
Paolo Sciunnach,
insegnante
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“Non
siamo gemelli "nati dallo stesso grembo". Ma madre e figlio. Sostenere
che l'ebraismo Rabbinico si sviluppi parallelamente al cristianesimo
nascente a partire dal 70 e.v. è assai discutibile.
Shimon HaTzaddik dove lo situano? Molto prima direi: circa 300 a.e.v.
Se è pur vero che il gruppo dei giudei-cristiani non si separa
definitivamente dall'ebraismo prima del quarto secolo, è anche vero che
Ebraismo e Cristianesimo non sono "nati dallo stesso grembo".
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Anna
Foa,
storica
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Il
terrorismo ebraico è cresciuto, approfittando della scarsa attenzione
di polizia e autorità. Non sono solo io che lo dico, ma lo dicono tutti
i commentatori e con loro il primo ministro Netanyhahu e il presidente
Rivlin, subito minacciato di fare la fine di Rabin. Dal rogo degli
ulivi palestinesi si è passati al rogo dei bambini palestinesi, e poi
agli attentati alle chiese cattoliche, alle scuole miste
arabo-ebraiche, alle scritte che incitano alla vendetta. L’odio
divampa. E noi ebrei conosciamo quel sentimento che è la vergogna per
il male fatto dai nostri, dagli ebrei come noi.
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Israele, lotta agli estremisti
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Nuove
misure di sicurezza per fermare gli estremisti israeliani. È quanto ha
deciso ieri il governo di Gerusalemme, estendendo l’applicabilità delle
misure anti-terrorismo adottate fino ad ora contro i movimenti
terroristici palestinesi. “Gli estremisti vogliono minare i diritti
fondamentali della nostra società. Ma la pagheranno”, ha dichiarato il
Primo ministro Benjamin Netanyahu, appresa la notizia della morte di
Shira Banki, la ragazza di 16anni rimasta vittima dell’aggressione
compiuta dall’estremista Yishai Schissel durante la sfilata del gay
pride a Gerusalemme. “Sotto la spinta del ministro della Difesa Moshe
Ya’alon, il governo di Gerusalemme – scrive Repubblica – ha deciso ieri
di usare la mano dura contro gli estremisti ebrei e le frange
religioso-messianiche che lo stesso primo ministro Netanyahu ha
qualificato come ‘terroristi’”. Yaalon, continua Repubblica, “ha
autorizzato la ‘detenzione amministrativa’ contro i leader dei gruppi
dell’estrema destra ebraica e per i militanti sospettati di farne
attivamente parte”. A questo mondo appartengono, secondo le autorità
israeliane, i responsabili dell’attacco incendiario di Kfar Douma, in
cui è stato assassinato un bimbo di 18 mesi e su cui sta indagando lo
Shin Bet (Il Messaggero).
Rompere il silenzio. “Non c’è alternativa all’alzarsi in piedi e al
combattere per l’immagine di questo Paese. La maggioranza silenziosa
deve, semplicemente deve, smettere di essere silenziosa. Prima che sia
troppo tardi”. È l’appello lanciato dello scrittore israeliano Eshkol
Nevo dalle colonne del quotidiano Yedioth Ahronoth dopo gli ultimi
attentati compiuti da estremisti in Israele. Parole riportate dal
Corriere della Sera che ricorda anche la presa di posizione del
presidente israeliano Reuven Rivlin, intervenuto in modo chiaro contro
il fanatismo, contro quelle fiamme che “stanno incendiando il Paese,
che permettono di uccidere in nome della Torah”. Proprio per le sue
posizioni, Rivlin è stato oggetto di minacce. “Rischi di fare la stessa
fine di Yizthak Rabin”, l’inquietante avvertimento, scrive il Corriere,
lanciato dagli ultranazionalisti religiosi. E dal mondo religioso
israeliano, sono arrivate molte condanne rispetto ai fatti degli ultimi
giorni. “Inammissibile che nel nome della religione si infierisca sul
prossimo”, il messaggio del rabbino capo d’Israele rav Yitzhak Yosef e
dal rabbino di Gerusalemme rav Shlomo Amar (La Stampa).
L’odio che mette in pericolo Israele. “La mano di un uomo apre una
finestra in piena notte e lancia una bottiglia incendiaria in una
stanza dove dormono madre, padre e due bambini. I pensieri, le
immagini, sono strazianti. Chi è la persona, o le persone, capaci di un
simile gesto?”, scrive lo scrittore israeliano David Grossman, in un
appello pubblicato oggi da Repubblica e diretto soprattutto all’attuale
leadership israeliana, dopo i tragici fatti di Kfar Douma. Grossman
sottolinea come il premier Netanyahu e i suoi ministri abbiano subito
condannato l’attacco incendiario di giovedì scorso. “Ciò che è
difficile capire – afferma lo scrittore – è come il capo del governo e
i suoi ministri possano ignorare il legame tra il fuoco da loro
attizzato per decenni e le fiamme degli ultimi avvenimenti. Come non
vedano il nesso tra l’occupazione della Cisgiordania che dura da
quarantotto anni e la realtà buia e fanatica creatasi ai margini della
coscienza israeliana”.
