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Israele e i secondi fini

anna segreSi sa che gli ebrei hanno opinioni diverse su qualunque argomento, e Israele non può certo fare eccezione: è inevitabile che l’ampia gamma di posizioni circa il futuro dello Stato ebraico di cui abbiamo avuto prova nelle recenti elezioni israeliane si rifletta anche tra gli ebrei della diaspora, in qualunque Paese essi vivano. Mi chiedo, però, se sia una specificità italiana la pessima abitudine di attribuire a chi ha opinioni diverse dalle proprie secondi fini, per esempio l’intenzione di fare bella figura di fronte al mondo non ebraico allo scopo di facilitare la propria carriera politica o professionale. Inutile dire che si tratta quasi sempre di accuse totalmente infondate. Trovo veramente insopportabile questa incapacità di ammettere anche solo la possibilità teorica che qualcuno possa avere in buona fede opinioni diverse. Personalmente, per quanto mi risulti incomprensibile come si possa difendere l’ebraicità di Israele mentre si fa di tutto perché lo Stato cessi di avere una maggioranza ebraica, non mi sono mai sognata di mettere in dubbio la buona fede di chi esprime tali opinioni, anche se non riesco a capirne la logica. Perché invece queste persone sembrano così incapaci di riconoscere la buona fede di chi non la pensa come loro?
C’è anche di peggio: a volte le differenze di opinione non riguardano neppure Israele in sé, ma solo quali siano le modalità più efficaci per sostenere lo Stato ebraico. E anche in questo caso c’è chi dà per scontato che le uniche modalità opportune siano le proprie e che chi propende per modalità diverse non possa che essere in malafede. Ora, è praticamente impossibile misurare l’efficacia di questa o quella presa di posizione o manifestazione, tanto più che tale efficacia andrebbe valutata sul lungo periodo, anche di decenni. In Italia, fortunatamente, pare esserci (almeno nel mondo politico) un clima più favorevole ad Israele di quanto non accada in altri Paesi europei. Ma questo a cosa è dovuto? Alle manifestazioni chiassose di alcuni o al lungo e paziente lavoro di altri? Difficile dirlo. Personalmente ho avuto occasione di assistere nelle scuole in cui ho insegnato a molti dibattiti sul conflitto mediorientale e, sentendo le opinioni di colleghi e allievi, ne ho ricavato l’impressione che certe difese a oltranza di Israele siano in realtà assai poco efficaci perché vengono percepite come poco attendibili.

Anna Segre, insegnante

(27 marzo 2015)