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3 agosto 2015 - 17 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
“Non siamo gemelli "nati dallo stesso grembo". Ma madre e figlio. Sostenere che l'ebraismo Rabbinico si sviluppi parallelamente al cristianesimo nascente a partire dal 70 e.v. è assai discutibile.
Shimon HaTzaddik dove lo situano? Molto prima direi: circa 300 a.e.v.
Se è pur vero che il gruppo dei giudei-cristiani non si separa definitivamente dall'ebraismo prima del quarto secolo, è anche vero che Ebraismo e Cristianesimo non sono "nati dallo stesso grembo".
 
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Anna
Foa,
storica
Il terrorismo ebraico è cresciuto, approfittando della scarsa attenzione di polizia e autorità. Non sono solo io che lo dico, ma lo dicono tutti i commentatori e con loro il primo ministro Netanyhahu e il presidente Rivlin, subito minacciato di fare la fine di Rabin. Dal rogo degli ulivi palestinesi si è passati al rogo dei bambini palestinesi, e poi agli attentati alle chiese cattoliche, alle scuole miste arabo-ebraiche, alle scritte che incitano alla vendetta. L’odio divampa. E noi ebrei conosciamo quel sentimento che è la vergogna per il male fatto dai nostri, dagli ebrei come noi.
 
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Israele, lotta agli estremisti
Nuove misure di sicurezza per fermare gli estremisti israeliani. È quanto ha deciso ieri il governo di Gerusalemme, estendendo l’applicabilità delle misure anti-terrorismo adottate fino ad ora contro i movimenti terroristici palestinesi. “Gli estremisti vogliono minare i diritti fondamentali della nostra società. Ma la pagheranno”, ha dichiarato il Primo ministro Benjamin Netanyahu, appresa la notizia della morte di Shira Banki, la ragazza di 16anni rimasta vittima dell’aggressione compiuta dall’estremista Yishai Schissel durante la sfilata del gay pride a Gerusalemme. “Sotto la spinta del ministro della Difesa Moshe Ya’alon, il governo di Gerusalemme – scrive Repubblica – ha deciso ieri di usare la mano dura contro gli estremisti ebrei e le frange religioso-messianiche che lo stesso primo ministro Netanyahu ha qualificato come ‘terroristi’”. Yaalon, continua Repubblica, “ha autorizzato la ‘detenzione amministrativa’ contro i leader dei gruppi dell’estrema destra ebraica e per i militanti sospettati di farne attivamente parte”. A questo mondo appartengono, secondo le autorità israeliane, i responsabili dell’attacco incendiario di Kfar Douma, in cui è stato assassinato un bimbo di 18 mesi e su cui sta indagando lo Shin Bet (Il Messaggero).

Rompere il silenzio. “Non c’è alternativa all’alzarsi in piedi e al combattere per l’immagine di questo Paese. La maggioranza silenziosa deve, semplicemente deve, smettere di essere silenziosa. Prima che sia troppo tardi”. È l’appello lanciato dello scrittore israeliano Eshkol Nevo dalle colonne del quotidiano Yedioth Ahronoth dopo gli ultimi attentati compiuti da estremisti in Israele. Parole riportate dal Corriere della Sera che ricorda anche la presa di posizione del presidente israeliano Reuven Rivlin, intervenuto in modo chiaro contro il fanatismo, contro quelle fiamme che “stanno incendiando il Paese, che permettono di uccidere in nome della Torah”. Proprio per le sue posizioni, Rivlin è stato oggetto di minacce. “Rischi di fare la stessa fine di Yizthak Rabin”, l’inquietante avvertimento, scrive il Corriere, lanciato dagli ultranazionalisti religiosi. E dal mondo religioso israeliano, sono arrivate molte condanne rispetto ai fatti degli ultimi giorni. “Inammissibile che nel nome della religione si infierisca sul prossimo”, il messaggio del rabbino capo d’Israele rav Yitzhak Yosef e dal rabbino di Gerusalemme rav Shlomo Amar (La Stampa).

L’odio che mette in pericolo Israele. “La mano di un uomo apre una finestra in piena notte e lancia una bottiglia incendiaria in una stanza dove dormono madre, padre e due bambini. I pensieri, le immagini, sono strazianti. Chi è la persona, o le persone, capaci di un simile gesto?”, scrive lo scrittore israeliano David Grossman, in un appello pubblicato oggi da Repubblica e diretto soprattutto all’attuale leadership israeliana, dopo i tragici fatti di Kfar Douma. Grossman sottolinea come il premier Netanyahu e i suoi ministri abbiano subito condannato l’attacco incendiario di giovedì scorso. “Ciò che è difficile capire – afferma lo scrittore – è come il capo del governo e i suoi ministri possano ignorare il legame tra il fuoco da loro attizzato per decenni e le fiamme degli ultimi avvenimenti. Come non vedano il nesso tra l’occupazione della Cisgiordania che dura da quarantotto anni e la realtà buia e fanatica creatasi ai margini della coscienza israeliana”.
 