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dopo i tragici fatti in israele
Gattegna: “Nessun cedimento
contro i nemici interni”
Dopo
i recenti tragici avvenimenti in Israele, il Presidente dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:
“Il Presidente dello Stato d’Israele Reuven Rivlin si è espresso con parole chiare, inequivocabili e di alto valore etico.
Gli ebrei, che tante volte sono stati testimoni e vittime dell’odio e
del pregiudizio, non possono che perseguire i principi e rispettare i
valori da lui riaffermati, schierandosi contro tutti coloro che, sia
all’interno che all’esterno, mettono in pericolo le nostre tradizioni e
la nostra stessa sopravvivenza.
Il piccolo palestinese Ali Saad Dawabsheh e l’adolescente israeliana
Shira Banki sono vittime dello stesso fanatismo ideologico, che è
negazione dei valori fondamentali dell’ebraismo e costituisce una
terribile minaccia alla pacifica convivenza tra persone e popoli
diversi”.
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israele
Shira Banki (1999-2015)
“La
nostra magica Shira è stata barbaramente assassinata perché era una
ragazza felice di sedici anni, piena di amore e di vitalità, scesa in
una strada di Gerusalemme per appoggiare la lotta dei suoi amici”. Nel
messaggio diffuso dalla famiglia Banki, tutta la rabbia e il dolore per
aver perso, per mano di un fanatico, la propria figlia Shira, scomparsa
ieri in ospedale. Troppo gravi le ferite riportate dalla giovane
giovedì scorso quando l'estremista ultraortodosso Yishai
Schissel l'aveva aggredita con un coltello mentre sfilava al
corteo del gay pride a Gerusalemme. “Per nessuna altra ragione che non
sia il male, l'odio, la stupidità e la negligenza la vita del nostro
bellissimo fiore è stata definitivamente recisa. Terribili cose
accadono alle persone per bene, una cosa terribile è capitata alla
nostra incredibile ragazza”, l'amaro saluto a Shira da parte della sua
famiglia. Un saluto a cui si sono unite decine di persone ieri sera a
Tel Aviv, sfilando per le strade della città per commemorare la
giovane. “La ricorderò per tutta la vita. Era una ragazza intelligente,
acuta, con un grande senso critico. Era molto impegnata nel
volontariato, una persona attiva, sempre in prima fila per combattere
le discriminazioni – il ricordo di Nadav Harobi, suo tutor alla Scuola
superiore dell'Università di Gerusalemme, prestigioso liceo della
Capitale (anche nota con il nome di Leyada) – Amava la vita, era sempre
allegra e premurosa. Questa è una perdita immensa per me e per tutti i
suoi amici”. Leggi
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israele
Chi minaccia dall'interno
L'assassinio
di Shira Banki a Gerusalemme si sarebbe potuto evitare. Ad affermarlo,
il ministro della Sicurezza israeliano Gilad Erdan (nell'immagine).
Intervistato dalla radio dell'esercito, Erdan ha fatto riferimento
all'aggressione compiuta dall'estremista ultraortodosso Yishai
Schlissel, sostenendo che “senza dubbio si sarebbe potuto prevenire
quanto accaduto”. Schlissel, infatti, era uscito di prigione poche
settimane fa dopo aver scontato dieci anni di reclusione per tentato
omicidio per un attentato simile a quello compiuto giovedì scorso in
cui ha perso la vita la giovane Shira Banki. Le autorità stanno
cercando di ricostruire l'accaduto per capire se vi siano altre persone
coinvolte nell'aggressione compiuta da Schlissel. E mentre a
Gerusalemme continuano le indagini per fare luce su quanto accaduto al
corteo del gay pride, le autorità israeliane sono al contempo impegnate
per trovare i terroristi, come li ha definiti il premier Benjamin
Netanyahu, che venerdì scorso hanno dato fuoco a una casa in
Cisgiordania, bruciando vivo un bimbo palestinese di 18 mesi. “Sono
estremisti religiosi anarchici che pensano che le leggi del nostro
Stato non si applicano a loro”, ha affermato il ministro Erdan. Per gli
investigatori, sottolinea Amos Harel di Haaretz, si tratta dello stesso
gruppo, legato al mondo dei coloni, responsabile negli scorsi mesi
degli attacchi a chiese e moschee in Cisgiordania. Il loro obiettivo,
continuano gli inquirenti, è più ambizioso rispetto al passato, ovvero
vogliono destabilizzare il Paese e rovesciare il governo per istituire
un nuovo regime basato sulla halakha, la legge ebraica.
