicurezza |
Nel
libro “My Promised Land” (Spiegel and Grau, 2013), Ari Shavit ha
ripercorso con amore ed al di là delle classiche posizioni storiche e
politiche, il sogno sionista dalle origini ai giorni nostri. Ritraendo
l’odierna Israele come una società con al suo interno un’identità
frastagliata senza più propri modelli di riferimento, e circondata
all’esterno, da stati nemici che fin dalla sua fondazione ne hanno
minato l’esistenza. Con il risultato di un paese inevitabilmente
fortificato, incompreso, e per questo sempre più isolato
internazionalmente.
Francesco Moises Bassano, studente
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Vita e Compromessi |
Pablo
Neruda scriveva: “È proibito avere paura della vita e dei suoi
compromessi”. Il compromesso – in ambito sociale, comunitario,
famigliare e personale – sarà il tema principale del Moked di
quest’anno: quali sono i compromessi necessari alla vita e quali
invece, semplicemente, la compromettono?
Ilana Bahbout
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