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  davar
dopo i tragici fatti in israele
Gattegna: “Nessun cedimento
contro i nemici interni”

Dopo i recenti tragici avvenimenti in Israele, il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:

“Il Presidente dello Stato d’Israele Reuven Rivlin si è espresso con parole chiare, inequivocabili e di alto valore etico.
Gli ebrei, che tante volte sono stati testimoni e vittime dell’odio e del pregiudizio, non possono che perseguire i principi e rispettare i valori da lui riaffermati, schierandosi contro tutti coloro che, sia all’interno che all’esterno, mettono in pericolo le nostre tradizioni e la nostra stessa sopravvivenza.
Il piccolo palestinese Ali Saad Dawabsheh e l’adolescente israeliana Shira Banki sono vittime dello stesso fanatismo ideologico, che è negazione dei valori fondamentali dell’ebraismo e costituisce una terribile minaccia alla pacifica convivenza tra persone e popoli diversi”.

israele
Shira Banki (1999-2015)
“La nostra magica Shira è stata barbaramente assassinata perché era una ragazza felice di sedici anni, piena di amore e di vitalità, scesa in una strada di Gerusalemme per appoggiare la lotta dei suoi amici”. Nel messaggio diffuso dalla famiglia Banki, tutta la rabbia e il dolore per aver perso, per mano di un fanatico, la propria figlia Shira, scomparsa ieri in ospedale. Troppo gravi le ferite riportate dalla giovane giovedì scorso quando l'estremista ultraortodosso Yishai Schissel l'aveva aggredita con un coltello mentre sfilava al corteo del gay pride a Gerusalemme. “Per nessuna altra ragione che non sia il male, l'odio, la stupidità e la negligenza la vita del nostro bellissimo fiore è stata definitivamente recisa. Terribili cose accadono alle persone per bene, una cosa terribile è capitata alla nostra incredibile ragazza”, l'amaro saluto a Shira da parte della sua famiglia. Un saluto a cui si sono unite decine di persone ieri sera a Tel Aviv, sfilando per le strade della città per commemorare la giovane. “La ricorderò per tutta la vita. Era una ragazza intelligente, acuta, con un grande senso critico. Era molto impegnata nel volontariato, una persona attiva, sempre in prima fila per combattere le discriminazioni – il ricordo di Nadav Harobi, suo tutor alla Scuola superiore dell'Università di Gerusalemme, prestigioso liceo della Capitale (anche nota con il nome di Leyada) – Amava la vita, era sempre allegra e premurosa. Questa è una perdita immensa per me e per tutti i suoi amici”.
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israele
Chi minaccia dall'interno
L'assassinio di Shira Banki a Gerusalemme si sarebbe potuto evitare. Ad affermarlo, il ministro della Sicurezza israeliano Gilad Erdan (nell'immagine). Intervistato dalla radio dell'esercito, Erdan ha fatto riferimento all'aggressione compiuta dall'estremista ultraortodosso Yishai Schlissel, sostenendo che “senza dubbio si sarebbe potuto prevenire quanto accaduto”. Schlissel, infatti, era uscito di prigione poche settimane fa dopo aver scontato dieci anni di reclusione per tentato omicidio per un attentato simile a quello compiuto giovedì scorso in cui ha perso la vita la giovane Shira Banki. Le autorità stanno cercando di ricostruire l'accaduto per capire se vi siano altre persone coinvolte nell'aggressione compiuta da Schlissel. E mentre a Gerusalemme continuano le indagini per fare luce su quanto accaduto al corteo del gay pride, le autorità israeliane sono al contempo impegnate per trovare i terroristi, come li ha definiti il premier Benjamin Netanyahu, che venerdì scorso hanno dato fuoco a una casa in Cisgiordania, bruciando vivo un bimbo palestinese di 18 mesi. “Sono estremisti religiosi anarchici che pensano che le leggi del nostro Stato non si applicano a loro”, ha affermato il ministro Erdan. Per gli investigatori, sottolinea Amos Harel di Haaretz, si tratta dello stesso gruppo, legato al mondo dei coloni, responsabile negli scorsi mesi degli attacchi a chiese e moschee in Cisgiordania. Il loro obiettivo, continuano gli inquirenti, è più ambizioso rispetto al passato, ovvero vogliono destabilizzare il Paese e rovesciare il governo per istituire un nuovo regime basato sulla halakha, la legge ebraica.
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qui berlino -  giochi del maccabi
"I nostri ragazzi, un esempio"
C’è già chi lo chiama “il kiddush dei record”. Oltre 2500 persone, negli stessi ambienti, per accogliere l’ingresso dello Shabbat tra canti e preghiere. Tutti insieme, le diverse compagini nazionali, per un grande momento di festa che arricchisce di significato un’edizione dei Giochi del Maccabi già di per sé rilevante per le particolari sfumature storico-identitarie che la caratterizzano.
"Ci troviamo a Berlino, liberi e orgogliosi di essere ebrei. È un’emozione straordinaria ed è straordinario l’interesse che ha suscitato la nostra iniziativa di sfilare portando ciascuno sulla propria felpa il nome di uno sportivo deportato nei campi. I nostri ragazzi sono un esempio per tutti”, afferma il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello.
“Stiamo vivendo giornate di grande intensità, scandite da molteplici emozioni” conferma Claudia De Benedetti, consigliera dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ed educational director del Maccabi europeo. La settimana berlinese l’ha vista impegnata in particolare su questo fronte, parte attiva nella realizzazione di un calendario di iniziative che hanno messo a confronto gli orrori del passato e la grande testimonianza di vitalità offerta oggi negli stessi luoghi.