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qui berlino - giochi del maccabi
"I nostri ragazzi, un esempio"
C’è
già chi lo chiama “il kiddush dei record”. Oltre 2500 persone, negli
stessi ambienti, per accogliere l’ingresso dello Shabbat tra canti e
preghiere. Tutti insieme, le diverse compagini nazionali, per un grande
momento di festa che arricchisce di significato un’edizione dei Giochi
del Maccabi già di per sé rilevante per le particolari sfumature
storico-identitarie che la caratterizzano.
"Ci troviamo a Berlino, liberi e orgogliosi di essere ebrei. È
un’emozione straordinaria ed è straordinario l’interesse che ha
suscitato la nostra iniziativa di sfilare portando ciascuno sulla
propria felpa il nome di uno sportivo deportato nei campi. I nostri
ragazzi sono un esempio per tutti”, afferma il presidente del Maccabi
Italia Vittorio Pavoncello.
“Stiamo vivendo giornate di grande intensità, scandite da molteplici
emozioni” conferma Claudia De Benedetti, consigliera dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane ed educational director del Maccabi europeo.
La settimana berlinese l’ha vista impegnata in particolare su questo
fronte, parte attiva nella realizzazione di un calendario di iniziative
che hanno messo a confronto gli orrori del passato e la grande
testimonianza di vitalità offerta oggi negli stessi luoghi.
(Nell’immagine la delegazione italiana mentre sfila durante la cerimonia inaugurale)
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INFORMAZIONE
Una svista pericolosa
Colpo
di caldo o lettura superficiale dei fatti? È l'interrogativo che viene
da porsi guardando al grossolano errore compiuto dalla redazione di un
portale di informazione, che nel dare notizia della scomparsa della
16enne Shira Banki, vittima dell'attacco al gay pride di Gerusalemme,
hanno imprudentemente titolato: “Muore la palestinese accoltellata da
ebreo”. Peccato che Shira fosse israeliana.
La titolazione è stata immediatamente modificata, anche a seguito
dell'intervento dell'Ufficio Stampa UCEI. Resta però l'inquietante
domanda. Non è che il titolista sarà incappato in un classico lapsus
freudiano dell'informazione italiana che fa di ogni vittima
automaticamente un palestinese?
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La chiamata del Presidente |
In
queste ore di lutto e di sperdimento, fra le tante parole più o meno
proporzionate, più o meno tempestive, più o meno sentite, in un piccolo
segnale sta il seme della speranza di Israele. Il Presidente Reuven
Rivlin denuncia alle autorità di pubblica sicurezza chi utilizzando il
web e i social network arriva a minacciare anche la massima
carica e il garante dell’unica democrazia del Medio Oriente. Una
reazione logica, lineare, che per la sua estrema semplicità rischia di
passare inosservata. Ma davvero la massima carica dello Stato non ha a
disposizione altri mezzi di intervento e deve rivolgersi alla polizia
per chiedere che siano puniti coloro che disseminano un clima d’odio e
di sospetto?
Forse, più probabilmente, il Presidente di Israele vuole dirci qualcosa
di più. Una chiamata importante per tutti i cittadini di Israele e per
gli ebrei di tutto il mondo: abbiamo sopportato a lungo in silenzio le
attività di chi inietta l’odio in rete. Risvegliamoci dalla passività,
se non vogliamo divenirne complici. È’ venuta l’ora di opporsi, di dire
basta, di sbarrare la strada a questi farabutti.
Lo denuncia con un gesto semplice il Presidente della più luminosa fra
le democrazie. Dimostriamocene all’altezza ogni giorno anche noi, nel
nostro lavoro e nella nostra vita di cittadini.
gv
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Oltremare - Terroristi |
Per
un paio di giorni, nel mezzo di questa estate infuocata di incendi
dolosi o naturali, l'oggetto di tutti i nostri pensieri vendicativi è
stato un dentista americano che, avendo ammazzato e decapitato un
leone, tutti ci auguravamo venisse a sua volta sbranato da una belva a
caso della savana. Bei tempi. Luci di scena tutte rivolte verso
l'americano post-coloniale che sfoga il suo complesso di onnipotenza
contro animali in pericolo di estinzione.
Dopo l'ultimo fine settimana, sembra che in pericolo di estinzione ci
sia anche l'equilibrio mentale della società israeliana, che si sveglia
troppo tardi a condannare i propri estremismi. Lo ha detto il
presidente Rivlin, lo dicono i politici di tutto l'arco parlamentare:
gli estremisti ebrei che usano la violenza contro gli altri da loro,
sono terroristi ne più e certo ne meno di quei terroristi cui il nostro
esercito abbatte la casa dopo un atto di terrore.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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