(Nell’immagine la delegazione italiana mentre sfila durante la cerimonia inaugurale)
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION
L’intesa tra Italia e Israele
La visita in Israele del primo ministro Matteo Renzi apre l'edizione settimanale di Pagine Ebraiche dedicata al pubblico internazionale.
“L'esistenza dello Stato d'Israele non è una gentile concessione della comunità internazionale dopo la Shoah. L'esistenza di Israele precede di secoli ogni accordo internazionale. E lo Stato Israele esiste nonostante la Shoah”, ha detto tra l’altro il capo del governo italiano parlando alla Knesset, ricordando anche come Gerusalemme troverà sempre in Roma un alleato.
A visitare Israele è stata anche il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, accompagnata dal presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, come raccontato nel numero di agosto di Pagine Ebraiche, presentato per i lettori non di lingua italiana. E uno dei focus del giornale attualmente in distribuzione, che presenta tra l'altro anche un dossier dedicato alla città di Milano, è proprio l'educazione. Il Ministero dell'Istruzione ha infatti deciso di formare una commissione per il pluralismo religioso nelle scuole pubbliche e ha invitato a farne parte la giornalista di Pagine Ebraiche Ada Treves.
Grande festa a Berlino per la nuova edizione delle Maccabiadi formato europeo. Tanti gli atleti italiani a gareggiare, con l'emozione di trovarsi in Germania 70 anni dopo la Shoah.
I tragici eventi della seconda guerra mondiale sono centrali anche nel libro protagonista della rubrica Italics firmata da Daniela Gross: Portico d'Ottavia della storica Anna Foa.
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INFORMAZIONE
Una svista pericolosa
Colpo di caldo o lettura superficiale dei fatti? È l'interrogativo che viene da porsi guardando al grossolano errore compiuto dalla redazione di un portale di informazione, che nel dare notizia della scomparsa della 16enne Shira Banki, vittima dell'attacco al gay pride di Gerusalemme, hanno imprudentemente titolato: “Muore la palestinese accoltellata da ebreo”. Peccato che Shira fosse israeliana.
La titolazione è stata immediatamente modificata, anche a seguito dell'intervento dell'Ufficio Stampa UCEI. Resta però l'inquietante domanda. Non è che il titolista sarà incappato in un classico lapsus freudiano dell'informazione italiana che fa di ogni vittima automaticamente un palestinese?
pilpul
La chiamata del Presidente
In queste ore di lutto e di sperdimento, fra le tante parole più o meno proporzionate, più o meno tempestive, più o meno sentite, in un piccolo segnale sta il seme della speranza di Israele. Il Presidente Reuven Rivlin denuncia alle autorità di pubblica sicurezza chi utilizzando il web e i social network  arriva a minacciare anche la massima carica e il garante dell’unica democrazia del Medio Oriente. Una reazione logica, lineare, che per la sua estrema semplicità rischia di passare inosservata. Ma davvero la massima carica dello Stato non ha a disposizione altri mezzi di intervento e deve rivolgersi alla polizia per chiedere che siano puniti coloro che disseminano un clima d’odio e di sospetto?
Forse, più probabilmente, il Presidente di Israele vuole dirci qualcosa di più. Una chiamata importante per tutti i cittadini di Israele e per gli ebrei di tutto il mondo: abbiamo sopportato a lungo in silenzio le attività di chi inietta l’odio in rete. Risvegliamoci dalla passività, se non vogliamo divenirne complici. È’ venuta l’ora di opporsi, di dire basta, di sbarrare la strada a questi farabutti.
Lo denuncia con un gesto semplice il Presidente della più luminosa fra le democrazie. Dimostriamocene all’altezza ogni giorno anche noi, nel nostro lavoro e nella nostra vita di cittadini.
 

gv

Oltremare - Terroristi
Per un paio di giorni, nel mezzo di questa estate infuocata di incendi dolosi o naturali, l'oggetto di tutti i nostri pensieri vendicativi è stato un dentista americano che, avendo ammazzato e decapitato un leone, tutti ci auguravamo venisse a sua volta sbranato da una belva a caso della savana. Bei tempi. Luci di scena tutte rivolte verso l'americano post-coloniale che sfoga il suo complesso di onnipotenza contro animali in pericolo di estinzione.
Dopo l'ultimo fine settimana, sembra che in pericolo di estinzione ci sia anche l'equilibrio mentale della società israeliana, che si sveglia troppo tardi a condannare i propri estremismi. Lo ha detto il presidente Rivlin, lo dicono i politici di tutto l'arco parlamentare: gli estremisti ebrei che usano la violenza contro gli altri da loro, sono terroristi ne più e certo ne meno di quei terroristi cui il nostro esercito abbatte la casa dopo un atto di terrore
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Daniela Fubini, Tel Aviv
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